A Lurago d’Erba la Chiesa di San Giovanni Evangelista non è solo un monumento, ma il simbolo di una comunità davvero tenace. In questo post ti racconto tutta la sua storia ripercorrendo le tappe dell’incredibile saga locale che ha permesso a questo delizioso borgo della Brianza comasca di vedere nascere la sua parrocchiale. Buona lettura!
Tutto quello che ti serve sapere
Lurago d’Erba, Chiesa di San Giovanni Evangelista: la storia
Anche quando gli uomini falliscono e i loro progetti sembrano addormentarsi nel buio degli archivi, c’è una scintilla che continua a bruciare e a chiedere spazio.
A Lurago d’Erba la fatica di edificare la Chiesa di San Giovanni Evangelista si è intrecciata con i grandi drammi della storia italiana, dalle rivolte milanesi del 1898 alla tragedia della Grande Guerra.
Tra lotte di quartiere, testamenti svenduti e preti licenziati, ecco la telenovela sacra di questo piccolo paese della provincia di Como.

Il 10 giugno del 1752 giungeva in visita pastorale a Lurago d’Erba l’arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli.
In quell’occasione l’arcivescovo ebbe modo di osservare la chiesa parrocchiale del paese, intitolata a San Giovanni Evangelista, e tutti gli altri edifici sacri del territorio: la Chiesa di Santo Stefano tra Careggia e Colciago, il Santuario di Loreto (amministrato dai marchesi Crivelli), la Chiesa di San Rocco e di San Sebastiano (appartenente alla Confraternita dei Disciplini), la Cappella di Sant’Antonio (privata, di proprietà dei conti Sormani, che l’avevano ereditata dal marchese Federico Giussano) e la Chiesa di Sant’Antonio Abate di Calpuno (il cui patronato era dell’Abbazia di Sant’Antonio di Milano).
Il cardinale Pozzobonelli, inoltre, si recò presso la Chiesa di San Giorgio, che era in condizioni pessime (al punto che l’anno successivo avrebbe ordinato di abbatterla e far erigere al suo posto una croce; in realtà poi la chiesa non fu demolita, ma venne adibita ad abitazione privata).
L’arcivescovo si trovò d’accordo con il parroco di Lurago, don Pietro Paolo Caldara, nel constatare che la Chiesa di San Giovanni Evangelista fosse troppo piccola (all’epoca il paese contava oltre 1.400 abitanti), e che pertanto fosse necessario costruirne una nuova.
Don Caldara, dunque, redasse un piano di finanziamento per la realizzazione di una nuova chiesa: egli stesso riteneva la parrocchiale esistente “la più infelice della Pieve”, perché era – parole del parroco – “stretta ed assolutamente incapace per capire i suoi parrocchiani”, e in più “disadorna, antica, oscura e direi quasi irregolare”.
Per trovare i fondi economici necessari ai lavori, don Caldara aveva pensato di utilizzare l’eredità che era stata lasciata per le nubende da don Gerolamo Porta, che era stato parroco di Lurago tra il 1635 e il 1686: tale eredità “era stata malamente venduta, gravando i compratori di alcuni obblighi” (come riferito da Carlo Marcora nel libro Lurago d’Erba. Note storiche, volume da cui sono tratti gli altri virgolettati che troverai nel resto di questo articolo).
Il parroco intendeva convocare i compratori in questione e giungere a un accordo con loro, liberandoli degli oneri facendo pagare loro un quinto di quanto avevano speso per accedere all’eredità, che “era stata venduta a vil prezzo, senza le debite autorizzazioni dei marchesi Crivelli, chiamati dal testamento del curato Porta ad esserne gli Amministratori”.
Don Caldara, tuttavia, non fece in tempo a vedere concretizzarsi il proprio progetto, poiché morì nel giugno del 1753.
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Come nuovo parroco di Lurago fu nominato il barzaghese Teodorico Redaelli, che, però, ebbe vita difficile in paese.
Egli, infatti, non veniva riconosciuto dalle comunità di Careggia e di Colciago, che insieme contavano 500 abitanti e pretendevano un sacerdote apposta per loro: richieste che, però, venivano rifiutate.
In più don Redaelli dovette difendersi dalle accuse del suo coadiutore, che lo aveva denunciato ai suoi superiori definendolo “ignorante, avaro, ingordo, maldicente, vendicativo, non adempiente i suoi doveri”.
In difesa del parroco dovette intervenire direttamente il prevosto di Incino, Giuseppe Giudici, mentre il coadiutore fu licenziato.
Il clima non era dei migliori, insomma, e anche per questo il progetto di una nuova chiesa rimase dormiente.
Il massimo che fece don Redaelli fu provare a ottenere un altare di marmo proveniente dall’oratorio soppresso nella Chiesa di San Pietro di Cremella, ma il suo tentativo non ebbe successo.
Don Redaelli morì nell’aprile del 1789, e al suo posto venne scelto come nuovo parroco il sacerdote oblato Antonio Pozzi: colui che, finalmente, riuscì a far ingrandire la parrocchiale.
Il 24 maggio del 1790 i maggiorenti di Lurago (fra cui il conte Alessandro Sormani) presentarono alla Regia Intendenza Provinciale una richiesta di approvazione del progetto di ampliamento della chiesa: l’idea era quella di distruggere l’oratorio annesso alla parrocchiale per utilizzarne i materiali.
Prima che le istituzioni dessero una risposta, venne sottoscritto un contratto con il capomastro Carlo Zari, per un costo di 4.600 lire; a Lurago, evidentemente, avevano molta fretta, visto che i lavori iniziarono senza che ancora fossero arrivate le necessarie autorizzazioni.
La burocrazia, comunque, non intralciò le operazioni: l’ampliamento della Chiesa di San Giovanni Evangelista fu ultimato nel 1794.
Il tempo passò… e, decennio dopo decennio, la popolazione aumentò.
Nel maggio del 1901 giunse a Lurago in visita pastorale il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, secondo il quale doveva essere costruita una nuova chiesa parrocchiale.
Quella visita pastorale fu densa di significato per il paese, anche perché l’ultima visita di un arcivescovo era stata quella di Pozzobonelli, un secolo e mezzo prima.
In realtà il cardinal Ferrari sarebbe dovuto giungere a Lurago già nel 1898: il suo arrivo era previsto per il 22 maggio, ma quelli erano i giorni successivi alla rivolta di Milano, con lo stato d’assedio posto dal generale Bava Beccaris, la nomina di un Regio Commissario Straordinario e l’arresto di don Davide Albertario, direttore dell’Osservatore Cattolico: in una situazione simile l’arcivescovo non si sarebbe potuto spostare da Milano, e dunque la visita a Lurago era stata annullata.
Nel 1901, invece, tutto filò liscio; in seguito a quella visita pastorale, Lambrugo venne staccata da Lurago e diventò parrocchia a sé.
Il cardinale Ferrari tornò a Lurago di nuovo – accolto dal parroco Luciano Cattorini – nell’aprile del 1907: in quell’occasione notò che la raccomandazione di sei anni prima – quella di costruire una nuova chiesa – non era stata presa in considerazione, e pertanto insistette di nuovo su questo punto.
D’altra parte, all’epoca Lurago contava ben più di 2mila abitanti, e la parrocchiale era effettivamente troppo piccola.
La nuova chiesa parrocchiale di Lurago d’Erba
Don Cattorini non stette con le mani in mano, e si adoperò per il progetto di un nuovo edificio sacro in stile basilicale.
Tuttavia nel novembre del 1910 don Cattorini morì; al suo posto venne nominato don Giuseppe Nava, in precedenza parroco di Ferno.
Il nuovo parroco diede l’impulso decisivo per la costruzione della nuova chiesa e per questo si rivolse a don Enrico Locatelli, parroco di Vergiate che negli anni precedenti si era già occupato della progettazione di diversi edifici sacri (per esempio la Chiesa di San Domenico di Legnano e la Chiesa di Sant’Anna di Besozzo Inferiore).
La Commissione Diocesana approvò il progetto redatto da don Locatelli, e per trovare i fondi necessari alla costruzione della nuova parrocchiale venne aperta una sottoscrizione pubblica; un contributo prezioso giunse dal lascito del sacerdote luraghese Pietro Buzzoni, che dal 1868 era stato il prevosto di San Rocco a Milano (l’attuale parrocchia di Sant’Andrea a Porta Romana).
La nuova chiesa sarebbe stata costruita nel punto in cui sorgeva quella vecchia, il che poneva un interrogativo: dopo l’abbattimento della parrocchiale e durante i lavori per la costruzione di quella nuova, dove sarebbero state celebrate le funzioni?
La soluzione più ovvia fu quella di optare per il vicino Santuario della Madonna di Loreto (l’attuale Battistero di via Cavour).

La prima pietra del nuovo edificio fu posata e benedetta dal cardinale Ferrari il 9 aprile del 1912, e… già un anno dopo la chiesa era pronta!

Consacrata dal cardinal Ferrari il 13 agosto del 1913 e pensata per accogliere 1.800 persone, la nuova parrocchiale era costata 160mila lire: una spesa che fu possibile sostenere anche grazie al contributo della popolazione locale.
La torre campanaria
Mancava, però, il campanile. Don Nava pensò di erigerlo dopo la Prima Guerra Mondiale, suggerendo che esso avrebbe potuto svolgere anche la funzione di Monumento ai Caduti in Guerra: la comunità luraghese accolse con entusiasmo la proposta.
La torre campanaria – costata poco più di 255mila lire – fu inaugurata nell’aprile del 1928 dal cardinale Eugenio Tosi, arcivescovo di Milano.

Don Nava morì nel febbraio del 1942.
Il nuovo parroco fu don Abramo Mauri, che ebbe la “pia e geniale idea di mettere sotto lo sguardo dei Luraghesi la buona immagine paterna di monsignor Nava”: infatti il 18 agosto del 1945 venne inaugurato un busto in bronzo che ritraeva don Giuseppe Nava realizzato dallo scultore locale Angelo Casati.

Il bronzo venne posizionato sull’architrave della porta di ingresso della torre campanaria, ed è qui che si può osservare ancora oggi: a memoria di colui che non solo consentì la costruzione della nuova chiesa (e della casa parrocchiale) di Lurago, ma soprattutto si mostrò sempre disponibile e generoso, in tempo di pace e in tempo di guerra, “sia per le necessità spirituali che per le necessità materiali con dedizione e carità estesa a tutti, di qualunque idea, di qualunque condotta fossero”.
Quello sguardo in bronzo di don Nava è la firma finale su un’impresa epica: non custodisce soltanto il volto di un parroco generoso, ma l’anima di un intero popolo che ha saputo costruire la propria casa.
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