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L'Oratorio di Mocchirolo a Lentate

L’Oratorio di Mocchirolo a Lentate sul Seveso

L’Oratorio di Mocchirolo a Lentate sul Seveso è un piccolo gioiello di arte sacra di origini antichissime, risalente alla seconda metà del XIV secolo. Nelle prossime righe proverò a raccontarti tutta la storia di questa chiesetta e dei suoi affreschi, che però… adesso si trovano a Milano! Leggi il resto del post per scoprire tutto.

L’Oratorio di Mocchirolo: una chiesetta nascosta in collina

Nascosto su una collina di Lentate sul Seveso, l’Oratorio di Mocchirolo è stato per molti secoli custode di affreschi che, nel Novecento, sono diventati oggetto di una contesa tra la devozione di un feudo e il grande collezionismo statale.

Sfogliare le pagine di questa storia è come scoprire una bellezza autentica che non si mostra al centro della scena ma si svela in un luogo inaspettato.

L’oratorio prende il nome dalla frazione in cui è ubicato, dove sorge la Cascina Mocchirolo, a breve distanza dall’antico tracciato della Via Canturina.

L’edificio è conosciuto anche come Oratorio della Natività di Maria, Oratorio di Santa Maria Nascente o Oratorio di San Grato (dal nome di un proprietario dei primi anni del XIX secolo).

Lentate, l'Oratorio di Mocchirolo
L’Oratorio di Mocchirolo

Come ricorda il sito web del Museo Diffuso Lentate sul Seveso, Mocchirolo in origine era un piccolo borgo medievale con un castello e una chiesa; di sicuro qui nel XIII secolo sorgeva una cascina, forse con una torre con funzione difensiva.

L’Oratorio di Mocchirolo, costruito in mattoni e ciottoli (con pietre di riutilizzo provenienti da un edificio precedente), è formato da due blocchi volumetrici, uno all’interno dell’altro: quello più grande corrisponde alla parte anteriore della struttura.

La facciata culmina – per effetto di alcune modifiche effettuate nel Seicento – con un timpano in marmo dall’aspetto classicheggiante, e si caratterizza per i contorni rettangolari e squadrati del portale di ingresso e della finestra.

Sul tetto a spioventi è presente una torre campanaria di piccole dimensioni di forma triangolare.

La storia dell’Oratorio di Mocchirolo

La chiesetta venne fatta costruire nella seconda metà del XIV secolo, probabilmente nel 1378, da Giovanni Angelo (detto Giovannolo) Porro o da Lanfranco Porro, esponenti di un nobile casato – quello dei Porro, appunto – che era legato alla corte dei Visconti.

A partire dal Trecento i Porro furono signori sovrani della Brianza, dominando i territori fra Como e Milano.

Come scritto da Laura Moja in L’Oratorio di Mocchirolo e i suoi affreschi. Seconda metà del XIV secolo, “Mocchirolo stesso, grazie all’influenza dei Porro, si trasformò in pochi decenni da modesta ‘cassinas’ a ‘castro’”, proprio per il ruolo politico e militare svolto dalla famiglia (al servizio dei Visconti) e per la sua crescente potenza economica favorita dalla produzione di laterizi e dal possesso di mulini sul territorio.

Lanfranco Porro, dopo essere stato podestà di Tortona, fu referendario (cioè funzionario con ruolo di ambasciatore) a Bergamo di Regina della Scala, che era signora consorte di Milano in quanto moglie di Bernabò Visconti (signore di Milano e precursore del grande Stato Visconteo che sarebbe stato creato poi da suo nipote Gian Galeazzo Visconti).

Il periodo di costruzione è solo uno dei numerosi aspetti che l’Oratorio di Mocchirolo ha in comune con un’altra piccola chiesetta di Lentate, l’Oratorio di Santo Stefano: entrambe erano cappelle gentilizie della famiglia Porro (l’Oratorio di Santo Stefano fu eretto nel 1369 per volere di Stefano Porro, consigliere di Gian Galeazzo Visconti), e anche il programma iconografico (con gli affreschi realizzati più o meno negli stessi anni) presentava parecchie analogie.

La parete di destra del presbiterio dell’Oratorio di Mocchirolo venne decorata con un affresco che ritraeva il committente Lanfranco Porro, in compagnia dei suoi familiari, intento a offrire il modellino della chiesa al santo patrono.

Sulla parete di fondo, invece, fu realizzato il dipinto di una Crocifissione.

La parete di sinistra, infine, venne affrescata con la raffigurazione del Matrimonio mistico di Santa Caterina e la rappresentazione di Sant’Ambrogio in cattedra che flagella gli eretici.

Fra gli autori dei dipinti ci fu, quasi sicuramente, un certo Pecino da Nova (“Magister Petrus de Nova”, noto anche come Pietrino o, appunto, maestro di Mocchirolo), che fu attivo nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo e forse nel Duomo di Monza; si sa che egli nel 1378 si recò a “Moncayrolum”, località che è stata identificata, appunto, in Mocchirolo.

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Alla fine del XVI secolo, l’Oratorio di Mocchirolo venne in parte modificato: il tetto a capriate in legno, soggetto al rischio di incendi, fu demolito (come indicato dalle disposizioni emanate da Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, con le Istruzioni sull’edilizia e la suppellettile ecclesiastica), e al suo posto venne realizzata una volta in muratura, per costruire la quale fu necessario rialzare il tetto e provvedere allo spostamento del campanile.

Con il passare dei secoli, le infiltrazioni di umidità compromisero gravemente la struttura della chiesa e danneggiarono gli affreschi.

Nel 1941 l’oratorio venne acquisito dalla famiglia Passardi, che divenne proprietaria anche della cascina di Mocchirolo e di tutti i terreni circostanti.

Due anni dopo i Passardi fecero eseguire dei lavori di risanamento dei dipinti, che tuttavia non si rivelarono sufficienti a garantirne la corretta conservazione; nell’occasione, il restauro della chiesetta rese necessaria la demolizione della sacrestia presente sul lato meridionale dell’abside, che era stata costruita nel 1740.

Nel 1949 i proprietari Renato e Luigi Passardi decisero di donare gli affreschi dell’oratorio alla Pinacoteca di Brera, che aveva riaperto da poco dopo la ricostruzione avvenuta in seguito ai bombardamenti dell’agosto del 1943.

Corriere d'Informazione del 9 11 1949
Sulla sinistra, l’articolo del Corriere d’Informazione (versione pomeridiana del Corriere della Sera) dell’edizione dell’8-9 novembre 1949 in cui si parla della riapertura della Pinacoteca di Brera, con la foto dell’Oratorio di Mocchirolo

Fernanda Wittgens, che era Soprintendente e Direttrice della Galleria, si era rivolta al Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti di Roma chiedendo che gli affreschi potessero essere strappati (lo strappo di un affresco è una tecnica di rimozione del dipinto dalla parete su cui è collocato), trasportati su tela e collocati all’interno della Pinacoteca di Brera, affinché venissero salvati dal degrado.

L’intervento venne autorizzato, ma suscitò polemiche dal momento che non rispettava il principio della conservazione in situ delle pitture murali.

Lo strappo venne comunque portato a termine: se ne occupò Mauro Pellicioli, pittore e restauratore bergamasco che pochi anni più tardi avrebbe curato il consolidamento dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci nel refettorio del convento adiacente alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano.

A Mocchirolo, il lavoro di Pellicioli non coinvolse tutti gli affreschi delle pareti della chiesetta: la decorazione del presbiterio fu strappata interamente, ma quella della navata venne prelevata solo in parte (due figure dell’arco trionfale – Cristo benedicente e un santo cavaliere – e i frammenti di una fascia decorativa con motivi vegetali).

Il ciclo di affreschi venne, dunque, ricostituito in una sala di Brera che per dimensioni e forme era del tutto simile all’ambiente della cappellina di Mocchirolo: un’aula unica con copertura a capriate e presbiterio con volta a botte.

Nel 1954 – lo riferisce il sito dell’Associazione Oratorio di Mocchirolo – la Cascina Mocchirolo e i terreni di pertinenza furono frazionati e posti in vendita; la chiesetta, invece, divenne un bene vacante.

Nel 1984, l’Oratorio di Mocchirolo fu seriamente danneggiato a causa dell’onda d’urto dovuta all’esplosione del serbatoio di una ditta vicina: per evitarne il crollo fu necessaria un’opera di consolidamento.

Nel 1987, mentre il tetto dell’oratorio veniva sottoposto a lavori di ristrutturazione, in una porzione di parete nascosta da una volta collocata sulla copertura a capriate precedente furono scoperti alcuni frammenti di decorazioni – in evidente stato di degrado – con riquadri stellati e busti di profeti accompagnati da cartigli.

A cavallo fra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta l’Oratorio di Mocchirolo fu oggetto di un altro intervento di pulitura e restauro degli affreschi, con ripristino dei sostegni, grazie al lavoro svolto da Pinin Brambilla, restauratrice monzese conosciuta per i restauri degli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova e il Cenacolo Vinciano di Milano.

Nel 2000, grazie all’iniziativa di don Ambrogio Visconti, nell’oratorio furono collocate le riproduzioni degli affreschi originali esposti a Milano.

Nel 2015 la chiesetta è diventata di proprietà dello Stato; quattro anni dopo è stata acquisita dal Comune di Lentate sul Seveso.

Come visitare l’Oratorio di Mocchirolo

Attualmente, l’Oratorio di Mocchirolo viene aperto solo in occasione di eventi come la Settimana della Cultura o Ville Aperte.

L'Oratorio di Mocchirolo a Lentate
L’Oratorio di Mocchirolo oggi

Al suo interno, lungo la navata, si possono osservare ancora alcune antiche decorazioni, visibili sotto forma di sinopia (la sinopia è il disegno preparatorio che viene realizzato sul primo strato di intonaco quando si esegue un affresco), in corrispondenza dell’arcone di ingresso al presbiterio e sulle pareti laterali del vano centrale: si tratta degli affreschi che riproducono figure di profeti che è stato possibile riportare alla luce di recente grazie ai lavori di manutenzione della chiesa.

Ogni prima domenica di settembre qui si celebra la Festa di Mocchirolo.

I gruppi interessati a una visita guidata possono contattare l’Associazione Amici dell’Arte (info@amiciarte.it o prenota@amiciarte.it) o l’Associazione Oratorio di Mocchirolo (cultura@comune.lentatesulseveso.mb.it).

La chiesetta è situata in una proprietà privata: per questo motivo occorre fornire comunicazione in anticipo.

Mocchirolo tra passato e presente

Nel 1877, lo storico dell’arte milanese Giulio Carotti dedicò all’Oratorio di Mocchirolo un articolo intitolato Pitture giottesche nell’Oratorio di Mocchirolo, a Lentate sul Seveso, nel quale – fra l’altro – proponeva di identificare in Stefano Porro (colui che aveva fatto costruire l’Oratorio di Santo Stefano) anche il committente della chiesetta del Mocchirolo: ipotesi che in seguito è stata smentita poiché, come ti ho raccontato, oggi si ritiene che il committente del Mocchirolo fosse un altro membro della famiglia Porro.  

Riporto qui alcuni passaggi di quell’articolo, che pure è vecchio di un secolo e mezzo, per il solo gusto di regalarti un piccolo tuffo nel passato e lasciarti immaginare come fosse Lentate all’epoca.

“A mezzo cammino fra Milano e il lago di Como, a quel punto in cui le profilate ed ubertose colline moreniche vengono a fondersi nella pianura e negli ultimi loro declivi rinserrano il Seveso, si adagia l’antico borgo di Lentate”.

Carotti illustrava il rilievo del Mocchirolo come una “graziosa collina morenica, terminante, diversamente dalle altre, in un rotondo ed imboschito cumignolo”, un “ridente poggio con distesa veduta sulla pianura brianzola verso S. Pietro, Seregno, Monza e Milano”.

Ecco, poi, la descrizione dell’Oratorio di Mocchirolo: “L’oratorio di Mocchirolo, di proprietà del signor Egidio Isacco, è un piccolo edificio composto di due corpi quadrangolari incassati l’un nell’altro a guisa di scatole […]. Le pitture a fresco si trovano nel coro od altare, al quale fu previamente data la forma di un grande arco ogivale, od a sesto acuto, poco acuminato nel vertice e rientrante al disotto del piano d’imposta. Tutta quella parte dell’oratorio è adunque coperta d’affreschi; e questi per la molteplicità degli argomenti, per la grandiosità dell’arte e per la loro bellezza, ne accrescon di molto le proporzioni”.

Ecco: l’Oratorio di Mocchirolo non è la solita chiesetta di campagna, ma un vero e proprio giallo lungo oltre sei secoli.

Metti da parte i libri di storia dell’arte classici, perché qui c’è il ritmo di un thriller culturale.

Questo è uno degli angoli meno conosciuti e più affascinanti della Brianza: un tempio di mattoni sopravvissuto a esplosioni, umidità, stravolgimenti architettonici, polemiche, passaggi di proprietà e bombe.

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