La chiesa di Fornaci di Briosco, intitolata all’Immacolata e ai Tre Fanciulli della fornace di Babilonia, è un vero simbolo della Brianza per la sua capacità di coniugare la genialità del lavoro artigiano con la ricerca del sacro tipica del territorio. Se hai voglia di vivere un’esperienza culturale davvero sorprendente, leggi il resto del post!
Tutto quello che ti serve sapere
Un tesoro lombardo
Dalla fornace ardente di Babilonia alle sponde del fiume Lambro: c’è una storia che riguarda una chiesa di Briosco che potrebbe lasciarti senza parole.
Sto parlando della Chiesa dell’Immacolata e dei Tre Fanciulli di Fornaci, un tesoro lombardo a due passi da Milano, dove la terra si fa arte e il disegno diventa scultura.

Proprio qui, il passato d’Oriente e il presente lombardo si fondono in un’impronta di eterna armonia.
Te ne parlo nelle prossime righe!

La storia della chiesa di Fornaci di Briosco
La Chiesa dell’Immacolata e dei Tre Fanciulli di Fornaci di Briosco ha una storia abbastanza recente per un semplice motivo: il villaggio stesso di Fornaci prima del XIX secolo non esisteva.
I lavori di costruzione della chiesa cominciarono nel 1896 grazie a una disposizione testamentaria di uno dei più importanti possidenti terrieri del villaggio, Carlo Consonni.
Come documentato da Domenico Flavio Ronzoni (autore di preziose ricerche storiche su Briosco e sulla Brianza), ci vollero più di dieci anni prima che l’edificio fosse pronto: solo il 13 maggio del 1908 la chiesa venne benedetta in presenza del cardinal Andrea Carlo Ferrari, che dal 1894 era l’arcivescovo di Milano.
Inizialmente Fornaci non fu parrocchia autonoma, ma rientrava nella giurisdizione della parrocchia di Briosco.
Il primo pro-parroco della frazione fu Don Ambrogio Consonni, che si impegnò a dotare la chiesa degli arredi sacri e ad abbellirla.
Il campanile venne costruito solo nel 1911, su progetto dell’architetto Cherubino Pinciroli.
Quindici anni più tardi, nel 1926, la chiesa fu ampliata grazie all’interessamento di don Giuseppe Monti.
A tale scopo venne coinvolto l’architetto milanese Paolo Mezzanotte, che era solito trascorrere buona parte dell’anno vicino a Fornaci, nella sua villa di famiglia a Romanò (Inverigo).
All’epoca Mezzanotte, quasi 50enne, aveva già messo la firma su alcune delle sue opere architettoniche più importanti, come gli ospedali di Luino e Cittiglio e numerose chiese milanesi; proprio a Milano pochi anni più tardi avrebbe progettato Palazzo Mezzanotte, destinato a diventare sede della Borsa Italiana.
Mezzanotte pensò di dotare la chiesa di Fornaci di un transetto; così l’edificio passò dalla sua iniziale pianta longitudinale alla forma a croce latina che ha mantenuto fino ai giorni nostri.
In occasione di questi lavori di rifacimento, nella chiesa furono collocati due altari laterali: uno dedicato all’Immacolata, l’altro ai Tre Fanciulli della fornace di Babilonia.

È doveroso, a questo punto, aprire una piccola parentesi per capire chi siano i Tre Fanciulli in questione, dato che vengono nominati anche nell’intitolazione della chiesa.
Si tratta di tre figure menzionate nel Libro di Daniele, testo dell’Antico Testamento in cui vengono descritti alcuni fatti ambientati durante l’esilio del profeta Daniele a Babilonia nel VI secolo avanti Cristo.
I tre fanciulli erano giudei e si chiamavano Anania, Misaele e Azaria.
Essi – si racconta nella Bibbia – non accettarono di prostrarsi in adorazione di una gigantesca statua d’oro che era stata fatta costruire nella pianura di Dora (nell’odierna Palestina) da Nabucodonosor II, sovrano che regnò a Babilonia (città situata nell’attuale Iraq) dal 604 al 562 avanti Cristo.
Per questo furono condannati dal re, infuriato per il loro rifiuto di adorare gli idoli pagani, a bruciare in una fornace, che secondo gli ordini di Nabucodonosor sarebbe stata alimentata sette volte più del normale.
Tuttavia i tre giovani, cantando lodi a Dio, poterono godere della protezione di un angelo, e per questo non vennero toccati dal fuoco; a bruciare, invece, furono coloro che avevano azionato la fornace.
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Ma torniamo a Fornaci e ai lavori del 1926 per l’ampliamento della chiesa. Nell’occasione si intervenne anche sull’altare maggiore, che venne abbellito con un pregevole apparato decorativo in cotto realizzato da Augusto Rebattini e Guido Persico.
Anche qui è opportuno interrompere per un attimo il racconto per parlare di questi due enormi artisti.
Guido Persico era originario di Cremona e insegnò per molti anni a Milano.
Qui ebbe modo di incontrare Augusto Rebattini, che fu suo allievo; con lui, in seguito, avviò un sodalizio professionale che si sovrappose a una forte amicizia personale.
I due aprirono un laboratorio a Cremona; poi, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, si spostarono a Fornaci, dove rilevarono i locali dell’ex Filanda Trezzi, aprendo una ditta che negli anni a venire avrebbe accolto numerosi artisti (sia vicini al regime fascista che ebrei), aristocratici e ricchi collezionisti.
L’intesa tra Persico e Rebattini era eccellente: Guido disegnava su carta e Augusto creava le sculture.
La coppia nel tempo si specializzò anche nei restauri di decorazioni in cotto provenienti da chiese e monumenti di Milano e di tutta la Lombardia.
Nel 1938 Rebattini aprì un nuovo laboratorio all’ingresso di Fornaci: quel luogo esiste ancora oggi, ed è conosciuto in tutta la Brianza come Fornace Artistica.

Rebattini e Persico continuarono a collaborare per una decina di anni, fino a quando, nel 1947, Persico fu costretto a smettere di lavorare per motivi di salute.
Dicevamo della chiesa di Fornaci: il 23 giugno del 1939 venne consacrata dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster (che dal 1929 era arcivescovo di Milano), giunto a Briosco in visita pastorale.

Fu Schuster a dedicare la chiesa ai Tre Fanciulli della fornace di Babilonia, in riferimento al nome e all’origine della frazione.
In quell’occasione, l’arcivescovo promise anche che avrebbe consegnato alla chiesa alcune reliquie dei tre santi Anania, Misaele e Azaria.
E così avvenne: Schuster si rivolse direttamente all’abate del Santuario di Montevergine, un complesso monastico mariano situato vicino ad Avellino, poiché le ossa dei tre santi erano custodite lì, in un’urna d’argento che al santuario era stata donata da Federico II di Svevia nel XIII secolo.
Schuster chiese e ottenne le reliquie; poi il 4 dicembre del 1939 le portò a Fornaci, consegnando l’urna che le conteneva e che venne deposta nella chiesa.
Il 20 dicembre del 1944, con decreto arcivescovile, venne eretta la parrocchia indipendente di Fornaci, che fu tale dal 1° gennaio dell’anno successivo. Essa comprendeva anche la frazione Cattafame, stralciata da Villa Romanò, e la frazione Fornacetta, stralciata da Romanò; il primo parroco fu don Ettore Preziati.
Sempre nel 1945 fu inaugurato il battistero della chiesa, costruito su disegno di Paolo Mezzanotte.
Nel 1953 la parrocchia di Fornaci di Briosco fu riconosciuta anche con decreto del Presidente della Repubblica (che al tempo era Luigi Einaudi); il beneficio parrocchiale, di oltre 100mila lire, venne costituito grazie a una sottoscrizione popolare che vide il coinvolgimento non solo delle famiglie della frazione, ma anche degli operai delle fabbriche del posto.
Nel 1973 nella chiesa venne posizionato il nuovo altare, rivolto al popolo secondo la tendenza di adeguamento liturgico che si era andata diffondendo dopo il Concilio Vaticano II.
L’altare era stato disegnato da don Gaetano Banfi (architetto e sacerdote che in Brianza si occupò anche della Chiesa dei Santi Gottardo e Colombano di Arlate, della Chiesa dei Santi Nazario e Celso di Verderio e della Chiesa di San Giovanni Evangelista di Montorfano) e realizzato da Augusto Rebattini.
Nel 1981, altre opere in cotto resero la chiesa di Fornaci ancora più ricca: le formelle di Luisa Marzatico, due monumentali acquasantiere di Alberto Ceppi, l’Annunciazione di Franco Lombardi (scultore milanese allievo di Guido Persico) e la Via Crucis di Giannino Castiglioni.

L’orientamento della chiesa di Fornaci di Briosco
Il mio racconto è quasi arrivato alla conclusione, ma prima di terminare vorrei farti notare ancora un dettaglio curioso: la chiesa di Fornaci non ha l’orientamento tipico degli edifici sacri cristiani, che sin dai tempi delle basiliche paleocristiane venivano costruiti in modo che la facciata fosse rivolta a ovest e l’abside a est (così il sacerdote e i fedeli potevano pregare rivolti verso il sorgere del sole; Oriente era il luogo del Paradiso, e dunque la direzione da cui sarebbe arrivato Cristo per tornare sulla terra).

Perché nel caso della Chiesa dell’Immacolata e dei Tre Fanciulli questo orientamento non è stato rispettato? In realtà la ragione è facile da intuire: ai tempi in cui l’edificio fu progettato e costruito, si preferì mantenere la facciata rivolta verso la strada, e quindi verso il passaggio delle persone, e non verso il fiume Lambro, come sarebbe stato se si fosse optato per l’orientamento tradizionale.
Fornaci di Briosco, dove il sacro abbraccia l’arte
Ecco: a Fornaci, nell’impasto dell’argilla che ispira il nome della frazione, si nasconde l’anima stessa di una chiesa cresciuta con l’amore un’intera comunità.

Nata dal silenzio di un luogo che prima dell’Ottocento praticamente non esisteva, la Chiesa dell’Immacolata e dei Tre Fanciulli sussurra storie di terra plasmata da mani amiche attraverso ognuna delle formelle in cotto che la decorano.

Altro che provincia pigra e immobile: la Brianza in questa parte di Briosco è sinonimo di genialità e ribellione artistica, elementi preziosi di un borgo operoso e attento al sacro, capace di accogliere il bello in ogni sua forma.

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Per saperne di più sulla parrocchia di Fornaci, puoi consultare il sito web della Comunità Pastorale San Vittore.
