Uno dei murales a Seregno più emozionanti è certamente quello realizzato da Vincenzo Magno nel Parco della Porada: intitolato Butterfly – Ali di libertà non catene di amore, è ispirato alla Madama Butterfly, la celebre opera composta da Giacomo Puccini all’inizio del Novecento. In questo post ti svelo tutti i segreti del murale: buona lettura!
Tutto quello che ti serve sapere
Murales a Seregno: Butterfly – Ali di libertà non catene di amore
Tra i tanti murales a Seregno, quello che si può ammirare in via Alessandria è davvero speciale, perché ritrae Madama Butterfly.
L’opera, realizzata su una parete comunale accanto al Centro Servizi Ambientali nel Parco della Porada, è stata inaugurata nell’ottobre del 2025 e voluta dall’associazione Dare un’anima alla città.
Intitolata Butterfly – Ali di libertà non catene di amore, fa parte del progetto Arte Intorno, concepito con l’obiettivo di trasformare attraverso i murales la città di Seregno, rendendola una galleria a cielo aperto tra rigenerazione urbana e cultura.

L’autore è lo street artist Vincenzo Magno (in arte VIM), che in Brianza con i suoi murales ha abbellito anche le vie di Cermenate.
Chi è Madama Butterfly
Madama Butterfly, considerata oggi un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, è la protagonista dell’omonima opera in tre atti musicata da Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

La sua storia è ambientata a Nagasaki, in Giappone, all’inizio del Novecento.
Madama Butterfly è il nome con cui, dopo essersi sposata, viene chiamata la giovane Cio-Cio-San, una ragazza di quindici anni unitasi in matrimonio con Benjamin Franklin Pinkerton, ufficiale della marina statunitense che vive in Giappone.
Costretta a diventare una geisha dopo il suicidio del padre, Cio-Cio-San ha scelto il matrimonio per riabilitarsi; Pinkerton, invece, l’ha sposata perché sa che, secondo le usanze locali, potrà decidere di abbandonarla quando vorrà.
Infatti la giovane, diseredata dallo zio che non ha accettato il fatto che si sia convertita al cristianesimo per sposarsi, già pochi giorni dopo le nozze viene lasciata dal marito, che torna negli Stati Uniti.
Si ritrova, così, ad allevare da sola il figlio, frutto di quel matrimonio terminato precocemente; accanto lei è rimasta unicamente Suzuki, serva fedele.
Tre anni dopo, Cio-Cio-San – che sta per terminare i soldi che il marito le aveva lasciato – continua a illudersi che il suo amato ritornerà.
Anche quando il console Sharpless la invita ad accettare di sposare il principe Yamadori, che le fa la corte, lei rifiuta sdegnata, perché si ritiene ancora unita a Pinkerton.
In effetti Pinkerton torna davvero in Giappone: non da solo, però, perché con lui c’è la sua nuova moglie, un’americana di nome Kate.
I due si presentano a casa di Cio-Cio-San insieme con il console Sharpless; Pinkerton, venuto a sapere che ha un figlio, è intenzionato a prendere il bambino per portarlo con sé negli Stati Uniti e allevarlo secondo la tradizione occidentale.
Egli, però, non ha il coraggio di spiegare i propri propositi a Cio-Cio-San; lei, che per lungo tempo aveva aspettato l’uomo amato credendo nella sua fedeltà e accettando per questo di essere ostracizzata dalla propria famiglia, una volta scoperta la verità decide di togliersi la vita, non prima di aver affidato il figlio al suo (ormai ex) marito e alla sua nuova consorte.
Murales a Seregno: Madama Butterfly e la violenza sulle donne
Ecco perché Cio-Cio-San è simbolo di sacrificio e sinonimo di resistenza, emblema di bellezza e interprete di coraggio.

Madama Butterfly è ritenuta un’opera che racconta la violenza contro le donne perché quello patito da Cio-Cio-San è uno sfruttamento fisico, emotivo e psicologico: suo marito Pinkerton la considera un oggetto di sua proprietà, di cui può sbarazzarsi quando vuole, non dando valore a ciò che lei ritiene un legame definitivo e sacro come quello del matrimonio.
Per Pinkerton, Cio-Cio-San non è altro che una conquista esotica. Dopo aver scoperto di essere padre, egli la priva della sola cosa che la potrebbe tenere in vita: suo figlio.
Madama Butterfly, dunque, è la tragedia di una ragazza sedotta e abbandonata: uno squallido sopruso.
Il murale di Seregno raffigura Cio-Cio-San come una ragazza bellissima ma provata, eterea e malinconica; i suoi occhi sono rivolti verso rami di ciliegio e farfalle, a sottolineare la speranza di vita e il coraggio della resistenza.

E a proposito di resistenza: la particolare ubicazione scelta per il murale di Vincenzo Magno ne garantirà la longevità. Essendo esposta a nord, infatti, l’opera non patirà particolarmente l’inevitabile effetto decolorante causato dai raggi del sole; l’altezza da terra, invece, eviterà l’assorbimento dal terreno di umidità che potrebbe risultare dannosa.
Il murale presenta, nell’angolo in alto a sinistra, la scritta 25 novembre: è la data della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La data ricorda l’assassinio, avvenuto il 25 novembre del 1960, di tre sorelle rivoluzionarie della Repubblica Dominicana: Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, attiviste politiche che, dopo essere state bloccate da agenti del Servizio di informazione militare, furono stuprate, torturate e uccise per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.
L’autore del murale: Vincenzo Magno
Butterfly – Ali di libertà non catene di amore è stato realizzato grazie alla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e a una raccolta fondi spontanea organizzata dai cittadini.
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Come detto, l’autore del murale è Vincenzo Magno, in arte VIM.
Originario di Catania, Vincenzo è laureato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera; nel corso della sua carriera di street artist ha messo in mostra il proprio talento in tutta Italia, spesso con opere legate all’ambiente e al mondo della natura.
A Milano, VIM ha dipinto due balene giganti sul muro che recinta l’area verde della piscina comunale Procida, a breve distanza da City Life; nei pressi della Stazione Garibaldi, invece, ha realizzato un murale dedicato al tema della mobilità sostenibile; in zona San Siro, infine, ha creato un’opera di denuncia contro il cambiamento climatico che raffigura un orso polare che rischia di annegare (per colpa della liquefazione dei ghiacci causata dal riscaldamento globale) mentre sotto di lui due squali famelici sono pronti a divorarlo.
A Cermenate Vincenzo Magno ha raffigurato un picchio rosso nel Parco Scalabrini, uno scoiattolo vicino alla Chiesa del Sacro Cuore, un maestro intagliatore del legno nella sede dell’azienda Bellotti e uno squalo su una cabina elettrica vicino ai sentieri del Parco del Lura.

A Melegnano ha decorato due cabine elettriche rappresentando un barbagianni, un uccellino, uno scoiattolo e un cerbiatto, e nel quartiere della Broggi Izar ha realizzato un maxi murale che ritrae due bambini e il fiume Lambro.
A Catania, infine, Vincenzo ha rappresentato diversi squali su alcune edicole; su un muro della Circonvallazione, ha eseguito un ritratto di Peppino Impastato (giornalista che nel 1978 fu assassinato dalla mafia per le sue denunce contro Cosa Nostra), affiancandogli la scritta La mafia uccide, il silenzio pure!.
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