Home » Brianza comasca » Orsenigo » Simone da Orsenigo, il primo architetto del Duomo di Milano
La lapide per Simone da Orsenigo

Simone da Orsenigo, il primo architetto del Duomo di Milano

Simone da Orsenigo è uno dei padri del Duomo di Milano: per questo è ricordato da una lapide situata nel centro storico del borgo che gli ha dato i natali. Nelle prossime righe ti racconto la vita di questo brianzolo geniale che ha contribuito alla costruzione di uno dei monumenti italiani più famosi al mondo.

La lapide dedicata a Simone da Orsenigo

Nel centro storico di Orsenigo, sul muro di cinta di Villa Minoli-Marelli, c’è una lapide che, a dispetto della sua eleganza gotica, rischia di passare inosservata a chi cammina distrattamente da queste parti.

La lapide per Simone da Orsenigo
La lapide in ricordo di Simone da Orsenigo

Sulla lapide è scritto: “In memoria di Simone da Orsenigo della gloriosa famiglia dei magistri comacini primo ingegnere generale del Duomo di Milano di cui le carte tramandino la elezione che fu al VI dicembre MCCCLXXXVII [1387] lodato per somma onestà e opera multivaria nell’innalzare il mirando edifizio. La fabbrica e i conterranei posero nel MCMVII [1907]”.

Simone da Orsenigo e il Duomo di Milano

Chi era questo Simone da Orsenigo?

Egli è stato, in effetti, il primo ingegnere capo documentato nella Fabbrica del Duomo (“generalem inzignerium et magistrum”), registrato come ingegnere per la prima volta il 19 marzo del 1387 (fonte: Registri dell’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, “A Simone da Orsenigo maestro ingegnere, per 18 giorni nei quali stette in servizio”).

Il 16 ottobre del 1387, Simone da Orsenigo fu “eletto ingegnere per continuare l’opera” (Cesare Cantù, Milano. Storia del popolo e pel popolo) in occasione della prima adunanza tenuta dal consiglio della Fabbrica, quando i Deputati del Duomo discussero e approvarono un Regolamento generale di Amministrazione per la Fabbrica.

Così venne scritto sul Regolamento: “Si confermi e di nuovo si elegga il maestro Simone da Orsenigo a ingegnere della detta fabbrica […]. Parimenti provvidero, determinarono e ordinarono, che maestro Simone da Orsenigo sia e debba essere ingegnere di detta fabbrica per ordinare e provvedere a tutti i lavori che si faranno nella stessa chiesa, e si solleciterà, e vi attenderà”.

Il 6 dicembre del 1387, il maestro Simone ottenne la riconferma per le competenze conseguite.

[Creare itinerari accurati e gratuiti è un impegno quotidiano. Ti piace l’idea alla base di Viaggiare in Brianza e desideri supportarmi? Puoi iniziare a seguire la pagina Facebook di Viaggiare in Brianza e condividere con i tuoi amici tutti i contenuti che trovi interessanti. Grazie!]

Per saperne di più ho consultato il volume I maestri comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800) scritto da Giuseppe Merzario, politico e letterato assese vissuto nel XIX secolo.

Il libro riporta il contenuto della lettera con la quale il maestro Simone venne confermato ingegnere generale della Fabbrica: “Essendo che, scrisse il supremo Magistrato con lettera del 6 dicembre successivo, per una lunga e assidua esperienza conosciamo la volontà pura e mirabile, e le molteplici opere (opera multifaria), che il prudente uomo maestro Simone da Orsenigo, ingegnere probissimo, compì nella ricordata chiesa, e lavorò indefessamente, ecc: in ogni miglior modo e forma lo nominiamo ingegnere generale e maestro della stessa fabbrica (generalem inzignerium et magistrum), e ciò per rimunerarlo in qualche modo delle benemerenze (pro aliquali remuneratione benemeritorum) dello stesso maestro Simone; […] ora e per l’avvenire, a cominciare dal primo giorno di dicembre, fino a nostro beneplacito, avrà e dovrà avere il salario di dieci fiorini d’oro in ciascun mese, da percepirsi dai danari di detta fabbrica”.

La riunione del 1388

Per il maestro brianzolo, però, il momento di gloria fu seguito da un imprevisto che rischiò di interromperne la carriera.

Simone, infatti, nel 1388 fu accusato da Marco da Campione, che era il capo dei suoi collaboratori, di aver commesso un errore di misurazione della larghezza del muro verso Compedo, cioè il grande portale che occupava lo spazio dell’abside.

A quell’epoca, l’edificazione del Duomo era già iniziata, e si stava avviando la costruzione dei muri perimetrali della zona absidale, proprio con la supervisione di Simone da Orsenigo in veste di ingegnere generale.

Il 20 marzo del 1388 si tenne una riunione il cui tema era costituito – appunto – dai presunti errori che il maestro Simone aveva compiuto nello scavo delle fondazioni del muro verso Compedo.

Che cosa successe in quell’incontro?

Come riportato da Giuseppe Merzario, “non s’alza Simone per il primo a favellare, bensì Marco da Campione, il quale parla con un tuono, che è indizio di superiorità e supremazia”.

Della riunione conosciamo tutti i dettagli grazie al verbale che fu redatto: in esso si specificava che, davanti “al sapiente dottore in legge Faustino dei Lantani, Vicario generale dell’illustre Principe e magnifico ed eccelso signore il signor di Milano, Conte di Virtu, ecc., generale Vicario imperiale ed ai presidenti dell’ufficio di provvisione, qual tribunale residente nella camera”, gli ingegneri e i maestri che avessero ritenuto errato “il lavoro della fabbrica della chiesa maggiore di Milano” lo avrebbero dovuto comunicare indicando al contempo i rimedi e le correzioni da apportare.

Come detto, il primo ad alzarsi in piedi fu Marco da Campione: egli riferì che a essere sbagliato era il “lavoro nella parete del muro della crocera verso la strada di Compedo […]; dalla parte interna della Chiesa il detto muro essere largo una mezza quarta di più di quello che dev’essere secondo la misura che è stata data […] e dal principio verso S. Giovanni alle Fonti per una intera quarta”. Marco da Campione, poi, suggerì anche le migliorie che riteneva opportune per rimediare all’errore.

Fu a quel punto che prese la parola Simone da Orsenigo: egli confermò quanto detto da Marco da Campione (c’era stato un errore, dunque), proponendo però una soluzione differente per correggere il problema.

Intervennero, quindi, Giacomo da Campione, Zeno da Campione, Guarnerio da Sirtori e Ambrogio Pongione: tutti si accodarono al parere di Marco da Campione.

Lo stesso fece Bonino da Campione, il quale aggiunse che nei lavori era stato commesso un altro sbaglio: i piloni del corpo della chiesa guardavano verso la porta della facciata della Chiesa.

Alla consultazione erano presenti – lo riferisce il verbale – anche “Gasparolo da Birago, fabbro; maestro Ambrogio da Melzo, maestro Pietro da Desio, maestro Filippo Orino, maestro Ridolfo da Cinisello, maestro Antonio da Tronzano”.

Quell’assemblea fu una delle prime discussioni che videro coinvolti i deputati della Fabbrica e tutto il gruppo degli artefici.

Proviamo a scoprire chi erano i principali “accusatori” di Simone da Orsenigo.

Marco da Campione, nato Marco Frisoni (indicato anche come Marco Frisone), compare nei registri dell’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano (“Marcho de Campiliono dicto de Frixono”) a partire dal 1386: fu uno dei maestri campionesi che presero parte alla progettazione e alla costruzione della cattedrale milanese.
Marco da Campione (da non confondere con Matteo da Campione, che invece fu l’architetto del Duomo di Monza) faceva parte di un vero e proprio team di lapicidi e ingegneri campionesi che aveva il compito di rimediare ai problemi dovuti all’utilizzo e alla lavorazione del marmo.
La storiografia del Duomo lo identifica come uno dei protagonisti più noti degli anni iniziali del cantiere, forse anche tra gli autori del primo progetto.

Zeno da Campione, negli anni successivi alla convocazione in cui era stato chiamato fornire la propria opinione sulle presunte anomalie di progettazione e di costruzione del Duomo, fu uno degli ufficiali delle cave del Lago Maggiore, con i compiti di reperire il marmo che occorreva e di stabilire il numero di maestri e operai necessari.

Giacomo da Campione in un documento del 1387 era definito “magister a lapidibus vivis”.
Nella riunione del 20 marzo del 1388 criticò, in sintonia con gli altri artisti campionesi, il fatto che i due muri perimetrali dell’abside fossero caratterizzati da spessori differenti. Pochi mesi più tardi venne nominato ingegnere della Fabbrica.
Negli anni seguenti, in qualità di ingegnere generale, fu uno dei responsabili dell’andamento dei lavori del cantiere, collaborando in maniera proficua con Giovannino de’ Grassi. Giacomo da Campione fu anche scultore, e per il Duomo realizzò fra l’altro il gruppo scultoreo del Cristo giudice presente nel tabernacolo sull’architrave della porta della sagrestia settentrionale.
Nell’estate del 1398 fu nominato capo ingegnere della Fabbrica, ma mantenne la carica solo per pochi mesi: morì nel novembre dello stesso anno a causa di una malattia che gli aveva praticamente impedito di svolgere la propria mansione.

Bonino da Campione era uno scalpellino, illustre esponente della scultura gotica, appartenente alla famiglia Fusina: veniva spesso chiamato a esprimere il proprio parere rispetto alla costruzione di nuove opere.

Ambrogio Pongione, infine, era con tutta probabilità un ingegnere idraulico che aveva il compito di modellare le bocche del Naviglio grande.

Gli anni successivi

Nonostante gli errori riscontrati in fase di progettazione e lavorazione, Simone da Orsenigo “sopravvisse” alla riunione del 20 marzo 1388 e continuò a lavorare per la Fabbrica.

Non per molto, però: nell’estate del 1389 fu licenziato (“senza che ne apparisca la ragione”, secondo Merzario), venendo sostituito nel suo incarico di ingegnere capo dal parigino Nicolas de Bonaventure (Niccolò Bonaventi). Questi, a propria volta, venne mandato via dalla Fabbrica dopo un anno; al suo posto venne richiamato proprio il maestro Simone, che fu rieletto l’8 luglio del 1390.

Orsenigo, il Monumento dei Caduti
Orsenigo: il Monumento dei Caduti in via Simone da Orsenigo

Sempre nel 1390 fu richiesta la presenza di Simone da Orsenigo (e del “maestro in legname” Tavanino da Castelseprio) presso le cave del Lago Maggiore, per – riferiscono gli Annali – “vedervi ed esaminarvi ciò che è necessario alla fabbrica”.

Nel 1391 il maestro brianzolo mantenne il ruolo di ingegnere della Fabbrica insieme con Giovannino de’ Grassi, Giacomo da Campione e Marco da Carona, risultando responsabile dei lavori fino a novembre. A quel punto venne licenziato di nuovo, “per la ragione, sta scritto, che la spesa del suo salario è soverchia e inutile”; gli fu chiesto, inoltre, di “consegnare i disegni e qualunque altra cosa di spettanza alla fabbrica” (Merzario).

Tutto finito? Macché. Tornato nel frattempo a lavorare ancora per il Duomo, nel maggio del 1392 Simone fu uno dei maestri che presero parte a una riunione in cui vennero affrontati collegialmente i tanti dubbi che aleggiavano sui problemi formali e strutturali del progetto definitivo della chiesa. “Si parlò e si discusse – riferisce il volume di Merzario – di molte cose attinenti al buon ordine, alla solidità e alla bellezza della fabbrica, e particolarmente se dovevasi far qualche cambiamento nel prosieguo della fabbrica col variare i piloni e i contrafforti esteriori dal come si era incominciato. La risposta fu, che l’opera piaceva tale quale era, e non eravi nulla da mutare, e così dovevasi procedere nel lavoro”.

Fino al mese di settembre del 1395, Simone da Orsenigo ricevette uno stipendio di 14 lire e 8 soldi (1 lira valeva 20 soldi); il suo nome non fu più registrato nei documenti a partire dal 1396.

Perché è importante conoscere Simone da Orsenigo oggi

E, quindi, chi è stato davvero Simone da Orsenigo? Difficile dedurlo da “coteste vicissitudini alquanto strane e contradditorie”, per usare le parole di Merzario.

Il continuo tira e molla (assunto, poi licenziato, poi di nuovo assunto, poi di nuovo licenziato) di cui fu protagonista era dovuto alla sua personalità turbolenta? O agli errori da lui compiuti nei lavori? O magari alle invidie dei colleghi?

La data di inizio di costruzione del Duomo di Milano
Il doppio bassorilievo sul muro di cinta di Villa Minoli-Marelli che ricorda l’inizio della costruzione del Duomo di Milano nel 1386

Per provare a rispondere riprendo ancora una volta lo scritto di Merzario: “Se non si presentassero cotesti fatti posteriori, Maestro Simone, che è nominato ingegnere generale del duomo al cominciamento della fabbrica, che disegna, ordina, distribuisce il lavoro, riceve larghe lodi e lauto emulamento, dovrebbe essere dichiarato incontestabilmente autore del duomo di Milano”.

In ogni caso, proprio a Simone da Orsenigo (oltre che a Marco da Campione e Giacomo da Campione) va “il merito di avere iniziata e su tirata dalle fondamenta la fabbrica del Duomo di Milano; di avere calcolato su di un disegno prestabilito e juxta mensuram datam, tutto quanto riguarda le leggi della statica e della meccanica, sia allora, sia di poi, e di aver contemperato lo stile baricefalo teutonico colla italica agilità e leggiadria”.

Simone da Orsenigo è, insomma, il papà (o uno dei papà) del Duomo di Milano.

La lapide che lo ricorda nel centro storico di Orsenigo, ispirata al gotico del Duomo, fu disegnata da Luca Beltrami e realizzata all’inizio del Novecento, con il testo redatto da Carlo Romussi, politico e giornalista milanese; per la scelta del materiale si decise di utilizzare il marmo ricavato dalla stessa cava da cui era stato estratto quello destinato al Duomo.

La lapide per Simone da Orsenigo
La lapide per Simone da Orsenigo sul muro di cinta di Villa Minoli-Marelli

Quella lapide di marmo, che riesci a vedere solo se sai e vuoi cercarla, custodisce il riscatto di un genio dimenticato.

Tra intrighi di cantiere e licenziamenti improvvisi, Simone firmò le fondamenta stesse di uno dei simboli dell’Italia.

Villa Minoli Marelli
Uno scorcio di Villa Minoli-Marelli, sul cui muro di cinta è collocata la lapide che omaggia Simone da Orsenigo

Chiunque ammiri il Duomo di Milano oggi, in fondo, non fa altro che osservare il sogno di Simone da Orsenigo.

Vuoi sostenere Viaggiare in Brianza?






Vuoi condividere con la community di Viaggiare in Brianza le foto delle tue gite? Seguimi e lascia i tuoi commenti sui profili di Viaggiare in Brianza su Facebook, Instagram e X, dove ogni giorno troverai contenuti inediti e idee nuove per le tue passeggiate.

Cerco di scrivere ogni contenuto con la massima precisione e tantissima attenzione, ma qualche errore lo commetto comunque; se in questo o in altri articoli di Viaggiare in Brianza hai notato delle informazioni sbagliate o non aggiornate, clicca qui sotto e scrivimi per inviarmi la tua segnalazione. Grazie mille!

Ti è piaciuto questo post? Fallo conoscere ai tuoi amici!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *