Santo Caslini (1912-1999) è stato uno scultore di Carate Brianza, tra i più apprezzati esponenti del mondo dell’arte in Lombardia nel XX secolo. Una vita dedita all’arte sacra e figurativa, che oggi continua a dialogare con il pubblico: Caslini ha arricchito il territorio brianzolo di sculture e monumenti straordinari. Te ne parlo in questo articolo.
Tutto quello che ti serve sapere
Le opere di Santo Caslini in Brianza
Santo Caslini è stato uno degli artisti brianzoli più importanti di tutto il XX secolo.
Anche se non ne hai mai sentito parlare, è molto probabile che – camminando per le strade della Brianza – ti sia già capitato di imbatterti in qualcuna delle sue opere. Qualche esempio?
- il bassorilievo in terracotta Famiglia e lavoro alla base della Torre dell’Acquedotto di Biassono;
- il bronzo Putti che giocano in piazza Roma a Seregno;
- la scultura Pietà Laica del quartiere San Carlo a Seregno;
- il bronzo Paolo e Francesca nel cimitero di Agliate;
- gli altorilievi della Cappella Votiva ai Caduti all’ingresso del cimitero di Carate Brianza;
- il bassorilievo dedicato a Giuseppe Masera sotto il portico del palazzo municipale di Carate Brianza;
- il bronzo La forza, il commercio, l’industria in via Cusani a Carate Brianza;
- la statua di Cristo Re sulla sommità della facciata della Chiesa di Cristo Re a Carate Brianza.

E a proposito di chiese, sono opere di Caslini:
- il bassorilievo Maria Regina degli Apostoli nella Chiesa della Beata Vergine Immacolata e dei Tre Fanciulli di Fornaci di Briosco;
- la Via Crucis nella Chiesa di Santa Maria Nascente di Cabiate;
- il bassorilievo Assunzione di Maria Vergine nel Santuario della Madonna dei Vignoli di Seregno.


Ecco perché ho deciso di dedicare a Santo Caslini questo post: ho scoperto la traiettoria biografica di un artista che ha attraversato tutto il Novecento lasciando un patrimonio iconografico di rara intensità figurativa ed emotiva.

La vita di Santo Caslini
Santo Caslini nasce a Carate Brianza il 1° novembre del 1912.
Seguendo le lezioni di Marino Marini e Arturo Martini, si diploma all’Istituto d’Arte di Monza, scuola il cui corpo docente rappresenta una vera e propria antologia della cultura artistica italiana.
Successivamente affina le proprie abilità a Firenze con gli innovativi metodi didattici dello scultore toscano Libero Andreotti.
In questi anni di formazione, Santo apprende dai maestri che frequenta la tensione verso una classicità moderata, che si traduce in forme severe e pacate, lontane da vacui sperimentalismi.
Nel 1935 Caslini si diploma maestro d’arte.
È in questo periodo che inizia a creare le prime opere di scultura in terracotta e legno: i soggetti che studia e riproduce di più sono cavalli, teste e piccoli nudi.
Insieme con altri scultori, apre uno studio a Milano, in via Lanzone; nel frattempo prende parte alle sue prime mostre collettive, sia in Italia che all’estero.
Ottiene il 3° premio di scultura alla Biennale di Venezia del 1936, e due anni più tardi espone al Museo Nazionale di Francia a Parigi; nel 1939, invece, alla galleria Gianferrari di Milano presenta la sua prima personale.
Prosegue la propria attività artistica anche durante la Seconda Guerra Mondiale, seppur chiamato alle armi: nel 1942, a Roma, partecipa con la scultura in legno Paracadutista pronto per il lancio alla prima Mostra degli artisti italiani in armi, un’esposizione di artisti italiani in servizio nell’esercito in Russia, in Grecia, nei Balcani e in Nord Africa.
Finita la guerra, Caslini apre uno studio a Carate e inizia a insegnare alla Civica Scuola Serale della Villa Reale di Monza (sezione scultura): si dedicherà a questa docenza per trent’anni.
Nel frattempo continua a esporre, prendendo parte nel 1949 a una rassegna di pittura e scultura al Castello Sforzesco di Milano.
Dopo aver presentato – nella primavera del 1950 – la scultura Storie di Maria alla VI Mostra Italiana di Arte Sacra per la Casa Cristiana allestita al centro culturale Angelicum di Milano, nel 1952 crea la Via Crucis in cotto destinata alla Chiesa della Madonna di San Bernardo di Carate Brianza.
Negli anni successivi realizza due opere per la città di Seregno: nel 1955 Putti che giocano, il bronzo della fontana di piazza Roma nel centro storico; nel 1956 la Pietà Laica, per il Monumento ai Caduti del quartiere San Carlo.


Poco dopo si occupa di un grande bronzo destinato al cimitero di Agliate, intitolato Paolo e Francesca e ispirato alla storia d’amore di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta evocata da Dante Alighieri nel canto V dell’Inferno della Divina Commedia.

Nel 1959 Caslini lavora ai pannelli per il cinema Capitol di Monza dedicati alla Regina Teodolinda.
Nel 1965 prende parte alla Quadriennale d’arte di Roma, e due anni più tardi alla mostra annuale della Permanente di Milano; nel 1969 è la volta di due personali al ristorante Fossati di Carate e alla galleria Pozzo Antico di Desio.
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Nel 1970 espone alla galleria Angolare di Milano, mentre l’anno seguente si dedica al gruppo scultorio in bronzo La forza, il commercio, l’industria destinato all’ingresso della nuova sede della Cassa Rurale e Artigiana di Carate Brianza.

Gli anni Settanta si rivelano un decennio ricco di personali per l’artista brianzolo: le sue opere vengono ospitate dalle gallerie Sant’Elena di Seregno e Rubens di Gradisca d’Isonzo nel 1974, dalla galleria Olga di Seregno nel 1978 e della galleria Carini di Milano nel 1979.
All’inizio degli anni Ottanta Caslini crea due pannelli in bronzo per la Sala Consiliare della Cassa Rurale e Artigiana di Carate Brianza e un bassorilievo dedicato a don Rinaldo Beretta per la biblioteca di Giussano.
Nel 1982, è protagonista di una personale alla galleria Carini di Milano; quell’anno, anche la Cassa Rurale e Artigiana di Carate Brianza gli dedica una mostra antologica, per onorare – in occasione del suo settantesimo compleanno – la sua pluridecennale attività espositiva.
L’ultima uscita pubblica dell’artista risale al 1987, con una personale in Sala Mariani a Seregno.
Santo Caslini muore a Carate Brianza il 1° aprile del 1999.

L’eredità
Dopo la sua scomparsa, la Brianza gli rende onore con numerosi eventi: nel 2007 in Villa Sartirana a Giussano viene allestita la prima retrospettiva a lui dedicata, Santo Caslini scultore. Il linguaggio della tradizione, il fascino del sentimento; nel 2014 Villa Cusani a Carate Brianza ospita La figura umana e i cavalli nei gessi di Santo Caslini, la prima mostra organizzata dal suo paese di nascita; meritano di essere citate anche la rassegna Santo Caslini – Naturalista lombardo nella biblioteca civica di Verano Brianza e l’esposizione delle sue opere di arte sacra organizzata in Villa Filippini a Besana in Brianza.

Nel 2021, il Museo Civico Carlo Verri di Biassono propone la mostra Nel segno di Dante in Brianza – Opere dantesche in Brianza dello scultore caratese Santo Caslini.

L’arte di Santo Caslini oggi
Quella di Caslini è stata “una lunga vita al servizio della scultura”, come ha scritto l’ex sindaco di Giussano Giulio Cassina.

Il Novecento artistico italiano è stato un territorio di fratture, manifesti programmatici incendiari e sperimentazioni radicali che hanno tentato, a più riprese, di azzerare la secolare tradizione figurativa occidentale.
Tra provocazioni futuriste, scomposizioni cubiste e astrazione geometrica, l’arte plastica ha vissuto una perenne crisi d’identità.
In questo panorama di effimere frenesie, la traiettoria umana e professionale di Santo Caslini si è imposta come una testimonianza di straordinaria coerenza estetica e intellettuale.

Gli altorilievi in bronzo e i bassorilievi in terracotta hanno rappresentato le migliori espressioni del suo genio, che trovava i propri soggetti privilegiati nei nudi femminili e nei cavalli.

Lo scultore caratese non ha mai cercato lo scandalo formale né la bizzarria fine a sé stessa; ha scelto di percorrere un sentiero alternativo, tra pazienza artigianale e devozione verso la materia, privilegiando il bronzo, la terracotta e il legno, in un dialogo ininterrotto con la natura.
Un dialogo che prosegue ancora oggi.

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