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Oratorio di San Rocco a Seregno: l'abside

Seregno, l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano

A Seregno l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano ti regala l’occasione di ammirare da vicino tesori artistici di enorme valore: all’interno di questa meravigliosa chiesetta, infatti, troverai una serie di straordinari affreschi. Ti piacerebbe conoscere la loro storia e saperne di più? Questo post ti propone informazioni e foto che ti lasceranno a bocca aperta.

L’oratorio ieri e oggi

Visitando a Seregno l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano hai la possibilità di scoprire antichi e meravigliosi affreschi e una statua in legno dell’Ecce Homo che ne impreziosisce l’altare.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, la statua dell'Ecce Homo
L’altare con la statua dell’Ecce Homo

I due santi a cui è intitolato l’edificio sono raffigurati nelle vetrate laterali della serliana sulla facciata: risalgono agli anni ’90 del secolo scorso e sono opera di Flavio Vailati, autore anche della croce della vetrata centrale.

San Sebastiano e San Rocco
Le vetrate viste dall’interno: San Rocco a sinistra e San Sebastiano a destra

L’oratorio è situato a pochi passi dal centro storico cittadino; quando venne costruito, invece, si trovava in aperta campagna, più o meno a distanza di mezzo miglio dalle mura del borgo antico, lungo la strada che portava da Seregno a Monza.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano: la storia

Ma quando è sorto a Seregno l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano? Devi sapere che il suo aspetto attuale è il risultato di diversi interventi che si sono susseguiti nei secoli.

Seregno, l'Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano
L’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano di Seregno

A metà del Cinquecento, in questo punto sorgeva una cappella dedicata a San Rocco, molto probabilmente eretta in memoria delle vittime di una delle tante epidemie di peste dell’epoca. La cappella era aperta sul davanti, e nelle giornate di pioggia offriva riparo ai contadini del posto e alle loro bestie.

Nel settembre del 1567 giunse in visita pastorale a Seregno padre Leonetto Clivone, delegato dall’Arcivescovo di Milano Carlo Borromeo. Osservando le condizioni della cappella, egli ordinò di demolirla o, in alternativa, di costruire anche la parete frontale, al fine di tutelare il decoro di un luogo sacro. Il delegato arcivescovile ritenne, inoltre, che fosse necessario intervenire anche sull’altare.

Così, la popolazione locale si diede da fare per sistemare l’edificio.

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Nel 1576 la città di Seregno fu colpita da un’epidemia di peste. Nell’occasione, Carlo Borromeo si interessò alla sorte dei fedeli del posto andando a visitare in prima persona e ad assistere il lazzaretto in cui si trovavano gli ammalati, ricoverati in capanne.

I fedeli in sua presenza fecero un voto: ogni anno avrebbero celebrato la festa di San Sebastiano. In più, promisero di edificare una chiesa che sarebbe diventata sede di una confraternita dedicata al santo.

Nel 1577, conclusa l’epidemia, i lavori presero il via. Lo stesso Carlo Borromeo analizzò il progetto, opera di un architetto a noi ignoto, e diede la propria approvazione.

Il disegno, in effetti, rispettava le norme che lo stesso Borromeo aveva definito nelle Instructiones fabricae et supellectilis ecclesiasticae (testo in cui forniva le indicazioni a cui attenersi per la costruzione e la scelta degli arredi delle chiese dell’epoca): per esempio, l’abside rivolto a est.

Le dimensioni della navata superavano i limiti minimi codificati dal Borromeo, mentre il campanile era molto basso (più di quello attuale), in segno di rispetto per l’autorità della chiesa parrocchiale del tempo (oggi non più esistente, era intitolata a San Vittore).

Il campanile dell'Oratorio di San Rocco a Seregno
Il campanile attuale, più alto di quello originale

Le finestre, invece, furono realizzate a un’altezza tale da impedire a chiunque di affacciarsi (il che avrebbe potuto disturbare il raccoglimento dei fedeli). In origine, per altro, anche le grandi lunette poste sui lati, che oggi sono murate, accoglievano due finestre.

Gabrio Bossi si occupò della realizzazione degli affreschi della volta absidale. Pittore lombardo della seconda metà del XVI secolo, Bossi fu autore – tra l’altro – delle decorazioni della volta della Cappella di Sant’Aquilino della basilica di San Lorenzo di Milano; realizzò dipinti (andati dispersi) anche per la Chiesa di San Rocco di Milano e per la Chiesa di Sant’Ambrogio di Seregno, che oggi non esistono più.

Oratorio di San Rocco a Seregno: l'abside
Gli affreschi di Gabrio Bossi

Tra il 1579 e il 1582 si realizzò l’aula di fronte all’abside, pur con una copertura momentanea, in attesa della costruzione della volta a botte, per la quale ci sarebbe stato bisogno di un esborso economico consistente.

Terminati i lavori, nell’oratorio si insediò la confraternita dei Disciplini, per volontà esplicita della popolazione locale, che aveva ottenuto l’approvazione in tal senso da parte di San Carlo.

Tale confraternita fu istituita nella canonica della chiesa parrocchiale di San Paolo a Cantù il 12 luglio del 1582; con tutta probabilità comprendeva esponenti delle famiglie che avevano finanziato la realizzazione dell’oratorio.

Nel 1601 si costruì un nuovo campanile, più alto rispetto al precedente: la data è riportata su una pietra visibile ancora oggi.

La pietra del campanile dell'Oratorio di San Rocco
La pietra con la data 1601 nella parte inferiore del campanile

Nel 1610, invece, si completò la struttura architettonica della chiesa, con la realizzazione della volta. Ciò fu possibile anche grazie ai soldi – 359 lire imperiali – che i Disciplini avevano ricavato dalla vendita di una grande quantità di biada che era stata concessa loro da Giacomo Caponago, esponente di una famiglia milanese che possedeva una dimora a Seregno e che aveva sposato una donna del posto, Deianira Seregni.

Tra il 1615 e il 1630 furono aggiunti gli affreschi dell’Adorazione dei Magi sulla parete destra e della Strage degli Innocenti su quella sinistra.

Adorazione dei Magi nell'Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano
L’affresco dell‘Adorazione dei Magi
Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, La Strage degli Innocenti
L’affresco della Strage degli Innocenti

In seguito all’epidemia di peste del 1630 e del 1631, attorno all’oratorio vennero sepolte oltre 1300 persone.

Nella seconda metà del Settecento, le due grandi lunette laterali furono murate. La loro parte interna fu affrescata con due scene che vedevano come protagonista San Carlo Borromeo e che al tempo stesso facevano riferimento alle origini della chiesa: San Carlo visita il lazzaretto di Seregno e San Carlo istituisce la confraternita dei Disciplini. Ti mostrerò questi affreschi tra qualche riga!

La lunetta laterale dell'Oratorio di San Rocco
Una delle due lunette laterali murate

Nello stesso periodo, su decisione comune dell’arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli e del conte Carlo di Firmian (governatore generale della Lombardia austriaca), tutte le confraternite seregnesi – eccezion fatta per quella del Santissimo Sacramento – vennero abolite: una sorte che toccò anche alla confraternita dei Disciplini di San Rocco.

Per fortuna, però, l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano non fu distrutto.

Nell’Ottocento, l’edificio servì anche da ospedale: accadde in occasione di un’epidemia di colera, ricordata oggi da una lapide collocata davanti all’abside.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, la lapide del colera
La lapide che segnala il mortuorio dei colerosi

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano: gli affreschi

E oggi come si presenta l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano di Seregno? Scopriamolo insieme.

L'Oratorio di San Rocco e San Sebastiano a Seregno
L’altare dell’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano

Il presbiterio

Sull’intradosso dell’arco di ingresso al presbiterio puoi notare le effigi di San Paolo e San Pietro, entrambi con una Bibbia in mano. I due sono raffigurati secondo la tradizione iconografica: Paolo con in mano una spada, Pietro con le chiavi.

Sotto San Paolo, compare l’iscrizione IMITATORES MEI ESTOTE SICVT ET EGO CRISTI (“Siate miei imitatori così come io sono imitatore di Cristo”), tratta dalla prima lettera ai Corinzi.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, San Paolo
L’effigie di San Paolo

Sotto San Pietro, invece, c’è l’iscrizione CRISTVS AFFLICTVS EST PRO NOBIS RELINQVENS VOBIS EXEMPLVM VT INSEQVEREMINI VESTIGIA IPSIVS (“Cristo ha sofferto per noi lasciando a voi un esempio affinché le sue tracce potessero essere seguite”), tratta dalla prima lettera di Pietro.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, San Pietro
L’effigie di San Pietro

Sulla volta del presbiterio puoi ammirare i quattro evangelisti dipinti da Gabrio Bossi.

Evangelisti dell'Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano a Seregno
I quattro evangelisti raffigurati da Gabrio Bossi

Ogni evangelista è affiancato dal rispettivo simbolo:

  • l’aquila per Giovanni;
  • il leone per Marco;
  • il toro per Luca;
  • l’angelo per Matteo.
L'evangelista Giovanni
L’evangelista Giovanni
L'evangelista Marco
L’evangelista Marco
L'evangelista Luca
L’evangelista Luca
L'evangelista Matteo
L’evangelista Matteo

Le quattro lunette absidali raffigurano – secondo l’iconografia classica – i quattro Dottori della Chiesa:

  • Sant’Agostino, con un libro aperto in mano e il pastorale (cioè il bastone dall’estremità ricurva utilizzata dai vescovi);
  • San Gregorio, con la colomba che gli parla all’orecchio, appoggiata sulla spalla;
  • Sant’Ambrogio con il pastorale e la frusta, simbolo della sua lotta contro il male, gli eretici e la corte imperiale che metteva in pericolo la libertà della Chiesa;
  • San Gerolamo, con il galero (cioè il cappello prelatizio), l’abito cardinalizio e in mano il libro della Vulgata (uno dei suoi lavori più importanti: fu la prima traduzione completa della Bibbia in lingua latina).
Sant'Agostino nell'Oratorio di San Rocco
Sant’Agostino
San Gregorio nell'Oratorio di San Rocco
San Gregorio con la colomba. Racconta la leggenda che, dopo l’annuncio della sua elezione a papa, Gregorio andò a nascondersi in una foresta; venne ritrovato proprio grazie a una colomba che indicò la strada alle persone che lo cercavano. Secondo un’altra tradizione, invece, il segretario di Gregorio Giovanni Diacono era solito notare una colomba sulla spalla del santo, simbolo dello Spirito Santo che gli stava sempre accanto. Un terzo racconto, infine, narra che i canti che Gregorio dettava abitualmente a un monaco gli venivano in realtà suggeriti da una colomba che stava appoggiata sulla sua spalla
Sant'Ambrogio nell'Oratorio di San Rocco
Sant’Ambrogio
San Gerolamo
San Gerolamo

Per dipingerli, Bossi si servì dei cartoni che aveva già utilizzato per le decorazioni della volta della cappella di Sant’Aquilino della Basilica di San Lorenzo a Milano.

Gli archi della volta sono impreziositi da decorazioni che mostrano riquadri variopinti, teste di cherubini e grottesche (insieme di esseri mostruosi ibridi, decorazioni naturalistiche e geometrie).

All’interno dell’altare in marmo è collocata una statua in legno dell’Ecce Homo: questa è l’espressione con cui Cristo, coronato di spine e flagellato, viene presentato da Pilato nel Vangelo di Giovanni. Uno degli obiettivi più importanti della spiritualità dei Disciplini era proprio la devozione nei confronti della Passione di Cristo.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, Ecce Homo
L’altare con la statua dell’Ecce Homo

La statua, a grandezza naturale, risalta sull’ancona verde scuro, dove sono rappresentati festoni di frutta, visi di angeli e gli Strumenti della Passione:

  • il gallo che canta per il rinnegamento di San Pietro;
  • la scala;
  • le fruste di saggina;
  • il martello;
  • la tenaglia;
  • la corona di spine.
La statua dell'Ecce Homo
La statua dell’Ecce Homo

L’altare è affrescato con un pallio il cui disegno si pensa possa essere ispirato a quello di un pallio in broccato che fu donato nel 1608 da Clemenza Seregni, sorella di quella Deianira di cui ti ho parlato in precedenza.

Il pallio dell'Oratorio di San Rocco
Il pallio in broccato

La parete di fondo dell’abside mostra un’Annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Maria sopra due panni di colore verde aperti verso i lati, quasi si trattasse di un sipario.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano: l'Annunciazione
L’Annunciazione dietro l’altare

L’aula

L’aula dell’oratorio mostra, accanto ai grandi affreschi delle pareti, le effigi di quattro santi:

  • San Martino (soldato romano di stanza a Milano, fu martirizzato per la sua fede cristiana);
  • San Vittore (a cui era intitolata la chiesa parrocchiale da cui dipendeva questo oratorio);
  • San Galdino (arcivescovo di Milano, città di cui oggi è compatrono; si dedicò alla carità a favore dei poveri e di coloro che finivano in carcere per non aver saldato i propri debiti);
  • San Carlo.
San Martino Vescovo
San Martino. Perché è uno dei quattro santi raffigurati in questo oratorio? Devi sapere che nel 1585 la confraternita seregnese aveva affidato a un compaesano che viveva a Roma, Baldassarre Mariani, l’incarico di ottenere l’aggregazione all’arciconfraternita dei Santi Rocco e Martino. Lo scopo era quello di incrementare il prestigio della confraternita e al tempo stesso beneficiare delle parecchie indulgenze che i pontefici concedevano a quell’arciconfraternita, e che di conseguenza valevano anche per le confraternite ad essa aggregate
San Vittore Martire
San Vittore. È l’unico dei quattro a non avere in mano il bastone pastorale, visto che non fu vescovo; tiene, invece, la palma del martirio e lo stendardo
San Galdino nell'Oratorio di San Rocco
San Galdino
San Carlo Borromeo a Seregno
San Carlo Borromeo, in versione “barbuta”; ha lo sguardo rivolto verso le persone che entrano nell’oratorio ed è raffigurato nell’atto di benedirle

Sotto i primi tre sono indicati unicamente i rispettivi nomi. Sotto San Carlo, invece, compare la scritta S.CAROLVS BOROMEVS CAR[DINALI]S MIJ ARCHIEP[ISCOPU]S ISTITVTOR SCOLE IKTIVS ORATORII SVB TIT[UL]O SS. ROCHI ET SEBASTIANI EX SVO ORD[INE] CEPTV ANNO PEST MS MDLXXVII: “Il cardinale San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, fondatore della scuola di questo oratorio intitolato ai Santi Rocco e Sebastiano cominciato per suo ordine nell’anno della peste 1577”.

Il cartiglio di San Carlo Borromeo
Il cartiglio sotto San Carlo Borromeo

San Carlo è rappresentato anche nelle lunette ai lati.

Quella di destra raffigura il santo impegnato nella visita al lazzaretto di Seregno avvenuta nel 1576.

San Carlo Borromeo al lazzaretto di Seregno
San Carlo visita il lazzaretto di Seregno

Quella di sinistra, invece, mostra San Carlo insieme con i seregnesi in supplica davanti a lui. La scena si riferisce all’episodio avvenuto il 10 luglio del 1582, quando Borromeo si trovava in visita pastorale a Cantù. Qui ricevette una delegazione di seregnesi che lo supplicarono di istituire nell’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano una confraternita di Disciplini. Si può ipotizzare che Borromeo si fosse già sbilanciato con una promessa in tal senso nel corso della visita di sei anni prima.

San Carlo Borromeo a colloquio coi seregnesi
San Carlo istituisce la confraternita dei Disciplini

Sulla controfacciata, ai lati della finestra, puoi notare due affreschi di profeti dell’Antico Testamento: Isaia e Davide. In mano hanno tavole le cui iscrizioni si riferiscono a Gesù come Uomo dei Dolori: per Isaia HONESTAVIT EUM IN LABORIBUS ET LABORES COMPLEVIT ILLIUS – SAP. X (“Lo aiutò nelle fatiche e moltiplicò i frutti del suo lavoro – Libro della Sapienza 10”) e per Davide SAGITTAS SUAS ARDENTES EFFECIT – PSAL. VII (“Rese ardenti le sue frecce – Salmi 7”).

Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano a Seregno: il profeta Isaia
Il profeta Isaia
Il profeta Davide dell'Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano a Seregno
Il profeta Davide

Sopra la parte absidale, infine, ecco l’Assunzione della Vergine: Maria ascende al cielo mentre gli apostoli sono assorti in preghiera e in contemplazione. Ad osservare la scena ci sono anche angeli e santi; lo sfondo mostra un paesaggio di boschi e campagna.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, L'Assunzione della Vergine
L’Assunzione della Vergine

Chi erano San Rocco e San Sebastiano

Ma chi erano i due santi a cui è intitolato questo oratorio? Sia San Rocco che San Sebastiano in passato venivano invocati come protettori dalla peste.

San Rocco e San Sebastiano
San Rocco e San Sebastiano sulle vetrate della facciata dell’oratorio seregnese

San Rocco, nativo di Montpellier (in Francia), giunse in Italia durante l’epidemia di peste degli anni 1367 e 1368, dopo che già la sua città natale, negli anni precedenti, era stata colpita dal morbo.

Egli si dedicò all’assistenza ai contagiati, dapprima in Toscana e poi nel Lazio. Secondo la leggenda, ad Acquapendente (località del Viterbese) benediceva gli appestati facendo il segno della croce e li guariva toccandoli con la mano.

Dopo essere stato a Roma, ad Assisi e a Parma, Rocco a Piacenza si ammalò di peste, e per non contagiare altre persone si isolò in una grotta vicino a un fiume.

Stremato dalla sete e dalla fame, fu salvato da un cane che ogni giorno gli portava un pezzo di pane preso dalla mensa del suo padrone. Così, Rocco riuscì a guarire.

Ecco perché Rocco viene rappresentato dall’iconografia classica sempre in compagnia di un cane con in bocca un pezzo di pane.

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San Sebastiano, invece, è noto per essere sopravvissuto alle frecce.

Egli era stato condannato a morte da Diocleziano dopo che questi aveva scoperto la sua fede cristiana. Legato a un palo e denudato, Sebastiano fu trafitto da numerosi dardi.

Così dolorante, fu abbandonato dai soldati che lo credevano morto, in modo che gli animali selvatici potessero cibarsi delle sue carni. Fu salvato, invece, da santa Irene di Roma.

Sebastiano, dunque, veniva considerato capace di proteggere dalla peste perché lui stesso era riuscito a scampare a una morte che dava origine a ferite o piaghe.

Nel 680, quando Roma fu colpita da una terribile pestilenza, il popolo si affidò proprio a Sebastiano, e l’epidemia si arrestò. Lo stesso accadde poco dopo a Pavia, e da allora l’invocazione del santo per scacciare la peste si diffuse sempre di più.

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I Santi Rocco e Sebastiano ancora oggi vengono invocati contro le malattie contagiose e le epidemie. Il primo si festeggia il 16 agosto, in piena estate; il secondo il 20 gennaio, in pieno inverno. Come dire: la loro protezione dura per tutto l’anno.

Seregno, Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano: come arrivare

A Seregno l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano si trova all’incrocio tra via San Rocco, via Cavour e largo monsignor Ratti.

La Chiesetta di San Rocco a Seregno
La facciata dell’oratorio: fino agli anni ’40 del secolo scorso, tra la porta di ingresso e la finestra tripartita erano presenti le immagini affrescate di San Rocco (con mantello rosso, abito verde, bastone da pellegrino e cane al seguito) e San Sebastiano (legato a un albero con un paesaggio collinare sullo sfondo)

Se per visitarlo decidi di arrivare a Seregno in auto, puoi trovare parcheggio proprio in largo monsignor Ratti o in via Cavour.

Preferisci arrivare a Seregno in treno? Uscito dalla stazione di Seregno, gira a sinistra in via Giovanni XXIII e poi a sinistra in via Magenta. Dopodiché prendi la prima strada a sinistra (corso del Popolo) e vai sempre dritto. Dopo aver superato la Basilica di San Giuseppe, gira a destra in piazza Vittorio Veneto, e da qui vai dritto in via Cavour: oltrepassato il semaforo, troverai la chiesetta sulla tua sinistra.

Infine, nel caso in cui tu scelga di arrivare a Seregno in autobus puoi utilizzare le linee Z115, Z231, Z232 o Z242 e scendere alle fermate Matteotti fr.75, Matteotti/D’Azeglio o Matteotti/Parini. Da qui, lasciati i civici dispari alla tua destra e procedi in via Matteotti fino al semaforo: gira a sinistra in via Cavour e dopo pochi passi vedrai l’oratorio di fronte a te.

Che cosa vedere a Seregno

Come ti ho accennato, a Seregno l’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano è situato a pochi passi dal centro storico: potresti approfittarne per una passeggiata tra negozi, ristoranti e monumenti famosi! Non sai dove andare? Nessun problema: leggi il post qui sotto, che ti racconta che cosa vedere e dove mangiare a Seregno.






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Mi preme segnalarti, inoltre, il libro L’oratorio dei santi Rocco e Sebastiano a Seregno di Sergio Gatti: si è rivelato molto prezioso per la stesura di questo post.

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