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Avanti del 2 aprile del 1898

Storia di Briosco: la ribellione del 1898 che spaventò l’Italia

I fatti del 1898 rappresentano un episodio fondamentale, ma poco noto, della storia di Briosco: la diatriba tra il sindaco Emilio Porro Lodi e il parroco don Davide Sanvito ebbe ripercussioni tali da interessare anche la politica nazionale, coinvolgendo importanti esponenti del cattolicesimo e del Partito Socialista Italiano. Leggi questo articolo per saperne di più!

Storia di Briosco: il casato Porro Lodi

Il casato Porro Lodi, sorto dall’unione di due famiglie aristocratiche milanesi (i Porro e i Lodi, appunto), è presente nella storia di Briosco fin dal XVI secolo: all’epoca i Lodi possedevano in paese numerose proprietà terriere e il Mulino Freddo.

Storia di Briosco, lo stemma del casato Porro Lodi
Lo stemma del casato dei Porro Lodi, una delle famiglie nobili più importanti della storia di Briosco

Nella seconda metà dell’Ottocento due esponenti della famiglia Porro Lodi furono sindaci di Briosco: Eugenio Porro Lodi ricoprì l’incarico tra il 1860 e il 1871 (in seguito fu anche sindaco di Rovagnate, tra il 1872 e il 1880); suo figlio Emilio tra il 1893 e il 1907.

A quei tempi, e fino ai primi decenni del XX secolo, la carica di sindaco era quasi sempre destinata a grandi proprietari terrieri o esponenti della nobiltà: come, appunto, i Porro Lodi.

Storia di Briosco, la Cappella Porro Lodi
La Cappella Porro Lodi nel cimitero di Briosco; ai lati del portale di ingresso della cappella sono raffigurati gli stemmi della famiglia: in alto una croce di Malta e in basso un’aquila coronata

Emilio Porro Lodi, in particolare, fu protagonista degli episodi che passarono alla storia come “i fatti di Briosco”, raccontati nel dettaglio da Domenico Flavio Ronzoni nel libro I fatti del 1898 a Briosco. Lo scontro tra liberali e cattolici in un paese della Brianza contadina.

La vicenda assunse rilevanza a livello nazionale, anche se oggi è pressoché sconosciuta: ecco perché vale la pena di approfondirla.

Storia di Briosco: i fatti del 1898

Nato nel 1863 da Eugenio Porro Lodi e Giuseppa Redaelli, il patrizio milanese Emilio Porro Lodi diventò sindaco di Briosco nel 1893.

Animato da ideali politici che si fondavano su una concezione liberale dello Stato, era favorevole alla limitazione dell’autorità della Chiesa.

Anche per questo motivo, entrò in contrasto con don Davide Sanvito, che era parroco di Briosco dal 1882 (e nei precedenti 14 anni era stato coadiutore in paese).

Don Sanvito, strenuo sostenitore dei tradizionali diritti della Chiesa, non poteva consentire che gli stessi venissero ridotti o perfino cancellati dall’autorità statale rappresentata dal sindaco.

Alla fine dell’Ottocento, dunque, tra Emilio Porro Lodi e don Davide Sanvito si innescò una serie di contrasti che coinvolsero la vita della comunità: tali diatribe riguardavano l’accesso dei sacerdoti alla scuola pubblica, l’istruzione religiosa, le processioni pastorali e la possibilità di mostrare le bandiere ecclesiali durante le funzioni pubbliche.

Non solo: come riferito da Marta Boneschi nel libro Milano, l’avventura di una città, il liberale sindaco Porro Lodi avrebbe perso la carica se nella primavera del 1898 avessero votato anche i cattolici, mentre il comitato parrocchiale preparava i fedeli al voto per il consiglio comunale.

Ben presto i contenziosi tra sindaco e parroco arrivarono a interessare e coinvolgere l’intero paese; in seguito alla costituzione del comitato parrocchiale, comunque, la maggior parte della popolazione difendeva gli ideali di don Davide.

Ma Porro Lodi, che non intendeva rinunciare al proprio dovere di far rispettare le leggi dello Stato, non stette a guardare: denunciò sia il sacerdote che i parrocchiani.

Così, quella che era nata come una disputa locale finì per crescere sempre di più. L’eco di ciò che stava accadendo risuonò in tutta Italia, complice la situazione politica dell’epoca, contraddistinta da uno scontro molto acceso tra lo Stato e la Chiesa.

Il sindaco, vista l’inutilità dei tentativi attuati per far rispettare le leggi, passò al contrattacco: nel marzo del 1898, d’accordo con i maggiori proprietari terrieri brioschesi (il generale Carlo Medici e Carlo Consonni), intimò lo sfratto a cinquanta persone appartenenti al comitato parrocchiale.

Ciò significava, evidentemente, mandare via di casa non solo quei cinquanta parrocchiani, ma anche tutti i loro familiari.

Questa decisione fu causa di grande agitazione: uno stato d’animo che, in breve tempo, si diffuse anche fra i contadini dei paesi vicini, che iniziavano ad aver paura di poter far la stessa fine dei brioschesi.

Dalla parte dei brioschesi si schierarono Filippo Turati, deputato del Partito Socialista Italiano, e il giornalista milanese Filippo Meda, che in quegli anni fu autore di numerosi editoriali dedicati al ruolo dei cattolici nella vita pubblica e alla questione romana: un tema che chiamava in causa le relazioni tra il Regno d’Italia e la Chiesa cattolica, compromesse dall’opposizione al Risorgimento manifestata da papa Pio IX.

Gli articoli di Filippo Meda venivano pubblicati dall’Osservatore Cattolico, un quotidiano milanese nato nel 1864 che, dal 1873, era diretto da don Davide Albertario.

E lo stesso don Albertario intervenne nella vicenda di Briosco.

“Un fatto gravissimo – scrisse l’Osservatore Cattolico – è accaduto a Briosco di Brianza. Il sindaco nobile Porro Lodi, grosso proprietario, da tempo muove una guerra spietata al Comitato Parrocchiale. Egli fu che provocò il famoso decreto – rimangiato – del Sottoprefetto di Monza cav. Lucio per vietare ai vessilli dei Comitati parrocchiali l’intervento alle processioni; egli che con una guerra feroce ha tentato in ogni modo d’impedire il formarsi di un gruppo cattolico militante; ora questo signore, dopo aver più volte minacciato, ha tradotto in atto un progetto diabolico: ha intimato lo sfratto a pressocché cinquanta dei suoi coloni, galantuomini tutti, rei soltanto di appartenere al comitato parrocchiale. La enormità di questo provvedimento ha provocato una seria agitazione in paese; non sappiamo come finirà. Ma in quanto a noi ci auguriamo che il popolo di Briosco trovi aiuto in tutti i cattolici per domare la prepotenza signorile e vincere”.

Lettere ai Lavoratori anno I n. 6-7 giu-lug. 1952
L’articolo dell’Osservatore Cattolico dedicato ai fatti di Briosco, tratto da Lettere ai Lavoratori anno I n. 6-7 giu-lug. 1952

Mentre Briosco finiva sui giornali suo malgrado, alcuni gruppi cattolici – fra cui il Comitato diocesano di Siracusa, in Sicilia! – avviarono una raccolta di denaro a favore dei brioschesi. Tra i primi a mandare il proprio obolo ci fu Filippo Turati, con un’offerta di 10 lire.

Dall’altra parte, per i liberali dell’epoca non era concepibile che le famiglie “ribelli” potessero ricevere la solidarietà dei cattolici; quella raccolta fondi era ritenuta pericolosamente socialista.

Nel 1898 anche La Civiltà Cattolica, rivista della Compagnia di Gesù fondata nel 1850, espresse la propria solidarietà ai brioschesi che avevano ricevuto lo sfratto. In un articolo dedicato alla vicenda, si preconizzava: “…se il popolo non s’unisce all’azione cattolica, esso si unirà alla azione socialista; e allora guai ai padroni”.

Fra gli organi di stampa che si esposero ci fu perfino l’Avanti!, organo ufficiale del Partito Socialista Italiano fondato nel 1896 e diretto da Leonida Bissolati.

Sull’edizione dell’Avanti! di sabato 2 aprile 1898 apparve un articolo intitolato “Un sindaco patriota contro contadini cattolici”, in cui si leggeva: “Mi si riferisce un fatto che benchè [sic] non interessi direttamente il nostro partito credo sia utile comunicarvi. Si tratta di un sindaco ultra patriota, certo nobile signor Lodi di Briosco in Brianza, il quale sapendo che i capi di 50 famiglie coloniche addette ai suoi fondi erano inscritti nel locale comitato parrocchiale, ingiunse loro di uscirne. Essendosi rifiutati, li sfrattò insieme alle loro famiglie. Il circolo milanese Gioventù cattolica ha protestato contro l’atto del signor Lodi, e comunicò ai giornali un analogo ordine del giorno. Noi socialisti ci dichiariamo pienamente solidali coi contadini cattolici così violentemente perseguitati; sarebbe bene però che i giornali clericali si occupassero alla loro volta dei nostri scioperanti di Molinella e Valsessera. Ma colà probabilmente essi staranno – come sempre – dalla parte dei padroni!”.

Avanti del 2 aprile del 1898
L’articolo incentrato sui fatti di Briosco pubblicato sull’edizione dell’Avanti! del 2 aprile del 1898

I moti di Milano

Poche settimane più tardi – a partire dal 6 maggio – si verificarono i moti di Milano, provocati dall’aumento del costo del grano: una parte della popolazione milanese si ribellò al governo, e i lavoratori scesero in strada contro i militari e la polizia, protestando sia per il prezzo del pane che per le condizioni di lavoro.

L’8 maggio, il governo guidato da Antonio di Rudinì proclamò lo stato d’assedio e dichiarò il passaggio dei poteri al regio commissario straordinario Fiorenzo Bava Beccaris, cui fu dato il compito di ristabilire l’ordine.

Il generale piemontese svolse la mansione assegnatagli consentendo un uso indiscriminato delle armi da fuoco e cannoneggiando la folla milanese: si contarono – ufficialmente – 450 feriti e 80 morti (ma altre versioni parlano di più di 350 morti).

Furono arrestate 2mila persone, tra cui don Davide Albertario, Leonida Bissolati, Filippo Turati, Andrea Costa (rivoluzionario romagnolo e primo deputato socialista della storia d’Italia) e Anna Kuliscioff (esponente del Partito Socialista Italiano, compagna di Turati e in precedenza legata sentimentalmente a Costa, da cui aveva avuto una figlia).

Le vicende milanesi contribuirono a incendiare la contesa di Briosco, e dovette passare del tempo prima che il clima si acquietasse.

Fu il generale Carlo Medici il primo ad apparire più conciliante nei confronti dei contadini che avevano aderito al comitato parrocchiale; questi, d’altro canto, pur mantenendosi fermi sulle proprie posizioni, si erano sempre dimostrati pacifici, tenendo una condotta rigida ma corretta.

Don Davide, a propria volta, invitò la popolazione a non accendere gli animi; in più occasioni si rivolse al sindaco, anche tramite lettera, per giungere a una conciliazione che si tramutasse in una placida convivenza.

Eppure Porro Lodi (che nel frattempo era arrivato a vietare le processioni religiose) non volle mai saperne, anche perché i processi penali che erano scaturiti dalle sue denunce gli diedero – almeno in parte – ragione.

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Nel 1905, don Davide Sanvito morì, e il suo posto in parrocchia fu preso da don Francesco De Capitani.

L’approccio del nuovo parroco mirò a intraprendere da subito una relazione serena con l’autorità civile; d’altra parte – come si legge sul sito web Monumentale Diffuso della Brianza di Giovanni Trovato ed Enrico Elli, che ha dedicato a questa vicenda un ampio approfondimento – “le mutate condizioni politiche e il tempo avevano svelenito l’ambiente”.

Fu la fine di un’epoca: il passare degli anni e il buon senso civico riuscirono a sanare una ferita che per anni aveva diviso la comunità brioschese.

Si chiudeva un periodo della storia di Briosco teso e appassionante, dopo il quale il paese ritrovò la pace.

Con la scomparsa dei protagonisti e il mutare dei venti politici, i “fatti di Briosco” scivolarono lentamente nell’ombra; oggi sono custoditi e tramandati solo dalle pietre della Cappella Porro Lodi e dalla preziosa opera di ricerca di chi, come Domenico Flavio Ronzoni, ha indagato e contribuito a rendere nota la vicenda.

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