La storia della parrocchia di Cimnago è legata a doppio filo a una terribile rivalità con il confinante paese di Novedrate. In questo post ti racconto tutti i dettagli e i retroscena di questa inimicizia, che sfociò in litigi, risse e scontri tra “tifosi”… pardon, tra fedeli. Leggi se sei curioso di saperne di più!
Tutto quello che ti serve sapere
La rivalità tra Cimnago e Novedrate: litigi, botte e sassate
Fino agli anni Trenta del Novecento, il territorio di Cimnago – che dal punto di vista amministrativo era compreso nel Comune di Lentate sul Seveso – faceva parte della parrocchia di Novedrate.
Già alla fine del XIII secolo la chiesa di Novedrate veniva citata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani dallo storico e presbitero Goffredo da Bussero (cappellano di Rovello) come appartenente alla pieve di Galliano; anche Cimnago, dunque, rientrava in questa pieve.

Nel 1582, l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo trasferì la prepositura da Galliano, ormai abbandonata, a Cantù: Novedrate e Cimnago, quindi, passarono al vicariato di Cantù, anche se per molto tempo si continuò a parlare di pieve di Galliano.
Tra i cimnaghesi e i novedratesi, tuttavia, non correva buon sangue: per ragioni di campanilismo, i ragazzi dei due paesi si ritrovavano spesso a litigare o, addirittura, a prendersi a sassate.
In occasione del Vespero di Natale del 1913, per esempio, un giovane di Novedrate in chiesa ostacolò il passaggio di un cimnaghese. Ne seguì un litigio, e in breve si passò dalle parole alle mani.
“Il 27 dicembre – si racconta nel Liber Chronicus conservato nell’Archivio Parrocchiale di Cimnago – il parroco nella chiesa di Cimnago si dolse vivamente dell’increscioso fatto. Ma gli animi non si placarono. Anzi, si era sparsa la voce: ‘Guai a chi entra nella chiesa di Novedrate! Ne subirà danni nei campi!’”.
I cimanghesi, pertanto, smisero di recarsi nella parrocchiale di Novedrate: ai confini del paese si appostarono addirittura delle sentinelle impegnate a controllare che nessuno passasse. A queste sentinelle riuscivano a sfuggire, “con giri e rigiri”, “solo le giovani che avevano intenzione di farsi religiose” (come riportato da Eustorgio Mattavelli nel libro Cimnago. Notizie e immagini), che passavano nei campi pur di raggiungere la chiesa novedratese.
Tutti gli altri cimnaghesi, invece, iniziarono a frequentare la chiesa di Lentate, nonostante il parroco locale li invitasse a far riferimento a quella di Novedrate.

Ma non c’era niente da fare: cocciuti e decisi, i cimnaghesi si rifiutarono di mettere ancora piede a Novedrate; anzi, presero a reclamare una parrocchia tutta per sé.
La richiesta di una parrocchia per Cimnago
L’occasione per la richiesta si palesò quando nel gennaio del 1914 il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano atteso a Novedrate per una visita pastorale, passò proprio per Cimnago.
Era il pomeriggio dell’8 gennaio quando l’arcivescovo venne bloccato mentre attraversava Cimnago in auto: si vide consegnare dalla guardia municipale Filippo Redaelli una lettera in cui gli si chiedeva che Cimnago venisse staccata da Novedrate per diventare una parrocchia a sé stante.
Nella missiva i cimnaghesi si definivano “poveri contadini e lavoratori del ferro”, “poveri padri di famiglia” e “ossequienti figli”: “Siamo 537 anime che sospiriamo già da anni di avere un nostro Pastore […]. Vediamo i nostri figlioli di giorno in giorno venir meno ai loro doveri. Alla domenica fuggono nei boschi e noi constatiamo il crescere dell’immoralità e dell’irreligione. Il nostro desiderio è di avere il sacerdote vicino a noi. Da parte nostra siamo pronti a fare qualunque sacrificio onde apprestare quanto è necessario per il mantenimento del sacerdote”.
“Coi Rev. Sacerdoti di Novedrate – proseguiva la lettera – non abbiamo nulla in contrario; è la popolazione che da tempo ci è avversa”.
I cimnaghesi chiedevano un sacerdote festivo (definendosi “disposti ad accettare qualunque sacerdote e qualunque orario”) che facesse da guida “per costruire una chiesa più grande, il tabernacolo, il battistero, la canonica”. La loro petizione fu accolta.
I primi segnali giunsero nell’agosto del 1914, quando si poté celebrare la messa festiva nell’Oratorio di San Vincenzo grazie a un sacerdote giunto appositamente, don Francesco Correngia; a ottobre arrivò invece il medese don Pietro Rho, vicedirettore nel collegio di Merate.
Aspettando la parrocchia di Cimnago: don Luigi Moneta
Tra il 1915 e il 1917 il compito di sacerdote di Cimnago fu assegnato a don Luigi Moneta, vicedirettore dell’Istituto San Vincenzo per l’Educazione dei Deficienti di Milano.
Don Moneta arrivava il sabato sera a Carimate, dove dormiva nella casa del parroco locale; la domenica celebrava a Cimnago le funzioni del mattino e del pomeriggio, e poi la sera ritornava a Milano.
Egli poteva amministrare i battesimi e celebrare i funerali, ma non i matrimoni, per i quali si doveva continuare a far riferimento al parroco di Novedrate.
Durante il suo mandato, don Luigi scrisse una lettera ai proprietari di Cimnago dell’epoca – le famiglie Tosetti e Passerini – chiedendo loro un terreno su cui potessero essere costruite la casa del sacerdote e una chiesa più grande.
La richiesta cadde nel vuoto, un po’ per gli infausti tempi di guerra, un po’ perché i Tosetti e i Passerini proprio in quel periodo stavano cedendo i propri possedimenti in paese al commerciante milanese Luigi Bizzozzero.
Don Moneta, pertanto, si rivolse al nuovo proprietario di Cimnago reiterando la propria richiesta.
L’istanza fu accolta: nel 1916 si costruì la casa del sacerdote (proprio accanto all’Oratorio di San Vincenzo), grazie all’impegno a titolo gratuito dei fedeli e al contributo di Bizzozzero, che mise a disposizione 12mila lire per pagare il materiale necessario e la manodopera.
Don Luigi, così, poté iniziare a fermarsi a Cimnago dal sabato al lunedì.
Quel “prete che andava e veniva da Milano – ha scritto Eustorgio Mattavelli in Cimnago. Notizie e immagini – godeva molta stima. Ma non da parte di tutti. Infatti, nel maggio 1917 don Moneta era chiamato a servire la patria; salutò con tanto rammarico nel cuore la sua amata popolazione, benché il richiamo alle armi fosse l’effetto di una doppia lettera anonima al distretto di Monza”.
Aspettando la parrocchia di Cimnago: don Pietro Restelli
Il posto di don Luigi Moneta venne preso da don Pietro Restelli, fino a quel momento impegnato come coadiutore a Meda ma inviato a Cimnago per volere dell’arcivescovo Ferrari, che si era preso a cuore le sorti del paese.
Il nuovo vicario spirituale, però, non era contento del nuovo compito a cui era stato destinato, e avrebbe preferito continuare a dedicarsi alle proprie mansioni nell’oratorio maschile di Meda.
Per di più nella primavera del 1919 don Restelli si ammalò, colpito dall’influenza spagnola, e ciò contribuì ad allontanarlo ulteriormente dagli incarichi a Cimnago.
Ristabilitosi, egli chiese di avere al proprio fianco a Cimnago don Cristoforo Allievi, al tempo professore nel seminario di San Pietro Martire a Seveso.
“I due sacerdoti – ha riferito Mattavelli – caldeggiarono un prete stabile per Cimnago e incoraggiarono a sperare […]. Ma i vicini paesi li scherzavano col dire: ‘Ve lo faranno di terracotta i Ceppi il prete’”.
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Aspettando la parrocchia di Cimnago: don Giovanni Asnaghi
Poco dopo, giunse a Cimnago – proveniente da Solbiate Olona – il medese don Giovanni Asnaghi in qualità di delegato arcivescovile: era il 12 ottobre del 1919. Finalmente Cimnago aveva il suo prete!

Guidati da don Restelli e don Allievi, i cimnaghesi “ornarono il paese con tale maestria e varietà di fiori, festoni, bandiere – sono parole proprio di don Asnaghi – che non si è mai vista e forse mai si vedrà nei paesi circonvicini tanta meraviglia”.
Il mattino del 12 ottobre, da Cimnago partirono 15 carrozze dirette a Meda; erano presenti fra gli altri Luigi Bizzozzero, il padre e i fratelli di don Asnaghi, i membri della Fabbriceria e don Luigi Moneta.

“Il paese – si legge nelle memorie riportate nel Liber Chronicus custodito nell’Archivio Parrocchiale di Cimnago – rigurgitava di forestieri, forse cinquemila. A sera fuochi pirotecnici e illuminazione a tutte le finestre”.
Nei mesi successivi, don Asnaghi si impegnò in prima persona per la costruzione della nuova chiesa – una questione di non poco conto, in un piccolo paese di poco più di 500 abitanti –.
Il decreto del cardinale Schuster per la parrocchia di Cimnago
Nel 1937, finalmente, la frazione di Cimnago venne eretta a parrocchia, come parte del vicariato di Cantù.
Nel decreto di erezione della parrocchia, datato 23 aprile e firmato dall’arcivescovo di Milano Alfredo Ildefonso Schuster e dal cancelliere arcivescovile Giuseppe Gornati, si leggeva: “Fin dal 1919 il nostro Antecessore di v.m. Andrea Card. Ferrari per gravi ragioni ebbe a dismembrare la Frazione di “Cimnago” dalla Parrocchia di Novedrate concedendo al Sacerdote ivi residente la facoltà di parroco, senza però costituire una vera e propria parrocchia, mancando una Chiesa sufficiente alla popolazione e la prebenda parrocchiale”.
La chiesa dedicata a San Vincenzo Martire fu “elevata al grado e ai diritti di Chiesa parrocchiale sotto il medesimo titolo, cosicché il Sacerdote Rettore di detta Chiesa potrà esercitare in essa gli Uffici ed i diritti e gli obblighi di Parroco per tutta la popolazione del territorio di Cimnago”.

I parroci di Cimnago
Il primo parroco di Cimnago fu don Guglielmo Zucchelli, che mantenne l’incarico per 37 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1974.

Nel corso del suo mandato, don Zucchelli si impegnò a procurare le campane della nuova chiesa (costruita pochi anni prima) e ottenne la vendita di numerosi terreni su cui i cimnaghesi poterono costruire le proprie abitazioni; inoltre fece realizzare l’asilo e acquisì il terreno su cui sarebbe sorto l’oratorio.

Il successore di don Zucchelli fu, a partire dal 1974, don Antonio Corbetta, che già da qualche anno era amministratore parrocchiale di Cimnago; vi rimase fino al 1987, quando fu trasferito ad Alzate Brianza e sostituito da don Eustorgio Mattavelli.



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