Il Santuario di Santa Maria delle Grazie di Cesano Maderno è uno dei luoghi segreti in Brianza capaci di stupire chiunque abbia la fortuna di visitarli. Se vuoi conoscerlo da vicino, scoprire il suo valore artistico e sapere come fare per raggiungerlo, trovi tutte le informazioni di cui hai bisogno nelle prossime righe: buona lettura!
Tutto quello che ti serve sapere
Il santuario di Binzago
Situato nella frazione di Binzago, il Santuario di Santa Maria delle Grazie di Cesano Maderno rappresenta una delle tappe del Cammino di Sant’Agostino.
L’edificio è conosciuto anche con il nome di Santuario di Santa Maria della Frasca (o alla Frasca), perché in passato la zona era immersa nel verde, in una località non coltivata con vegetazione spontanea formata da sterpaglie e arbusti, collegata con il centro del paese da un viale di querce.

La chiesa sorgeva in una zona di confine fra il villaggio di Binzago (che oggi è una frazione di Cesano), appartenente alla pieve di Seveso, e il borgo di Bovisio, appartenente alla pieve di Desio.
Ancora adesso si può osservare al suo interno l’effigie della Madonna della Frasca: una Madonna con Bambino che ha alcune foglie tra le mani.
Sono solo due i documenti antichi che riportano l’intitolazione di Santa Maria delle Grazie: uno è la bolla di papa Paolo III del 16 settembre del 1545 con la quale si assegnava a un bambino di nome Pompilio, appartenente alla famiglia milanese dei marchesi Archinto, il beneficio della chiesa, che era indicata come “chiesa rurale della Beata Maria delle Grazie detta della Frasca”; l’altro è una relazione della visita pastorale compiuta dai sacerdoti Pessina e Cermenati nella pieve di Seveso il 1° dicembre del 1569, in cui si parla della “ecclesia Sancti Marie Gratiarum in loco della Frascha”.

La storia del Santuario di Santa Maria delle Grazie
Il santuario fu costruito probabilmente all’inizio del XIII secolo. Di certo è citato per la prima volta in un documento del 1218, in cui si parla di un accessium Sancte Marie e di un Senterium Sancte Marie.
Tale documento elencava le proprietà del monastero femminile di Santa Maria d’Aurona, che sorgeva a Milano (dove oggi c’è via Monte di Pietà) e che possedeva delle terre a Binzago. Viviane Romanò, nella sua tesi di laurea Una chiesa rurale fra passato e presente: S. Maria della Frasca, ha ipotizzato che anche il terreno su cui sorgeva la Chiesa di Santa Maria alla Frasca appartenesse al monastero milanese.
In origine la chiesa era annessa a un convento delle monache umiliate: il corpo della chiesa era diviso dal cenobio claustrale da una grata, attraverso la quale le monache ricevevano la comunione, le ceneri e le candele.
Dopo le suore umiliate, nel convento accanto alla chiesa risiedettero le monache dell’Ordine delle Eremitane di Sant’Agostino. Di quel periodo restano tracce in due dipinti visibili oggi nella chiesa: una monaca agostiniana è rappresentata ai piedi della Madonna delle Grazie custodita nella teca in legno sull’altare maggiore, mentre nel dipinto della Crocifissione sulla parete sinistra del santuario sono raffigurati Sant’Agostino, il frate agostiniano San Nicola da Tolentino e una monaca agostiniana.
Nel XVI secolo, con la morte dell’ultima monaca agostiniana, il beneficio della chiesa – che consisteva in 24 ducati d’oro all’anno – venne concesso a Pompilio Archinto (il bambino di cui ti ho già parlato in precedenza), nipote dell’arcivescovo di Milano Filippo Archinto.
Dopo di lui, il beneficio passò ad altri membri della famiglia Archinto, che però non si occuparono della chiesa: a loro padre Leonetto Chiavone, delegato dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo giunto in visita pastorale nel 1567, chiese di far riparare i muri, l’altare e il pavimento dell’edificio, dotandolo dei paramenti necessari.
Con il passare degli anni, lo stato di degrado della chiesa si aggravò; la situazione migliorò solo in seguito agli ordini di restauro emanati prima da Carlo Borromeo e poi da Federico Borromeo.
A partire dal 1597 il beneficio della chiesa di Binzago appartenne alla parrocchia di San Vittore di Curiglia, in Val Veddasca (nel Varesotto, vicino al confine con la Svizzera).
Nel 1656 il parroco di Curiglia cedette i beni di Santa Maria al conte Benedetto II Arese.
Nell’Ottocento, la chiesa apparteneva alla famiglia Tittoni Traversi di Desio, che a Binzago possedeva anche altri terreni.
Tra il 1817 e il 1839 il santuario fu sottoposto a un importante intervento di restauro, finanziato dal comune di Cesano e dalla parrocchia: i lavori furono affidati ai fratelli Bottini e a Paolo Vismara.
Un altro intervento di ristrutturazione venne eseguito negli anni Trenta del Novecento, su iniziativa di don Antonio Borghi (il primo parroco di Binzago) e con il consenso della popolazione locale.
Il parroco fu supportato anche dal cardinale Ildefonso Schuster, che in una lettera gli scrisse a proposito della chiesa: “Visitandola ho trovato che è un monumento di un certo valore e converrebbe ne dia avviso alla Sovraintendenza dei monumenti, per procedere d’accordo ad ulteriori restauri e possa invocare un prezioso contributo”.
Il progetto del restauro fu curato dal professor Giacomo Bettoli della Scuola d’arte cristiana Beato Angelico di Milano. Una parte delle spese fu sostenuta anche dai binzaghesi: ogni giovedì i giovani procuravano non meno di due mattoni, mentre le donne si impegnarono a offrire una lira alla settimana.

HOC SACELLUM
VETUSTATE HOMINUMQUE
INCURIA
FERE DIRUTUM
ANNIS MCMXXX–MCMXXXIV
POPULI REFECIT PIETAS
EFFIGIE B.V.M.
AD ARAM NOVAM
HINC TRANSLATA
(“Questa cappella,
quasi distrutta per l’antichità e la negligenza degli uomini,
negli anni 1930–1934
fu restaurata dalla pietà del popolo.
L’effigie della Beata Vergine Maria
è stata traslata da qui
al nuovo altare”)
Fu durante questi restauri che, nel 1931, vennero scoperti casualmente gli antichi affreschi che oggi decorano le pareti: “merito” del sagrestano che, mentre stava pulendo, “asportò casualmente dalla volta un po’ di quella tinta e così in qualche punto affiorarono colori vivaci” (le parole sono quelle scritte nel Liber Chronicus da don Borghi).
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Terminati i lavori, il Santuario della Madonna della Frasca fu consacrato l’11 novembre del 1936 dal cardinale Schuster.

VETERUM PIETATE INSIGNEM ECCLESIAM
HUMILIATARUM VIRGINUM CHORIS OLIM MELODEM
PICTURIS ORNATAM DIVI CAROLI IUSSU REFECTAM
A RUINIS DUDUM VELUTI AB INTERITU VINDICATAM
COLLATO FIDELIUM AERE
ANTONII BORGHI PAROCHI STUDIO
A. HILDEPHONSUS CAR. SCHUSTER ARCHIEPIS. C.
PASTORALI VISITATIONIS II OFFICIO INCUMBENS
III ID. NOVEMBR. MCMXXXVI
SOLENNI RITU CONSECRAVIT
(“La chiesa, insignita della pietà degli antichi,
un tempo risuonante dei canti delle vergini umiliate,
decorata con pitture e restaurata per ordine di San Carlo,
da lungo tempo sottratta alle rovine e salvata dalla distruzione
con il contributo dei fedeli,
grazie allo zelo del parroco Antonio Borghi,
Alfredo Ildefonso cardinale Schuster, arcivescovo di Milano,
adempiendo al dovere della sua seconda visita pastorale,
il 3° giorno prima delle Idi di novembre dell’anno 1936
[cioè l’11 novembre 1936],
consacrò con rito solenne”)
L’interno del santuario
Entrando nel santuario, non puoi fare a meno di notare i dipinti delle pareti laterali: si tratta di affreschi di epoche diverse e scuole differenti, probabilmente risalenti agli anni che vanno dalla fine del Trecento all’inizio del Cinquecento. Il cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, ipotizzò che essi siano stati realizzati come ex voto, segno di gratitudine da parte della popolazione locale per l’aver superato epidemie e carestie.

Sulla parete sinistra – in basso – è presente una finestrella che consente di guardare all’interno della chiesa anche quando essa è chiusa.
Poco più in là, una tela dello Sposalizio della Vergine risalente al Seicento o al Settecento: è di autore non noto, e si ipotizza che sia stata donata alla chiesa dalla famiglia Arese Borromeo.

Accanto, un affresco raffigura l’Ave Regina Coelorum.

Quindi puoi ammirare una Crocifissione a tempera, protetta da una cornice del XVI secolo, tra i dipinti meglio conservati di tutto il ciclo: Gesù Crocifisso è raffigurato insieme con un santo vescovo e una monaca dell’Ordine delle Eremite di Sant’Agostino ai piedi della croce.

Di fianco alla Crocifissione, il ritratto di un santo vescovo e nel riquadro in basso l’Ecce Homo con i simboli della passione.

Più a destra, l’effigie del frate agostiniano San Nicola da Tolentino, che tiene tra le mani il crocefisso e il libro della Regola Agostiniana, su cui si riesce a leggere Praecepta patris mei servavi, dixit dominus omnipotens.

Accanto all’abside c’è una Madonna in trono: si tratta di un affresco antico, sopra il quale ne era stato dipinto un altro, che raffigurava una Madonna in trono con la scritta Ave Regina Coelorum; tuttavia il nuovo affresco, dopo essere stato strappato, fu rubato nel 1976.

Sulla parete di destra, in alto sono rappresentati i volti di Maria ed Elisabetta, resti di una scena che raffigurava la Visitazione.

I primi affreschi che incontri con lo sguardo subito dopo mostrano San Cristoforo e San Rocco. Seguono una Madonna in trono fra due santi e un’altra Madonna in trono.

Ecco, poi, un monaco vescovo, una Madonna con Bambino, la Madonna della Frasca che dà il nome al santuario, un santo frate umiliato, una Madonna in trono e una Natività.


Accanto all’abside si possono osservare una Madonna del Latte e San Federico vescovo.

Sotto l’arco della cappella maggiore è presente, almeno da quattro secoli, l’effigie di Cristo che pende dalla croce. Sopra l’altare, in una teca di legno, è conservata l’immagine devozionale della Madonna in trono con il Bambino; accanto alla Madonna delle Grazie è raffigurata una monaca agostiniana intenta a pregare.

L’abside è decorata con un affresco in tempera del XVII secolo che raffigura la Madonna con il Bambino in un nimbo di luce fra gli angeli; ai suoi piedi ci sono San Carlo Borromeo (a sinistra) e San Francesco d’Assisi (a destra), in atto di preghiera.

Come visitare il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Cesano Maderno
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie alla Frasca è aperto tutte le mattine dalle 8.30 alle 12. Nel pomeriggio, l’orario di apertura estivo è dalle 15 alle 19; quello invernale dalle 14 alle 17.30.
Ogni sabato, inoltre, viene celebrata una Messa alle 8.30 del mattino.
Come arrivare al Santuario di Santa Maria delle Grazie a Cesano Maderno
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie di Cesano Maderno si trova all’incrocio tra via Santuario e vialetto Santa Maria.
Se vuoi visitare il santuario e hai in mente di arrivare a Cesano Maderno in auto, puoi lasciare la macchina nei parcheggi di via Galileo Ferraris o di vialetto Santa Maria.
Preferisci arrivare a Cesano Maderno in treno? Puoi fare riferimento alla stazione di Cesano Maderno o a quella di Bovisio Masciago, che è leggermente più vicina.
Infine, puoi arrivare a Cesano Maderno in autobus, approfittando della linea Z250 e scendendo alla fermata di via Manzoni. Da qui, tenendo il civico 65 alla tua destra, procedi lungo via Manzoni fino a quando non incontrerai sulla tua sinistra via Santa Maria: imboccando questa strada, giungerai a destinazione.
Se hai in mente di raggiungere il santuario, perché non ne approfitti per scoprire che cosa vedere a Cesano Maderno? Nel post qui sotto trovi consigli sui monumenti da visitare, sui parchi in cui puoi rilassarti e sui migliori ristoranti dove fermarti a mangiare in città. Approfittane!
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Ci tengo a segnalarti, infine, che per la redazione di questo articolo ho consultato Una chiesa rurale fra passato e presente: S. Maria della Frasca, tesi di laurea di Viviane Romanò resa disponibile sul sito web dell’associazione Vivere il Palazzo e il Giardino Arese Borromeo.
