Nell’agosto del 1975 una scimmia di nome Diego scappò dallo zoo di Cogliate e vagò per alcuni giorni tra i boschi delle Groane e le strade della Brianza. Catturarla (senza farle male) fu un’impresa più difficile del previsto: l’episodio ebbe risalto anche sui giornali nazionali. Continua a leggere per conoscere nel dettaglio questa curiosa storia!
Tutto quello che ti serve sapere
Diego e lo zoo di Cogliate
“È fuggito ‘Diego’ l’orango ghiottone”.
Così titolava La Stampa di sabato 23 agosto 1975 narrando, tra il serio e il divertito, un episodio di cronaca che riguardava la Brianza.
Nella mattinata del 21 agosto una scimmia di nove anni della specie Papio hamadryas, di nome Diego, scappò dallo zoo di Cogliate.
In quello zoo Diego era giunto l’anno prima, dopo che la famiglia milanese a cui apparteneva si era dovuta trasferire negli Stati Uniti e lo aveva venduto per 400mila lire.

L’animale aveva – secondo quanto riportato dalla Stampa – un “carattere fondamentalmente docile, a meno che lo si molesti o che soffra la fame”.
Alto un metro e mezzo e pesante 70 chili, Diego sollevò la tettoia della gabbia in cui era rinchiuso, per poi sparire nel nulla.
Dopo essere scappato dallo zoo, raggiunse il parco di una villa: i figli dei proprietari – bimbi piccoli – ci giocarono insieme e gli diedero da mangiare dei biscotti. Innocenti e ignari di tutto: d’altra parte la notizia di una scimmia in fuga non si era ancora diffusa.
Passarono ben quattro ore prima che i bambini e il loro nuovo amico fossero raggiunti da una persona adulta: si trattava della cameriera della villa, che alla vista della scimmia iniziò a urlare per lo spavento.
Diego, inevitabilmente, si dileguò.
Le ricerche a Cogliate
Nel giro di breve tempo tutta Cogliate venne a sapere ciò che era successo.
Partirono le ricerche, guidate dal proprietario di Diego, Renato Verderi, che cercava di tranquillizzare la cittadinanza: è un animale mansueto, diceva.
Per trattenerlo sarebbero stato sufficiente avvicinarglisi lentamente e offrirgli qualcosa da mangiare.
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi.
Diego arrivò davanti all’abitazione di un muratore, che gli diede delle arachidi: mentre Diego le sgranocchiava, l’uomo provò ad acchiapparlo, senza successo; anzi, venne graffiato a un braccio dall’animale, che poi scappò fra i campi di granoturco.
La fuga della scimmia innescò le reazioni più disparate: più di qualcuno si chiuse in casa per timore di un incontro ravvicinato con l’animale; molti ragazzini, invece, si fiondarono nei boschi sperando proprio di trovarlo.
Meno spensierati erano alcuni cacciatori e contadini che, doppiette e forconi in mano, non avevano altro obiettivo che quello di abbattere Diego.
Chi vedeva la scimmia saltare in strada la osservava, ma non osava avvicinarsi, per paura.
Diego, però, probabilmente di paura ne aveva anche di più.
Gli avvistamenti a Ceriano Laghetto
L’animale passò la notte fra il 21 e il 22 agosto nei boschi; il mattino successivo raggiunse Ceriano Laghetto.
Anche qui si innescò la mobilitazione degli abitanti e delle forze dell’ordine.
Si susseguirono avvistamenti tra via Piave, l’oratorio e il frutteto; una ragazza raccontò di aver scorto la scimmia intenta a mangiare fichi e pere per due ore.
Qualcuno provò ad offrire delle caramelle al goloso Diego, che non si lasciò sfuggire quel ghiotto dono.
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Un uomo si fece coraggio e provò ad afferrare la scimmia, ma rimediò morsi e ferite (comunque non gravi).
Con il passare delle ore la situazione iniziò a passare il limite tra il comico e il preoccupante.

Un veterinario di Milano suggerì che solo il proprietario si sarebbe dovuto avvicinare a Diego.
In effetti Verderi sembrò farcela, nel pomeriggio del 22 agosto: riuscì a prendere per mano Diego, ma poi questi scappò quasi subito, spaventato dalle urla della gente.
Verderi, allora, propose di far intervenire i pompieri di Seregno, affinché stordissero l’animale con un getto d’acqua, così da renderne più semplice la cattura.
Il comando di Milano, tuttavia, proibì ai vigili del fuoco seregnesi di uscire con l’autobotte: “Il recupero di bestie non è nostro compito, perché non è in pericolo una vita umana e non abbiamo tempo da perdere.”
Si cercò un’altra strada, coinvolgendo l’Ente Nazionale Protezione Animali di Milano con la richiesta di intervento di una guardia zoofila con un fucile o una pistola anestetizzante.
Anche in questo caso, niente da fare: tutto ciò di cui disponevano a Milano era un laccio per cani, che evidentemente non sarebbe stato sufficiente per accalappiare Diego.
Un incaricato dell’ente giunse comunque a Ceriano, ma non ottenne alcun risultato.
Trascorse un altro giorno.
Il 23 agosto, in un bosco di Ceriano Laghetto, un vigile si avvicinò a Diego, che reagì mordendolo e scappando.
Giunse a Ceriano una pattuglia di guardie zoofile, a cui Verderi fornì un fucile anestetizzante che aveva appositamente acquistato a Milano.
La Stampa del 24 agosto 1975 riportò il pensiero del brigadiere dei carabinieri che conduceva le ricerche: “Mi sembrerebbe di uccidere un uomo se sparassi ad una bestia così”. Almeno a parole, non c’era alcuna intenzione di far male all’animale.
La cattura a Barlassina
La fuga di Diego si concluse il 25 agosto, a Barlassina, sulla Comasina: mentre stava attraversando la strada, l’animale fu investito da un’auto guidata da un ragazzo di 32 anni, Franco Redaelli.
L’uomo, trovatosi la scimmia di fronte all’improvviso, frenò ma non riuscì a evitare l’impatto.
Ferito, Diego trovò riparo in un capannone, mentre Redaelli contattò le guardie zoofile, i carabinieri e Verderi.
I militari circondarono l’edificio.

Arrivò il veterinario Gianfranco Garberi, che vide Diego: era ferito e stanco.
La scimmia rinunciò a qualunque tentativo di fuga: dolorante, mangiò la frutta e le caramelle che le offrì il veterinario, il quale poi – con la dovuta dolcezza – iniettò dell’anestetico a base di morfina, aiutato da un carabiniere e una guardia zoofila.
Opportunamente medicato, rifocillato e addormentato, Diego – dopo quattro giorni di libertà nel verde delle Groane – venne ricondotto nell’infermeria dello zoo.
Si riprese dopo pochi giorni.
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