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La chiesa di Cassina Savina

Cassina Savina a Cesano Maderno

Cassina Savina a Cesano Maderno è una frazione ubicata al confine con Seregno e Desio. Grazie a questo articolo avrai la possibilità di conoscere la sua storia, dalle origini rurali fino alla travagliata unione con Cesano, che fu fonte di polemiche, minacce e dissidi; scoprirai, inoltre, curiosità e aneddoti sulla chiesa intitolata a San Bernardo.

Cassina Savina a Cesano Maderno: le origini del nome

Il nome Cassina Savina fa riferimento, evidentemente, a una cascina.

Cesano Maderno, Cassina Savina
Nelle prossime righe ti racconto la storia di Cassina Savina e della sua complicata annessione a Cesano Maderno

Nel XVI secolo, in questa zona erano presenti tre cascine: quella del Meredo (che ha dato il nome a un quartiere oggi diviso fra Seregno e Seveso), quella degli Arienti (da cui si sviluppò l’attuale quartiere di San Carlo, a sua volta diviso fra Seregno e Desio) e, appunto, quella della famiglia dei Savini, che – pur risiedendo a Seregno – erano feudatari di questo territorio.

Nel XVII secolo, la famiglia Savini si imparentò con un’altra famiglia di feudatari locali, i Figini, in seguito alle nozze fra Ortensia Savino e il nobile Gian Giacomo Figino: da questo matrimonio non nacquero figli, e così Ortensia nominò proprio erede Ercole Cabiati.

Cassina Savina a Cesano Maderno: la storia della frazione

È proprio al XVI secolo che risalgono le prime notizie riguardanti Cassina Savina: nel 1537 ci vivevano appena 6 nuclei familiari, divenuti 8 (per un totale di 46 persone) nel 1546.

La prima chiesa di San Bernardo

Di certo a metà del Cinquecento esisteva già una chiesa intitolata a San Bernardo: nel 1564, infatti, nel libro dei battezzati di Seregno compilato dal parroco Giovanni Battista Trabattoni veniva nominata una “Cexia [cioè chiesa, nda] di S.to Bernardo in la Casina de Savini”.

La chiesa di Cassina Savina – in effetti – non faceva riferimento alla parrocchia di Cesano ma a quella di Seregno, che apparteneva alla pieve di Desio.

Una chiesa c’era, dunque: ma si trovava in pessime condizioni, come testimoniato dalla relazione di padre Leonetto Clivone, a cui l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo aveva assegnato il compito di compiere una visita pastorale.

Il resoconto della visita, avvenuta il 28 settembre del 1567, riferiva che all’interno della chiesa era presente una specie di colombaia “e che i pennuti svolazzando per l’interno della chiesa stessa, abbiano imbrattato tutto e disseminato per terra penne, fieno ecc. non mancando pure tracce di nidi”.

L’unico altare, invece, era “in uno stato deplorevole”: anche per questo motivo fu “proibita ogni celebrazione”.

Dodici anni più tardi, giunse in visita pastorale a Cassina Savina Carlo Borromeo in persona, il quale ordinò – fra l’altro – di realizzare una sacrestia.

Nel Seicento, demolito l’antico oratorio, fu costruita una nuova chiesa (esistente ancora oggi), forse progettata da Francesco Maria Richini, architetto di fiducia dell’arcivescovo Federico Borromeo.

Cassina Savina, l'antica Chiesa di San Bernardo
L’antica Chiesa di San Bernardo, sopravvissuta ai secoli ma oggi sconsacrata

Il campanile di questa chiesa fu eretto nel 1639: lo testimonia un’incisione sulla formella in cima alla torre campanaria esistente ancora oggi.

Il campanile dell'antica Chiesa di San Bernardo a Cassina Savina
Il campanile dell’antica Chiesa di San Bernardo, in passato soprannominato el campanin negher

Dagli atti della visita pastorale compiuta da monsignor Antonio Verri nel 1754 sappiamo che all’epoca l’edificio era composto “da unica navata di forma oblunga”.

Nel 1799 la chiesa ricevette il titolo di sussidiaria della parrocchia San Giuseppe di Seregno: proprio il parroco di Seregno, don Gioachino Boldrini, benedisse il nuovo altare maggiore.

Lo stesso don Boldrini fu sollecitato a intervenire affinché a Cassina Savina giungesse un sacerdote residente: richiesta che fu soddisfatta con l’arrivo di don Giacomo Pirovano.

Al tempo, la comunità contava 44 nuclei familiari, per un totale di circa 400 abitanti.

La travagliata annessione di Cassina Savina a Cesano Maderno

A partire dall’inizio dell’Ottocento, la politica degli austriaci – che al tempo governavano la Lombardia – cercò di agevolare l’unione di piccole realtà locali in comunità più grandi, così che la riscossione delle tasse potesse essere gestita in maniera più agevole e le amministrazioni comunali potessero essere tenute sotto controllo facilmente.

Tali sollecitazioni coinvolgevano anche Cassina Savina, la cui amministrazione il 25 ottobre del 1827 rifiutò in maniera esplicita l’annessione con Seregno, a tutela della propria autonomia.

Pochi anni dopo, la situazione si ripeté: il 18 settembre del 1835 la proposta di annessione a un altro Comune (rintracciabile nel verbale della seconda adunanza del Convocato Generale – in sostanza, il consiglio comunale) fu rifiutata con un solo voto favorevole e cinque contrari.

Di nuovo, nel 1860 gli estimati di Seregno si rivolsero alla Regia Commissaria Distrettuale di Barlassina reclamando l’aggregazione di Cassina Savina.

Anche questa istanza venne respinta, anche perché il Comune di Seregno non era disposto ad assumersi i debiti di Cassina Savina.

I possidenti di Seregno, però, non si arresero, e interpellarono sia la Questura di Desio che la Guardia Nazionale.

La notte prima della Convocazione che avrebbe dovuto decidere sull’aggregazione, si verificarono perfino atti di vandalismo: comparvero scritte minacciose sui muri; furono tagliati i gelsi del curato locale, don Luigi Silva, e di numerosi proprietari terrieri; furono compiuti atti intimidatori nei confronti di chi si era detto disponibile a votare a favore dell’annessione.

Don Luigi Silva a Cassina Savina, Cesano Maderno
La lapide in ricordo di don Luigi Silva nel cimitero di Cassina Savina: don Silva fu cappellano a Cassina Savina per oltre 50 anni, tra il 1836 e il 1888

Per garantire l’ordine pubblico, pertanto, fu necessaria la presenza della Guardia Nazionale, che presidiò lo svolgimento della Convocazione.

Anche in quella occasione, comunque, la richiesta di aggregazione venne rigettata.

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Proprio nel 1860 fu nominato sindaco di Cassina Savina Luigi Mantegazza; in seguito fu la volta di Carlo Santambrogio, che mantenne la carica fino al 1863; quindi toccò a Carlo Ferrari (che fu primo cittadino dal 1863 al 1866) e poi a Carlo Calastri, eletto nel 1866.

Cassina Savina, l'antica sede comunale
La seconda corte di Peccina o dei Ghezzi in via San Bernardo: in passato fu sede del Comune di Cassina Savina, ma anche l’abitazione di don Luigi Silva

Il 13 settembre di quell’anno, il Consiglio Provinciale di Milano avanzò la proposta di aggregare il Comune di Cassina Savina (e quello di Binzago) al Comune di Cesano Maderno.

La richiesta fu finalmente accettata. Tutto tranquillo, dunque? Nemmeno per sogno.

Il 9 febbraio del 1869 fu pubblicato il regio decreto che stabiliva l’annessione; tuttavia poche settimane più tardi, il 14 marzo, i consiglieri di Cassina Savina affermarono la propria intenzione di non unirsi a Cesano ma a Seregno, vista la minore distanza geografica; d’altro canto, la parrocchia di Cassina Savina faceva già parte di quella di Seregno.

In questo clima, il 1° aprile del 1869 Cassina Savina fu, insieme a Binzago, annessa per regio decreto di Vittorio Emanuele II al Comune di Cesano Maderno.

Nelle elezioni immediatamente successive, su un totale di 20 consiglieri, Cassina Savina (che all’epoca contava 480 abitanti) avrebbe potuto esprimere 3 consiglieri, contro i 5 di Binzago (899 abitanti) e i 12 di Cesano (1967 abitanti).

Eppure l’11 aprile la Prefettura di Milano denunciò al Sottoprefetto di Monza l’”inqualificabile procedere” dell’amministrazione di Cassina Savina, che non aveva ancora predisposto nulla per le elezioni dei propri consiglieri. Se non avesse rimediato entro il 30 aprile, Cassina Savina avrebbe perso il diritto di avere i propri rappresentanti nel consiglio comunale di Cesano.

Le minacce istituzionali ebbero effetto: Cassina Savina entrò infine a far parte del Comune di Cesano Maderno, che per altro provvide a sanarne le passività economiche.

La parrocchia di Cassina Savina

Nel 1889 divenne rettore della chiesa don Luigi Viganò (sacerdote a cui è intitolata ancora oggi la via principale della frazione).

Via Don Luigi Viganò a Cesano Maderno
Via don Luigi Viganò, la strada principale di Cassina Savina

Nello stesso anno, i fabbriceri e i capifamiglia di Cassina Savina inoltrarono all’arcivescovo di Milano Luigi Nazari di Calabiana una missiva attraverso la quale reclamavano l’autonomia della parrocchia, così che i sanbernardesi non fossero più costretti a recarsi a Seregno o a Cesano per i sacramenti.

Al tempo, nella frazione vivevano circa 900 persone, ma la chiesa di Cassina Savina era frequentata anche dai terrieri di Cascina Meredo.

Così scrivevano gli autori della lettera: “Cassina Savina sino a pochi anni sono si mantenne in comune autonomo, ed ha tuttora le sue scuole comunali, il suo Cimitero, la torre della chiesa con orologio comunale, etc”.

Il problema era che la frazione si trovava “alla considerevole distanza” di due chilometri dalla chiesa parrocchiale di Seregno e a tre chilometri “dalla sede comunale di Cesano Maderno, cui venne di recente aggregata”.

E, quindi, “i terrieri di Cassina Savina in occasione di Nascite, Battesimi, Morti, Matrimoni ed altri analoghi atti” erano costretti a “percorrere ogni volta un dodici kilometri tra Seregno, di cui sono parrocchiani, e Cesano […] con incomodi gravissimi e pericolo circa il Battesimo di neonati”.

A ciò si aggiungeva il fatto che nelle giornate invernali più fredde e nelle giornate estive più calde, a causa delle condizioni climatiche, diventava difficile raggiungere la parrocchiale di Seregno per le funzioni sacre festive, senza contare che “detta Chiesa [cioè quella di Seregno, nda], per la esuberante popolazione di quel grosso borgo in continuo incremento, è diventata molto angusta e si ritiene appena capace per la metà dei parrocchiani”.

La petizione fu accolta, ma solo in parte: l’arcivescovo dichiarò la chiesa di Cassina Savina vicaria curata. Come dire, parrocchia ma non riconosciuta dallo Stato.

Nel 1926 don Luigi Viganò abbandonò la curazia per divenire monaco olivetano; il suo posto venne preso da don Emilio Migliavacca.

Tre anni più tardi, la chiesa di Cassina Savina ottenne anche il riconoscimento civile dello Stato come parrocchia.

Cassina Savina a Cesano Maderno: l'Asilo Infantile Don Luigi Calastri
L’edificio del vecchio asilo infantile di Cassina Savina intitolato a Luigi Calastri, che ai tempi della direzione delle suore del Cottolengo ospitava anche l’oratorio femminile della parrocchia

La Seconda Guerra Mondiale

Nel 1939, giunse come parroco don Giuseppe Villa.

Poco dopo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, e circa 100 uomini di Cassina Savina furono chiamati alle armi.

Proprio don Giuseppe, nel 1944, il giorno della festa del paese si rese protagonista di un gesto di enorme coraggio: salì su un mezzo delle Brigate Nere per salvare un padre di famiglia, Ermanno Fumagalli, che era stato arrestato per semplice ritorsione a causa dei fischi e della pessima accoglienza che la popolazione locale aveva riservato ai repubblichini. Fumagalli fu rilasciato proprio grazie all’intervento del parroco.

A Cassina Savina, però, gli strascichi della guerra civile si prolungarono anche dopo la Liberazione: il 27 aprile del 1945 il fascista Giuseppe Calastri venne fucilato, insieme ad altri commilitoni, presso il cimitero vecchio di Cesano dai partigiani.

Il Monumento ai Caduti di Cassina Savina
Il Monumento ai Caduti di Cassina Savina, in memoria degli uomini del quartiere chiamati alle armi e caduti nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale

La nuova Chiesa di San Bernardo

Nel 1959, fu nominato parroco di Cassina Savina don Siro Pavoni.

Via don Siro Pavoni a Cesano Maderno
Via Don Siro Pavoni, intitolata – su richiesta di don Enrico Baramani – al parroco che rese possibile la costruzione della nuova chiesa di San Bernardo

Fu grazie a lui che si realizzò la nuova Chiesa di San Bernardo, destinata a prendere il posto di quella seicentesca.

La Chiesa di San Bernardo a Cassina Savina
La nuova Chiesa di San Bernardo

L’area scelta per la costruzione era quella dei due oratori, accanto alla chiesa vecchia, tra via Tazzoli e via Podgora, punto centrale della frazione. Sarebbe stato disponibile anche il terreno accanto alle scuole (corrispondente all’attuale piazzale Formenti), messo a disposizione da una residente, Maria Luisa Pasini: ma il parroco – invero piuttosto decisionista – declinò tale offerta.

La chiesa di Cassina Savina
Le due chiese di Cassina Savina intitolate a San Bernardo: a sinistra quella antica, a destra quella nuova

Si individuò come progettista della chiesa monsignor Enrico Villa, prete di Concorezzo diventato architetto della Curia milanese.

I lavori iniziarono nel dicembre del 1959, ma subirono un rallentamento nella primavera del 1961, quando l’azienda di Seregno che si stava occupando del cantiere si ritirò; si trovò, per fortuna, un’impresa di Monza pronta a subentrare.

Si proseguì sotto la direzione dell’architetto Remo Villa, nipote di monsignor Enrico (i due, insieme, progettarono anche il cine-teatro Excelsior di Cesano).

Nel settembre del 1962, seppur non ancora pronta, la chiesa fu aperta alle funzioni religiose, che furono dunque trasferite dalla chiesa vecchia.

Il mosaico del Cristo Risorto di Francesco Radaelli
Il mosaico del Cristo risorto, realizzato tra il 1980 e il 1981 dai Fratelli Toniutti di Bollate su bozzetto di padre Francesco Radaelli, dei religiosi Betharramiti di Albiate. Laureatosi in Architettura al Politecnico di Milano dopo aver frequentato la Scuola Beato Angelico, padre Radaelli studiò disegno e pittura avendo come maestro il benedettino olivetano dom Ambrogio Fumagalli. In seguito iniziò a operare nel settore dell’arte vetraria e musiva collaborando con l’atelier Novamosaici dei Fratelli Toniutti

Mancava ancora il pavimento, e all’ingresso era stato montato il portone della chiesa vecchia: ma tanto bastava per iniziare.

Le vetrate di Francesco Radaelli
Anche le vetrate della chiesa furono ideate da padre Francesco Radaelli e realizzate dai Fratelli Toniutti di Bollate

La nuova Chiesa di San Bernardo fu consacrata il 29 agosto del 1966 – il lunedì della festa del patrono –  dal cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano.

Nel 1970 fu costruito il campanile, alto poco meno di 31 metri – invece dei quasi 37 previsti in un primo momento – per ridurre i costi.

La Via Crucis di Tullio Mojana nella chiesa di Cassina Savina
Uno dei quadri della Via Crucis dipinta dall’artista comasco Tullio Mojana nel 1977





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