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Cosa fare a Monza, la Reggia

Che cosa fare a Monza: guida per turisti

Che cosa fare a Monza? I consigli che stai per leggere ti propongono tutti gli itinerari da scoprire in città, con i monumenti da visitare, gli scorci naturalistici più affascinanti e i ristoranti in cui mangiare. Preparati a conoscere il museo più piccolo del mondo e tanti luoghi in cui s’è fatta la storia d’Italia.

La città

Con circa 123mila abitanti, Monza è la terza città più popolata della Lombardia dopo Milano e Brescia.

[Prima di scoprire che cosa vedere a Monza, che ne dici di mettere Like alla pagina Facebook di Viaggiare in Brianza?]

Monza è conosciuta in Italia e nel resto del mondo per il suo autodromo, storica sede del Gran Premio d’Italia di Formula 1.

Che cosa fare a Monza: i monumenti da vedere

Se sei curioso di sapere che cosa vedere a Monza, ti consiglio di cominciare il tuo tour della città da via della Taccona 16, dove c’è l’ingresso di Villa Torneamento, conosciuta con il soprannome di Castello: merito della cinta muraria con merlature di gusto neomedievale e quattro torri angolari che la circonda.

Di fronte all’ingresso della villa puoi imboccare via Ticino: percorrila fino in fondo e ti ritroverai in viale Lombardia, dove al civico 180 (sulla tua destra) troverai l’ingresso di Villa Pallavicini Barbò. Costruito nel 1815, l’edificio oggi ospita il Collegio della Guastalla ed è circondato da un grande parco di oltre 40mila metri quadri.

Da qui, imbocca il percorso ciclopedonale verso destra e ti ritroverai in via Risorgimento; gira a destra e poi di nuovo a destra per entrare in via San Fruttuoso, dove di fianco al civico 2 merita di essere scoperta la Chiesa di San Fruttuoso, risalente alla seconda metà del XIX secolo. La facciata accoglie, accanto alla porta centrale, le statue di San Carlo e di Sant’Ambrogio.

Proseguendo lungo via San Fruttuoso, di fronte al civico 15 della scuola elementare troverai alla tua destra un giardino che accoglie il murale No water no life, ispirato al tema dell’inquinamento dei mari provocato dall’uomo.

Ora ritorna al punto di via Risorgimento da cui sei arrivato e oltrepassa la grande rotatoria ovale per imboccare, dalla parte opposta, via Romagna. Vai sempre dritto e, dopo il civico 5, vedrai alla tua destra un poetico murale intitolato Orizzonti. Realizzato da Paolo Monga, è caratterizzato da una campitura rossa e bianca, i colori dello stemma cittadino.

Superato il murale, prosegui lungo via Marsala fino a raggiungere il civico 44: qui c’è una targa che ricorda l’antico convento dei frati cappuccini che sorgeva proprio in questo punto, in cui secondo la trama dei Promessi Sposi si fermarono Agnese e Lucia. “Questo luogo – si legge sulla lapide – già convento dei cappuccini fu immortalato dall’arte dei Promessi Sposi”.

Monza, il convento dei frati cappuccini dei Promessi Sposi
La targa che ricorda il convento dei frati cappuccini immortalato nei Promessi Sposi

Dal cancello accanto puoi spiare proprio Villa Cappuccina, parte di quel convento.

Cosa fare a Monza, Villa Cappuccina
Villa Cappuccina

Continua la tua passeggiata superando il Villoresi e raggiungi il civico 7 di via Marsala, dove puoi soffermarti di fronte all’edificio liberty dell’ex Lavatoio. Costruito nei primi anni del Novecento, fino agli anni ’70 è stato utilizzato dai monzesi che in casa non avevano il bagno privato: il prezzo di una doccia era 100 lire.

Cosa fare a Monza, il lavatoio
L’ex Lavatoio

Prosegui in via Marsala e gira a sinistra in via Volturno, dove ti imbatterai nella Chiesa di San Carlo, risalente agli anni ’20 del secolo scorso.

Procedendo lungo via Volturno, prendi la prima strada a sinistra, via Solferino, e raggiungi il civico 16 per ammirare la facciata in stile neoclassico dell’ottocentesco Ospedale Umberto I. Fu proprio il re, con una donazione consistente, a permetterne la costruzione.

Continuando a camminare lungo via Solferino, all’altezza del civico 25 puoi osservare una serie di curiosi murales realizzati dagli artisti di StART Decoration.

Per sapere di che cosa si tratta, ti consiglio di dare uno sguardo al post qui sotto, dedicato ad alcune delle più interessanti opere di street art in Brianza.

Ritornato all’incrocio tra via Solferino e via Volturno, gira a sinistra per poi prendere la prima strada a sinistra, via Magenta: di fronte a te, all’incrocio con via Arnaldo da Brescia, trovi la Chiesa di Sancto Gerhardo. Annessa al vecchio Ospedale Umberto I, fu costruita negli anni ’90 del XIX secolo su progetto di Ercole Balossi Merlo, architetto anche dell’ospedale. La pala d’altare ospita un’immagine a encausto di San Gerardo opera di Gerardo Bianchi, fratello minore di Mosè.

Lasciandoti la chiesa alle tue spalle, torna indietro lungo via Magenta e vai sempre dritto, fino a quando non vedi alla tua sinistra la Chiesa della Santissima Trinità, in piazza Diaz. Costruita negli ultimi anni del XIX secolo, accoglie decorazioni del pittore Giovanni Briani.

Oltrepassata la chiesa, gira a destra in via Cavour e poi a sinistra in corso Milano. Subito dopo via Gramsci, giungi in largo Mazzini, e alla tua sinistra puoi notare il Palazzo delle Cariatidi. L’edificio, in stile liberty, prende il nome dalle sei cariatidi che decorano il balcone del secondo piano della facciata principale; da notare anche i putti sopra il balcone del terzo piano.

All’incrocio di largo Mazzini, gira a destra in via Turati e, dopo aver superato una rotonda, vai subito a destra in via Guarenti. In fondo a questa strada potrai ammirare l’Oratorio di San Gregorio: fu costruito a partire dalla seconda metà del XVII secolo in un punto in cui in precedenza sorgeva un cimitero per le vittime della peste.

Ora ritorna indietro lungo via Turati, e prima dell’incrocio con largo Mazzini gira a destra in via Azzone Visconti; procedendo lungo questa strada, dopo pochi metri vedrai il Lambro alla tua sinistra e, soprattutto, la Torre Viscontea. Si tratta del solo edificio rimasto del complesso costruito dai Visconti tra il 1325 e il 1357, che comprendeva anche un castello. Fino alla seconda metà del XVIII secolo, la torre è stata usata come carcere.

Prosegui lungo via Azzone Visconti e, alla rotonda, gira a destra in via Grassi, per prendere il sottopassaggio che ti permette di attraversare i binari. Dall’altra parte, sei in via Buonarroti: vai dritto fino a quando non trovi, all’incrocio con via Foscolo, la Chiesa di Regina Pacis. La chiesa fu costruita dopo la Seconda Guerra Mondiale come segno di ringraziamento per la Madonna Regina della Pace dopo che era stato evitato lo spargimento di sangue promesso dal Comando delle SS in città.

Ora imbocca via Foscolo e vai sempre dritto; arrivato di fronte al cimitero, gira a destra in via Salvadori: mantieniti sul lato della strada verso il cimitero e vai dritto, per poi attraversare il grande incrocio con viale delle Industrie usando il sovrappasso che ti porta in via Sant’Albino. Arrivato in fondo a questa strada, alla tua destra vedrai l’ottocentesca Chiesa di Santa Maria Nascente e San Carlo, di fronte al civico 35 di via Adda.

Tenendo la chiesa sulla destra, percorri via Adda e dopo pochi metri, al civico 52, vedrai la splendida Villa Porro Schiaffinati. La dimora è conosciuta anche come “Villa del Conte”, in riferimento al conte Alfonso Porro Schiaffinati, garibaldino milanese.

Continua a camminare lungo via Adda fino a incrociare sulla sinistra via Mameli: qui potrai ammirare due murales davvero particolari. Il primo si trova subito alla tua sinistra e si intitola La bellezza del sogno: rappresenta pesci che nuotano in un ambiente surreale tra cielo e montagne.

Il secondo si trova sul muro del Palamanzoni, al civico 10 di via Mameli: si tratta di Bubbles, forme morbide ideate e colorate da Andrea Arrigoni.

A questo punto puoi ritornare davanti alla Chiesa di Regina Pacis in via Foscolo; gira a sinistra in via Buonarroti e vai sempre dritto fino a quando non troverai sulla tua destra la Chiesa dei Santi Giacomo e Donato, risalente al 1919: è all’incrocio con via Veronese.

Ora ritorna all’inizio di via Buonarroti e da qui gira a destra per immetterti in via Carlo Rota. Vai sempre dritto per raggiungi il civico 70: qui troverai Villa Durini La Grassa. Progettata da Carlo Amati per volere di Ercole Durini, fu costruita negli anni ’10 del XIX secolo.

Superato l’incrocio successivo, vai dritto per poi girare a destra in via Cederna e da qui prendere la terza traversa sulla sinistra, via Muratori: potrai osservare da vicino, così, la Chiesa della Sacra Famiglia. L’edificio fu progettato su disegno della Scuola Beato Angelico e concluso nel 1940.

Ritornando in via Cederna, ti basta percorrere pochi passi per imbatterti, dopo via Oriani, nella Chiesa di San Francesco. Costruita in stile neoromanico tra il 1928 e il 1930 su progetto di Giuseppe Polvara, accoglie sulla facciata due mosaici che rappresentano Santa Chiara e San Francesco.

A questo punto puoi ritornare all’inizio di via Carlo Rota, scendere di nuovo nel sottopasso e ripercorrere via Azzoni Visconti per raggiungere largo Mazzini: alla tua destra vedrai Palazzo Frette. Attuale sede della Rinascente, fu costruito nel 1851 per volere del conte Ercole Durini ed è per questo noto anche come ex Villa Durini.

Alla tua sinistra, invece, scorgerai la costruzione ad angolo dell’ex Autorimessa, risalente al 1920: non dimenticare di dare uno sguardo ai putti abbracciati in rilievo che decorano il frontone.

Proseguendo la tua passeggiata, ti ritroverai in via Italia: qui, di fianco al civico 35, all’incrocio con via Santa Maddalena puoi ammirare la Chiesa di Santa Maddalena e Santa Teresa d’Avila. Nota anche come Chiesa delle Sacramentine (poiché dietro la chiesa è presente un monastero di clausura delle Sacramentine), fu costruita intorno al 1610, anche se il rifacimento della facciata risale all’Ottocento: a questo periodo risalgono le statue di Santa Teresa, Santa Maria Maddalena, San Giuseppe e San Michele che puoi osservare ancora oggi.

Poche decine di metri più in là, in via Italia 27, ecco la Chiesa di Santa Maria in Strada, splendido esempio di gotico lombardo, costruita tra il 1348 e il 1368. La facciata mostra una statua della Madonna col Bambino: si tratta di una copia della statua originale, risalente alla prima metà del XV secolo, che nel 1995 è stata asportata per evitarne l’usura.

Di fronte, in via Italia 25 all’angolo con vicolo Ambrogiolo, puoi notare l’affascinante Casa Cantù, realizzata in stile liberty su progetto di Aristide Conti.

La successiva strada che incontri sulla destra è via Teodolinda: imboccala se vuoi visitare i Musei Civici di Monza, ospitata nella cosiddetta Casa degli Umiliati (al civico 4), un complesso medievale con elementi settecenteschi e novecenteschi. Il museo è aperto dal mercoledì alla domenica, e il biglietto intero costa 6 euro. L’esposizione include reperti e opere d’arte degli ultimi 2mila anni; da non perdere le tele dei pittori Emilio Borsa ed Eugenio Spreafico, ma anche le opere di Mosè Bianchi.

Cosa fare a Monza, Casa degli Umiliati
I Musei Civici di Monza

Poco prima di raggiungere il museo avrai notato sulla sinistra una stradina: è via San Giovanni Bosco. Imboccala, e poi prosegui in via Leonardo da Vinci, per sbucare in piazza Duomo, dove c’è la Basilica di San Giovanni Battista: il Duomo di Monza, appunto. La parte superiore centrale della facciata accoglie la grande ruota del rosone di Matteo da Campione; i due medaglioni dell’arcata del protiro, invece, ospitano i busti di Teodolinda e del suo consorte Agilulfo.

Il rosone del Duomo di Monza
Il rosone del Duomo di Monza

All’interno della Cappella è conservata la Corona Ferrea, con cui furono incoronati, tra gli altri, Carlo Magno e Napoleone: secondo la leggenda, l’anello presente al suo interno proverrebbe da un chiodo della Croce di Gesù.

La torre campanaria del Duomo fu costruita tra il Cinquecento e il Seicento su progetto di Ercole Turati, ma la facciata che vedi oggi è frutto del restauro completato all’inizio del XX secolo grazie a Luca Beltrami: ricoperta di fasce di marmo bianco e verde ossolano, è leggermente asimmetrica e caratterizzata da una parte superiore a vento.

Cosa fare a Monza, il Duomo
Il Duomo e la torre campanaria

In piazza Duomo è visibile la Crocetta, eretta nel 1578 per segnalare la posizione di un altare che venne eretto per la preghiera negli anni della peste di San Carlo.

A sinistra del Duomo, in via Lambro 1, c’è uno dei musei in Brianza più particolari: è il Mimumo, il Micro Museo Monza, aperto tutto l’anno e con ingresso gratuito. Non che ci sia un ingresso vero e proprio, visto che le opere vengono esposte in vetrina. La superficie complessiva è di poco più di 2 metri quadri, ma tanto basta per accogliere sculture, installazioni e altre creazioni di artisti contemporanei.

Il Mimumo è ospitato al piano terra della Casa della Luna Rossa, che deve il proprio nome all’immagine di una luna rossa scolpita su una delle travi in legno esterne. Di origine trecentesca, è considerata l’edificio civile più antico di Monza.

Proseguendo lungo via Lambro arrivi, di fronte all’incrocio con vicolo della Torre, alla Torre di Teodolinda, nota ai monzesi come Port scur. A dispetto del nome, la torre non è di epoca longobarda ma medievale, risalente al Duecento: qui veniva riscosso il dazio per le merci in ingresso in città. Proprio per questo veniva chiamata anche Porta Lambro, dato il transito delle merci dal Lambro al centro cittadino.

Imboccando vicolo della Torre e poi svoltando a sinistra in via Vittorio Emanuele puoi raggiungere l’Arengario di piazza Roma: si tratta dell’antico palazzo comunale, costruito alla fine del Duecento e situato accanto al Duomo, in una posizione emblematica dello scontro tra il potere civile e quello religioso che caratterizzò il periodo comunale.

Contraddistinto da un grande porticato ad arcate con pilastri in pietra, l’Arengario al primo piano presenta la cosiddetta parlera, il balconcino a loggetta da cui venivano letti alla popolazione i decreti che il Comune emanava. Sul lato settentrionale è visibile la torre campanaria, con merlatura ghibellina a coda di rondine.

Da qui entra in via Italia per arrivare al civico 7, dove c’è Casa Oriani, appartenuta a Barnaba Oriani: l’edificio accoglie la sola insegna in ferro battuto per negozio in stile liberty di tutta Monza.

A questo punto prendi la prima strada a destra, via della Vittoria, per arrivare in piazza Trento e Trieste: alla tua destra noterai il Palazzo Civico, sede del municipio. Costruito tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento su progetto di Augusto Brusconi, ospita nella sala di rappresentanza un esemplare dell’incisione dello Sposalizio della Vergine di Raffaello realizzata da Giuseppe Longhi.

Di fronte a te, invece, vedi il Monumento ai Caduti, complesso scultoreo in bronzo realizzato da Enrico Pancera: raffigura l’ondata d’assalto condotta dalla Vittoria alata, mentre l’ingresso della cappella riporta una citazione di Giacomo Leopardi tratta da Canzone all’Italia.

Dietro il Monumento ai Caduti, sempre in piazza Trento e Trieste, c’è il Palazzo Studi, che oggi ospita un liceo, la biblioteca civica e la Galleria Civica. Il palazzo fu edificato sui resti di una chiesa trecentesca intitolata a San Francesco di cui sono visibili due colonne ai lati del portale di ingresso del liceo. La facciata fu progettata da Pietro Gilardoni, mentre il cortile interno è opera dell’ingegno di Giacomo Moraglia.

Dalla piazza, tenendo l’ingresso di Palazzo Civico alla tua destra e quello di Palazzo Studi alla tua sinistra, imbocca largo XXV Aprile per raggiungere piazza Carducci: qui c’è la Casa-Torre dei Gualtieri, costruzione medievale risalente alla seconda metà del Duecento.

Accanto, in via Mantegazza 1, puoi vedere la bella Casa Ranzini, progettata nel 1920 da Aristide Conti, con i massicci timpani delle finestre e le decorazioni in cemento dei balconi che mostrano elementi liberty.

Esattamente di fronte, in via Mantegazza 2, ecco Casa Calloni, risalente alla prima metà dell’Ottocento.

Attraversando piazza Carducci puoi scorgere anche le finestre con modanature neo-rococò del Palazzo del Banco Ambrosiano, costruito nel 1926.

Seguendone il perimetro, arrivi all’Oratorio di Santa Marta, in piazza San Paolo: la chiesa si affaccia su quello che un tempo era il Verziere, cioè il luogo della città in cui si svolgeva il mercato di frutta e verdura.

Prosegui la tua passeggiata in via San Paolo e poi svolta a sinistra in via Zucchi: dopo il civico 22 troverai la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, progettata in stile neogotico da Spirito Maria Chiappetta. L’edificio ha preso il posto della chiesa originale che era stata costruita nel 1608 per volontà di Bartolomeo Zucchi, proprio nel punto in cui nel 1578 una nobildonna gravemente malata era stata risanata da San Carlo Borromeo.

In via Zucchi 25, invece, sorge l’ex Collegio Bosisio. Costruito negli anni ’40 dell’Ottocento, presenta sopra ogni finestra tondi in terracotta che raffigurano personaggi celebri della scienza, della letteratura e dell’arte.

Proseguendo su via Zucchi, all’incrocio con via Manzoni c’è Casa Galbiati: progettata negli anni ’30 del secolo scorso da Romolo Canesi, si caratterizza per la presenza di grandi margherite sopra le finestre, un evidente retaggio dello stile liberty (proprio come la modulazione dei balconcini semicircolari).

Da qui puoi imboccare proprio via Manzoni e raggiungere il civico 7, dove sorge Villa Crivelli Mesmer. Costruito nella prima metà del Seicento per la famiglia di origine svizzera Mesmer, il complesso comprende una corte rustica (più statica) e una nobile (più curvilinea).

Ritornato su via Zucchi, continua a passeggiare imboccando via Prina e arrivando al civico 17: è qui che puoi osservare la facciata del settecentesco Palazzo Pertusati, con un grande portale in pietra ad arco a tutto sesto e motivi architettonici a bugnato.

Ora ritorna in via Zucchi e percorrila a ritroso, fino ad arrivare all’incrocio con via Carlo Alberto: gira a sinistra e dopo pochi passi raggiungerai al civico 32 l’edificio settecentesco di Palazzo Porchera Bellini.

Di fianco a te c’è piazza San Pietro Martire, dove sorge la Chiesa di San Pietro Martire. Costruita nella prima metà del XIX secolo, presenta una facciata restaurata in stile neoromanico nell’Ottocento, mentre l’antico chiostro che puoi osservare dall’interno è quello originale.

Cosa vedere a Monza, la Chiesa di San Pietro Martire
La Chiesa di San Pietro Martire

Di fronte alla chiesa, ecco il Monumento a Mosè Bianchi, risalente agli anni ’20 del secolo scorso: fu ideato da Luigi Secchi e realizzato da Piero da Verona.

Cosa vedere a Monza, il Monumento a Mosè Bianchi
Il Monumento a Mosè Bianchi

Al suo fianco, in piazza San Pietro Martire 1, Palazzo Scanzi, edificio neoclassico concluso nel 1843 riconoscibile dal monumentale timpano.

Continuando a passeggiare in via Carlo Alberto arrivi in piazza Carrobiolo, dove c’è la Chiesa di Santa Maria al Carrobiolo: fu completata intorno al 1260, ma della costruzione medievale originaria sono sopravvissuti solo i muri perimetrali in cotto e il campanile. Sulla facciata puoi notare una finestra serliana, realizzata da Battista Borgonovo nel 1581, e la statua della Vergine al centro del timpano, di Giovanni Battista Brunetti. All’interno, meritano di essere viste nella navata destra l’Adorazione dei Magi della prima campata e l’Adorazione dei pastori della quarta campata, opere di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.

Su piazza Carrobiolo si affaccia anche il Teatro Villoresi, che fa parte del complesso conventuale dei padri Barnabiti costruito negli anni ’20 del secolo scorso

A sinistra della chiesa puoi imboccare vicolo Frisi, che ti porta in via Aliprandi: qui c’è il Ponte Nuovo, il ponte più antico della città (tra quelli percorribili). Si nota, tra l’altro, il muraglione di base delle mura medievali, che furono distrutte nell’Ottocento.

Superato il ponte, prendi la seconda strada a destra, via Gerardo dei Tintori: al civico 18 c’è la Chiesa di San Gerardino, parte del complesso di San Gerardo Intramurano costruito nel luogo in cui San Gerardo aveva trasformato in ospedale la propria casa. La chiesa, infatti, si trova nel cortile della casa natale del santo; caratterizzata da forme neobarocche, accoglie all’interno affreschi rinascimentali.

Ora attraversa il ponte che vedi di fronte al complesso, e poi sali la prima scalinata che vedi sulla destra: ti porta al Mulino Colombo di vicolo Scuole 11, gestito dal Museo Etnologico Monza e Brianza. Si tratta del solo mulino sul fiume Lambro completo e integro nel suo ambiente originario, monumento di archeologia industriale che nel corso dei secoli è stato utilizzato per macinare il grano, per follare la lana e come frantoio. All’interno sono presenti un torchio, una macina e diversi altri attrezzi del passato.

Scendendo la scalinata di prima puoi imboccare via Anita Garibaldi per arrivare in piazza Giuseppe Garibaldi, su cui si affaccia il Palazzo di Giustizia di Monza. Progettato da Luigi Bartesaghi, fu costruito negli anni ’30 del secolo scorso; spiccano, tra l’altro, le due fontane a parete in marmo di Zandobbio.

Piazza Garibaldi ospita anche la Statua di Giuseppe Garibaldi realizzata in marmo di Carrara da Ernesto Bazzaro, artista vicino alla Scapigliatura milanese, e inaugurata del 1886: fu la prima eretta in Italia dopo la morte dell’Eroe dei Due Mondi, avvenuta appena 4 anni prima.

Lasciandoti il tribunale alle spalle, puoi giungere all’altro capo di piazza Garibaldi per attraversare il Ponte dei Leoni, ponte ad arco in pietra realizzato tra il 1838 e il 1840. Il nome deriva dai quattro leoni in marmo di Carrara collocati ai quattro angoli, scolpiti da Antonio Tantardini.

Continua la tua passeggiata in via Vittorio Emanuele II e gira a destra in via Porta; dopo qualche metro alla tua sinistra troverai la Chiesa di San Maurizio, in piazza Santa Margherita. Qui un tempo sorgeva il monastero di Santa Margherita (quello in cui fu costretta a entrare Marianna de Leyva, la monaca di Monza dei Promessi Sposi), il cui portale di ingresso è ancora visibile al civico 10.

Da via Porta gira a destra in via Vittorio Emanuele II e, oltrepassato il Lambretto, prosegui dritto in via Lecco. Qui al civico 1 merita uno sguardo Villa Pennati, edificio in stile tardo-neoclassico costruito tra il 1820 e il 1835.

Superata Villa Pennati, gira a sinistra in via San Gerardo, strada che accoglie la Chiesa di San Gerardo al Corpo. Progettata da Giacomo Moraglia e costruita tra il 1836 e il 1842, sulla facciata mostra bassorilievi opera di Benedetto Cacciatori. Queste è una delle chiese che conservano reliquie di santi cristiani in Brianza: nell’abside, infatti, è ospitato il corpo di San Gerardo.

Ritornando in via Lecco, vai sempre dritto fino al civico 29: qui sorge Villa Prata, dimora settecentesca in stile barocchetto. Dalla strada puoi notare, attraverso la splendida cancellata in ferro battuto, la corte aperta decorata con una fontana e il portico su colonne a cinque campate.

Se riprendi il tuo percorso in via Lecco, dopo poche decine di metri incrocerai sulla sinistra via Montecassino: in questa strada al civico 18 sorge il Santuario di Santa Maria delle Grazie. Risalente al XV secolo (proprio come il convento attiguo), si caratterizza per il porticato a quattro colonne.

Cosa vedere a Monza, il Santuario di Santa Maria delle Grazie
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie

Merita di essere visto con attenzione anche il cortile quadrato sul fianco meridionale, delimitato da edicole in cotto della Via Crucis realizzate da Dante Ruffini.

Le edicole in cotto della Via Crucis del Santuario di Santa Maria delle Grazie a Monza
Le edicole in cotto della Via Crucis del Santuario di Santa Maria delle Grazie

Dal cancello di ingresso puoi imboccare via Santuario delle Grazie Vecchie, girare a destra in via Boccaccio e poi imboccare la prima strada a sinistra, via Frisi: al civico 22 ti imbatterai in Villa Archinto Pennati, progettata da Luigi Canonica per i conti Archinto. Il complesso comprende un parco all’inglese ideato da Giocondo Albertolli con una torre neomedievale, due piccoli templi e un laghetto artificiale.

Da qui prosegui lungo via Frisi e prendi la prima strada a destra, via Santa Croce, per arrivare alla rotonda di piazza Citterio. Qui svetta il Monumento a Vittorio Emanuele II, conosciuto anche come El Re de sass. La statua, realizzata in marmo di Carrara, è opera dello scultore Luigi Crippa.

Alla tua destra, in piazza Citterio 6, sorge Villa Cattani Fumagalli Maggi Paleari, costruita nel 1827 su progetto di Giacomo Tazzini.

Invece di fronte a te, tra via Mosè Bianchi e via Appiani, trovi Villa Carminati Ferrario. Progettato da Pietro Pestagalli, l’edificio è decorato sia sulla facciata principale che sui lati da sculture di Gerolamo Rusca. Il bassorilievo del timpano, per esempio, raffigura l’accoglienza del Podestà verso Pietro Carminati, il primo proprietario della villa.

Da piazza Citterio puoi entrare, sfruttando l’accesso tra viale Regina Margherita e viale Petrarca, nei Boschetti Reali. Questa area verde accoglie un’altra Statua di Giuseppe Garibaldi in bronzo, realizzata da Ernesto Bazzaro nel 1914 come copia identica dell’altra, che nel frattempo era in forte stato di degrado e quindi doveva essere sostituita. Dal 1915 al 1934, quindi, questa statua trovò posto sul piedistallo di piazza Garibaldi, prima di essere portata nella collocazione in cui si trova ancora oggi nel parco.

Attraversando i Boschetti Reali fino al lato opposto, una volta uscito dal sottopasso ti ritrovi in via Boccaccio: vai a sinistra e poi all’incrocio a destra per imboccare viale Cesare Battisti, dove al civico 2 vale la pena di fermarsi davanti al Villino Strazza, realizzato nei primi anni del Novecento in stile eclettico: puoi notare elementi tipici dello stile liberty nelle inferriate e nei pilastri in cemento con decorazioni floreali.

Il Villino Strazza si trova proprio di fronte all’ingresso della Villa Reale. Pensavi che mi fossi dimenticato di parlartene, vero? E invece, eccola. Non starò a sommergerti di informazioni che puoi trovare facilmente su Internet; ti segnalo solo che fu progettata da Giuseppe Piermarini e che contiene decorazioni di Giocondo Albertolli e affreschi di Giuliano Traballesi. Ma le immagini rendono più delle parole.

Cosa fare a Monza, la Villa Reale
La Villa Reale

Il complesso della Villa Reale (chiamata anche Reggia di Monza) comprende l’Orangerie, il Teatrino di Corte, la Rotonda dell’Appiani, la Cavallerizza e la Cappella Reale.

Cosa fare a Monza, la Reggia
La Reggia di Monza

Entrando da viale Brianza, l’Orangerie è sulla sinistra: costruita nel 1790 e conosciuta oggi come il Serrone, era destinata proprio alle serre per i giardini della villa. L’edificio oggi ospita mostre d’arte contemporanea, ed è collegato alla villa attraverso una sala di forma circolare: la Rotonda dell’Appiani.

Cosa fare a Monza, il Serrone
Il Serrone

La Rotonda dell’Appiani prende il nome da Andrea Appiani, l’autore degli affreschi che la decorano: furono realizzati nel 1791 come regalo dell’arciduca Ferdinando per la moglie Maria Beatrice per il loro ventesimo anniversario di matrimonio.

Cosa fare a Monza, la Rotonda dell'Appiani
La Rotonda dell’Appiani

Puoi ammirare sia il Serrone che la Rotonda dell’Appiani entrando nel Roseto Niso Fumagalli: creato negli anni Sessanta, accoglie più di 4mila varietà di rose, con rampicanti sul pergolato e lungo la cancellata. Il periodo migliore per visitare il roseto è quello del mese di maggio, nel momento della fioritura delle rose.

Cosa fare a Monza, il Roseto Niso Fumagalli
Il Roseto Niso Fumagalli

Nel post qui sotto, comunque, puoi trovare tutte le informazioni che ti servono per conoscere il roseto da vicino.

Guardando la Villa Reale di fronte, la Cappella Reale (nota anche come Chiesa dell’Immacolata) è sulla sinistra. All’interno, sono presenti un dipinto dell’Immacolata di Stefano Maria Legnani e le decorazioni a lacunari realizzate da Giocondo Albertolli, autore anche delle statue a stucco di angeli.

Cosa fare a Monza, la Cappella Reale della Villa Reale
La Cappella Reale della Villa Reale

Accanto, ecco l’ingresso del Teatrino di Corte, che a differenza del resto del complesso non fu progettato dal Piermarini ma, all’inizio del XIX secolo, da Luigi Canonica. Anche qui è presente un dipinto di Andrea Appiani, una scena di un giovane Bacco che cavalca una capra. In posizione simmetrica alla Cappella Reale, invece, c’è la Cavallerizza.

Cosa fare a Monza, la Cavallerizza
La Cavallerizza

Riprendendo la tua passeggiata in viale Brianza, raggiungi il civico 11, all’incrocio con via Leopardi, per vedere Villa Margherita. Conosciuta anche come Villa Marinoni-Sala, risale agli inizi del Novecento: il tema della margherita è riproposto sulle inferriate della recinzione e della cancellata, progettate da Romolo Canesi.

Ora torna indietro lungo viale Brianza, e giunto di fronte alla Villa Reale gira a destra in viale Cesare Battisti: dopo l’incrocio con via Dante, troverai una stradina pedonale sulla sinistra che ti porta alla Cappella Espiatoria, situata tra i civici 5 e 7 di via Matteo da Campione. Questo è il memoriale fatto costruire dal re d’Italia Vittorio Emanuele III e dalla regina vedova Margherita di Savoia in onore di Umberto I, che proprio nel punto in cui sorge la cappella fu ucciso il 29 luglio del 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci.

Cosa fare a Monza, la Cappella Espiatoria
La Cappella Espiatoria

Continuando a camminare lungo viale Cesare Battisti, gira a sinistra in via Volta: qui, al civico 34, sorge Casa Paleari. Questa palazzina di tre piani in stile liberty è conosciuta anche come Casa delle Farfalle: guardandola, capirai il perché. Il motivo della farfalla, infatti, è ripreso nelle decorazioni delle ringhiere e dei medaglioni in cemento collocati sopra ogni finestra.

Le farfalle di Casa Paleari a Monza
Una delle farfalle di Casa Paleari

Ritornato in viale Cesare Battisti, prosegui fino all’incrocio successivo e dai uno sguardo alla tua destra: di fianco a via Boito puoi osservare il Santuario del Carmelo, conosciuto anche come Santuario di Santa Teresa di Gesù Bambino. L’edificio, in stile neoromanico, risale alla metà del Novecento e accoglie al proprio interno una copia della Madonna delle Arpie, esposta nel transetto sinistro.

Cosa fare a Monza, il Santuario del Carmelo
Il Santuario del Carmelo

Continuando a passeggiare in viale Cesare Battisti fino al civico 61, avrai l’occasione di vedere la Stazione Reale di Monza: si tratta di una stazione ferroviaria che nella seconda metà dell’Ottocento veniva utilizzata dai Savoia, essendo al servizio esclusivo della Villa Reale. La volta all’interno della sala ospita un medaglione a tempera che raffigura Il Genio dei Savoia realizzato da Mosè Bianchi.

Che cosa fare a Monza: gli itinerari naturalistici

Ovviamente se sei interessato a sapere che cosa vedere a Monza non puoi fare a meno di scoprire il Parco di Monza.

Il parco è così grande (e le location da vedere al suo interno sono così tante) che ho deciso di dedicargli un post ad hoc: lo trovi qui sotto. Così potrai scoprire come raggiungere il Parco di Monza (in auto, in treno o in autobus) e quali sono gli ingressi a tua disposizione; inoltre, troverai consigli su cosa fare in questa immensa area verde.

Ma non c’è solo il Parco di Monza nel novero degli itinerari naturalistici che puoi scoprire in città. Se sei un appassionato di cicloturismo in Brianza, la pista ciclabile del canale Villoresi si presenta come un percorso pianeggiante e semplice, alla portata di tutti, incluse le famiglie con bambini. Si tratta di una delle più belle piste ciclabili in Brianza: per accedervi, dalla ciclabile di viale Cesare Battisti raggiungi la rotonda di piazza Virgilio, lasciandotela alle spalle, per imboccare a sinistra viale Lombardia. La pista ciclabile si trova dopo il civico 10: se vai a destra arrivi a Muggiò; se vai a sinistra (attento ad attraversare la strada) prosegui in direzione del Parco Adda Nord.

Al confine tra Monza e Muggiò, invece, c’è il Parco della Boscherona, che comprende un parco giochi per bambini, campi da volley e campi da calcio. Questo è uno dei posti dove pescare in Brianza, vista la presenza di un laghetto dedicato. Puoi raggiungere il parco da via della Boscherona.

Dove mangiare a Monza

Uno dei migliori locali dove mangiare a Monza è l’Osteria del Cavolo, in vicolo dei Molini 11, chiuso la domenica sera. Nel menù trovi, tra l’altro, risotto con pistacchi e cognac, malfatti milanesi al burro e piovra saltata.

Sei un amante della cucina pugliese in Brianza? Il Ristorante Vecchia Ostuni di via Bergamo 22 è il posto giusto per te.

Nel novero dei ristoranti di Monza ti segnalo anche La Pergola, in via Ponchielli 23, con una grande varietà di pizze e altre proposte interessanti come la tagliata di orata, la polenta uncia e gli arrosticini di calamaro.

Bove Lover è la destinazione ideale quando hai voglia di un hamburger in Brianza: si trova in via Bergamo 11 e nel menù comprende anche delizie come le patate con fonduta al tartufo, la trippa in tempura e la focaccia con black angus affumicato.

Un altro posto dove mangiare hamburger in Brianza è in via Lecco 152/C: sto parlando di Macellerie, aperto a pranzo e a cena 7 giorni su 7. Qui trovi anche pizze, tartare, panini gourmet e taglieri.

La Pentola Vegana è uno dei ristoranti vegani in Brianza: si trova in via Lecco 18 ed è aperto a pranzo e a cena dal martedì al sabato. Nel menù risaltano dolci speciali come la sacher con marmellata di peperoni e mele.

Dom, invece, è un ristorante di Monza che propone specialità di pesce: si trova in via Curtatone ed è aperto a pranzo e a cena dal martedì alla domenica.

Gli amanti di cucina giapponese in Brianza possono recarsi da Kenzu Sushi: a cena il pezzo fisso per la formula all you can eat è di 22.80 euro, dessert e bevande esclusi. Il locale si trova in via Appiani 12 ed è chiuso il lunedì.

Un buon sushi all you can eat in Brianza è anche Ryo Asian, in piazza Castello 17/B: è aperto tutti i giorni, e a cena il prezzo è di 20.90 euro senza bevande, dolci e caffè.

Tra i ristoranti giapponesi in Brianza che puoi provare a Monza c’è Nikky Sushi, in via Spalto Santa Maddalena 20: è aperto tutti i giorni a pranzo e a cena.

Un’altra location dove mangiare a Monza è Il Moro, in via Parravicini 44.

Vuoi assaporare la cucina romana in Brianza? Quinto Quarto, in via Col di Lana 24, è aperto tutti i giorni e ti permette di gustare supplì, pizze fritte, puntarelle, pasta alla gricia e molte altre specialità capitoline. Te ne parlo anche in questo post dedicato ai ristoranti di cucina regionale in Brianza.

Se, invece, preferisci un ristorante di cucina toscana in Brianza, in via Zucchi 10 c’è I’ Toscano, dove gustare crespelle alla fiorentina, cacciucco alla livornese e tortelli alla mugellana.

Tra le pizzerie di Monza, in via Mentana 29 trovi La Lampara: oltre alle pizze, ti suggerisco di provare le tagliatelle con gel di pomodoro e spada saltato, la cotoletta di tonno e il polpo croccante con crema di cime di rapa.

In via San Gottardo 14 c’è un ottimo ristorante cinese in Brianza: si tratta di Yin Tao, sempre aperto tranne il lunedì. Da provare il granchio allo zenzero, il branzino all’aceto di riso e lo spezzatino di rombo.

Un’altra pizzeria di Monza è il Ristorante Amadeus di via Galileo 34, aperto a pranzo e a cena dal martedì alla domenica. Il menù comprende, tra l’altro, petto d’oca affumicato con pere e noci, soutè di cozze al curry e trofie con ragù di anatra al Barolo.

Infine, per chi ha voglia di cucina siciliana in Brianza, in via Solferino 13 c’è l’Osteria Siciliana.

Come arrivare a Monza

Come arrivare a Monza in auto? Provenendo da Milano o da Lecco, ti basta percorrere la SS 36 e uscire a Monza San Fruttuoso, Monza centro, Monza Ospedale o Monza Viale Elvezia.

Provenendo da Como, devi percorrere la SP 342 fino a Nibionno e qui imboccare la SS 36 in direzione Milano, per poi uscire a Monza.

Per arrivare a Monza in treno puoi fare riferimento alla stazione cittadina, servita dalle linee suburbane di Milano S7, S8, S9 ed S11, ma anche dalle linee regionali Milano-Carnate-Bergamo e Milano-Lecco-Tirano. A Monza è presente anche la stazione di Monza Sobborghi, servita dalla linea suburbana S7. La città è collegata, quindi, con Lentate sul Seveso, Carimate, Cantù, Cucciago, Lissone, Desio, Seregno, Seveso, Cesano Maderno, Ceriano Laghetto, Airuno, Olgiate Molgora, Cernusco Lombardone, Osnago, Carnate, Civate, Galbiate, Oggiono, Molteno, Costa Masnaga, Cassago Brianza, Renate, Besana in Brianza, Carate Brianza, Triuggio, Macherio, Biassono, Arcore e Villasanta.

Per arrivare a Monza in autobus puoi sfruttare la linea Z203, che passa da Muggiò, Brugherio e Cologno Monzese, in corrispondenza con la linea verde della metropolitana di Milano. La linea Z204, invece, unisce Monza a Muggiò e Vedano al Lambro. I bus Z205, poi, collegano la città con Muggiò, Nova Milanese, Varedo e Limbiate, mentre la linea Z208 ferma ad Arcore e Villasanta. La linea Z201, la linea Z202 e la linea Z211 uniscono Monza e Brugherio, mentre la linea Z212 ferma a Villasanta. I pullman Z219, inoltre, passano da Muggiò, Nova Milanese e Paderno Dugnano. La linea Z221 collega Monza con Mariano Comense, Giussano, Verano Brianza, Carate Brianza, Albiate, Sovico, Macherio, Biassono, Vedano al Lambro e Sesto San Giovanni, in corrispondenza con la linea rossa della metropolitana di Milano; la Z222, invece, passa per Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni. Puoi arrivare a Monza anche con i bus Z227 se parti da Lissone, Muggiò, Cinisello Balsamo o Sesto San Giovanni, o con i bus Z228 se parti da Lissone o Seregno. I pullman Z314 fermano a Concorezzo, Agrate Brianza, Caponago, Cavenago di Brianza e Gessate, in corrispondenza con la linea verde della metropolitana di Milano. La linea Z321 ti permette di giungere in città da Busnago, Bellusco, Mezzago, Sulbiate, Burago di Molgora, Cornate d’Adda, Roncello, Ornago, Vimercate e Concorezzo. I pullman C80 collegano Monza con Lissone, Desio, Seregno, Meda, Cabiate, Mariano Comense e Cantù, mentre i bus D80 passano da Villasanta, Arcore, Lesmo, Casatenovo, Monticello Brianza, Missaglia, Barzanò, Barzago, Garbagnate Monastero, Sirone, Dolzago e Oggiono.






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