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La chiesa parrocchiale di Cimnago

Cimnago, la Chiesa di San Vincenzo Martire

In questo post ti porterò a Lentate sul Seveso per farti conoscere la suggestiva frazione di Cimnago e la Chiesa di San Vincenzo Martire, costruita (non senza difficoltà) più di un secolo fa: uno dei luoghi storici del paese che meritano di essere visti e fotografati. Sei pronto a scoprire questo piccolo pezzo di Brianza?

La storia della chiesa

La Chiesa di San Vincenzo Martire di Cimnago fu eretta negli anni Venti del Novecento.

Cimnago, chiesa parrocchiale di San Vincenzo
La chiesa parrocchiale di Cimnago, intitolata a San Vincenzo Martire

Già dall’inizio del secolo, tuttavia, a Cimnago si era palesata la necessità di costruire una chiesa che prendesse il posto dell’Oratorio di San Vincenzo Martire, esistente dal Cinquecento ma ormai ritenuto di dimensioni troppo modeste per poter accogliere degnamente i fedeli.

I buoni propositi finalizzati all’erezione di un nuovo tempio, però, erano stati a lungo ostacolati dai costi della manodopera e del materiale, eccessivi rispetto ai fondi disponibili.

Come se non fossero bastate le incertezze economiche, altri guai si susseguivano uno dietro l’altro: la morìa di mucche e vitelli, preziose risorse per le entrate della popolazione locale; le precarie condizioni di salute del parroco, don Pietro Restelli, colpito dall’influenza spagnola; e soprattutto la difficoltà a trovare un’impresa seria a cui affidare i lavori. La prima ditta che aveva accettato l’incarico, infatti, inizialmente aveva concesso pagamenti dilazionati in dieci anni, ma poi aveva cambiato idea pretendendo subito i contanti.

Finalmente nel 1923 tutto sembrò sistemarsi: fu individuato il terreno su cui la nuova chiesa avrebbe dovuto essere costruita (un appezzamento dopo le ultime case del centro abitato, verso Novedrate) e si piantarono due pini per indicare che proprio in quel punto sarebbe sorto il nuovo tempo.

Durante le domeniche estive, i cimnaghesi iniziarono a lavorare a titolo gratuito per estrarre dal Seveso la sabbia che poi veniva trasportata dagli animali concessi dagli allevatori del posto.

A ottobre, però, il proprietario della maggior parte dei terreni di Cimnago, Luigi Bizzozzero, decise che la chiesa avrebbe dovuto essere realizzata in un posto diverso rispetto a quello che era già stato individuato. Tutto da rifare, insomma.

Effettuate le misurazioni del caso, attraverso una scrittura privata Bizzozzero donò uno dei propri appezzamenti alla futura Fabbriceria.

A questo punto furono presentati due progetti per l’erezione della chiesa: uno concepito da don Ambrogio Moioli, ispirato alla chiesa dell’oratorio di Lazzate, che avrebbe comportato un esborso complessivo di 80mila lire; l’altro proposto dall’ingegner Angelo Terragni, con una previsione di spesa di quasi 150mila lire.

A essere scelto fu il progetto di Terragni; ma la spesa di 150mila lire era ritenuta eccessiva, anche perché un (non improbabile) aumento dei prezzi del materiale e della manodopera avrebbe potuto far crescere la cifra fino a 180mila lire.

Che fare, dunque? I cimnaghesi avevano bisogno di una chiesa a tutti i costi, perché non sopportavano più l’idea di doversi recare a Lentate o – ancora peggio! – a Novedrate per andare a messa (in questo articolo ti racconto le origini e i motivi della faida tra Cimnago e Novedrate).

La Curia, dunque, suggerì di rivolgersi alla Scuola d’Arte Sacra di Milano, affinché venisse redatto un progetto che non superasse le 80mila lire di spesa.

L’architetto don Giuseppe Polvara, direttore della scuola, accettò l’incarico, ma a condizione che venisse prima interpellato in merito l’ingegner Terragni: quest’ultimo, magnanimo, rinunciò al proprio progetto e non chiese alcun compenso; così don Polvara poté mettersi al lavoro.

Intanto, già ad agosto del 1924 era stata posata – in presenza di monsignor Giovanni Balbiani, canonico del duomo di Milano – la prima pietra del nuovo tempio.

I lavori effettivi, comunque, cominciarono solo nel gennaio del 1925, affidati al capomastro Carlo Magnaghi e all’operaio Vincenzo Veronelli di Mocchirolo.

Ed ecco un nuovo imprevisto far capolino: una volta segnate le fondamenta, ci si accorse che la nuova chiesa sarebbe stata comunque troppo piccola.

E dunque? Continuare con i lavori, per poi ritrovarsi con un tempio di dimensioni insufficienti, o bloccare tutto per mettersi in cerca di nuovi fondi che consentissero di finanziare la costruzione di un edificio più grande?

Si scelse di indire un referendum, il cui esito portò a una richiesta di ampliamento.

Il Magnaghi accettò, ma – ovviamente – pretese altri soldi: la richiesta era di un supplemento di 25mila lire.

Spalle al muro, don Polvara inviò a Cimnago il suo vice, don Giacomo Bettoli, il quale provò a convincere la popolazione locale che la chiesa che si stava realizzando sarebbe stata grande abbastanza, e che in ogni caso non ci sarebbero state le risorse economiche indispensabili per l’ampliamento.

Tutto inutile, però. Messa al corrente della questione, la Curia fece sapere che – grande o piccola che fosse – la nuova chiesa avrebbe dovuto essere costruita nel più breve tempo possibile: se ampliamento doveva essere, che lo fosse.

Don Polvara allora rimise mano al proprio progetto, allungando la chiesa e rendendola anche più larga.

Sistemate le fondazioni, i lavori con il passare dei giorni procedettero sempre più spediti, anche perché ai primi due muratori impegnati inizialmente se ne aggiunsero altri quattro. La domenica, poi, tanti cimnaghesi davano una mano come potevano: gratuitamente, ça va sans dire.

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Ad agosto del 1925, la chiesa era già pronta: il 27 settembre fu benedetta.

In seguito, alcune donne di Cimnago raccolsero soldi per acquistare dalla ditta Luigi Raffaelli di Milano una statua della Vergine da collocare in chiesa: alla spesa totale di 380 lire contribuì la cassa delle Figlie di Maria. L’opera fu poi decorata a titolo gratuito dall’artista medese Primo Busnelli.

La parrocchia, grazie ad alcuni prestiti, riuscì a estinguere nel 1931 il debito con la ditta costruttrice; ma, sempre a causa delle significative ristrettezze economiche, l’acquisto delle campane non poté essere portato a termine prima del 1937.

Le tre nuove campane destinate al piccolo campanile furono realizzate dalla ditta Carlo Ottolina di Seregno; giunsero a Cimnago l’11 aprile del 1937, trasportate su tre carri addobbati preceduti da ragazzi cimnaghesi, in bici o a cavallo, vestiti da fantini.

Pochi giorni più tardi, fu emanato il decreto di erezione della parrocchia di Cimnago, sottoscritto dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano.

In chiesa, però, mancava ancora l’altare in marmo. Inizialmente si pensò di prendere quello della Chiesa di San Michele di Cantù, ma l’idea fu abortita perché il manufatto non era in stile, e soprattutto perché il costo di 10mila lire era ritenuto troppo elevato.

Un nuovo altare fu collocato in chiesa solo nel 1941: progettato dal geometra Alberto Bondielli, venne realizzato con marmi provenienti da Massa Apuania e costò meno di 9mila lire.

Cimnago, Chiesa di San Vincenzo Martire: la consacrazione

Il 16 settembre del 1942 la Chiesa di San Vincenzo Martire fu consacrata dal cardinale Schuster in occasione della sua visita pastorale alla parrocchia.

L’arcivescovo, in realtà, pensava che avrebbe provveduto alla celebrazione in un’altra occasione, immaginando che la chiesa non fosse ancora pronta; ma, una volta giunto in paese, constatando che in realtà tutti i lavori erano stati conclusi scelse di procedere con la consacrazione.

Solo che… mancava tutto il necessario.

Per esempio, oltre al parroco servivano altri cinque preti. In tutta fretta furono contattati il parroco di Camnago e quello di Copreno; venne chiesto anche ad altri sacerdoti di presentarsi il mattino successivo alle 4 per la cerimonia, ma solo tre diedero la propria disponibilità. Quindi ci si rivolse al parroco di Lentate, pregandolo di contattare i preti di Barlassina: questi, per fortuna, accettarono di presenziare alla cerimonia.

Ma gli ostacoli non erano finiti. Servivano delle reliquie (e una teca che le custodisse). C’erano quelle di San Giovanni Bosco e di San Giuseppe Cottolengo, ma non erano adatte, perché occorrevano reliquie di martiri: si trovarono quelle di Santa Virginia e Santa Lucia. E la teca? Tra tante scatolette con dentro cianfrusaglie e chiodi, non se ne scovò una decente; infine con molta fatica si individuò un contenitore adeguato.

Tutto a posto? Macché. Ci voleva anche una piantina di issopo, che ovviamente mancava. Si cercarono erbe aromatiche in giardino: niente, nemmeno un po’ di rosmarino. Fu quindi dato mandato a un ragazzetto di mettersi in cerca di ramoscelli di ulivo per tutta Cimnago: missione compiuta.

Ma poi ci si accorse che mancava un secchio con la cenere; ci si recò al forno del panettiere e anche questo compito fu assolto.

Finalmente la consacrazione poté avere luogo, con sacerdoti e diaconi giunti da Barlassina, Novedrate, Figino e Copreno.

Cimnago, Chiesa di San Vincenzo Martire: le decorazioni

Tra il 1949 e il 1950, la chiesa fu dipinta da Primo Busnelli, che si occupò anche della decorazione della Cappella della Vergine, disegnando due alberi i cui frutti consistevano nei 15 Misteri del Rosario.

Nel 1972, la posa del nuovo presbiterio, progettato dal geometra Aquilino Longoni, fu accompagnata dall’inserimento di un moderno fonte battesimale, realizzato dallo scultore medese Alberto Ceppi, autore anche del frontale della mensa dedicato a Eucarestia e Risurrezione.

Nel 1987, fu spostato nell’abside l’antico Crocifisso che fino a quel momento era stato ospitato in una cappella dedicata. La storia di questo Crocifisso merita un capitolo a parte.

Cimnago, Chiesa di San Vincenzo Martire: il Crocifisso

Il Crocifisso proveniva dal Monastero di San Vittore di Meda, di cui Cimnago era stata alle dipendenze per parecchi secoli.

Quando, alla fine del Settecento, al tempo della Repubblica Francese il monastero era stato soppresso e le monache benedettine erano state disperse, il Crocifisso era stato trasportato nella Chiesa di San Francesco di Mariano; qui, però, non era durato a lungo, perché anche i frati francescani dopo poco tempo erano stati a propria volta mandati via.

Mariano Comense, la Chiesa di San Francesco
La Chiesa di San Francesco a Mariano Comense

A quel punto – come ebbe modo di scrivere il cardinale Ildefonso Schuster nel suo libro Peregrinazioni Apostoliche. Note di visita pastorale 1941-1944 – “il devoto simulacro venne consegnato ad alcuni privati, i quali non potendolo occultare in casa, a cagione delle sue proporzioni gigantesche, lo nascosero in soffitta tra la paglia ed un deposito di legname”.

Il Crocifisso era rimasto colà per diversi decenni, e per lungo tempo nessuno ne aveva più saputo alcunché.

Poi, un giorno, il simulacro era stato ritrovato da una donna, del tutto casualmente, sotto un mucchio di sassi.

In un primo momento, credendo di aver rinvenuto il cadavere di qualcuno che era stato ucciso e poi nascosto in soffitta, la donna era scappata terrorizzata in cerca di aiuto.

Erano giunti, quindi, i proprietari della casa, che si erano ricordati di aver ascoltato dai propri familiari la storia di un vecchio Crocifisso, appartenuto un tempo alle monache di Meda, che loro stessi avevano recuperato e messo da parte.

Il simulacro, riemerso dall’oblio, era stato dunque portato via dalla soffitta ed era ritornato all’antico culto: era stata “tanta la paura che aveva invaso la pia donnetta – scrisse Schuster – che i proprietari non lo vollero assolutamente più in casa”, ma si erano affrettati a consegnarlo all’Oratorio di San Vincenzo.

Lentate, l'Oratorio di San Vincenzo a Cimnago
L’antico Oratorio di San Vincenzo

Nel luglio del 1921, il Crocifisso – restaurato con l’aggiunta di chiodi in ferro – era stato portato in processione dai giovani cimnaghesi in occasione delle celebrazioni per i soldati del paese e i caduti in guerra, e successivamente posto in un tempietto addobbato con fiori.

Quindi, nel 1925, era stato trasferito dall’antico Oratorio di San Vincenzo alla nuova chiesa parrocchiale.

La chiesa parrocchiale di Cimnago
La chiesa parrocchiale di Cimnago oggi

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