Il colle di Calvenzana a Rogeno offre uno sguardo sulla Brianza lecchese che riconcilia lo spirito. Qui sorge un piccolo oratorio, intitolato a San Marcello, che ricorda il fuoco delle persecuzioni antiche patite dai cristiani, degli intrighi di potere in seno alla Chiesa e di un papa finito in esilio: ti racconto tutta la storia.
Tutto quello che ti serve sapere
Calvenzana, Rogeno: la storia della Chiesa di San Marcello
La Chiesa di San Marcello di Calvenzana, frazione di Rogeno, è un piccolo edificio sacro situato su un colle da cui si gode di un’incantevole vista panoramica sulla Brianza lecchese.
Caratterizzata da un campanile a vela e da una semplice facciata a capanna, con portale di ingresso in pietra, la chiesa all’interno accoglie un dipinto dell’Annunciazione alle spalle dell’altare maggiore, in un presbiterio decorato con balaustre in pietra e affreschi sulla volta.
La piccola chiesetta di Calvenzana è una delle più antiche della Brianza lecchese.
In un opuscolo denominato Odoporicon, note di visita pastorale risalente nel 1940 e scritto dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, al tempo arcivescovo di Milano, si legge: “Tanto il nome del pago [cioè del territorio], come il santo Patrono attestano l’alta antichità del luogo. È ben possibile, che verso il IX secolo qualcuno abbia trasportato da Roma una parte delle reliquie di S. Marcello, deponendole nell’oratorio di ‘Calvenzianum’”.
Secondo il cardinale Schuster, dunque, la chiesa di Calvenzana fu costruita prima del IX secolo, in epoca longobarda.
È stata avanzata l’ipotesi che qui anticamente sorgesse una fortificazione di origine romana a difesa di un guado sul torrente Bevera, da cui passava un’importante arteria che univa Milano con i territori più settentrionali; poi, all’epoca della prima evangelizzazione cristiana nel forte sarebbe stata costruita una cappella dedicata a San Marcello, martire romano.
Quel che è certo è che il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, inventario delle chiese della diocesi milanese compilato alla fine del XIII secolo dal presbitero Goffredo da Bussero, riferiva di oltre 60 cappelle e chiese governate dal Prevosto di Incino: tra queste, però, San Marcello in Calvenzana non veniva citata, non perché non esistesse ancora ma perché, con tutta probabilità, all’epoca era una cappella privata.
Esistono atti che testimoniano che la chiesa di Calvenzana possedeva terreni a Luzzana (nella Bergamasca) già nel 1166 e nel 1182, anche se quei documenti facevano riferimento a un’intitolazione a San Marcellino e non a San Marcello (la dedicazione a San Marcellino è piuttosto rara, e nei dintorni di Rogeno si trova solo a Velate, corte monzese, e in due sedi capitaneali, Besana e Imbersago – i capitanei erano, tra l’XI e il XII secolo, i maggiori vassalli del vescovo di Milano).
Un inventario della Chiesa di Monza a Luzzana risalente al 1205, addirittura, non menzionava né San Marcello né San Marcellino, ma Santa Marcella e Santa Marcellina, forse per influenza di un cenobio femminile situato a Garbagnate Monastero, a breve distanza da qui.
Tuttavia, già in due atti notarili della fine del XIV secolo ritornò la dedicazione a San Marcellino.
Come racconta l’opuscolo redatto qualche anno fa dall’unità pastorale di Casletto e Rogeno per ricostruire la storia del luogo, nel 1451 il possesso della chiesetta di Calvenzana passò al frate Antonio De Ciceri, canonico di Incino.
Poi nel XVI secolo Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, notando che Calvenzana era quasi priva di abitanti, “ne soppresse la cura d’anime” (come scritto nel 1940 dal cardinale Schuster): in altri termini, cancellò la parrocchia di Calvenzana e riunì il suo beneficio a quello di Alserio al fine di garantire la sussistenza al suo cappellano.
Esiste anche un documento di fine Cinquecento (una mappa di varie chiese del territorio) che descrive le caratteristiche che la chiesa aveva all’epoca: a ingresso unico, con l’altare situato di fronte, nella piccola abside, dalle dimensioni ridotte per via del tetto a capanna dell’edificio.
In quel tempo la chiesa di Calvenzana aveva già ritrovato l’intitolazione a San Marcello, che poi avrebbe mantenuto fino ai giorni nostri.

Ma chi era San Marcello?
Chi era San Marcello
Secondo il Catalogus Liberianus, una lista dei vescovi di Roma che iniziava con Pietro e si concludeva con Liberio (morto nel 366), il romano Marcello fu eletto papa dal clero romano nell’anno 308, ma già due anni prima era stato scelto come successore del papa precedente, Marcellino, che aveva abdicato nell’ottobre del 305.
Marcello, dunque, ascese al soglio pontificio in seguito alla rinuncia del suo predecessore e a un lungo periodo in cui la sede apostolica era stata vacante; anche per questo la Chiesa si trovava in una situazione pessima: le attività ordinarie erano state sospese, alcuni luoghi di riunione erano stati confiscati e così pure diversi cimiteri.
Per di più, molte persone avevano abiurato la fede per via delle persecuzioni di Decio e Diocleziano: erano i cosiddetti lapsi (in latino, “caduti”) cioè coloro che, per le minacce subite e la paura di essere torturati, avevano rinnegato il cristianesimo e compiuto atti di adorazione degli dèi pagani.
Terminate le persecuzioni, però, in tanti pretendevano di essere riammessi in comunione senza compiere atto di penitenza.
Divenuto papa, Marcello si occupò subito di riorganizzare la Chiesa, e divise il territorio metropolitano in 25 tituli, cioè distretti (più o meno come le parrocchie attuali), ponendo a capo di ognuno di essi un presbitero: questi si occupava delle celebrazioni liturgiche, dei battesimi, della preparazione dei catecumeni, della cura dei luoghi di sepoltura e della somministrazione delle penitenze.
L’opera di rinnovamento di Marcello, tuttavia, subì una battuta d’arresto proprio a causa della controversia dei lapsi.
Il pontefice, pretendendo che le antiche tradizioni venissero rispettate, impose la penitenza a chi desiderava essere riammesso e si rifiutò ostinatamente di ammorbidire la propria posizione.
Cosa avvenne poi? Lascio raccontare il resto della storia all’epigrafe realizzata da papa Damaso I per la tomba di Marcello.
Marcello, poiché “manifestò ai lapsi l’obbligo che avevano di espiare il loro delitto con le lacrime della penitenza, fu considerato da quei miserabili come un terribile nemico. Di qui il furore, l’odio, la discordia, la sedizione, la morte. A causa del delitto di uno che anche durante la pace rinnegò Cristo, Marcello fu deportato, vittima della crudeltà di un tiranno”.
Il tiranno in questione era Massenzio, che nel 306 si era autoproclamato imperatore: egli aveva creduto alle accuse dei ribelli che avevano formato un partito in opposizione a Marcello, e quindi ritenne il papa responsabile dei disordini. Per questo motivo lo mandò in esilio: era l’inizio del 309.
Costretto a lasciare Roma, Marcello morì; poco dopo iniziò a essere venerato come santo.
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Ancora oggi la festa di San Marcello – a Calvenzana come nel resto d’Italia – viene celebrata il 16 gennaio, la data alla quale si fa risalire la morte del santo, i cui resti si trovano a Roma, presso l’altare maggiore della Chiesa di San Marcello al Corso.
Calvenzana, Rogeno: la Chiesa di San Marcello oggi
Ma torniamo a Rogeno: negli ultimi anni, la chiesetta di Calvenzana ha beneficiato di un prezioso lavoro di manutenzione e di rinnovamento grazie all’opera di un comitato di cittadini nato ad hoc.
È il miracolo della custodia: finché qualcuno si prenderà cura di una traccia di bellezza, il piacere di fare le cose senza alcun tornaconto economico continuerà a salvare il mondo.
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