A Lentate la Chiesa di San Vito è splendidamente decorata con suggestivi affreschi realizzati all’inizio degli anni Novanta dall’artista comasco Alberto Bogani. In questo post ti racconto la storia della chiesa, che ha origini davvero antiche, e in più ti fornisco tutte le informazioni che ti possono servire se hai intenzione di raggiungerla e visitarla.
Tutto quello che ti serve sapere
La storia della chiesa
La Chiesa di San Vito di Lentate sul Seveso risale alla metà del XIX secolo. Tuttavia, una chiesa dedicata a San Vito a Lentate esisteva già nel Basso Medio Evo.
In una bolla papale di Alessandro III del marzo del 1178, per esempio, fra i possedimenti del monastero milanese di San Simpliciano veniva indicato un altare dedicato a San Biagio situato proprio nella Chiesa di San Vito.
Il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, compilato dal presbitero Goffredo da Bussero alla fine del XIII secolo, riferiva che all’epoca Lentate faceva parte della pieve dei Santi Gervasio e Protasio di Seveso.
Nel 1359, il giuspatronato (cioè il diritto di patronato ecclesiastico) sulla chiesa lentatese passò al conte Stefano Porro, che possedeva una residenza fortificata nelle immediate vicinanze: da quel momento, solo membri della nobile famiglia Porro vennero eletti (o imposti) come rettori della chiesa.
Come riferito da Thomas Di Napoli (autore, con Marilena Beretta, di una preziosa ricerca sulla storia di questa chiesa), nell’aprile del 1581 giunse a Lentate in visita pastorale Carlo Borromeo, all’epoca arcivescovo di Milano. La relazione di quella visita indicava che all’interno della chiesa era ancora presente l’altare dedicato a San Biagio di proprietà della famiglia Porro; davanti all’edificio, invece, c’era un’area adibita a cimitero, lievemente sopraelevata rispetto alla piazza.
Nel 1615 fu Federico Borromeo (cugino di Carlo), nel frattempo diventato arcivescovo di Milano, a raggiungere Lentate nel contesto della sua visita pastorale alla Pieve di Seveso: nell’occasione, ordinò di ampliare la Chiesa di San Vito nella parte anteriore, ritenuta troppo piccola, o in alternativa di ricostruire completamente l’edificio, visti i tanti cedimenti che lo rendevano pericolante.
Nel Settecento, la parrocchiale lentatese fu visitata dal cardinale Giuseppe Archinti (nel 1704), da monsignor Giovanni Calco (nel 1740) e dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli (nel 1762). All’epoca, la chiesa ospitava cappelle dedicate a San Cristoforo, San Giovanni Battista, San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova. Una quinta cappella, precedentemente dedicata alla Visitazione di Maria a Elisabetta, era intitolata alla Beata Vergine del Rosario, e custodiva una statua che rappresentava Maria con il Bambin Gesù (probabilmente è la stessa statua presente ancora oggi nella chiesa).
Nel XVIII secolo, la parrocchia di Lentate comprendeva – oltre alla Chiesa di San Vito – l’Oratorio di Santo Stefano Protomartire, l’Oratorio dei Santi Cosma e Damiano presso Villa Valdettaro e l’Oratorio della Natività della Beata Vergine Maria presso la Cassina Mocchirolo.
Vi era, inoltre, l’Oratorio della Beata Vergine Maria Assunta, che era stato costruito nel 1355 – accanto alla Chiesa di San Vito, dove oggi sorge Villa Cenacolo – per disposizione testamentaria del sacerdote Princivalle Porro. Costui, ricco signore rurale e rettore della parrocchiale lentatese tra il 1323 e il 1370, per lungo tempo si era rivolto all’arcivescovo Giovanni Visconti chiedendo l’autorizzazione ecclesiastica per la costruzione dell’oratorio. Giovanni, però, non aveva mai risposto; l’oratorio poté essere edificato solo quando divenne arcivescovo Roberto Visconti .
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Nella prima metà dell’Ottocento a Lentate si prese consapevolezza della necessità di costruire una nuova chiesa che fosse in grado di accogliere una popolazione sempre più numerosa: un edificio più grande, quindi, ma anche più salubre.
Tale proposito, tuttavia, fu ostacolato dai fratelli Zanino e Luigi Volta (figli del fisico Alessandro), che nel 1832 avevano acquistato all’asta la vicina Villa Cenacolo: la loro famiglia vantava diritti non solo sulla chiesa, ma anche su un edificio ad essa adiacente che sarebbe stato coinvolto nella demolizione.
Prese il via, dunque, una lunga contesa fra i Volta e Bartolomeo Merelli, impresario del Teatro alla Scala che a Lentate aveva commissionato la costruzione dell’attuale Villa Valdettaro e ricopriva il ruolo di primo Fabbriciere (era, cioè, la figura apicale dell’ente responsabile della manutenzione, della gestione e dell’amministrazione dei beni della chiesa).
I Volta non erano intenzionati a rinunciare al proprio diritto di giuspatronato, che avrebbero voluto rivalutare su una cappella prevista nella nuova chiesa; il Fabbriciere, dal canto suo, desiderava svincolare la nuova chiesa dagli antichi privilegi.
Tra il 1839 e il 1844 furono concepiti ben tre progetti di rifacimento della chiesa, conseguenza della trattativa fra le due parti impegnate a difendere i rispettivi interessi; una situazione confusa che coinvolse anche la Delegazione Provinciale di Milano, l’Ufficio Provinciale delle Pubbliche Costruzioni, l’Ufficio Distrettuale di Barlassina e il Prevosto di Desio.
Il primo progetto, commissionato all’architetto Gaetano Breij e presentato nel 1839, fu considerato inammissibile dall’Ufficio Provinciale delle Pubbliche Costruzioni di Milano, sia per i costi eccessivi che avrebbe comportato sia per valutazioni di natura estetica, riguardanti ornamentazioni sgraziate e sproporzionate e una facciata definita “meschina e di cattivo effetto”. In particolare, furono ritenute inutili le quattro grandi nicchie cieche previste dal Breij, così come venne giudicata inadeguata la tribuna con orchestra superiore immaginata per il lato sinistro del presbiterio.
Nel 1841 l’ingegner Ridolfo Sironi propose, dunque, un nuovo progetto. Non se ne conoscono i dettagli, ma si sa che il Sironi non prese in considerazione i vincoli imposti dalla Fabbriceria per la redazione della planimetria: per questo la proposta fu scartata.
Nel 1843 l’ingegnere Giuseppe Seves intervenne sul progetto del Sironi, con l’incarico di “non intaccare la proprietà Volta” e al tempo stesso mantenere l’ordine architettonico pensato dallo stesso Sironi. Quello di Seves fu, finalmente, il progetto scelto: la pianta della chiesa vecchia fu trasformata solo in minima parte, mentre la navata fu allungata di una campata, così che la facciata potesse essere allineata al prospetto degli edifici dei Volta.
Nel 1844, dunque, l’antica Chiesa di San Vito venne demolita, e la stessa sorte toccò all’Oratorio della Beata Vergine Maria Assunta fondato da Princivalle Porro, abbattuto per realizzare sei cappelle lungo il lato sud della nuova chiesa.
I lavori per la costruzione del nuovo edificio – finanziati con le offerte dei parrocchiani, i risparmi della Fabbriceria e i fondi messi a disposizione dal Comune di Lentate – si conclusero nel giro di due anni (durante i quali Seves fu licenziato e sostituito dall’ingegner Antonio Crespi).
Il 20 dicembre del 1846, la domenica prima di Natale, la nuova Chiesa di San Vito potè essere benedetta. Sei anni più tardi, il 5 maggio del 1852, giunse in visita pastorale l’arcivescovo di Milano Bartolomeo Carlo Romilli.
Nel 1909 la chiesa fu ingrandita: un evento inevitabile, visto il progressivo aumento della popolazione correlato all’arrivo a Lentate di parecchie famiglie di immigrati.
Il progetto di ampliamento fu curato a titolo gratuito da Cesare Formenti (“padre” anche della Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta di Camnago), che ipotizzò l’aggiunta di due navate laterali lasciando inalterata la porzione centrale.
I lavori furono possibili grazie al sindaco di Lentate, il conte Giuseppe Sannazzaro Natta, che acconsentì alla demolizione di alcuni fabbricati di sua proprietà e alla concessione dell’area – sempre di sua proprietà – su cui in passato si trovavano gli edifici dei Volta.
Nel 1929 fu costruita la torre campanaria, progettata dell’ingegner Giovanni Maggi. Così, per alcuni anni la chiesa ebbe due campanili: quello nuovo e quello cinquecentesco, più piccolo, che venne poi demolito nel 1937.
In questo periodo, don Filippo Manganini ipotizzò una nuova modifica strutturale: il parroco era preoccupato perché a causa dei pilastri imponenti della navata centrale i fedeli che si posizionavano nelle navate laterali, quasi nascosti, non potevano seguire le sacre funzioni adeguatamente.
Un ingrandimento della chiesa fu auspicato anche dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster in occasione delle sue visite pastorali del 1936 e del 1952.
I lavori di rifacimento durarono circa un anno, tra il 1954 e il 1955: in questo periodo le funzioni liturgiche furono spostate nella cappella dell’Oratorio Maschile Sant’Angelo, nell’Oratorio di Santo Stefano e nella cappella di Villa Cenacolo.
Grazie al progetto presentato da Ferruccio Maspero e Mario Tanci, pertanto, l’abside della chiesa venne arretrata e le navate laterali furono eliminate, così da consentire l’allargamento di quella centrale.
Negli anni Sessanta, infine, fu realizzato il pronao che si può vedere ancora oggi.

Lentate, la Chiesa di San Vito oggi
Negli anni Novanta, il pittore comasco Alberto Bogani – su iniziativa di don Ambrogio Visconti – ha realizzato i dipinti che decorano attualmente la chiesa:
- l’affresco dell’abside che rappresenta la Resurrezione di Cristo;
- il Giudizio Universale della controfacciata;
- gli affreschi dei Quattro Evangelisti sull’arco trionfale;
- le scene della vita di San Vito e di Sant’Antonio;
- il dipinto della Crocifissione del Signore;
- il dipinto del Battesimo del Signore nella cappella del fonte battesimale.

Bogani ha ideato anche le rappresentazioni dei portoni, realizzate tra il 2000 e il 2001: il portone sinistro raffigura Il peccato originale e la cacciata dal Paradiso terrestre; il portone centrale mostra I Misteri gloriosi del Santo Rosario; il portone destro riproduce La Crocifissione sull’albero della creazione.

All’interno della chiesa, meritano di essere ammirati i quadri in rame argentato e sbalzato della Via Crucis, creati nel 1957 dallo scultore Giancarlo Fontana e donati dai parrocchiani.
Sono opera di Gino Casanova, invece, le sculture in marmo di Carrara dell’ambone (Gesù maestro), dell’altare (Sacrificio di Isacco) e del tabernacolo (Cena di Emmaus e Pellicano che nutre i piccoli).
Le vetrate della navata raffigurano i Misteri Gaudiosi del Santo Rosario e i Misteri Dolorosi del Santo Rosario; sulla sinistra cattura l’attenzione la vetrata che raffigura Santa Rita da Cascia, creata dal pittore milanese Carlo Gadda nel 1941.
La controfacciata, infine, ospita uno stendardo che ritrae San Luigi Gonzaga, un quadro seicentesco di scuola caravaggesca che rappresenta la Fuga in Egitto e due dipinti della prima metà dell’Ottocento che raffigurano San Giuseppe col Bambino e la Crocifissione di Gesù.
Lentate, Chiesa di San Vito: come arrivare
La Chiesa di San Vito di Lentate si trova in piazza San Vito.

Se vuoi visitarla e hai in mente di arrivare a Lentate sul Seveso in auto, puoi lasciare la macchina direttamente nei parcheggi della piazza.
Preferisci arrivare a Lentate sul Seveso in treno? Puoi fare riferimento alla stazione di Camnago. Uscito dalla stazione, percorri via XXIV Maggio e al semaforo gira a destra in viale Italia. Vai sempre dritto, superando due rotonde, e – all’incrocio con via Verdi – segui la strada che ti fa curvare a sinistra: al termine della salita, ti ritroverai in piazza San Vito.
Infine, nel caso in cui tu decida di arrivare a Lentate sul Seveso in autobus, puoi utilizzare le linee Z150, Z160 o Z166, scendendo alla fermata Piazza San Vito 21: la chiesa si affaccia proprio su questa piazza.

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