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Che cosa fare a Olgiate Molgora: guida per turisti

Che cosa fare a Olgiate Molgora? La frazione di Mondonico e il borgo di Monastirolo sono solo due delle tante mete che puoi prendere in considerazione per visitare il paese. Tra i nomi delle location da segnare in agenda ci sono quelli di Villa Sommi Picenardi, di Ca’ Riva e di Villa Maria alla Squadra.

La città

Paese di poco più di 6mila abitanti della Brianza lecchese, Olgiate Molgora fa parte del distretto del Meratese. Sono ben nove le frazioni di cui si compone: Porchera, San Zeno, Valmara, Pianezzo, Olcellera, Monticello, Mondonico, Canova (che è il capoluogo) e Beolco.

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Che cosa fare a Olgiate Molgora: i monumenti da vedere

Se stai leggendo questa pagina è perché hai voglia di sapere che cosa vedere a Olgiate Molgora. Io ti consiglio di iniziare la tua passeggiata in paese da via Manzoni, dove – di fianco al civico 29 – sorge la quattrocentesca Torre di Porchera, con merlatura ancora integra: fu fatta costruire su ordine di Francesco Sforza per proteggersi dalle invasioni dei Veneti.

Lasciandoti la torre alla tua destra, gira a destra in via del Monasterolo e all’incrocio vai di nuovo a destra in via del Portone; quindi svolta a sinistra in via Lanfranchi in modo da raggiungere l’incrocio con via della Corna. Qui merita di essere vista la Chiesa della Beata Vergine Addolorata, costruita negli ultimi anni del XVI secolo.

Da qui, imbocca via della Corna e percorrila fino in fondo; quindi gira a destra in via Cantù e prendi la seconda a sinistra, Via Tommaso Morlino. Lasciati il cimitero sulla destra e imbocca lo sterrato per arrivare alla Chiesa di San Carlo al Foppone (in ogni caso è presente un cartello che ti segnala la direzione da prendere, e non puoi sbagliare). La chiesa, che comprende la Cappella della Madonna della Vittoria e della Pace, fu edificata nel 1630. Non è una coincidenza che questo sia stato l’anno di una terribile epidemia di peste: l’edificio fu costruito proprio per seppellire i defunti, e in seguito divenne meta di processioni e pellegrinaggi da parte di chi chiedeva ai morti di peste aiuto in occasione di guerre, carestie o periodi di siccità.

Ritornato all’inizio di via Morlino, gira a sinistra in via Cantù fino a quando non vedrai, sulla tua sinistra, la Chiesa di San Zeno, in piazza San Zeno. La chiesa fu costruita nella seconda metà del XVIII secolo al posto di una chiesa più vecchia, della quale permangono solo il battistero in pietra, risalente al 1585.

Di fronte alla chiesa, all’incrocio tra via Valicelli e via Cantù, è presente anche l’Oratorio di San Giuseppe, datato al 1840.

Continua la tua passeggiata in via Cantù, e all’incrocio prima del sottopasso ferroviario vai a sinistra. Giunto alla rotonda, prendi la seconda uscita (via San Primo) e vai sempre dritto, proseguendo poi sulla destra in viale Sommi Picenardi: è qui che, al civico 8, vale la pena di vedere Villa Sommi Picenardi. Il complesso comprende una villa padronale, una cascina e una cappella intitolata a San Galdino, oltre a un grande parco con un giardino all’inglese e un giardino all’italiana. Alla fine dell’Ottocento, era spesso ospite della villa Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia, che raggiungeva il complesso prendendo il treno da Monza.

Ora percorri a ritroso tutta via Sommi Picenardi (lasciandoti la villa sulla sinistra): arriverai in via Roma, dove di fianco al civico 7 puoi osservare la Chiesa di San Miro.

Da qui, svoltando a destra in via Stazione, ti ritrovi sulla SP 342, da dove puoi notare la splendida Cascina Buon Martino. Eretta come fortificazione utile per tenere sotto controllo i traffici tra Como e la Repubblica di Venezia, mantiene ancora oggi l’aspetto di una rocca, complice la posizione dominante sulla piana su cui si affaccia. Per vedere la cascina da vicino, dopo esserti immesso sulla provinciale da via Stazione devi svoltare nella prima via a sinistra (via Mirasole) per poi andare a destra nella Strada dei Pioppi.

Ritornato all’incrocio tra la Strada dei Pioppi e via Mirasole, gira a destra per poi prendere la terza traversa sulla sinistra, via D’Annunzio. Giunto alla rotonda, alla tua destra potrai vedere la Chiesa Maria Madre della Chiesa, impreziosita dalla scenografia alle sue spalle del verde della collina Buon Martino. Al centro della facciata spicca il campanile, con quattro curiose aperture a semicerchio.

Tornato all’inizio di via D’Annunzio, svolta a sinistra in via Mirasole e percorrila fino in fondo, per poi girare a sinistra in via Pilata. Da qui svolta a destra in località Brughiera e vai dritto, fino a quando potrai girare a sinistra in via Beolco. Qui al civico 11 c’è Villa Guzzoni, che comprende l’Oratorio dei Santi Pietro e Paolo. All’interno della chiesa sono murate parti di una pietra tombale di Aldo e Grauso, due nobili longobardi dell’VIII secolo, a dimostrazione della storia antica dell’edificio, testimoniata anche dallo stile romanico della zona dell’abside.

Continua la tua camminata fino alla fine di via Beolco; quindi gira a destra in via San Pietro e poi di nuovo a destra in via Pianezzo: giunto all’incrocio con via Bagaggera, ti puoi imbattere nella cinquecentesca Chiesa di San Michele.

Ora ritorna all’inizio di via Pianezzo e gira a sinistra in via Pilata. Percorrila tutta (ti attende una bella camminata!) e superata la rotonda imbocca via della Salute. Al civico 14 sorge la settecentesca Villa Gerli: realizzata su tre ali che incorniciano la corte interna, ha alle proprie spalle un grande giardino all’italiana con diverse specie esotiche.

Procedendo lungo via della Salute, arriverai all’incrocio con via Battisti, dove alla tua destra puoi notare la Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, realizzata negli anni ’10 del secolo scorso. A testimoniare la devozione religiosa popolare c’è il nome stesso della strada, derivante dalle richieste di protezione che i fedeli inoltravano alla Madonna della Salute. Prima dell’edificio attuale, qui c’era un’altra chiesa intitolata a San Rocco, che fu demolita nel 1920 ma il cui portale di ingresso è visibile ancora oggi al civico 12.

Imbocca proprio via Battisti, e vai dritto fino a quando potrai svoltare a sinistra in via Mondonico. Superata via Pozzi, rimani su via Mondonico seguendo la curva a sinistra e fai la stessa cosa alla successiva biforcazione. Continua fino a quando non noti, alla tua sinistra, la Chiesa di San Biagio: gli affreschi che puoi osservare oggi sono quelli originali, recuperati sotto gli strati della calce che era stata usata in occasione della peste del 1630 per disinfettare le pareti dell’edificio.

Pochi metri più in là, in via Mondonico 1, non lasciarti sfuggire il complesso di Villa Maria alla Squadra, costruito tra il Sei e il Settecento. Con la denominazione Squadra nel XV secolo venivano indicati i nuclei abitati da un parentado fedele ai duchi: nel caso di Mondonico si trattava della Squadra dei Bonfanti.

Procedendo, arrivi all’incrocio con via Emilio Gola: qui, al civico 1 puoi spiare la cinquecentesca Villa Buttero, con una cappella dedicata a Santa Maria ad Nives realizzata nel 1592. La villa è immersa in un parco con un giardino terrazzato e statue del XVII secolo; il cipresso isolato e il viale delle ortensie sono stati fonti di ispirazione per i quadri a olio del pittore Emilio Gola (esponente della Scapigliatura lombarda), che qui viveva.

Percorrendo poche decine di metri troverai sulla destra via Madonna del Sasso, dove sorge la settecentesca Cascina Casino, che comprende la Chiesa del Santo Crocifisso. Il Casino di Mondonico, in passato appartenuto ai Padri Gesuiti di Monza prima che l’ordine venisse soppresso nel 1773, è oggi meta di chi è in cerca di luoghi abbandonati in Lombardia. La chiesa, costruita all’inizio del XVIII secolo, è a sua volta abbandonata e lasciata all’incuria, ma nonostante ciò (o forse proprio per questo motivo) risulta particolarmente suggestiva.

Di fronte a via Madonna del Sasso trovi la piccola via Casate, che ti consente di raggiungere la piazzetta della località Incasate; da qui puoi scendere lungo una scalinata in pietra del XVIII secolo, ai cui piedi è presente un’edicola con la raffigurazione della Madonna.

Tornando in via Gola, al civico 41 potresti fermarti di fronte alla Ca’ Riva, che merita una particolare attenzione non tanto per il suo stile architettonico quanto per la sua storia: qui si rifugiò, infatti, il pittore ebreo Aldo Carpi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, sfollato da Milano per scappare dai bombardamenti. Proprio in questa casa fu arrestato per la delazione di Dante Morozzi, scultore fascista e suo collega (entrambi insegnavano all’Accademia di Brera). Carpi, quindi, fu deportato a Mauthausen, ma riuscì a sopravvivere e nel 1945 tornò in Italia, dove venne nominato direttore di Brera.

Poco oltre, svoltando a sinistra nella Strada della Molgoretta, ti puoi imbattere nell’elemento più antico della frazione: è l’Arco di Mondonico, residuo di un castello rurale che risale a oltre mille anni fa.

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Che cosa fare a Olgiate Molgora: gli itinerari naturalistici

Visto che sei curioso di scoprire che cosa vedere a Olgiate Molgora, ti farà piacere sapere che il paese fa parte del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Monte di Brianza.

Il percorso 1 parte dalla stazione di Olgiate, passa per Mondonico e ti porta fino alla cima del Monte San Genesio. Se non vuoi partire dalla stazione, puoi entrare nei boschi direttamente da via Emilio Gola: nella tua camminata, potrai concederti una sosta nel piccolo borgo di Campsirago, a Colle Brianza.

Il sentiero di Mondonico è anche un ottimo posto dove trovare castagne in Brianza: puoi accedervi dopo aver superato l’arco di via La Ca’.

Anche il percorso 2 parte dalla stazione di Olgiate, ma attraversa Monastirolo e conduce alla Crosaccia. Se non vuoi partire dalla stazione, puoi entrare nei boschi dal sentiero all’incrocio tra via Mondonico, via Squadra e via Emilio Gola.

Monastirolo è un borgo con poche case e ancor meno residenti: è un po’ più affollato nei fine settimana e in estate, ma nel resto dell’anno è abitato da appena tre persone. La sua particolarità è data dal fatto che non lo si può raggiungere in auto. Chi vive qui, dunque, per arrivare alla prima strada asfaltata deve macinare ogni volta almeno 20 minuti a piedi tra i sentieri nel bosco .

Sulla sinistra del sentiero che porta alla Crosaccia c’è la Cappella di San Giuseppe in Monastirolo (oggi trasformata in abitazione privata), che fu costruita nel 1736 per permette ai residenti del borgo (specialmente quelli anziani) di usufruire di un luogo di culto vicino almeno in inverno, quando i sentieri erano poco praticabili.

Olgiate Molgora, inoltre, rientra nel Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone.

In particolare, il sentiero 2 collega la frazione di Beolco con la stazione di Cernusco Lombardone: puoi accedervi da via Beolco o da località Brughiera.

Il sentiero 7, invece, collega la stazione di Cernusco Lombardone con Missaglia passando per la frazione di Pianezzo: puoi accedervi da via Regondino o da via Bagaggera.

Anche il sentiero 8 passa da Beolco, ma ti porta a Lomaniga, frazione di Missaglia; puoi accedervi dall’incrocio tra via Beolco e località Brughiera.

Dove mangiare a Olgiate Molgora

Uno dei più conosciuti ristoranti di Olgiate Molgora è Luna Rossa, in via Nazionale 2: una pizzeria e burgheria che propone anche carne alla brace, chiusa solo il martedì sera.

Se cerchi una trattoria in Brianza dall’ambiente familiare, in via Como 37 trovi il Bar Trattoria Lo Scarpone.

In via Como 45, invece, c’è La Sosta, pizzeria di Olgiate Molgora che offre anche il servizio d’asporto. Il locale è aperto dal martedì al sabato a pranzo e a cena, e la domenica solo di sera.

Tra i migliori ristoranti a Olgiate Molgora va annoverato, poi, Le Palme, in via Canova 39: essendo anche un bar, è aperto dal mattino fino a notte inoltrata.

Un’altra location dove mangiare a Olgiate Molgora si trova in via Parini 7: è Il Capriccio del Faraone, aperto tutti i giorni a pranzo e cena. Il menù include pizze classiche e bianche, pollo fritto, calzoni, kebab, panini e piadine.

Se desideri scoprire uno dei pochi ristoranti vegetariani in Brianza, in via per Regondino c’è Villa Govinda Veg Soul, che offre i piatti della cucina ayurvedica. Il menù non contempla bevande alcoliche, ma una bibita allo zenzero fresco e, a fine pasto, una tisana ayurvedica.

Infine, l’ultima pizzeria di Olgiate Molgora che ti segnalo è Il Forno del Sole, con servizio d’asporto, in via Fabbricone 59.

Come arrivare a Olgiate Molgora

Come arrivare a Olgiate Molgora in auto? Provenendo da Milano devi percorrere tutta la A51 (Tangenziale Est) e proseguire sulla SP 41. Dopodiché vai sempre dritto lungo la SP 342 dir: superi Osnago, Cernusco Lombardone e Merate fino ad arrivare a Calco. Qui, dopo il supermercato Rex, alla rotonda che incrocia la SP 342 devi svoltare a sinistra in via San Vigilio. Seguendo quella strada, arrivi a destinazione.

Provenendo da Como, non devi far altro che procedere lungo la SP 342, che ti porta direttamente a Olgiate Molgora.

Per arrivare a Olgiate Molgora in treno puoi fare riferimento alla stazione cittadina, servita dalla linea suburbana S8 di Milano e collegata, tra l’altro, con Monza, Arcore, Carnate, Osnago, Cernusco Lombardone e Airuno.

Per arrivare a Olgiate Molgora in autobus puoi sfruttare la linea D48 che passa da Santa Maria Hoè, Calco, Brivio, Airuno, Merate, Cernusco Lombardone, Montevecchia, Missaglia, Casatenovo, Monticello Brianza e Besana in Brianza. Il paese è collegato con La Valletta Brianza, Santa Maria Hoè e Colle Brianza dagli autobus D84, ma puoi raggiungere Olgiate Molgora anche con i pullman E03 se parti da Cisano Bergamasco, Brivio o Calco. Infine, la linea C46 collega Olgiate Molgora con Como, Lipomo, Tavernerio, Montorfano, Alzate Brianza, Anzano del Parco, Lurago d’Erba, Lambrugo, Nibionno, Cassago Brianza, Bulciago, Barzago, Sirtori, Cremella, Viganò, Barzanò, La Valletta Brianza, Santa Maria Hoè, Calco, Merate, Imbersago, Brivio e Bergamo.






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