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Che cosa fare a Verderio: guida per turisti

Che cosa fare a Verderio? Villa Gnecchi Ruscone e il Parco Fontana di Nettuno sono senza dubbio i siti da cui partire per una gita in questo paese della Brianza lecchese. Lungo i sentieri del Parco del Rio Vallone, poi, puoi scoprire la roggia Annoni, tante cascine antiche e punti panoramici per goderti il paesaggio.

La città

Paese della Brianza lecchese di poco meno di 6mila abitanti, Verderio è un comune decisamente giovane: è nato, infatti, nel 2014, con l’unione dei comuni di Verderio Superiore e Verderio Inferiore.

Che cosa fare a Verderio: i monumenti da vedere

La prima risposta alla domanda “che cosa vedere a Verderio?” proviene da Villa Gnecchi Ruscone, situata in via Sant’Ambrogio. Costruita nel XVI secolo e restaurata da Fausto Bagatti Valsecchi nell’Ottocento, fu abitata dal conte Luigi Confalonieri, fratello di quel Federico che fu condannato alla prigionia, con Silvio Pellico e Piero Maroncelli, nel carcere dello Spielberg.

La villa, tra l’altro, è una delle tante location cinematografiche in Brianza, essendo apparsa nel film Il giocattolo, con protagonisti Nino Manfredi, Vittorio Mezzogiorno e Arnoldo Foà.

Di fianco all’ingresso della villa, in piazza Sant’Ambrogio, ecco la piccola Chiesa di Sant’Ambrogio: fu costruita nella sua versione attuale nel XVII secolo. Al suo interno, sopra l’altare puoi osservare una statua della Madonna Pellegrina.

Davanti a Villa Gnecchi Ruscone, tra via dei Prati e via Sant’Ambrogio, si trova il Parco Fontana di Nettuno; la fontana fu posizionata qui negli anni Venti del secolo scorso.

Lo stesso Luigi Confalonieri di Villa Gnecchi Ruscone volle costruire l’Aia, realizzata nel 1857 su progetto di Gaetano Besia (architetto, tra l’altro, del Teatro Sociale di Canzo). L’Aia, un tempo adibita ad essiccatoio delle granaglie, è situata in via Sernovella 1: per raggiungerla ti basta lasciarti Villa Gnecchi Ruscone sulla destra e imboccare la strada oltre la rotonda. L’edificio oggi ospita uno dei più interessanti musei in Brianza, il Museo Vita Contadina del Novecento, in cui sono stati ricostruiti, con attrezzi d’epoca originali, ambienti tipici della vita rurale. Il museo è sotterraneo, articolato tra anfratti e cunicoli.

Sempre in via Sernovella, di fronte al civico 9/A, trovi la Cappella di San Rocco, edificata probabilmente nel XVII secolo.

Poco oltre, sulla tua sinistra puoi entrare in via San Carlo per andare a vedere Cascina San Carlo: l’edificio è noto anche come Casina del Curat, in quanto fu costruita all’inizio del secolo scorso dalla parrocchia bisognosa di una nuova casa colonica. Qui merita la tua attenzione, tra l’altro, un dipinto della Madonna con Bambino nel portico a destra del vano scale.

Proseguendo lungo via Sernovella ti imbatterai, sulla tua sinistra, in Cascina La Salette, che oggi ospita un ristorante e un poliambulatorio: puoi osservarla meglio svoltando a sinistra in via Leonardo da Vinci. Fu costruita nel 1856 per volere di Luigi Confalonieri e deve il proprio nome a La Salette, località delle Alpi francesi in cui nel 1846 la Madonna, a cui il conte era particolarmente devoto, sarebbe apparsa a due pastorelli, che poi furono anche invitati a soggiornare qui. All’ingresso noterai proprio la statua della Vergine in legno.

Se ritorni verso Villa Gnecchi Ruscone e la superi, arrivi all’incrocio tra via Sant’Ambrogio e viale dei Municipi: è qui che, alla tua destra, puoi osservare la Fonte Regina. Realizzata negli ultimi anni dell’Ottocento per portare acqua potabile al paese, era collegata da un percorso di tubi lungo più di 5 chilometri a una sorgente di Merate, in località Novate.

A questo punto puoi imboccare viale dei Municipi fino a incontrare, all’incrocio con via dei Tigli, la Chiesa Parrocchiale dei Santi Giuseppe e Floriano, costruita negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento su progetto di Enrico Combi e di Fausto Bagatti Valsecchi. Realizzata in stile gotico lombardo, la chiesa presenta campanile e facciata in laterizio, e all’interno ospita un polittico del 1499 di Giovanni Canavesio.

Di fronte alla chiesa c’è, invece, il Parco del Lavatoio, che prende il nome dall’antico lavatoio pubblico presente, che un tempo riceveva l’acqua dalla Fonte Regina.

Se procedi lungo viale dei Municipi, al civico 20 trovi Villa Comunale, nota anche come Villa Gallavresi, che oggi ospita i locali della biblioteca.

A questo punto potresti continuare a passeggiare in viale dei Municipi e da qui continuare, dopo il cartello che segna l’inizio di Verderio Inferiore, in via dei Tre Re. Giunto in piazza Annoni, alla tua destra sulla facciata meridionale della Curt Noeva puoi notare, dall’alto verso il basso, lo stemma degli Annoni nel timpano, una meridiana e una nicchia con la statua della Madonna.

Ora potresti girare a destra in via Nazaro e Celso per andare ad ammirare la novecentesca Chiesa Parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, progettata dall’architetto Giovanni Barboglio (“padre” anche della facciata della Chiesa di Sant’Ambrogio a Sulbiate). All’interno della chiesa, a croce greca, puoi osservare sul soffitto dell’aula l’affresco che raffigura i due santi.

Se torni all’incrocio della Fonte Regina e svolti a destra in via Principale, andando sempre dritto arrivi in via per Cornate: lungo questa strada al civico 16 sorge Cascina Isabella, che merita una visita non soltanto in quanto splendido esempio di architettura rurale, costruito nel 1925, ma soprattutto per la sua storia “nascosta”. Qui, infatti, nel 2012 sono state rinvenute decine di caricatori a chiocciola e di bombe a mano, oltre a un migliaio di cartucce per mitragliatrice: materiale che i partigiani della 103° Brigata Sap della Divisione Fiume Adda avevano sequestrato ai soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Poco oltre il civico 33 di via per Cornate, invece, trovi la Cappella dell’Assunzione, conosciuta anche come Cappella della Madonna degli Angeli o dell’Immacolata.

Che cosa fare a Verderio: gli itinerari naturalistici

Il territorio di Verderio fa parte del Parco del Rio Vallone, a sua volta inserito nel Parco Agricolo Nord Est. Il Rio Vallone, che oggi ormai si allaga solo quando piove, a Verderio corrisponde alla roggia (nota come roggia Verderio e in seguito come roggia Annoni) costruita nel Quattrocento che servita a portare l’acqua del lago di Sartirana al fondo Bergamina per irrigarne i prati (roggia che poi continuava il proprio percorso fino al Naviglio della Martesana).

L’itinerario 1 e l’itinerario 7 del Parco del Rio Vallone partono proprio da Verderio.

Puoi accedere all’itinerario 1 da via Rimembranze. Lungo il sentiero tra la strada e il depuratore trovi un punto panoramico molto suggestivo con numerosi alberi di pioppo cipressino.

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All’itinerario 7 puoi accedere, invece, da via Cesare Battisti. Lungo il percorso ti imbatterai, nei pressi della strada consortile dei Boschi, nell’edificio diroccato di Cascina Fornacetta (o Furnaseta, in dialetto), risalente almeno all’inizio del XVII secolo.

Lungo la strada consortile delle Brughiere trovi, invece, l’ottocentesca Cascina Nuova e – all’incrocio con via XXV Aprile – Cascina Bergamina, le cui prime notizie storiche sono datate alla prima metà del Quattrocento.

Poco oltre puoi notare un tratto ripristinato della roggia Annoni, realizzata nel 1476, oggi non più alimentata dalle acque del lago di Sartirana. Qui c’è anche Cascina Bice, edificata nel 1907 per volontà del conte Luigi Annoni.

Tornando indietro e deviando in via XXV Aprile puoi andare a osservare anche Cascina Brugarola, che si ritiene possa essere stata in passato un monastero dell’epoca dei Templari, come si può dedurre dalla presenza di una torretta probabilmente annessa a una cappella.

Verderio, inoltre, aderisce al Parco Adda Nord.

Dove mangiare a Verderio

Tra le migliori location dove mangiare a Verderio c’è il Ristorante Da Remo, al civico 26 di via Sernovella: un ristorante di cucina mantovana in Brianza dove puoi gustare, a seconda della stagione lumache, tortelli di zucca, tartufi bianchi o porcini. Questo è, tra l’altro, uno dei pochi locali dove mangiare le rane in Brianza.

Nel novero dei ristoranti di Verderio va citato anche Luna Rossa, al 17 di via Principale, chiuso il lunedì sera e martedì tutto il giorno. Tra le molte specialità di pesce del menù spiccano i carpacci di branzino, salmone tonno e pesce spada, ma anche l’astice e l’aragosta alla catalana.

Se cerchi una pizzeria a Verderio puoi scegliere Tortuga, in via Principale 12. Pizza al trancio, focacce alle olive e panzerotti sono i punti di forza di questo locale che, per altro, è anche… una gelateria.

Cascina La Salette è un altro dei posti dove mangiare a Verderio: chiuso la domenica sera e il martedì sera, si trova in via Salette 2 e include nel menù dolci come il tiramisù al croccante di arachidi e il fagottino di pere caramellate con gelato alla vaniglia.

Come arrivare a Verderio

Come arrivare a Verderio in auto? Provenendo da Milano, devi percorrere tutta la Tangenziale Est (A51) e proseguire lungo la SP 41. Continua sulla SP 342 dir fino a Osnago, dove alla rotonda dopo La Ca’ di Mat e lo Tsunami Club devi girare a destra in via Martiri della Liberazione: quella è la SP 55, che ti condurrà a destinazione.

Provenendo da Como, devi percorrere la SP 342 fino a Calco, e qui svoltare a destra per proseguire lungo la SP 342 dir. Vai sempre dritto fino a Osnago: la rotonda dove dovrai girare a sinistra in via Martiri della Liberazione è subito dopo lo spaccio dolciario Orvad e la Decathlon.

A Verderio non ci sono stazioni ferroviarie. Per arrivare a Verderio in treno puoi fare riferimento alla stazione di Paderno d’Adda, servita dalla linea Milano-Carnate-Bergamo, che collega il paese – tra l’altro – con Arcore, Monza e Sesto San Giovanni.

Per arrivare a Verderio in autobus puoi scegliere la linea Z313, che passa tra l’altro da Paderno d’Adda, Merate, Robbiate, Cornate d’Adda, Busnago, Roncello e Gessate (con capolinea alla fermata della linea verde della metropolitana di Milano). Il pullman D70, invece, collega il paese con Merate, Cernusco Lombardone, Robbiate, Paderno d’Adda, Ronco Briantino, Carnate e Vimercate.






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