Passeggiando per le strade di Alzate Brianza ti puoi imbattere in strade, ville, angoli e dettagli che rievocano il passato (antico e recente) del paese e dei suoi abitanti. Preparati a compiere un magnifico viaggio a ritroso nel tempo grazie agli aneddoti, alle curiosità e alle storie che ti racconto in questo articolo: buona lettura!
Tutto quello che ti serve sapere
Il nome di Alzate Brianza
Il paese si è chiamato solo Alzate fino al 1864, anno in cui è diventato Alzate con Verzago: ha mantenuto tale denominazione fino al 1919.
In seguito è stato chiamato Alzate Brianza per distinguerlo dalla località piemontese di Alzate, che si trova nel territorio comunale di Momo, un paese in provincia di Novara.
Chi ha fondato Alzate Brianza?
Da chi fu fondato il villaggio di Alzate? Lo storico Luigi M. Gaffuri, nel libro Alzate Brianza. Storia ambiente folclore, riferisce le diverse teorie che sono state proposte nel corso dei secoli su questo tema.
È stato ipotizzato che il fondatore del paese sia stato uno dei 500 nobili greci che facevano parte dei 5mila coloni che Giulio Cesare aveva portato nel Comasco.
Un’altra supposizione è che Alzate sia nata grazie a un profugo troiano al seguito di Enea.
Secondo lo storico e giureconsulto Andrea Alciato, che era originario proprio di queste terre, il villaggio di Alzate fu fondato da Alcatoo (chiamato anche Alcato).
Figlio di Portaone, Alcatoo era uno dei Proci che insidiavano Ippodamia, figlia del re dell’Elide Enomao.
Secondo la leggenda, Ippodamia era così bella che il padre ne era innamorato, geloso al punto da non voler separarsi da lei per nessuna ragione.
Ma Enomao si opponeva al matrimonio della figlia anche per un altro motivo: un oracolo gli aveva predetto che sarebbe stato ucciso da chi avesse sposato Ippodamia.
Ecco perché Enomao sfidava nella corsa dei cocchi coloro che aspiravano a conquistare la figlia: sapendo di essere imbattibile in questa attività, immancabilmente finiva per uccidere i corteggiatori, conficcandoli con l’asta mentre li superava.
Anche ad Alcatoo – presunto fondatore di Alzate – toccò questa fine.
Il tempio dedicato a Minerva
Sempre da Andrea Alciato si apprende che ad Alzate esisteva un tempio eretto dai Greci e intitolato a Minerva Orobiade.
Ma Alciato scrisse di questo tempio solo per “magnificare la culla dei suoi avi” e “creare un’origine mitica alla sua nobile prosapia” (come insinuato da Luigi M. Gaffuri)? O nelle sue parole c’era del vero?
Di certo ad Alzate fu rinvenuta, presso la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, un’epigrafe dedicata a Minerva: ma Alciato non poteva saperlo, perché tale ritrovamento avvenne ben dopo la sua morte, quasi sicuramente in occasione dei lavori di rifacimento della chiesa nel XVIII secolo.
Tale lapide nell’Ottocento sosteneva la croce situata sulla piazza davanti alla chiesa parrocchiale: lo riferisce lo storiografo Carlo Annoni nel suo saggio del 1835 Monumenti e fatti politici e religiosi del Borgo di Canturio.
In seguito, la lapide fu regalata al conte Francesco Giovio, che a sua volta la donò al Civico Museo di Como.

Di un’altra iscrizione Alciato era invece a conoscenza: si trovava su un piedistallo di cui, però, oggi non c’è più traccia.
Forse questo piedistallo fu usato durante i lavori di costruzione della chiesa parrocchiale, o forse finì a Como, sempre tramite la famiglia Giovio.
Quella di Alzate Brianza, in ogni caso, non è la sola dedica a Minerva che sia stata rinvenuta nella zona del Comasco: un altro ritrovamento si è verificato a Galliano, a breve distanza da qui.
Il tempio di Minerva, per altro, è ricordato anche nello stemma di Alzate Brianza, che raffigura proprio un antico tempio greco, con quattro colonne che reggono l’architrave con frontone e poggiano su un basamento di tre gradini.
Andrea Alciato
A proposito di Andrea Alciato, nel centro storico di Alzate Brianza c’è una lapide a lui dedicata: si trova accanto alla Torre Civica, sopra il civico 1 di via Anzani, e include un bassorilievo che raffigura il volto di Alciato, opera dello scultore di Meda Alberto Ceppi.

Ma chi era Andrea Alciato? Nato l’8 maggio del 1492, era figlio di Ambrogio, un nobile decurione di Milano, e proprio a Milano studiò, avendo come maestro di lettere il filosofo Giano Parrasio.
Completò la propria istruzione a Pavia e a Bologna, e nel 1514 si laureò.
Tornato a Milano, pubblicò i Paradossi del Diritto Civile, che gli valsero attestati di stima ma al tempo stesso (per usare le parole di Luigi M. Gaffuri) “lo fecero ad alcuni apparire un troppo pericoloso novatore”.
Divenuto professore di legge ad Avignone, Alciato fu creato conte palatino da papa Leone X.
Nel 1521, però, lo studioso alzatese tornò a Milano: un po’ per nostalgia della patria e della famiglia, un po’ per l’incostanza tipica del suo carattere, che era invero molto particolare.
Come riferito da Gaffuri, “tanti elogi gli giungevano da ogni parte, che la sua vanità, da cui mai seppe abbastanza difendersi, cominciò a gonfiarlo”, al punto da portarlo a scrivere (di certo senza falsa modestia): “Ormai in nessun luogo si può trovare alcuno che non conosca l’Alciato”.
Dopo essere ritornato a lavorare come avvocato a Milano, nel 1528 l’erudito brianzolo riprese a insegnare ad Avignone.
Si spostò poi a Bourges, dove rimase fino al 1532, e da qui fece ritorno in Italia, venendo eletto senatore dal duca di Milano Francesco Sforza e divenendo professore all’Università di Pavia.
Le peregrinazioni proseguirono: da Pavia a Bologna, da Bologna a Pavia, da Pavia a Ferrara, da Ferrara a Pavia.
Andrea Alciato morì il 12 gennaio del 1550. Lo storico Gaffuri ha scritto: “Non mancò chi volle attribuire la sua morte prematura all’eccessiva ingordigia, giacché purtroppo in lui l’avidità del cibo non era inferiore a quella per il danaro. E fu un vero peccato che in un uomo di così vasta dottrina apparissero tanti difetti da oscurarne la fama”.
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Alciato scrisse, fra l’altro, una Storia di Milano in quattro volumi, e si cimentò come poeta negli Emblemata. Ebbe, soprattutto, il merito di liberare (parole di Gaffuri) “la giurisprudenza dall’ingombro delle sottigliezze scolastiche, illuminandola con una vasta ed universale erudizione. Attraverso i suoi studi storici e classici seppe penetrare il vero spirito delle leggi ed additare la saggezza e la maestà dell’antica legislazione romana”.
Fu, insomma, una figura illustre di Alzate, che per questo ha deciso di rendergli onore con la lapide che lo ricorda.
Se vuoi sapere di più sulla vita e sulle opere di Andrea Alciato, puoi leggere l’approfondimento che gli ho dedicato nel post qui sotto.
Villa Baragiola
A proposito della dinastia Alciato: nel centro storico di Alzate sorge Villa Baragiola, così chiamata dal nome degli ultimi proprietari, ma conosciuta in precedenza come Palazzo Alciati.

Questa, infatti, fu la dimora degli Alciati, storica famiglia alzatese “certamente riconosciuta d’antica e generosa nobiltà” (Gaffuri), il cui nome compariva nel catalogo da cui estrarre i canonici ordinari della Cattedrale di Milano che fu fatto redigere nel 1277 da Ottone Visconti.
Alla famiglia Alciati appartennero Sant’Arialdo, che morì martire nel 1066, e il beato Andrea, monaco di Vallombrosa e primo biografo di Arialdo, morto alla fine dell’XI secolo.
E ancora, saltando tra i secoli, ecco nel Quattrocento Opizzino d’Alzate, che fu governatore di Genova per conto del duca Filippo Maria Visconti; Andrea Alciato, di cui ti ho parlato poco fa, e suo nipote Francesco, a sua volta professore all’Università di Pavia, dove ebbe tra i propri allievi Carlo Borromeo, che in seguito lo avrebbe creato cardinale (fu così che Francesco Alciati poté prender parte al Concilio di Trento).
Un’altra nipote di Andrea Alciato, Lucrezia, rifiutò di sposarsi con un Visconti e si rinchiuse nel monastero del Sacro Monte di Varese: quando morì, lasciò i propri beni al monastero e per la costruzione di una chiesa a Cantù (oggi nota come ex Chiesa della Trasfigurazione).
Villa Baragiola si trova nelle immediate vicinanze della Torre Civica di Alzate, il che ha portato a ritenere che un tempo essa rappresentasse il castello feudale del borgo; in seguito gli Alciati avrebbero trasformato l’edificio in una dimora patrizia.

L’ultimo discendente degli Alciati fu il conte Francesco, che morì nel 1798. A quel punto il palazzo fu ereditato da un certo Antonio Barisetti (o Barinetti), che poi lo cedette, nel 1802, alla famiglia Clerici.
I Clerici tennero la villa fino al 1873, quando l’edificio fu acquisito da Carlo Pizzala.

Poi, per effetto del matrimonio tra Angela Pizzala e Luigi Baragiola, ne entrò in possesso la famiglia Baragiola.
L’ultimo proprietario fu il commendator Giuseppe Baragiola; dopodiché il palazzo e i fondi annessi furono trasferiti all’Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani, che cedette il grande parco al Comune, il quale lo trasformò in giardino pubblico.
Attualmente la villa ospita una casa di riposo.
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