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L'altare maggiore della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Seveso

Seveso, la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

A Seveso la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso è riccamente decorata con meravigliose vetrate, realizzate dall’artista milanese Aristide Albertella, che meritano di essere ammirate da vicino: puoi scoprirle leggendo questo post, che ti permette di conoscere anche la lunga storia di questo edificio religioso e tutte le altre opere d’arte custodite al suo interno.

La storia della chiesa

Situata a pochi passi dal fiume Seveso, la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso ha alle spalle una storia davvero lunga.

La Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso
La Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

Nel posto in cui sorge oggi questo edificio, già tra l’XI e il XII secolo era stata costruita una chiesa: realizzata in stile protoromanico e con una sola navata, comprendeva un campanile che in precedenza era stato utilizzato come torre militare. Quella chiesa si affacciava dalla parte opposta rispetto a quella verso cui è rivolta la facciata odierna. Ai tempi, infatti, il Seveso non era un torrente come oggi, ma un corso d’acqua molto più grande, che spesso usciva dagli argini e inondava i terreni e le vie circostanti: la chiesa, quindi, non poteva essere costruita in modo che il suo ingresso rischiasse di essere ostruito dalle acque limacciose del fiume.

Nel 1515, però, quella chiesa si trovava in pessimo stato: per questo fu ricostruita per volere del prevosto Cesare Baldi. Cimiliarca metropolitano e custode del tesoro del Duomo di Milano, Baldi pagò il rifacimento di tasca propria.

Nel 1661, invece, fu il prevosto Gerolamo Bizzozero a far realizzare a proprie spese all’interno della chiesa una cappella in onore del Santissimo Crocifisso, ordinando a questo scopo la realizzazione del quadro del Santissimo Crocifisso che si può ammirare ancora oggi.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l'altare del Crocifisso
Il quadro del Santissimo Crocifisso: te ne parlerò ancora tra poco

Nel 1837 vennero dipinte le due cappelle del Santissimo Crocifisso e della Beata Vergine del Carmine.

Nel 1845, per effetto dell’aumento della popolazione, si decise di ampliare la chiesa: furono aggiunte le due navate laterali e si realizzarono altre due cappelle più grandi.

L'interno della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso
L’interno della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

Nel 1895 per decisione del prevosto Ambrogio Sirtori la chiesa fu allungata verso il fiume Seveso. Per l’ampliamento (curato da don Enrico Locatelli, prete e architetto di Vergiate) si rese necessario l’abbattimento della facciata e del vecchio campanile – risalente al X secolo – che ne faceva parte: così si decise di costruirne uno nuovo. Per diverso tempo, però, la chiesa ebbe due campanili: mentre la nuova torre campanaria veniva completata, infatti, il Prefetto di Milano ordinò la sospensione dell’abbattimento di quella vecchia fino a che la Regia autorità non avesse deciso se la torre fosse o meno un monumento romano storico e, in quanto tale, da salvare. Alla fine, comunque, il vecchio campanile fu demolito.

Il campanile della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso di Seveso
Il campanile della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

Durante i lavori vennero ritrovati dei capitelli con iscrizioni, due urne di epoca romana e alcune finestre di uno stile in uso tra il V e il V secolo. Devi sapere, infatti, che in questo luogo quasi 2 millenni fa sorgeva un tempio pagano, forse dedicato al dio Mercurio e alla dea Vittoria, che poi nel V secolo fu destinato al culto cristiano. A quei tempi, i cristiani – soprattutto se di campagna – non disponevano di abbastanza risorse per trovare materiali nuovi con cui erigere le chiese, e per questo si servivano dei resti dei templi pagani.

Il 18 agosto del 1912, infine, la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso di Seveso venne consacrata dal Beato Cardinal Andrea Ferrari.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: com’è oggi

La facciata della chiesa accoglie quattro statue realizzate nel 1894 dallo scultore milanese Alessandro Laforet, che proprio a Seveso dal 1886 era docente di scultura alla scuola Generoso Galimberti. Le statue raffigurano in basso San Gervaso e San Protaso, a cui la chiesa è intitolata; in alto Sant’Ambrogio e San Carlo, santi patroni della diocesi di Milano.

Chiesa di Seveso, le statue di Sant'Ambrogio e San Carlo
Le statue di Sant’Ambrogio e San Carlo

Di Laforet sono anche i tre bassorilievi sopra le porte; quelli ai lati raffigurano San Pietro (con in mano le chiavi) e San Paolo (con la spada) secondo l’iconografia tradizionale.

San Pietro viene rappresentato con le chiavi in virtù del passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù si rivolge a lui affermando che gli darà le chiavi del regno dei cieli.

San Pietro con le chiavi
San Pietro con in mano le chiavi

San Paolo, invece, per tradizione viene rappresentato con la spada per due motivi: in primis, perché quest’arma fu lo strumento del suo martirio, visto che egli morì decapitato; in secundis, perché la parola di Dio predicata dall’apostolo è “più tagliente di una spada a doppio taglio”, come descritto nella Lettera agli Ebrei. Inoltre, nella Lettera agli Efesini Paolo fa riferimento alla “spada dello Spirito, cioè la parola di Dio”.

San Paolo con la spada
San Paolo con in mano la spada

Il bassorilievo nel triangolo è opera dello scultore milanese Geremia Pruvini.

Le porte della chiesa, in ferro e rame sbalzato con medaglioni in bronzo, sono state realizzate dallo scultore di Ponte di Legno Maffeo Ferrari nel 1982.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: le porte di Maffeo Ferrari
Uno dei portali di ingresso scolpiti da Maffeo Ferrari

Il portone centrale riporta, da un lato, una frase di Gesù riferita nel Vangelo di Matteo e nel Vangelo di Marco: Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. I due evangelisti sono citati con il loro tipico attributo iconografico, l’angelo per Matteo e il leone per Marco.

Gli evangelisti Matteo e Marco
La citazione evangelica con la rappresentazione dei simboli di Matteo e Marco

È presente, inoltre, l’effigie di Sant’Ambrogio: nella mano sinistra tiene il bastone pastorale, a indicare la sua attenzione per la cura del gregge; in quella destra ha lo staffile, simbolo della sua volontà di proteggere la religione cattolica dagli ariani, ma anche di difendere dai nemici Milano e le sue libertà civili e religiose.

L'icona di Sant'Ambrogio
L’icona di Sant’Ambrogio

Nota anche il tondo con la scritta Tales ambio defensores, che rappresenta il marchio dell’arcidiocesi di Milano con Sant’Ambrogio tra Gervaso e Protaso: questa frase vuol dire “Desidero tali difensori”, e proviene dagli scritti di Sant’Ambrogio. Fu proprio Ambrogio, infatti, a far rinvenire grazie a un presagio i corpi dei Santi Gervaso e Protaso, che poi furono traslati nella basilica da lui edificata. Ambrogio considerava Gervaso e Protaso soldati di Cristo e grazie al ritrovamento delle loro reliquie ottenne il consenso dei fedeli cristiani milanesi nella controversia con gli ariani.

Tales ambio defensores
Il marchio dell’arcidiocesi di Milano

Sull’altro lato del portone, una frase tratta dal Vangelo secondo Giovanni: Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi. Anche in questo caso l’evangelista è evocato con il suo tradizionale simbolo: l’aquila. Luca, invece, è rappresentato da un toro.

Gli evangelisti Giovanni e Luca
La citazione evangelica con la rappresentazione dei simboli di Giovanni e Luca

Sotto, noterai l’effigie di San Carlo Borromeo, con l’indicazione dell’anno della sua nascita e dell’anno della sua morte (1538 – 1584).

L'icona di San Carlo Borromeo
L’icona di San Carlo Borromeo

Fermati a osservare anche lo stemma Borromeo, evidenziato dalla scritta Humilitas. Il motto sottolinea la religiosità e la pietà di questa famiglia, a cui appartenevano non a caso Federico e Carlo Borromeo; sta a indicare anche l’umiltà di fronte alle virtù e a Dio.

Lo stemma Borromeo
Lo stemma Borromeo

Fai caso ai vari elementi che compongono lo stemma. I tre anelli a punta di diamante in basso, per esempio, simboleggiano l’unione delle casate Sforza, Visconti e Borromeo: i Borromeo, infatti, furono premiati da Francesco Sforza e da Filippo Maria Visconti per aver protetto i loro territori. I tre anelli formano il cosiddetto nodo borromeo, a cui si fa riferimento addirittura in ambito psicanalitico. Il dromedario, invece, rappresenta la devozione e la pazienza e fu introdotto da Vitaliano I Borromeo in omaggio a Giovanni Borromeo, suo zio materno. A proposito di Vitaliano I, il suo valore è rappresentato dall’unicorno, che ha di fronte a sé il biscione visconteo, a sua volta simbolo del duca di Milano Filippo Maria Visconti.

Dopo aver osservato nel dettaglio il portale di ingresso puoi entrare, per scoprire tutto il bello di questa chiesa e soprattutto le vetrate realizzate da Aristide Albertella.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l’altare della Sacra Famiglia

L’altare della Sacra Famiglia della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso ospita un dipinto risalente al 1899, opera del pittore milanese Luigi Valtorta. Formatosi all’Accademia di Brera, Valtorta fu maestro di artisti celebri come Romeo Rivetta e David Beghè. Era, inoltre, figlio d’arte: anche suo padre Giovanni fu un artista, allievo a Brera di Luigi Sabatelli. Curiosità: Valtorta fu padrone di casa, a Milano, del compositore e direttore d’orchestra Pietro Mascagni.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l'altare della Sacra Famiglia
Il dipinto della Sacra Famiglia di Luigi Valtorta

Di inizio Novecento è, invece, il candeliere pittorico: si tratta di una composizione ornamentale impiegata nell’arte classica che prevede l’imitazione di candelabri con motivi decorativi come maschere, girali di foglie, cornucopie, stele trionfali, ghirlande di frutta, fiori, nastri e greche. Gli elementi tipici della candeliera si ritrovano anche nelle decorazioni in stile rinascimentale degli altri pilastri della navata centrale e dei transetti, così come nelle arcate delle volte della navata centrale, del presbiterio e dell’abside.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: la candeliera
Decorazioni tipiche della candeliera nella chiesa di Seveso

Sopra l’altare, la vetrata che mostra la Sacra Famiglia al lavoro – opera, come tutte le altre, di Aristide Albertella – è del 1948.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, la vetrata della Sacra Famiglia
La Sacra Famiglia al lavoro

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l’altare della Beata Vergine del Carmine

L’altare della Beata Vergine del Carmine accoglie una statua in legno realizzata dal professor Giovanni Francioli, maestro della scuola di disegno di Seveso: i suoi eredi la donarono alla chiesa alla fine degli anni ’40 del secolo scorso.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, l'altare della Beata Vergine del Carmine
L’altare della Beata Vergine del Carmine

La statua andò a sostituirne un’altra seicentesca, che fu trasferita nella Cappellina delle Fornaci di Seveso, a pochi passi da Villa Dho, dove è visibile ancora oggi.

Chiesa di Seveso, la statua dell'altare della Beata Vergine
La statua dell’altare della Beata Vergine

La vetrata sopra l’altare raffigura l’Apparizione della Madonna del Carmine a San Simone Stock. Religioso inglese dell’Ordine Carmelitano, Simone Stock all’età di 82 anni vide la Vergine, che gli consegnò lo scapolare: in memoria di quell’evento, avvenuto il 16 luglio del 1251, si celebra ogni anno la festa della Madonna del Carmelo. Per i Carmelitani, lo scapolare è simbolo della protezione di Maria.

L'apparizione della Madonna a San Simone Stock
L’apparizione della Madonna a San Simone Stock

Albertella dipinse anche, nel 1950, la volta con la Madonna tra angeli e le sette allegrezze della Vergine.

La Pentecoste di Aristide Albertella
La Pentecoste, una delle sette allegrezze della Vergine dipinte da Aristide Albertella

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l’altare del Santissimo Crocifisso

L’altare del Santissimo Crocifisso fu realizzato da Alessandro Laforet. Il quadro del Crocifisso, invece, è seicentesco, forse opera di Giovan Battista Crespi detto il Cerano. Originario del Piemonte, Crespi in Brianza ha dipinto, tra l’altro la Resurrezione di Cristo nella Chiesa di San Vittore a Meda e il Martirio di Sant’Apollonia nella Basilica di San Paolo a Cantù; sue opere sono esposte al Museo del Prado di Madrid e al Metropolitan Museum of Art di New York.

Il Crocifisso di Giovan Battista Crespi detto il Cerano
Il Crocifisso di Giovan Battista Crespi detto il Cerano

La vetrata dell’altare raffigura Mosè che innalza il serpente di bronzo nel deserto; risale al 1949 e fu donata dai fratelli Carlo e Luigi Maderna. Quest’ultimo è evocato dalla figura di sinistra.

Mosè innalza il serpente di bronzo
Mosè innalza il serpente di bronzo

La scena fa riferimento a un episodio narrato nel Libro dei Numeri. Poiché nel deserto il popolo mormorava contro Mosè e contro Dio, questi inviò dei serpenti che morsero e uccisero numerosi israeliti. Il popolo allora implorò il perdono, e il Signore disse a Mosè di innalzare un serpente sopra un’asta: chi dopo essere stato morso lo avesse guardato sarebbe sopravvissuto.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l’altare del Sacro Cuore

Ed eccoti arrivato all’altare del Sacro Cuore. Devi sapere che la devozione del Sacro Cuore si diffuse nel Seicento soprattutto per merito di Santa Margherita Maria Alacoque, suora francese che ebbe diverse visioni.

Seveso, chiesa: l'altare del Sacro Cuore
L’altare del Sacro Cuore

Non a caso, sopra l’altare è presente una vetrata del 1949 che raffigura proprio l’apparizione a Santa Margherita Alacoque. L’episodio a cui si fa riferimento è quello avvenuto il 27 dicembre del 1673, quando Gesù apparve alla suora, invitandola a prendere il posto che durante l’Ultima Cena era stato occupato da San Giovanni.

L'apparizione a Margherita Alacoque
L’apparizione a Margherita Alacoque

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: l’altare maggiore

L’altare maggiore della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso è opera di Maffeo Ferrari e risale al 1976. Realizzato in marmo rosa del Portogallo, pesa 6 tonnellate. Di Ferrari sono anche la croce e il leggio in bronzo. Geremia Pruvini, invece, realizzò due angeli e la statua del Sacro Cuore di Gesù.

L'altare maggiore della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Seveso
L’altare maggiore della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

La volta sopra l’altare maggiore ospita il dipinto Cristo: inizio e termine della storia, opera del bergamasco Claudio Nani, risalente al 1968. Agli angoli, sono visibili i quattro Evangelisti.

Cristo: inizio e termine della storia
L’affresco Cristo: inizio e termine della storia

Allievo prima dell’Accademia Carrara di Bergamo e poi dell’Accademia di Brera di Milano, Claudio Nani è stato pittore, ceramista e autore di numerose vetrate artistiche. Era figlio d’arte: il padre Attilio fu un importante scultore.

Ai lati dell’altare puoi osservare due affreschi del 1899 di Luigi Valtorta: Ultima Cena e Predicazione di Gesù sul lago di Tiberiade. Per eseguirli, l’artista ricevette un compenso di 1.500 lire.

L'Ultima Cena di Luigi Valtorta
L’Ultima Cena di Luigi Valtorta
La predicazione di Gesù al lago di Tiberiade di Luigi Valtorta
La predicazione di Gesù sul lago di Tiberiade

La vetrata laterale raffigura il martirio dei Santi Gervaso e Protaso: il primo perì sotto i colpi del flagello; il secondo venne decapitato con una spada.

Il martirio dei Santi Gervaso e Protaso
Il martirio dei Santi Gervaso e Protaso

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: le vetrate della navata centrale

Ora hai l’occasione di ammirare tutte le altre vetrate della chiesa. Quella che raffigura il battesimo dei Santi Gervaso e Protaso, per esempio, fu donata dalla famiglia Tagliabue Pierino. La figura di San Caio (vescovo di Milano che convertì Gervaso, Protaso e i loro genitori) riprende le fattezze di monsignor Carlo Confalonieri; quella dell’assistente rievoca le sembianze di Padre Fortunato Galimberti; quella di uno dei santi fratelli ha il volto di Padre Galdino Tagliabue.

Chiesa di Seveso, Il battesimo dei Santi Gervaso e Protaso
Il battesimo dei Santi Gervaso e Protaso

La vetrata che raffigura la condanna dei Santi Gervaso e Protaso fu fatta realizzare dai fratelli Meroni in memoria del padre Luigi, le cui fattezze si ritrovano nel cristiano in ginocchio.

La condanna dei Santi Gervaso e Protaso
La condanna dei Santi Gervaso e Protaso

Altre tre vetrate della navata centrale mostrano: Gervaso e Protaso che distribuiscono la carità ai poveri; Gervaso e Protaso che assistono al Santo Sacrificio; Gervaso e Protaso che concedono la libertà agli schiavi.

La carità dei Santi Gervaso e Protaso
Gervaso e Protaso distribuiscono la carità ai poveri. La tradizione tramanda che dopo aver saputo della morte dei propri genitori, assassinati a causa della loro fede cristiana, Gervaso e Protaso non misero in atto alcuna vendetta, ma scelsero di vendere tutte le proprietà di famiglia per darne il ricavato ai poveri milanesi
I Santi Gervaso e Protaso assistono al Santo Sacrificio
I Santi Gervaso e Protaso assistono al Santo Sacrificio
I Santi Gervaso e Protaso e la libertà agli schiavi
I Santi Gervaso e Protaso concedono la libertà agli schiavi

Il simbolo eucaristico sopra la porta laterale delle donne risale al 1951; Albertella lo aveva già realizzato qualche anno prima, ma poi le esplosioni della guerra lo avevano danneggiato.

Le vetrate della navata laterale destra, datate al 1953, raffigurano Santa Maria Goretti, Santa Giovanna Antida e Sant’Anna.

La vetrata con Santa Maria Goretti
Santa Maria Goretti: morì nel 1902 all’età di undici anni, uccisa da un ragazzo che aveva tentato di stuprarla
Giovanna Antida
Giovanna Antida: religiosa francese, fu la fondatrice della congregazione delle Suore della Carità
Sant'Anna
Sant’Anna in compagnia della piccola Maria

Altre tre vetrate realizzate nel 1954 da Albertella raffigurano San Clemente, San Gerardo e San Pietro Martire.

La vetrata con San Clemente
San Clemente
San Gerardo
San Gerardo, raffigurato con una scodella e un cucchiaio, a simboleggiare la sua attività di assistenza prestata a beneficio degli infermi e dei poveri
La vetrata con San Pietro Martire
San Pietro Martire, rappresentato con in testa la roncola con la quale venne ucciso a poche centinaia di metri dal punto in cui sorge la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: la Via Crucis

La Via Crucis della chiesa sevesina è stata dipinta a metà anni Ottanta da Mario Bogani, pittore di Fenegrò: il compenso, pari a 15 milioni di lire, fu pagato da famiglie che desideravano ricordare i propri defunti.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, la Via Crucis di Mario Bogani
Una delle stazioni della Via Crucis dipinte da Mario Bogani

Allievo del disegnatore Carlo Gadda a Cesano Maderno e in seguito di Torildo Conconi a Como, Bogani frequentò anche l’Accademia di Brera. A Seveso dipinse anche l’affresco della Madonna di San Gerardo che si trova a pochi passi da questa chiesa.

Seveso, Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: il battistero

Non dimenticare, in ultimo, di osservare da vicino il battistero della Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso: risale al 1966 e fu progettato dall’architetto comasco Piero Clerici.

Il battistero della chiesa di Seveso
Il mosaico del battistero

Come arrivare

A Seveso la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso si trova in piazza Cardinal Ferrari.

La Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso

Se scegli di arrivare a Seveso in auto, puoi trovare parcheggio direttamente in piazza o in via Cavour.

Volendo arrivare a Seveso in treno, invece, la strada è molto semplice. Uscito dalla stazione, gira a sinistra in corso Marconi e vai sempre dritto, proseguendo in via San Fermo della Battaglia, piazza Michelangelo e via Cavour, fino a quando non troverai la chiesa alla tua sinistra.

Infine, qualora tu voglia arrivare a Seveso in autobus potrai fare riferimento alle linee Z115, Z116, Z150, Z163 o Z191 e scendere alla fermate di corso Garibaldi 7 o corso Garibaldi 68. Da qui, lasciati i numeri civici pari alla tua destra e vai dritto: al semaforo gira a destra, e vedrai la chiesa di fronte a te.

Che cosa vedere a Seveso

Dopo aver visitato a Seveso la Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, perché non cogli l’opportunità di conoscere anche il resto della città? Con l’aiuto del post qui sotto potrai scoprire che cosa vedere a Seveso, dove passeggiare e in quali ristoranti fermarti a mangiare. Approfittane!






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Un’ultima annotazione: per scrivere questo post ho consultato il libro La Prepositurale SS. Gervaso e Protaso negli scritti dei suoi Prevosti: ti invito a leggerlo se vuoi conoscere più da vicino la storia di questa chiesa!

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