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Gian Domenico Romagnosi, Matilde Azimonti e Luigi Azimonti

Gian Domenico Romagnosi e Carate Brianza

Filosofo, docente universitario, scrittore, matematico, politico: Gian Domenico Romagnosi è stato un illustre intellettuale del periodo risorgimentale dalla biografia a dir poco avventurosa e intrigante. Una vita che nei suoi ultimi anni è stata strettamente collegata anche alla Brianza, e in particolare al paese di Carate, come puoi scoprire leggendo il resto di questo post.

Chi era Gian Domenico Romagnosi

“Su i poggi di Carate agli ultimi anni della sua vita veniva cercando aria più libera, più dolce il gran filosofo e legislatore Giandomenico Romagnosi”. Così scriveva Ignazio Cantù nel 1853 nel volume Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini.

Esattamente 200 estati fa, il filosofo e giurista Gian Domenico Romagnosi iniziava a frequentare in maniera assidua il borgo di Carate Brianza. A partire dal 1823, infatti, il paese cominciò ad accogliere i riposi estivi dell’intellettuale, ospite dell’amico Luigi Azimonti.

Gian Domenico Romagnosi a Carate Brianza
La tomba di Gian Domenico Romagnosi a Carate Brianza

Chi era Gian Domenico Romagnosi? Nato a Salsomaggiore Terme l’11 dicembre del 1761, si laureò in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Parma.

Dopo aver lavorato come notaio ed essere stato pretore di Trento, nel 1799 finì in carcere a Innsbruck con l’accusa di giacobinismo.

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Rimase in prigione per 15 mesi, per poi essere assolto.

Ingegno versatile ed eclettico, dopo essersi dedicato allo studio degli effetti magnetici dell’elettricità andò a Parma a insegnare diritto pubblico all’università.

Incaricato di stilare il progetto di Codice penale del Regno Italico fondato da Napoleone Bonaparte, fu docente universitario anche a Pavia, mentre nel 1815 la pubblicazione dell’opera Della costituzione di una monarchia costituzionale rappresentativa gli attirò contro le attenzioni indesiderate della polizia austriaca.

Tornato a insegnare, a Milano Romagnosi fu in contatto con diversi esponenti del Risorgimento italiano, fra i quali un giovanissimo Carlo Cattaneo.

Dopo aver ottenuto la cittadinanza austriaca, nel 1821 fu di nuovo arrestato, con l’accusa di aver preso parte alla congiura architettata da Federico Confalonieri, Piero Maroncelli e Silvio Pellico.

Fu ancora assolto per insufficienza di prove, ma gli venne proibito di tornare a insegnare.

Si dedicò dunque alla scrittura e allo studio, assumendo la direzione di una pubblicazione – gli Annali universali di statistica – edita da Francesco Lampato con il supporto di Azimonti.

La Cappella Cusani Confalonieri a Carate
Le tombe di Gian Domenico Romagnosi e Luigi Azimonti nella Cappella Cusani Confalonieri di Carate

Divenuto emiplegico, Romagnosi trascorse gli ultimi anni della propria vita tra malattia e povertà.

Morì nel 1835, assistito da Carlo Cattaneo, a cui aveva affidato i propri manoscritti inediti e dettato il proprio testamento.

Chi era Luigi Azimonti

E Luigi Azimonti?

Nato a Milano nel 1782, Azimonti nel corso della propria vita fu a stretto contatto con diversi personaggi ostili al regime austriaco.

Definito come elemento pericoloso nelle carte del processo intentato a Silvio Pellico nel 1814, Azimonti si rivelò un prezioso mecenate per Romagnosi, dopo che questi era stato in carcere nel 1821.

Lo studioso, che aveva trascorso sei mesi in prigione sull’isola di San Michele di Murano, una volta uscito dal carcere non solo si trovava in pessime condizioni di salute, ma era anche privo di mezzi di sussistenza, visto che – come detto – gli era stato proibito di insegnare.

Ecco, dunque, che Azimonti – il quale, anche se era tenuto sotto controllo dalla polizia per le sue idee liberarli, era riuscito a non farsi arrestare – ospitò Romagnosi prima a Milano e poi a Carate.

Il filosofo, così, poteva continuare a dedicarsi ai propri studi, e al tempo stesso per ricompensare l’ospitalità ricevuta si occupava delle pratiche burocratiche legate allo zuccherificio che Azimonti possedeva a Milano.

Fu proprio per ragioni di lavoro che Azimonti nel 1836 si recò a Vienna, con l’intento di difendere gli interessi dei raffinatori di zucchero e in particolare della sua industria.

In Austria, però, fu colpito dal colera, malattia che ne causò la morte.

Gian Domenico Romagnosi, Matilde Azimonti e Luigi Azimonti
Sulla destra, il monumento funebre per Luigi Azimonti. Sul basamento si legge:
Luigi Azimonti
per ingegno rettitudine generosità modi arguti soavi
caro agli amici ai concittadini
negoziante operosissimo
al privato utile congiunto il pubblico
giovò col senno col censo tutte nazionali industrie
create svolte ai suoi tempi
primo in Lombardia
con ingente dispendio solerzia mirabile
avviò a perfezione il raffinamento dello zuccaro
primo donò agli asili infantili perpetua rendita
rapito nel 54° anno dal morbo asiatico
in Vienna di Austria 18 settembre 1836
Lodovica Boga ripatriata mestissima per tanta perdita
volle la spoglia del marito tradotta nel suo Carate
e dopo un decennio qui deposta
colla figlia Matilde e G.D. Romagnosi
che era ospite amico fratello
perché abbia il suffragio dei terazzani
e viva benedetta la sua memoria

Gian Domenico Romagnosi nel cimitero di Carate Brianza

Romagnosi, prima di perire, diede disposizioni di essere sepolto “nel suo Carate”, il paese che lo aveva accolto con generosità e gentilezza.

Dopo la sua morte, avvenuta l’8 giugno del 1835, la sua salma fu accompagnata a Carate dal suo allievo Carlo Cattaneo, in vista della tumulazione nel piccolo cimitero del Loghetto.

Nell’occasione, Cattaneo ebbe modo di visitare anche il luogo in cui avrebbe dovuto essere realizzato il nuovo cimitero di Carate, situato – come scrisse egli stesso – “in un ameno poggio sulla coste del Lambro”.

L’amministrazione comunale aveva approvato il progetto del nuovo camposanto, in base al quale un’imponente architettura avrebbe dovuto essere costruita intorno al monumento dedicato a Romagnosi.

Vi fu, però, l’opposizione delle autorità austriache, ovviamente ostili al filosofo emiliano per le idee politiche da lui manifestate quando era in vita.

La cappella pensata per accogliere il corpo di Romagnosi fu comunque realizzata, anche se sulla base di un progetto ridimensionato rispetto al disegno iniziale. Situata davanti all’ingresso del nuovo cimitero, venne ultimata nel 1845.

Di proprietà comunale, fu poi comprata da Lodovica Boga, vedova di Luigi Azimonti che nel frattempo si era unita in seconde nozze con il marchese Ferdinando Cusani Confalonieri.

La Cappella Cusani Confalonieri
La Cappella Cusani Confalonieri

La Cappella Cusani Confalonieri venne in seguito ampliata con la realizzazione della cripta, dove nel 1847 furono trasferite le spoglie di Luigi Azimonti e di Gian Domenico Romagnosi. Ancora oggi si trovano qui; insieme con loro, anche i resti di Matilde Azimonti, figlia di Luigi morta in giovane età.

Matilde Azimonti
Sulla tomba di Matilde Azimonti si legge:
Per virgineo candore modi soavi mente perspicace ai genitori Luigi e Lodovica unica delizia
colta da lento morbo nel 19° anno dalle fallaci gioie terrene volò al amplesso di Dio il 30 otobre 1845
la vedova madre che in lei sola poneva ogni cura ogni speranza a perenne memoria di lutto e amore
salve anima dilettissima

Nel 1848, le autorità austriache – tornate al potere dopo la parentesi delle Cinque Giornate di Milano e del Governo Provvisorio della Lombardia – ricevettero una denuncia anonima secondo la quale nella Cappella Cusani Confalonieri erano state nascoste bandiere tricolori e armi del Governo Provvisorio.

La cappella fu dunque ispezionata dagli austriaci, a dispetto delle proteste del marchese Ferdinando. Poiché nella cripta non venne trovato nulla, i soldati osarono perfino scoperchiare la bara del Romagnosi: ovviamente senza rinvenire alcunché.

Nel 1849, lo scultore Democrito Gandolfi arricchì la cappella con i due monumenti funebri che si possono vedere attualmente: le erme con i busti di Azimonti e Romagnosi e il monumento per Matilde, raffigurata mentre giace sul letto di morte.

Gian Domenico Romagnosi
Il monumento funebre per Romagnosi. Vi si legge:
Giureconsulto statista filosofo
nato a Salso Maggiore nel Ducato Piacentino
11 dicembre 1761
e morto in Milano 8 giugno 1835
che
desiderò in questo borgo a lui prediletto
per autunnali riposi nell’ultimo suo dodecennio
avere tomba e per epigrafe
il detto dell’apostolo delle genti [San Paolo]
Cursum implevi fidem servavi [Ho terminato la mia corsa, ho mantenuto la mia fede]
Lodovica Boga vedova Azimonti fatta dal vecchio cimitero qui trasportare la salma
perché nel sepolcro di famiglia
posi a lato di Luigi Azimonti
ospite generoso amatissimo
Q[uesta] M[emoria] P[ose]

Di origini bolognesi, Gandolfi fu un esponente del neoclassicismo, nipote e figlio di pittori di fama illustre nella città felsinea. Trasferitosi a Milano per frequentare la Reale Accademia di Brera, fu allievo del Canova. Si occupò, tra l’altro, delle sculture del Cimitero Monumentale di Brescia.

Infine, una curiosità. Ferdinando Cusani Confalonieri fu il nonno di Paolo Caccia Dominioni, illustre architetto del Novecento noto in tutta Italia per aver progettato il sacrario militare di El Alamein e in Brianza per aver ideato l’edificio che oggi accoglie la biblioteca di Missaglia.

Dove si trova il cimitero di Carate Brianza

Il cimitero di Carate Brianza si trova in viale Rimembranze.

Carate Brianza, il cimitero
L’ingresso del cimitero di Carate; ai lati, i bassorilievi realizzati dallo scultore Santo Caslini

Se hai intenzione di arrivare a Carate Brianza in auto, troverai parcheggio direttamente davanti al cimitero.

Hai in mente di arrivare a Carate Brianza in autobus? In questo caso ti conviene utilizzare la linea Z232 o la linea Z242 e scendere alla fermata Agliate / Milite Ignoto. Da qui, lasciandoti il ponte di Agliate alle spalle, percorri via Milite Ignoto fino a quando non troverai viale Rimembranze alla tua destra: in cima alla salita c’è il cimitero.

Infine, qualora tu decida di arrivare a Carate Brianza in treno, devi fare riferimento alla stazione di Carate Calò. Da via della Stazione, gira a sinistra in via Leonardo da Vinci, e dopo il tornante in discesa vai a sinistra in via Sette Gocce. Attraversato il ponte, svolta a destra in via Fiume e percorrila fino in fondo. Allo stop vai dritto in viale Trento Trieste e poi tieni la destra per proseguire in viale Mazzini. Arrivato all’incrocio della Chiesa della Madonna di San Bernardo, svolta a destra in via Milite Ignoto. Dopo poche decine di metri vedrai viale Rimembranze alla tua sinistra.

Che cosa vedere a Carate Brianza

Il cimitero di Carate Brianza potrebbe essere il punto di partenza per una passeggiata che ti permetta di scoprire tutti gli altri luoghi storici della città. Per sapere che cosa vedere a Carate Brianza, ti basta leggere il post qui sotto: troverai anche consigli su dove fermarti a pranzo o a cena nei dintorni!

Che cosa fare a Carate Brianza: guida per turisti





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