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La facciata del Santuario di Rogoredo ad Alzate Brianza

Il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate Brianza

Il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate Brianza sorge nel punto in cui, circa 500 anni fa, fu riprodotta su un muretto un’effigie della Madonna con Bambino. Quel dipinto esiste ancora, e oggi si può ammirare all’interno della chiesa: ti racconto tutta la sua storia (e non solo) nel resto di questo post.

Il santuario

Situato nelle vicinanze della grande brughiera del torrente Terrò, il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate Brianza si trova in una delle valli più suggestive dell’alta Brianza.

Esso deve il proprio nome a un’effigie della Vergine dipinta nella prima metà del Cinquecento ed esposta all’epoca in una nicchia in un bosco di querce, forse per proteggere i viandanti che ai tempi percorrevano la valle, intimoriti dai banditi o dallo stesso Terrò.

L’affresco della Beata Vergine di Rogoredo

L’affresco della Beata Vergine di Rogoredo da cui il santuario prende il nome è di autore ignoto: sappiamo, però, che risale alla prima metà del XVI secolo poiché in alto mostra le lettere MDXXXIII, cioè 1533.

Il dipinto raffigura la Vergine con il Bambino in braccio, e denota uno stile popolare che è stato paragonato a quello della Madonna col Bambino del Santuario della Madonna di Lourdes di Monguzzo e a quello della Madonna del Bambino del Santuario della Madonna dei Miracoli di Cantù, entrambi situati a breve distanza da Alzate.

Su uno sfondo color porpora, la Vergine, dai lineamenti semplici, è seduta e indossa dei vestiti pudici, sobri e rigorosi, coerenti con i costumi dell’epoca in cui il dipinto fu realizzato.

In braccio tiene il Bambino, che non ha vestiti e viene allattato: la sua mano destra prende la mammella che gli darà il nutrimento; nella mano sinistra, invece, c’è un oggetto non riconoscibile, in apparenza di forma sferica (forse un frutto).

Si tratta, dunque, di un dipinto che rappresenta una Madonna profondamente umana e materna, che sorregge il bambino (anche ai piedi) e lo mostra a chi guarda.

Lo sguardo della Vergine non è rivolto al Bambino ma allo spettatore: come se l’autore del dipinto avesse tenuto conto del fatto che l’opera non sarebbe stata collocata in una chiesa, ma lungo una strada.

Oggi l’effigie è collocata sopra il tabernacolo e la mensa dell’altare barocco del santuario, dove sono custoditi (così come nella cappella laterale) parecchi ex voto, testimonianze della devozione popolare.

A proposito di ex voto, Luigi M. Gaffuri nel libro Alzate Brianza. Storia ambiente folclore li descriveva così: “quasi tutte opere di poche decine di centimetri, questi quadretti, perché un tempo dovevano trovar posto sulle pareti a fianco dell’altare, bene in vista, dove l’episodio sacro assumeva l’aria del fatto di cronaca”.

Gli ex voto, insomma, non erano gesti di culto privato, ma venivano pensati e realizzati per essere esposti alla collettività. Un tempo “i devoti si rivolgevano al pittorucolo del paese, e lui provvedeva a preparare, secondo uno schema ben definito, il dono per il santuario”.

Sugli ex voto si raffiguravano incidenti evitati, disastri scongiurati e storie il cui lieto fine era sempre attribuito all’intervento della Vergine invocata. La donna precipitata dal balcone, l’incontro con i briganti, il muratore caduto dall’impalcatura, l’incendio: tutto, alla fine, si risolveva grazie alla Madonna di Rogoredo.

La storia del santuario

Come ti ho detto, il dipinto della Madonna con Bambino era stato realizzato in origine nelle vicinanze di un muretto diroccato accanto alla strada che congiunge(va) Alzate e Brenna: in questo luogo erano presenti delle querce, da cui il nome Rogoredo, che vuol dire appunto “querceto” (da “rogur”, termine che in dialetto indica la quercia).

Il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate
Il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo di Alzate Brianza

Esposta alle precipitazioni, all’umidità e alla polvere, l’effigie con il passare del tempo si rovinò sempre di più: era così trascurata e ormai ricoperta di erbacce ed edere che si faticava perfino a distinguere i volti raffigurati.

Un giorno – narra la leggenda – giunse nei pressi dell’affresco una giovane pastorella muta, accompagnata dal suo gregge: ne faceva parte una capretta che, dopo aver appoggiato le zampe sul muretto, iniziò a brucare le edere. Pian piano, il volto della Vergine apparve chiaramente alla giovinetta, che – stupefatta – tornò in paese a raccontare ciò che aveva visto. La pastorella aveva ripreso a parlare!

Dopo questo miracolo, intorno al dipinto fu eretta una cappella campestre, conosciuta come Chiesa della Madonna della Neve o, in dialetto, semplicemente Giesiolo o Gesiolo (cioè “piccolo chiesino”): ecco perché anticamente l’affresco era conosciuto anche come Madonna del Gesiolo.

In seguito, a mano a mano che aumentava il numero di fedeli che raggiungevano la cappella, ci si rese conto che essa non era più sufficiente ad accoglierli tutti.

Per di più, come scritto da Luigi M. Gaffuri nel già citato Alzate Brianza. Storia ambiente folclore, “l’abbondanza delle offerte fatte dagli Alzatesi e dai forastieri in attestato della loro divozione e gratitudine alla Vergine per le numerose grazie ricevute, offrirono i mezzi per costruire un nuovo e ben più ampio edificio”.

Pertanto il parroco Pietro Ravasio decise di far erigere una nuova chiesa, più grande: la prima pietra fu posata nel 1686.

All’inizio del XVIII secolo, l’antico Gesiolo era stato abbattuto, come testimoniato da quel che si legge sul Registro delle spese inerenti al Santuario sotto la data del 2 agosto del 1700: “Si è cominciato a fabbricare intorno all’Altare et Immagine della B.V. del Rogoredo. Si è gettato a terra il resto della Chiesa vecchia, e si son fatti li fondamenti alla muraglia che sostenta la Immagine”.

Il nuovo santuario fu inaugurato solennemente nel settembre del 1700.

Nel 1752 il pittore piemontese Antonio Odisio – celebre per i suoi dipinti a imitazione degli arazzi di Fiandra – si impegnò a pulire completamente l’affresco, che all’epoca era visibile solo in parte, sistemandone le crepature e riportando alla luce il manto della Vergine.

Come riferito dal parroco Nicola Valerani sul Registro d’Amministrazione della Chiesa di S. Pietro per gli anni 1728-64, fino a quel momento l’effigie “non era scoperta che per metà, cioè sino sotto le mani, essendo il rimanente del muro oscurato da crassa fuligine di calcina e fango tenacemente attaccato”, e proprio per questo motivo l’immagine era coperta da un velo per decenza.

Odisio, al primo sguardo, scoprì “coll’occhio i segni dell’immagine intiera e tutti i lineamenti sotto quelle lordure”. Pertanto, lavò il muro con acqua e aceto, riuscendo a staccare un’incrostatura e poi l’imbiancatura di calcina. Fu così che il dipinto venne alla luce nella sua interezza, ed il “popolo attribuì a miracolo questa scoperta”, che richiamò persone anche da paesi lontani.

Dopo questo evento, numerose persone furono protagonisti di avvenimenti che la devozione popolare interpretò come miracolosi: alcuni “ossessi furono liberati senza esorcismi all’appressarsi al sacro altare, tra i quali vi fu chi vomitò senza lesione vetri”; un bambino di sei anni che non aveva mai pianto né parlato fece sentire la propria voce per la prima volta dopo essere stato portato dai genitori davanti all’effigie; anche una ragazza di Longone, diventata muta per una malattia, ritrovò la parola; un uomo di Veduggio storpio, dopo aver pregato nella chiesa, riuscì a ritornare a casa con le proprie gambe e senza bastone.

Lo stesso pittore Odisio confessò al parroco Valerani di essere stato colto da un improvviso deliquio mentre lavorava sul dipinto.

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Nel corso degli anni la devozione nei confronti della Madonna di Rogoredo continuò ad aumentare, e alla Vergine furono attribuite innumerevoli grazie.

Nel 1802 il santuario conobbe una breve parentesi drammatica quando fu assegnato dal municipio alle truppe francesi, che lo utilizzarono come alloggio.

Il bosco di querce, intanto, era ormai scomparso. Si decise, però, di dar vita a un accesso prospettico alla chiesa, con la creazione di un lungo viale di platani disposti in quattro file.

Nel 1854 vide la luce la nuova facciata del santuario, disegnata da Giacomo Moraglia, che ad Alzate si era già occupato in precedenza della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, curando i disegni per la cantoria e la cassa dell’organo (1822-1825) e il progetto di ampliamento dell’intero edificio (1846).

La facciata del Santuario di Rogoredo ad Alzate Brianza
La facciata del santuario progettata da Giacomo Moraglia

Nel 1910 il santuario fu decorato internamente, sotto la guida di Ambrogio Mojoli, grazie al lavoro svolto dai pittori Arrigo Andreani e David Beghè.

L’anno dopo, un decreto arcivescovile del cardinale Andrea Carlo Ferrari riconobbe alla chiesa la qualifica di santuario.

Il 6 agosto del 1944 fu il giorno della consacrazione ufficiale, in presenza del cardinale Ildefonso Schuster.

Nel 1960, in occasione dei lavori di rimozione del vecchio pavimento in cotto, destinato a lasciare il posto a una nuova superficie in marmo, vennero alla luce le fondamenta dell’antico Gesiolo: “un vasto complesso di mura conservate per lo più solo nelle fondazioni per un’altezza modesta che varia dai cm 50-70-75”, come ebbe modo di scrivere il prevosto Eugenio Alberti. Si poté scoprire, così, la conformazione della cappella campestre, che era dotata di un grande portico e di un pronao profondo più di 6 metri.

Il santuario e le leggende popolari

Il Santuario di Rogoredo si trova nel punto in cui la strada che proviene dal centro storico di Alzate si biforca per Cantù e per Brenna.

Curiosamente, la facciata della chiesa non è rivolta verso l’abitato di Alzate, ma verso quello di Brenna.

Tale circostanza – come scritto dallo storico Gaffuri – “ha dato vita a quella gentile tradizione, per cui la venerata effigie avrebbe gradito, sì, la cittadinanza alzatese, a patto che non le si impedisse di volgere il suo sguardo al vicino paese di Brenna”.

Lo stesso Gaffuri nel suo libro ha rivelato altre leggende che riguardano il santuario.

Una di queste racconta che gli antichi costruttori, “avendo creduto meglio edificare il tempio rivolto verso Alzate, ad opera finita si trovarono, allibiti, dinanzi ad un mastodontico, letterale voltafaccia della loro creatura”. Insomma, la chiesa si sarebbe girata dall’altra parte!

Secondo un’altra leggenda, invece, inizialmente l’abside della chiesa era stata eretta dalla parte di Brenna; ma la struttura – giunta a una certa altezza – di notte crollò. Così il giorno dopo i muratori dovettero ricostruirla da capo. Ma l’abside cadde al suolo di nuovo. E poi ancora: abside rifatta, e cedimento notturno! A quel punto gli operai, compresa la volontà della Vergine, decisero di edificare la chiesa con l’abside verso Alzate; e, guarda caso, non si verificarono più crolli.  

Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate Brianza: come arrivare

Il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate Brianza si trova in via Santuario, all’incrocio tra via Valisetta e via per Cantù.

La Via Crucis del Santuario di Rogoredo ad Alzate
Le grandi croci della Via Crucis installata all’esterno del santuario

Se hai intenzione di visitarlo e scegli di arrivare ad Alzate Brianza in auto, puoi lasciare la macchina nei parcheggi di via Santuario, davanti alla chiesa.

Preferisci arrivare ad Alzate Brianza in autobus? Allora ti conviene utilizzare la linea C186 scendendo alla fermata di via Papa Giovanni XXIII. Da qui, tenendo i numeri civici pari alla tua destra, procedi lungo via Papa Giovanni XXIII e poi svolta a sinistra in via del Lavatoio. Arrivato alla rotonda, vai a destra in via Santuario: camminando sempre dritto giungerai al santuario.

Infine, nel caso in cui tu decida di arrivare ad Alzate Brianza in treno, potrai fare riferimento alla stazione di Brenna-Alzate, servita dalla linea ferroviaria Como-Lecco. Uscito dalla stazione, vai a sinistra e, arrivato alla strada asfaltata, svolta a destra (in modo da lasciarti il passaggio a livello alle spalle). Vai sempre dritto, e troverai il santuario di fronte a te.

La Fiera secolare della Madonna di Rogoredo

Tutti gli anni, la Beata Vergine di Rogoredo richiama – in occasione della sua festa, che si celebra l’8 settembre – migliaia di pellegrini in arrivo da tutta la Brianza.

Sacro e profano si intrecciano nella Fiera secolare di settembre della Madonna di Rogoredo, una delle sagre in Brianza più conosciute, che affianca la devozione religiosa all’intrattenimento offerto da una fiera del bestiame, un luna park, eventi culturali e un mercatino con bancarelle.

Alla fiera ho dedicato un post di approfondimento che puoi leggere cliccando qui sotto.






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Per conoscere in maniera più approfondita il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo puoi consultare il sito web della Comunità Pastorale Beata Vergine di Rogoredo di Alzate.

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2 commenti su “Il Santuario della Beata Vergine di Rogoredo ad Alzate Brianza”

  1. Buon giorno.
    Trovato un vero tesoro di santuario..Farò visita e chiedero’ benedizione per il prossimo anniversario di matrimonio(55 anni) il 5 settembre prossimo.Congratulazioni a tutti i collaboratori.
    Alberto

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