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Copreno, l'Oratorio di San Francesco Saverio

Copreno: l’Oratorio di San Francesco Saverio

A Copreno l’Oratorio di San Francesco Saverio racchiude secoli di storia straordinaria: un intreccio di arte e fede tra origini medievali, preziosi dipinti quattrocenteschi e il mecenatismo dei marchesi Clerici. Ma non è tutto, perché tra queste mura risuonano anche gli echi del Risorgimento: insomma, un tesoro nascosto della Brianza che merita di essere scoperto.

Copreno, l’Oratorio di San Francesco Saverio: la storia

La Brianza ospita – e a volte “nasconde” – tesori che potrebbero lasciare a bocca aperta qualunque turista.

Per esempio a Lentate sul Seveso, dove l’Oratorio di San Francesco Saverio di Copreno racconta che fede, arte sacra e intrighi politici possono convivere sotto lo stesso tetto, e aspettano solo di essere conosciuti.

Ecco tutta la storia!

L’Oratorio di San Francesco Saverio, che fino alla seconda metà del XVI secolo era intitolato a Sant’Alessandro Martire, è stato per lungo tempo la chiesa parrocchiale di Copreno.

Di sicuro esisteva già in epoca medievale, quando qui erano presenti i monaci di San Simpliciano di Milano.

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Nel 1426 l’oratorio fu decorato dal pittore Lanfranco da Lecco, che probabilmente fu incaricato del lavoro da Giovannina Porro, figlia del capitano dell’esercito ducale Ludovico.

Nel 1576 padre Lionetto Clivone, delegato dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, giunse a Copreno in visita pastorale: nella nota che redasse di quella visita, descrisse la chiesa – denominata di Sant’Alessandro in Campo, in quanto situata fuori dall’abitato – come priva di sagrestia, di campanile e di campana, con il suolo in parte in mattoni e la copertura in tegole.

Per altro il parroco di quel tempo, don Francesco Pizzi, lamentava che la chiesa si trovasse in una posizione scomoda, raggiungibile solo attraverso una strada poco agevole; in più egli, per ogni celebrazione, doveva portare i paramenti avanti e indietro dalla casa parrocchiale, vista l’assenza di una sagrestia.

Pochi anni più tardi, nel 1581, la chiesa fu visitata direttamente da Carlo Borromeo.

In seguito – come riporta il sito web di Copreno in Movimento – in paese fu completata la costruzione di un nuovo edificio sacro, che venne consacrato nel 1587 diventando la nuova chiesa parrocchiale del paese: l’attuale Chiesa di Sant’Alessandro Martire.

La chiesa in campo fu, dunque, intitolata a San Carlo.

All’epoca, l’oratorio si trovava in pessime condizioni: per questo nel 1608 il cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano, comandò che entro tre anni si sarebbe dovuto provvedere a sistemarlo; se così non fosse avvenuto, lo si sarebbe demolito, e al suo posto sarebbe stata collocata solo una croce, come previsto dai decreti del Concilio di Trento.

Le prescrizioni di Borromeo, tuttavia, furono disattese: la chiesa, infatti, non venne sistemata ma neppure abbattuta.

A stravolgerne le sorti fu l’arrivo a Copreno dei marchesi Clerici: il capostipite Giorgio, originario di Asnago e diventato ricco grazie al commercio delle sete, e suo figlio Francesco, che era capitano della milizia del Regno di Spagna a Milano.

Francesco Clerici, in particolare, dimorò a Copreno e contribuì, grazie ai fondi che stanziò, a migliorare l’aspetto del paese; finanziò diversi interventi nella Chiesa di Sant’Alessandro Martire, fece erigere l’Oratorio di San Mauro Abate e, soprattutto, pagò la ristrutturazione della chiesa in campo, che fece abbellire all’interno con stucchi e decorazioni.

L’edificio venne dedicato a San Francesco Saverio, apostolo delle Indie a cui il capitano Clerici era particolarmente devoto.

La chiesa, che ufficialmente era di proprietà nella parrocchia, con il passare degli anni fu usucapita dalla famiglia Clerici, anche per effetto della potenza politica ed economica del casato, venendo poi ereditata di volta in volta dai discendenti e dagli aventi causa.

Nella seconda metà del XIX secolo al suo interno venne collocato un monumento in funebre in memoria del marchese Paolo Clerici, realizzato dallo scultore svizzero Vincenzo Vela: l’opera (attualmente ospitata nella sacrestia) consisteva in un’allegoria del Risorgimento, in cui spiccava al centro la figura di un giovane Giuseppe Garibaldi.

A commissionare il bassorilievo (lo riferisce il sito web del Museo Diffuso di Lentate sul Seveso) furono i tre figli di Paolo Clerici (Carlo, Giorgio e Pietro Antonio), tutti noti per il loro impegno nella causa risorgimentale e a favore dell’indipendenza del Regno Lombardo-Veneto: questo fu il motivo per cui una parte del loro patrimonio, e soprattutto dei beni appartenenti a Giorgio, fu confiscata dagli austriaci.

L’ultimo proprietario privato dell’Oratorio di San Francesco Saverio, vissuto nel Novecento, fu l’ingegner Pietro Zerbi, che però aveva il desiderio che la chiesa tornasse a disposizione di tutta la comunità di Copreno.

Alla morte di Zerbi, i suoi eredi ne onorarono la volontà, e così nel 2002 la chiesa tornò ad appartenere alla parrocchia di Copreno.

Copreno, Oratorio di San Francesco Saverio: il monumento funebre di Luigi Ginami de' Licini
Il monumento funebre in ricordo di Luigi Ginami de’ Licini, all’esterno dell’Oratorio di San Francesco Saverio: a volerne la realizzazione fu sua moglie, la contessa Cleofe Isacco

L’anno successivo l’oratorio fu sottoposto a un importante restauro finalizzato al recupero dei gessi e degli affreschi che ne abbellivano (e abbelliscono tuttora) l’interno.

Copreno, l’Oratorio di San Francesco Saverio oggi

Ma, a proposito: che cosa c’è dentro l’Oratorio di San Francesco Saverio?

Cioè: quali sono i dipinti che meritano di essere ammirati nelle (rare) occasioni in cui la chiesa è aperta al pubblico e può essere visitata?

La volta propone la rappresentazione di Dio benedicente circondato da schiere di angeli.

Nelle lunette situate accanto alle tre aperture dell’aula sono raffigurate le sibille e i quattro profeti Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele.

La lunetta meridionale riporta una Pietà molto particolare, con la Maddalena rivolta verso Gesù e la Vergine il cui sguardo è indirizzato verso il cielo: una rappresentazione tipica dell’Addolorata.

Il presbiterio accoglie la Crocifissione dipinta da Lanfranco da Lecco (attorniata da un apparato barocco con la raffigurazione di due grandi arcangeli) e il ciclo della passione di Cristo, che – come dettagliatamente spiegato sul sito web del Comune di Lentate – mette in evidenza la doppia valenza della Veronica, raffigurata come santa immaginaria impegnata ad asciugare il viso di Gesù e poi come velo sostenuto dagli angeli.

Le pareti – che un tempo erano affrescate con figure di santi – accolgono lapidi funerarie in memoria dei patroni della chiesa.

Giorgio Clerici, eroe del Risorgimento

Nell’Oratorio di San Francesco Saverio è sepolto, fra gli altri, Giorgio Clerici dei marchesi di Cavenago (te ne ho già parlato in precedenza, era uno dei figli di Paolo Clerici a cui fu dedicato il monumento di Vincenzo Vela), che fu un eroe del Risorgimento milanese, membro del Comitato di Guerra delle Cinque Giornate nel 1848 e comandante della Guardia Nazionale di Milano.

Dopo la sconfitta dei piemontesi a Custoza e il ritorno a Milano degli austriaci guidati dal maresciallo Radetzky, Giorgio insieme con il fratello Carlo si trasferì in Svizzera per evitare la condanna che pendeva sul suo capo, e da lì si spostò in Piemonte.

Tornò a Milano solo dopo la nascita del Regno d’Italia, e fu nominato ministro dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio.

Copreno, l'Oratorio di San Francesco Saverio
Copreno: l’Oratorio di San Francesco Saverio oggi

Insomma, è come se in un piccolo campo di Copreno si fossero incrociati, tutti assieme, i destini della Chiesa milanese, del Regno di Spagna e del Risorgimento italiano.

Per fortuna, oggi questo patrimonio inestimabile salvato dal degrado è visibile a tutti: ecco perché ti consiglio di andare a scoprire come un piccolo edificio sacro della campagna lombarda si è trasformato in uno scrigno di incredibili segreti.

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