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L'interno della basilica di Seregno

La Basilica di San Giuseppe a Seregno

La Basilica di San Giuseppe a Seregno è uno dei monumenti più famosi della Brianza. Non sei mai entrato in questa chiesa? Poco male: nel post che stai per leggere, troverai foto e informazioni dettagliate, ma anche storie, aneddoti e curiosità che ti faranno venir voglia di visitare la basilica immediatamente. Sono pronto a scommetterci!

La storia della Basilica di San Giuseppe

La storia della Basilica di San Giuseppe a Seregno inizia il 27 agosto del 1769, giorno in cui viene posta la prima pietra per la costruzione dell’edificio.

Ma forse conviene fare un passo indietro per conoscere il contesto.

Una chiesa al posto di due

Il 9 giugno del 1768 la giunta di governo di Milano aveva deciso di chiedere il consenso del popolo seregnese per la realizzazione di una nuova chiesa.

Così, il 23 luglio di quell’anno il conte Parravicini, regio Capitano di Giustizia, e il Vicario Foraneo di Desio, in rappresentanza dell’arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli, avevano convocato i 449 capifamiglia del paese per ottenere la loro approvazione. Approvazione che venne concessa.

La nuova chiesa avrebbe preso il posto delle due chiese che allora esistevano a Seregno, quella di San Vittore e quella di Sant’Ambrogio, destinate a essere chiuse.

Il motivo della chiusura? Le aspre divisioni fra i parrocchiani (e i parroci) delle due chiese, che da più di due secoli erano causa di litigi, di disordini, di tumulti e perfino di risse violente.

La storia della rivalità tra la Chiesa di Sant’Ambrogio e quella di San Vittore a Seregno è davvero curiosa e appassionante: se vuoi conoscerla da vicino, puoi trovarla nel post qui sotto.

Ma torniamo alla costruzione della Chiesa (non ancora Basilica) di San Giuseppe. La prima pietra venne posata il 27 agosto del 1769 in presenza del conte Carlo di Firmian, trentino che dal 1758 era ministro plenipotenziario di Milano in rappresentanza del governo austriaco.

La pergamena inserita in quella pietra recitava: Iosepho secundo imperatori / sub auspiciis Car. Com. De Firmian / Mariae Theresiae Augustissimae / in Insubria Austriaca / plena cum potestate administri / primus lapis positus (“La prima pietra fu posta sotto l’imperatore Giuseppe II con gli auspici del conte Carlo di Firmian, ministro plenipotenziario di Maria Teresa augustissima nella Lombardia austriaca”).

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Ma perché la chiesa fu dedicata proprio a San Giuseppe? Non lo sappiamo di preciso: quel che è certo è che le disposizioni adottate nel giugno del 1768 dall’autorità civile ed ecclesiastica avevano previsto che il nuovo tempio dovesse essere dedicato a un santo patrono diverso da quello delle chiese precedenti.

Il culto di San Giuseppe era molto diffuso nella Chiesa, inclusa la diocesi di Milano: forse l’intitolazione fu un segno di devozione nei confronti dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli. Curiosamente, invece, l’imperatore Giuseppe II aveva addirittura abolito la festa di precetto di San Giuseppe.

La costruzione e l’inaugurazione

Inizialmente il progetto scelto per la costruzione del nuovo tempio era quello del barnabita Ermenegildo Pini.

La sua idea era quella di realizzare una Rotonda ampia più o meno come il Pantheon di Roma, in grado di accogliere circa 3.600 fedeli, per di più impreziosita da una cupola molto alta (la sesta più grande al mondo, all’epoca).

Un progetto grandioso, ma evidentemente troppo costoso: chi lo aveva scelto forse aveva sopravvalutato i ricavi che si sarebbero potuti ottenere dalla vendita dei beni delle due chiese preesistenti o forse aveva solo cercato l’approvazione di tutti i seregnesi senza pensare alla reale fattibilità economica del progetto.

Per due anni, comunque, la popolazione locale dimostrò grande entusiasmo, partecipando attivamente ai lavori fino all’inizio del 1771.

In breve tempo, però, i soldi finirono: erano state completate solo le fondamenta e una parte delle mura che emergevano dal terreno. Il cantiere, dunque, si interruppe.

Si tentò di coinvolgere le autorità milanesi per usufruire di un finanziamento, ma non si ottenne alcun risultato in tal senso.

Così si scelse di abbandonare le idee di Pini. Furono presi in considerazione altri progetti, come quelli di Giuseppe Piermarini e di Agostino Gerli.

Alla fine, però, la scelta ricadde sul progetto di Giulio Galliori, approvato il 17 aprile del 1779: così i lavori poterono ripartire. Della chiesa pensata da Pini restava molto poco, e la grandiosità ipotizzata in precedenza fu accantonata.

In meno di un paio di anni i lavori giunsero al termine: il 6 maggio del 1781 la Chiesa di San Giuseppe venne solennemente inaugurata.

La Chiesa di San Giuseppe a Seregno
La Basilica di San Giuseppe a Seregno. Le tre parole Basilica Romana Minore sono state incise sul timpano nel 1982. Sul portale principale di ingresso è presente l’incisione D. Joseph D., cioè Divo Joseph Dicatum, Dedicato a San Giuseppe

Il 22 settembre del 1881 la chiesa fu dedicata, cioè consacrata, da monsignor Paolo Angelo Ballerini, delegato dall’arcivescovo di Milano Luigi Nazari di Calabiana.

Ballerini era giunto a Seregno dopo che gli era stato impedito di prendere possesso della sede arcivescovile milanese, che pure gli era stata assegnata da papa Pio XI, a causa dell’ostilità del governo sabaudo. Fino al 1897, anno della sua morte, egli avrebbe celebrato le liturgie della Chiesa di San Giuseppe.

Nel 1906 si completò l’esterno dell’edificio, che fino a quel momento era stato lasciato rustico, con una facciata in cemento progettata da Oreste Scanavini. Tuttavia, il risultato non fu molto gradito: pur essendo proporzionata, la facciata fu ritenuta troppo semplice e umile, anche a causa della scelta del cemento come materiale di composizione.

Negli anni ’40 del Novecento, quindi, venne realizzata una nuova facciata, con un fronte monumentale, su progetto di Ottavio Cabiati.

La prima pietra fu posata nel maggio del 1942, e due anni più tardi avvenne l’inaugurazione ufficiale, con la comparsa nel frontone del mosaico realizzato da Salvatore Saponaro e Giorgio Crapputo. Lo stesso Saponaro realizzò anche la scultura in marmo che raffigura lo sposalizio di Maria e Giuseppe situato sopra il portone centrale.

Solo a metà degli anni Settanta, invece, fu ultimata la cupola a copertura, grazie a cui la chiesa raggiunse un’altezza massima di 38 metri: a idearla fu Luigi Brambilla, già collaboratore di Ottavio Cabiati.

L'interno della basilica di Seregno
La basilica vista dal presbiterio

La chiesa nel 1981 è stata elevata alla dignità di basilica romana minore, e il 21 maggio del 1983 è stata visitata da Papa Giovanni Paolo II, che vi ha celebrato una Messa.

L’esterno della basilica

Ai lati della gradinata della basilica sono presenti due statue, che raffigurano papa Giovanni Paolo II e il patriarca Paolo Angelo Ballerini.

La statua di Giovanni Paolo II nella basilica di Seregno
La statua di Giovanni Paolo II. Alta 2 metri e 10, raffigura Wojtyla come missionario, benedicente mentre corre sulle strade del mondo

Del rapporto fra papa Wojtyla e la basilica di Seregno ti ho appena parlato; del patriarca Ballerini, invece, ti racconterò ancora fra qualche riga.

La statua del patriarca Ballerini nella basilica di Seregno
La statua del patriarca Ballerini

L’autore delle statue è Antonio De Nova, che ha realizzato anche il portale in bronzo dell’ingresso centrale, risalente al 1992.

Il portale di ingresso della basilica di Seregno
Il portale di ingresso della basilica

Il portale presenta varie formelle che ripercorrono i momenti più importanti della storia religiosa di Seregno. Partendo dalla formella in basso a destra:

  • La costruzione della Basilica di San Giuseppe;
  • La consacrazione della Basilica di San Giuseppe;
  • L’antica Chiesa di Sant’Ambrogio;
  • L’antica Chiesa di San Vittore;
  • L’elevazione della Chiesa di San Giuseppe alla dignità di Basilica Romana Minore;
  • La visita di Giovanni Paolo II a Seregno.
La consacrazione e la costruzione della Basilica di Seregno
A sinistra, la consacrazione della basilica; a destra, la costruzione
La Chiesa di San Vittore e la Chiesa di Sant'Ambrogio a Seregno
A sinistra, la Chiesa di San Vittore; a destra, la Chiesa di Sant’Ambrogio
Giovanni Paolo II nella Basilica di Seregno
A sinistra, la visita di Giovanni Paolo II; a destra, l’elevazione della chiesa alla dignità di Basilica Romana Minore

A due terzi di altezza sulla porta, ecco due angeli che sorreggono incensieri da cui sale fumo profumato. Sopra di loro, in un unico quadro, il Paradiso con il patrono San Giuseppe, l’Angelo, la Vergine e Cristo.

Il Paradiso sul portale di ingresso della Basilica di Seregno
I due angeli in basso e, sopra, il Paradiso con San Giuseppe, Gesù, l’Angelo e Maria

L’interno della basilica

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la tomba di monsignor Paolo Angelo Ballerini

Entrando in chiesa, vedrai accanto a te la tomba del patriarca Paolo Angelo Ballerini.

La tomba di Monsignor Ballerini a Seregno
La tomba di monsignor Ballerini

La parete di fondo è valorizzata da un mosaico che raffigura la Risurrezione di Gesù con l’Angelo e le pie donne, realizzato su cartoni da Luigi Filocamo.

Basilica di San Giuseppe a Seregno, il mosaico di Luigi Filocamo
Il mosaico di Luigi Filocamo

La cappella, che presenta una cornice in marmo rosso di Cherio, ospita un sarcofago monolitico in marmo bianco di Lasa, voluto da Ottavio Cabiati nel 1948, sul quale è presente una scultura che rappresenta le spoglie di Ballerini, vestito con i sacri paramenti.

L’autore è Francesco Confalonieri, che per realizzarla – nel 1898 – prese spunto da una foto che era stata scattata alla salma in occasione dei funerali.

La scultura di Monsignor Ballerini di Francesco Confalonieri
La scultura di monsignor Ballerini realizzata da Francesco Confalonieri

In basso, non passano inosservati due leoni in marmo, opera di Salvatore Saponaro.

Il dettaglio del leone di Salvatore Saponaro
Il dettaglio di uno dei due leoni

Sotto il sarcofago, la cripta in cui è sepolto il presule, progettata nel 1908 da Oreste Scanavini.

La storia del patriarca Paolo Angelo Ballerini

A questo punto, però, non posso non raccontarti la storia di monsignor Ballerini. Dopo la morte dell’arcivescovo di Milano Carlo Bartolomeo Romilli avvenuta nel 1859, il governo austriaco per sostituirlo indicò alla Santa Sede (allora funzionava così) il nome di Ballerini: egli, dunque, fu scelto da papa Pio IX.

La cripta di monsignor Ballerini a Seregno
Il punto in cui è conservata la salma

Il fatto è che proprio in quei giorni Milano era stata liberata dagli austriaci, il cui esercito era stato battuto nella battaglia di Solferino e San Martino il giorno prima della nomina papale. Pertanto, a Ballerini fu impedito di raggiungere Milano: la popolazione considerava la sua nomina l’ultimo sopruso austriaco. Addirittura la presa di possesso dell’arcidiocesi fu ostacolata militarmente dal governo piemontese.

Così Ballerini fu costretto a scappare in Svizzera, prima di spostarsi a Cantù e – infine – arrivare a Seregno, dove ricevette una buona accoglienza. Dopo numerosi dissidi, nel 1867 Ballerini rinunciò all’arcidiocesi e fu nominato patriarca titolare di Alessandria dei Latini: ma si trattava di una nomina meramente onorifica, e infatti il monsignore visse per altri 30 anni a Seregno, dove morì.

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la tomba del Cardinale Achille Locatelli

All’altro lato del portale di ingresso ecco la tomba del Cardinale Achille Locatelli. Originario di Seregno, Locatelli fu nominato arcivescovo nel 1906 da papa Pio X e creato cardinale nel 1922 da papa Pio XI.

Basilica di San Giuseppe a Seregno, la tomba del Cardinale Achille Locatelli
La tomba del Cardinale Achille Locatelli

Per realizzare la tomba si fece riferimento a un disegno di monsignor Spirito Maria Chiappetta, architetto della Santa Sede e ingegnere (nonché padre, sempre a Seregno, del Santuario della Madonna di Santa Valeria).

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la Cappella di San Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi

Alla tua destra (rispetto all’ingresso) trovi la Cappella di San Carlo Borromeo e San Francesco d’Assisi.

L’altare ospita un olio su tela di Davide Beghè, che raffigura il Redentore con i Santi Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi.

La Basilica di San Giuseppe a Seregno, il Redentore con i Santi Carlo e Francesco d'Assisi
Il Redentore con i Santi Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi

Se presti attenzione, nella parte bassa del dipinto puoi notare, sotto le nuvole su cui si trovano i due santi, il borgo di Seregno: così vedi com’era la chiesa parrocchiale più di un secolo fa.

Il dettaglio del borgo di Seregno nel quadro della Basilica di San Giuseppe
Il dettaglio del borgo di Seregno

Sulla volta due medaglie di Luigi Sabatelli raffigurano Vittore e Ambrogio. Come ti ho raccontato poco sopra, a questi santi erano intitolate le due chiese esistenti a Seregno fino a metà del XVIII secolo, quando erano state demolite per decisione del governo austriaco (che ai tempi aveva il dominio sul ducato di Milano) in accordo con il Cardinale Giuseppe Pozzobonelli. In questo modo, la chiesa di San Giuseppe che stava per essere costruita (l’attuale basilica, appunto) sarebbe diventata l’unica parrocchiale di tutto il borgo di Seregno.

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la Cappella del Santo Crocifisso

La Cappella del Santo Crocifisso accoglie un Crocifisso che fino al Settecento era stato conservato nell’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano di Seregno.

La Basilica di San Giuseppe a Seregno, la Cappella del Santo Crocifisso
La Cappella del Santo Crocifisso

In adorazione davanti alla Croce ci sono due bassorilievi in bronzo che ritraggono Maria e San Giovanni.

Il bassorilievo in bronzo di Maria nella Cappella del Santo Crocifisso della Basilica di Seregno
Il bassorilievo in bronzo che raffigura Maria

Nel 1933 è stato collocato sotto la mensa il corpo di San Quirino Martire.

Secondo la tradizione, Quirino era un ufficiale romano del II secolo a cui era stato dato il compito di tenere il papa Alessandro I prigioniero. Dopo essersi convertito al cristianesimo, decise di ricevere il battesimo con la figlia Balbina, ma a causa della sua professione di fede venne decapitato.

Il corpo di San Quirino nella Basilica di Seregno
Il simulacro di San Quirino

Le reliquie del santo vennero donate alla basilica nel 1933 dal cardinale arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster.

L’urna che ospita le reliquie venne scolpita dalla scuola ebanista dell’orfanotrofio maschile di Seregno e indorata da Giuseppe Mariani. Gli smalti riproducono i nomi e gli stemmi dei donatori. Il simulacro di San Quirino fu realizzato dallo scultore Alessandro Cappuccini e ospita al proprio interno un busto in metallo che contiene le reliquie.

Un reliquiario scolpito da Giuseppe Guelfi, invece, accoglie l’ampolla in cui è presente il sangue del martire.

In principio, questa cappella era dedicata agli Angeli Custodi.

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la Cappella di San Giuseppe

La Cappella di San Giuseppe accoglie il dipinto La morte del Patrono San Giuseppe, opera di Luigi Maria Sabatelli: fu consegnato nel 1868, anche se poi l’autore modificò il viso di Maria l’anno successivo. In precedenza al suo posto c’era un quadro che raffigurava lo Sposalizio della Beata Vergine Maria, realizzato da Marina Sabatelli, sorella di Luigi Maria.

Morte di San Giuseppe di Luigi Maria Sabatelli
La morte del patrono San Giuseppe di Luigi Maria Sabatelli

L’altare fu dorato da Pietro Martinoli, mentre Antonio Martinoli affrescò gli scomparti.

Questa cappella in origine era intitolata a San Ferdinando, in onore del patrono dell’arciduca d’Austria che governava all’epoca. Il cambio di dedicazione avvenne con tutta probabilità intorno al 1840.

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la Cappella della Beata Vergine Immacolata

L’altare della Cappella della Beata Vergine Immacolata accoglie una statua della Madonna ed è decorato con fregi dorati; la nicchia è rivestita con tessere di mosaico. La volta a botte accoglie tre medaglie affrescate che rappresentano gli angeli.

La Cappella della Beata Vergine Immacolata nella Basilica di San Giuseppe a Seregno
La Cappella della Beata Vergine Immacolata

L’altare fu eretto nel 1836 e pagato grazie alle offerte della popolazione, speranzosa di evitare il contagio dal colera che al tempo imperversava in Brianza (e non solo).

Nel 1893 la nicchia fu dipinta di celeste e la sua cornice venne dorata, mentre Carlo Farina realizzava le decorazioni degli stucchi.

La cimasa in legno intagliato è opera di Giovanni Proserpio, e venne verniciata da Carlo Cordini.

Il tabernacolo e la mensa in marmo bianco di Lasa, invece, sono stati progettati da Ottavio Cabiati e realizzati negli anni ’50 del secolo scorso.

Basilica di San Giuseppe a Seregno: il presbiterio

Le pareti del presbiterio accolgono due dipinti realizzati tra il 1897 e il 1898 da Luigi Morgari: La cena di Emmaus ed Elia nel deserto.

La cena di Emmaus di Luigi Morgari del 1896
La cena di Emmaus di Luigi Morgari
Elia nel deserto di Luigi Morgari
Elia nel deserto di Luigi Morgari

I pennacchi della volta centrale del presbiterio accolgono, invece, le effigi dei quattro Evangelisti, affrescati nell’agosto del 1854 da Luigi Maria Sabatelli.

San Luca nella basilica di Seregno
San Luca con il bue
L'evangelista Giovanni nella basilica di Seregno
San Giovanni con l’aquila
San Marco nella basilica di Seregno
San Marco con il leone
San Matteo nella basilica di Seregno
San Matteo con l’angelo

La cupola ribassata è decorata con l’affresco del Trionfo della Croce, completato nel 1899 da Romeo Rivetta.

Il Trionfo della croce di Romeo Rivetta nella basilica di Seregno
Il Trionfo della Croce di Romeo Rivetta. L’affresco mostra Sant’Elena circondata dagli Angeli in adorazione mentre innalza verso di loro il Legno della Croce. Sullo sfondo l’azzurro del Paradiso, con le nuvole che si aprono in luminosi squarci di luce e colore. Gli angeli recano i simboli della Passione di Cristo: la lancia, la tenaglia, i chiodi, la corona di spine e il cartiglio con l’I.N.R.I. L’affresco fu restaurato una prima volta nel 1968 da Alessandro Allegretti e poi di nuovo nel 1992 da Flavio Vailati

Rivetta è autore anche dei dipinti dell’Invenzione della Croce, collocato sopra la porta della sagrestia, e dell’Esaltazione della Croce, situato sopra la porta della penitenzieria.

L'Invenzione della Croce di Romeo Rivetta
L’Invenzione della Croce di Romeo Rivetta. Il quadro raffigura il ritrovamento della croce di Cristo da parte della regina Elena, madre di Costantino: un giudeo è intento a scavare, mentre la regina adora e ringrazia e il vescovo Macario invoca Dio. Il cielo si apre e si illumina, e alle spalle dei protagonisti un corteo porta via altre due croci. Il dipinto fa riferimento all’episodio avvenuto nel 327 a Gerusalemme, quando Elena – intenzionata a trovare la croce di Cristo – aveva riunito una commissione di archeologi e sacerdoti per individuare il punto preciso in cui scavare. Demoliti i templi e le case del luogo prescelto, vennero effettivamente trovate tre croci. Il vescovo Macario, allora, invocando Dio chiese un segno per capire quale fosse la croce di Cristo. Una donna moribonda venne toccata da tutte e tre le croci: dopo l’ultima, si alzò e iniziò a camminare. Quella era la croce di Cristo
L'Esaltazione della Croce di Romeo Rivetta
L’Esaltazione della Croce di Romeo Rivetta. Il dipinto fa riferimento a un episodio avvenuto nel 630, quando l’imperatore di Bisanzio Eraclio riportò a Gerusalemme la Croce di Cristo dopo averla sottratta al re persiano Cosroe, i cui soldati l’avevano rapinata dal Santo Sepolcro sedici anni prima

L’altare maggiore

L’altare maggiore è stato realizzato dallo scultore Floriano Bodini.

L'altare maggiore della Basilica di Seregno
L’altare maggiore della basilica

Sul lato anteriore della mensa è raffigurato papa Giovanni Paolo II intento a donare il mondo alla Madonna con il Bambino, mentre sullo sfondo c’è Cristo in croce.

Basilica di Seregno, il lato anteriore della mensa
Il lato anteriore della mensa

Sul lato opposto c’è il Buon Pastore. È Gesù stesso, nel Vangelo secondo Giovanni, a descriversi come il pastore che offre la vita per le proprie pecore.

Basilica di San Giuseppe a Seregno, il Buon Pastore
Il Buon Pastore sulla parte posteriore dell’altare

Infine, gli altri due lati ospitano l’Angelo della Redenzione e l’Angelo dell’Annunciazione.

L’altorilievo dell’Angelo della Risurrezione proteso in direzione dell’assemblea dei fedeli impreziosisce l’ambone.

Un medaglione che mostra l’Agnello dell’Apocalisse orna la sommità del lato anteriore della sede, mentre sul fronte a terra si nota un bassorilievo che raffigura pesci acrostici.

La sede della Basilica di San Giuseppe a Seregno
In alto l’Agnello dell’Apocalisse e in basso i pesci acrostici

Sai cosa sono i pesci acrostici? È molto semplice: in greco, “pesce” si dice “ichtùs”. Le lettere della parola danno vita a un acrostico, Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr, cioè Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Il pesce è, infatti, uno dei simboli di Cristo.

Sul retro, ecco lo stemma di papa Giovanni Paolo II.

Lo stemma di papa Giovanni Paolo II
Lo stemma di papa Giovanni Paolo II

Il basamento della croce astile in argento mostra il sacrificio di Isacco. La parte anteriore della croce è dedicata ai simboli dei quattro evangelisti, raffigurati su altrettanti medaglioni, mentre quella posteriore mostra San Vittore e Sant’Ambrogio (i due patroni storici di Seregno) e le figure simboliche del pellicano, della colomba e dell’agnello. Anche in questo caso, il disegno è di Floriano Bodini.

Basilica di San Giuseppe a Seregno: la Via Crucis

La Via Crucis della basilica fu realizzata tra il 1878 e il 1880 dai fratelli Gaetano e Luigi Maria Sabatelli.

Via Crucis nella Basilica di Seregno: la stazione VI
La stazione VI: Gesù viene asciugato dalla Veronica

Essa si ispira a una Via Crucis incisa da Giuseppe Pera su disegni di Luigi Sabatelli, padre dei due pittori.

Non si hanno notizie certe a proposito della precisa attribuzione di ciascuna delle stazioni, anche se per ogni elaborato sono state conservate le ricevute di pagamento.

Via Crucis nella Basilica di Seregno, la stazione X
La stazione X: Gesù spogliato e abbeverato di fiele

È grazie a queste ricevute, per altro, che sappiamo che ogni quadro è stato pagato 100 lire, più 11 lire per la cornice.

Come arrivare

La Basilica di San Giuseppe a Seregno si trova nel centro storico cittadino, in piazza Concordia.

Se hai in mente di arrivare a Seregno in auto, tieni presente che il centro storico è una ztl: quindi non puoi attraversarlo in macchina. Ti consiglio di parcheggiare in piazza Donatori del Sangue, in via Medici da Seregno o nel parcheggio sotterraneo di piazza Risorgimento.

Preferisci arrivare a Seregno in treno? La stazione cittadina non è lontana dalla basilica. Uscito dalla stazione, imbocca la strada di fronte a te (viale Mazzini); al semaforo, gira a sinistra per attraversare piazza Roma e imboccare corso del Popolo. Andando sempre dritto, ti imbatterai nella basilica alla tua destra.

Volendo arrivare a Seregno in autobus, infine, puoi fare riferimento alla linee C80 e D60, che fermano proprio davanti alla stazione.

Che cosa vedere a Seregno

Leggendo il post qui sotto, potrai scoprire che cosa vedere a Seregno oltre alla Basilica di San Giuseppe: tra chiese antiche, ville storiche e murales spettacolari, non hai che l’imbarazzo della scelta.






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Ah, dimenticavo! Penso sia doverosa una citazione per i libri La Basilica Collegiata San Giuseppe in Seregno di Giorgio Picasso, L’altare di Floriano Bodini nella Basilica di Seregno a cura di Carlo Mariani e L’oratorio dei santi Rocco e Sebastiano a Seregno di Sergio Gatti, che si sono rivelati importanti fonti di informazioni per la stesura di questo post.

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