La Chiesa di San Francesco di Moiana a Merone, costruita nella prima metà del Seicento, da oltre trent’anni è protagonista – nel mese di ottobre – di una festa popolare che si svolge nei cortili della frazione. Leggi il resto dell’articolo per scoprire questo angolo segreto di Brianza a pochi passi dal lago di Pusiano!
Tutto quello che ti serve sapere
Merone: la Chiesa di San Francesco di Moiana
Negli anni ’90 un madonnaro bresciano arrivò in Brianza e rivoluzionò la chiesa di Moiana a colpi di pennello, trasformando la Via Crucis in un’opera d’arte unica e incredibile!
Ma prima di essere arricchita da questo capolavoro pop, la chiesa ha vissuto – nei secoli precedenti – disavventure da tragicommedia, facendo arrabbiare un santo, rischiando di sfracellarsi per terra e perfino cambiando la propria identità.
Scopri tutto nelle prossime righe!
La storia della chiesa
La Chiesa di San Francesco di Moiana (frazione di Merone) fu costruita all’inizio del Seicento; per scoprire le sue origini, però, dobbiamo tornare indietro di qualche anno, alla fine del Cinquecento.
All’epoca, la parrocchiale di Merone era la Chiesa di San Giacomo della Ferrera, conosciuta anche come Chiesa di San Giacomo in Isola (l’attuale Santuario della Madonna del Rosario di Pompei).
Quella chiesa, tuttavia, presentava diverse criticità, perché era molto piccola e, in più, si trovava in una posizione troppo distante dalle abitazioni.
Nel 1574, giunse a Merone in visita pastorale l’allora arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, che ravvisando l’inadeguatezza della Chiesa di San Giacomo della Ferrera ritenne che non fosse in grado di assecondare le necessità della popolazione.
In particolare, Borromeo biasimò la lontananza della chiesa dalla comunità di Moiana: una situazione che rendeva complicata, se non addirittura impossibile, la somministrazione dei sacramenti agli infermi.
Come riferisce il sito web della parrocchia di Merone (una delle fonti a cui ho attinto per scrivere questo post), capitava spesso che molte persone di Moiana morissero senza comunicarsi perché il sacerdote, vista la distanza della parrocchiale, non faceva in tempo a giungere con il Santissimo Sacramento.
Per di più, il trasporto del viatico (cioè l’ultima comunione data dal sacerdote a chi è in fin di vita) era ostacolato dalle avverse condizioni ambientali: l’arcivescovo annotò che le candele degli accompagnatori venivano spesso spente dal vento che soffiava dal lago, “il che rendeva irreverenza al S.mo Sacramento”.
Insomma, c’era più di una ragione perché la comunità di Moiana decidesse di erigere una nuova chiesa. Così avvenne, anche se le opere di costruzione durarono molto più del previsto.
Nel 1615 giunse a Merone in visita pastorale Federico Borromeo (che dal 1595 era arcivescovo di Milano): egli, notando che la chiesa era ancora incompleta, invitò la popolazione a concludere l’opera e, in più, a costruire la casa destinata al rettore.
Tale esortazione fu rivolta anche ai Carpani, che erano i signori di Moiana, il cui palazzo si trovava proprio di fronte all’edificio sacro che si stava erigendo.
Tuttavia fu necessario aspettare ancora diversi anni prima che la chiesa potesse essere aperta al culto: i lavori, infatti, si conclusero solo nel 1628.
In principio, la chiesetta di Moiana fu intitolata alla Madonna: i documenti del 1615 menzionavano la dedicazione all’Assunzione della Beata Vergine Maria, mentre quelli del 1628 parlavano di Chiesa dell’Annunciazione (esiste e si può ammirare ancora oggi la pala dell’altare risalente al XVII secolo che raffigura l’Annunciazione della Madonna con Sant’Antonio da Padova e San Francesco in venerazione in ginocchio).
Gli atti della visita pastorale compiuta nel 1686 dall’arcivescovo Federico Visconti, invece, indicavano la chiesa come Oratorio di San Francesco.
Poco meno di un secolo più tardi, i documenti relativi alla visita pastorale del 1752 dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli riferivano della presenza di una cappella intitolata a San Francesco alla sommità della chiesa: è facile ipotizzare che fosse la cappella su cui si esercitava il patronato della famiglia Ripamonti Carpani (in pratica, chi promuoveva la costruzione o assicurava la manutenzione di una chiesa ne diventava il patrono; per questo otteneva il diritto di nominare il sacerdote, a cui però doveva garantire il sostentamento economico).
La chiesetta di Moiana si mantenne in uno stato di conservazione accettabile fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando l’edificio, che nel frattempo era divenuto oratorio comunale, subì un restauro che però lo rese pericolante: per questioni estetiche, erano stati rimossi dei travetti lignei all’intradosso degli archi, ma in questo modo era stata compromessa la stabilità di tutta la struttura.
Ad accorgersene fu l’ingegnere veranese Tiberio Sironi, che a Merone progettò anche la nuova parrocchiale (l’attuale Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo).
In occasione della seduta del 5 ottobre del 1879, il consiglio comunale di Moiana si vide costretto a deliberare la chiusura temporanea della chiesa, che rischiava seriamente di crollare.
Occorreva pertanto intervenire per rimediare, ma l’amministrazione comunale non disponeva di fondi sufficienti a sostenere le spese di riparazione.
Fu indispensabile il contributo privato dei parrocchiani, ma anche con le loro offerte non si riuscì a raggiungere la cifra necessaria: mancavano 103 lire.
Ciononostante, i lavori furono portati a termine grazie all’opera prestata dall’ingegner Sironi.
Il 25 settembre del 1881 il consiglio comunale deliberò che il Comune avrebbe assunto il debito residuo; dunque, la chiesa poté essere riaperta al culto.
La Chiesa di San Francesco ha attraversato indenne quasi tutto il Novecento; poi, alla fine del secolo scorso, tante novità hanno contribuito a renderla un vero tesoro della Brianza.

A partire dal 1990 l’edificio è stato decorato da Andrea Mariano Bottoli, pittore madonnaro originario di Brescia e diplomato alla scuola d’arte sacra Beato Angelico di Milano.
Bottoli ha realizzato sulle pareti i due dipinti che ritraggono San Francesco e la Madonna del Rosario e, in sacrestia, il trittico che rappresenta San Francesco che scaccia i demoni.
Sempre nel 1990 si è proceduto al restauro della pala d’altare dell’Annunciazione, che appariva ormai notevolmente danneggiata e, in diverse parti, addirittura illeggibile.
L’anno successivo ha preso il via la tradizione della festa di San Francesco, impreziosita dall’esposizione intitolata Attraverso i cortili di Moiana: vita di paese.
Intanto il parroco, don Attilio Meroni, ha favorito la nascita di un comitato per il restauro della chiesa che ha avuto tre compiti: raccogliere il denaro necessario, ottenere tutte le autorizzazioni del caso e sensibilizzare la popolazione attraverso iniziative ad hoc.
Grazie ai contributi privati e pubblici e alle offerte libere, ma soprattutto alla sottoscrizione di molte famiglie di un impegno per contribuire al rifacimento del tetto, il restauro è stato eseguito nel 1992; altri lavori sono stati effettuati cinque anni più tardi.
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Tra il 2000 e il 2001 Bottoli è intervenuto di nuovo nella chiesa di Moiana dipingendo la Via Crucis, creando un capolavoro straordinario.
La particolarità di quest’opera d’arte riguarda il fatto che i vari episodi della Passione non sono stati distinti in stazioni singole, come avviene tipicamente; al contrario, il percorso di Gesù verso il Calvario è stato pensato in una sequenza continua.
Un altro dettaglio eccezionale è quello relativo alla quindicesima stazione, che rappresenta la resurrezione di Gesù, dipinta sul retro dei pannelli della Via Crucis.
Bottoli, in sostanza, ha rappresentato il tema della risurrezione dei morti mostrando i defunti che, alla fine del mondo, si dirigono verso Cristo risorto, ritratto in una grande tela situata nella volta sopra l’altare.
L’artista bresciano ha immortalato anche altre quattro scene: Il passaggio del mar Rosso e Il miracolo dell’acqua nel deserto, ispirate a Mosè e ai racconti dell’Antico Testamento; Le donne al sepolcro e I discepoli di Emmaus, tratte da episodi del Vangelo.
Insomma: nel corso dei secoli, tra cardinali infuriati, ingegneri maldestri e conti pagati in ritardo, la chiesetta di Moiana ne ha viste di tutti i colori.
Alla fine, l’arte e la fede hanno vinto, dando vita a un luogo piccolo nella forma ma immenso nella sua irresistibile storia.
Se passi da Merone, lo sai: la Brianza comasca nasconde tanti miracoli e un gioiello da scoprire.
Apri gli occhi e vai a goderti lo spettacolo (prima che qualcuno decida di togliere altre travi della chiesa 🙂 ).
Moiana e Merone
Fino alla seconda metà degli anni ’20 del secolo scorso Moiana era un comune a sé.
Fu a partire dal 1° novembre del 1928 che, insieme con Merone e la frazione di Pontenuovo di Erba, fece parte di un nuovo comune che prese – appunto – il nome di Merone.
Certo, la scelta del nome che il nuovo comune avrebbe dovuto avere non fu semplice, e tante furono le proposte avanzate e poi scartate.
Per esempio si suggerì Pontemerana, derivante dalla fusione dei nomi di Pontenuovo, Merone e Moiana.
Un’idea simile portò a pensare al toponimo Pomeria, che però fu accantonato per le facili battute che ci sarebbero state per il richiamo ai pomi (le mammelle femminili).
Furono proposti anche i nomi di Riva di Brianza (a evidenziare la vicinanza al lago di Pusiano), Codelago Brianza, Miralago, Collebeato Eupilino e Colleunito.
Ancora, si pensò di chiamare il nuovo comune Merone Moiana, in modo da non far torto a nessuno dei due centri più importanti.
Infine, si optò semplicemente per Merone. Il primo podestà del nuovo comune, però, fu il cavaliere Luigi Bosisio, che fino a quel momento era stato podestà a Moiana.
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