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Murales a Seregno, Francesco e La Freccia Azzurra

I murales a Seregno della Freccia Azzurra di Gianni Rodari

Hai voglia di immergerti in una favola che ti farà tornare bambino? Sono pronto a scommettere che i murales a Seregno della Freccia Azzurra di Gianni Rodari ti lasceranno a bocca aperta per la loro bellezza. Leggi il resto del post per scoprire dove si trovano… e conoscere la storia se non l’hai mai letta!

I murales di Cristian Sonda

A Seregno, il sottopasso ferroviario tra via Magenta e via Solferino è stato abbellito con uno dei più bei murales in Brianza. Realizzato da Cristian Sonda, reinterpreta alcune scene de La Freccia Azzurra, un racconto di Gianni Rodari pubblicato per la prima volta nel 1954.

[Prima di conoscere la storia della Freccia Azzurra e i murales di Cristian Sonda, ti va di mettere Like sulla pagina Facebook di Viaggiare in Brianza?]

Dal libro di Gianni Rodari è stato tratto anche un film a cartoni animati, intitolato appunto La Freccia Azzurra e uscito nel 1996. Il film modifica in parte la trama del racconto, e vede tra i doppiatori Dario Fo, Lella Costa e Neri Marcorè.

La storia della Freccia Azzurra

La storia ruota attorno a Francesco, un bambino povero costretto a lavorare, nonostante la sua età, per mantenere la famiglia da quando suo papà si è ammalato. Inizialmente Francesco vende i giornali come strillone al posto del padre; alla sua morte, poi, va a lavorare come venditore di caramelle e gomme da masticare al cinema.

Murales a Seregno, Francesco e La Freccia Azzurra
“All’inizio di quell’inverno il babbo si ammalò. Il fascio dei giornali da vendere toccò tutto a Francesco. […] Verso Natale il babbo si aggravò, e pochi giorni prima dell’Epifania morì”

Per un anno intero, Francesco sospira malinconico di fronte al negozio di giocattoli della Befana: in famiglia non ci sono soldi, e anche per l’Epifania che sta per arrivare lui rimarrà senza il trenino elettrico che desidera tanto.

La tristezza di Francesco, però, commuove i giocattoli del negozio, e così il cane di pezza Spìcciola ha un’idea: perché non vanno tutti quanti da quel bambino? L’idea viene accolta, e così i giochi organizzano la fuga per la sera della vigilia dell’Epifania.

Della comitiva fanno parte:

  • La Freccia Azzurra, un treno con tanto di Capostazione, Capotreno e Macchinista;
  • Spìcciola;
  • Orso Giallo, un orsacchiotto;
  • un Generale al comando di ufficiali, artiglieri e bersaglieri;
  • Penna d’Argento, capo dei pellerossa;
  • un Motociclista Acrobata;
  • il Pilota Seduto di un aeroplano;
  • un Canarino in una gabbia rossa;
  • una scatola di pastelli;
  • una dozzina di bambole:
  • le Tre Marionette di un teatrino;
  • una scatola del meccano;
  • Capitano Mezzabarba e il suo veliero.
Il motociclista della Freccia Azzurra di Gianni Rodari
“La Freccia Azzurra era veramente uno splendido treno […]. Sospeso a mezz’aria sopra il tetto della stazione c’era un aeroplano. Il pilota si sporgeva dalla carlinga a guardare. […] Nella vetrina si trovavano ancora: […] una scatola di pastelli, una scatola del meccano […] e un veliero a due alberi. […] L’ultimo a scendere fu un Motociclista Acrobata: per lui fare le scale in motocicletta era come bere un’aranciata”.

Avvisata dalla sua serva Teresa, la Befana scopre che i giocattoli sono scomparsi dalla vetrina, che è rimasta vuota. Pensando che siano stati dei ladri a rubarli, si dirige verso il magazzino, dove è convinta che i malviventi siano rimasti loro malgrado intrappolati. Non può sapere che i giocattoli sono scappati.

La Befana ne La Freccia Azzurra
“La Befana, infatti, stanca di aspettare, con un martello aveva fracassato la serratura, aveva sfondato il piccolo sbarramento che teneva chiusa la porta e aveva fatto irruzione nel magazzino. Dove, naturalmente, rimase come una statua di gesso”

Questi, giunti in cantina, scoprono che la stessa è abitata: vi trovano a dormire, infatti, un bambino su una brandina. Accanto a lui, un biglietto su una sedia: a leggerlo è il Generale, che scopre che si tratta di un messaggio indirizzato alla Befana, a cui il piccolo chiede di ricevere un regalo.

Murales a Seregno, Penna d'Argento nella Freccia Azzurra
“Sulla sedia accanto alla lampada, c’era un foglio piegato in quattro […]
Penna d’Argento fu d’accordo con il Generale. Disse soltanto: – Leggere subito – e si rimise la pipa in bocca.”

Così, Orso Giallo – affermando di essere già stanco di andare in giro – decide di rimanere con il bambino per fargli compagnia, accoccolandosi al suo fianco.

La Freccia Azzurra, il bambino con Orso Giallo
“L’Orso Giallo, accoccolato sul cuscino della branda, accanto alla testa di Giampaolo, guardò con un poco di malinconia i suoi compagni di viaggio che si allontanavano, poi sospirò”.

La comitiva riprende il proprio viaggio, nonostante i bisticci tra il Generale e il Capostazione.

Murales a Seregno, il capostazione della Freccia Azzurra
“- Sempre diritti – gridò il Generale – l’attacco frontale è la tattica migliore per sconvolgere il nemico.
– Ma quale nemico? – domandò il Capostazione. – Lei faccia il santo piacere di smetterla con queste storie. Lei in treno è un viaggiatore qualunque, con tutte le righe che ha sul berretto. Mi ha capito? Il treno andrà dove dirò io”.

All’improvviso la Freccia Azzurra finisce dentro una pozzanghera: l’acqua sale quasi fino al livello dei finestrini, ma per fortuna i pezzi del Meccano si mettono all’opera per costruire un ponte e trarre in salvo il treno.

Murales a Seregno, gli ingegneri del Meccano della Freccia Azzurra
“[…] la Freccia Azzurra entrò in piena corsa in una profonda pozzanghera […]. Per fortuna l’ingegnere Capo del Meccano si ricordò al momento buono che nella sua scatola c’erano pezzi a sufficienza per costruire un ponte […]. I pezzi del Meccano si misero subito al lavoro, sotto la direzione dell’Ingegnere.”

Superato questo imprevisto, però, se ne palesa subito un altro: la Befana e la sua serva Teresa, in volo per il cielo, hanno riconosciuto i giocattoli spariti dalla vetrina!

Murales a Seregno, la Befana e Teresa nella Freccia Azzurra
“La Befana […] si era messa in viaggio per il suo solito giro, uscendo a volo dal camino. Ma non era giunta a metà della piazza che un’esclamazione della serva l’aveva fatta voltare.
– Signora baronessa, guardi laggiù!
– Dove? Ah… vedo, vedo… Non sono le luci della Freccia Azzurra?”

La Freccia Azzurra riesce a scappare infilandosi in un portone: è nell’antro di un fruttivendolo, dove giace una vecchina dalla pelle gelida. Un bersagliere spiega che quella donna non si sveglierà più, ma la Bambola Rosa non ci crede, e – anzi – decide di rimanere con lei.

La Bambola Rosa della Freccia Azzurra di Gianni Rodari
“- Addio, addio! – sussurravano le amiche alla Bambola Rosa.
– Arrivederci! – rispose lei, con la voce tremante. Aveva paura a restare sola, è inutile negarlo”.

La locomotiva ricomincia il proprio viaggio guidata da Spìcciola, che fiuta le tracce di Francesco. A un certo punto, però, l’odore del bambino sembra come svanito nel nulla, mentre la neve cade sempre più fitta. Il Pilota Seduto dell’aereo si offre di andare in esplorazione, mentre il Generale si lascia seppellire dalla neve e un gatto squarcia orribilmente il Canarino a molla: il suo corpo viene messo in gabbia e seppellito sotto la neve.

Il Canarino della Freccia Azzurra di Gianni Rodari
“Un gatto grosso quanto cinque o sei carrozze della Freccia Azzurra […]. Il Canarino sentì gli artigli aguzzi che gli laceravano le ali, lanciò un disperato cip cip, poi qualcosa si spezzò, si udì uno scatto e l’aggressore fu colpito in pieno naso dalla molla”.

Il Pilota Seduto dell’aereo incontra il Monumento di un patriota, a cui racconta la sua storia, quella della Freccia Azzurra e quella di Francesco. Scopre, così, che il bambino il giorno prima si era seduto proprio ai piedi del Monumento: quindi va a richiamare i compagni di viaggio, che a loro volta raggiungono la statua, per poi riprendere il percorso.

Il Monumento e il Pilota Seduto della Freccia Azzurra
“Il Pilota Seduto ammise sinceramente che il suo apparecchio era un giocattolo e in due parole mise al corrente il Monumento dei casi suoi e della Freccia Azzurra.”

I giocattoli, però, vengono rintracciati di nuovo dalla Befana e da Teresa: per fortuna, riescono rocambolescamente a “catturare” Teresa, che fornisce loro una lista di tutti i bambini poveri che non ricevono regali dalla Befana, nella speranza che anche loro possano essere accontentati.

Ripreso il cammino, il gruppo della Freccia Azzurra giunge presso quella che dovrebbe essere la casa di Francesco, ma la trova vuota. Intanto le Tre Marionette hanno sempre più freddo, e battono i denti così forte da non far dormire nessuno nel loro scompartimento. “Non avete un po’ di cuore?”, viene chiesto loro. E no, in effetti le marionette non hanno il cuore: se ce l’avessero, non avrebbero tanto freddo. Ecco, allora, che il Pastello Rosso disegna sulle giubbe delle marionette tre cuori.

Le marionette della Freccia Azzurra di Gianni Rodari
“- Ora sentiamo un bel calduccio dappertutto – dissero le Tre Marionette. – Com’è bello avere il cuore.
E contemplandosi felici il petto, dove i grossi cuori rossi sembravano tre medaglie al valore, si addormentarono pacificamente.”

Intanto, Spìcciola decide di rimanere davanti alla soglia di casa di Francesco per aspettarlo: non può sapere che il bambino è stato arrestato perché è stato trovato nel negozio della Befana dalla polizia, che lo ha scambiato per un ladro. Invece lui era stato costretto a entrare lì da due malviventi!

Tutto, però, ha un lieto fine. E così, mentre la Freccia Azzurra porta i vari giocattoli ai bambini poveri della città, Francesco viene salvato da una guardia notturna sua amica e dalla Befana, che decide di assumerlo come commesso per il suo negozio.

E Spìcciola? Oh, Spìcciola prima prova a suicidarsi, ma non ci riesce; poi si ritrova, un po’ casualmente, a bordo della carrozza che sta riportando Francesco a casa dal commissariato. Ed è qui che abbaia per la prima volta: Spìcciola non è più un cane di pezza, ma un cane vero.

Francesco e Spìcciola diventeranno grandi amici: il bambino non si diverte più con i giocattoli, perché “tutti i giocattoli del mondo non valgono un amico”.

Chi è Cristian Sonda

Cristian Sonda è uno street artist milanese, da molti anni protagonista della scena italiana.

Cristian Sonda
La “firma” di Cristian Sonda

Co-ideatore del progetto educativo “Arte Partecipata”, in Lombardia ha realizzato murales a Inveruno, Cornaredo, Rozzano e Milano, ma ha “lasciato il segno” anche in altre grandi città come Napoli, Palermo e Berlino.

Come vedere i murales

I murales di Cristian Sonda a Seregno si trovano nel sottopasso ferroviario che unisce via Magenta con via Solferino.

Se hai in mente di arrivare a Seregno in auto, puoi lasciare la macchina nei parcheggi di via Solferino o in quelli di via Ballerini.

Preferisci arrivare a Seregno in treno? Per raggiungere il sottopasso con i murales devi camminare lungo il binario 1 tenendo la stazione sulla destra: una volta giunto al termine della banchina, esci sul marciapiede e troverai il sottopasso alla tua sinistra.

Nel caso in cui tu voglia arrivare a Seregno in autobus, puoi fare riferimento alla linea Z233 e scendere alla fermata di via Magenta 26: da qui, percorri via Magenta tenendo i numeri civici pari sulla destra e, in corrispondenza della curva a gomito verso destra, vedrai il sottopasso davanti a te. In alternativa, puoi sfruttare la linea C80, che ferma direttamente davanti alla stazione.

Gli altri murales a Seregno

Quella realizzata da Cristian Sonda non è l’unica opera di street art che abbellisce Seregno: se ti va di scoprire dove si trovano le altre, puoi leggere il post qui sotto, che ti permette di conoscere tutti i posti da non perdere in città.

Murales a Seregno, ma non solo: le altre opere di street art in Brianza

Oltre a quelli di Seregno, sono tanti i murales in Brianza che meritano di essere visti: di alcuni di loro ti parlo nel post qui sotto.





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