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Antonella Ruggiero

Antonella Ruggiero: Montevecchia e la mia Brianza

Antonella Ruggiero vive a Montevecchia da tantissimi anni ed è innamorata del Parco del Curone. Ho chiacchierato con lei per saperne di più su che cosa la lega alla Brianza e quali sono i sui luoghi del cuore: se ti va di sapere che cosa mi ha detto, ti basta leggere il resto del post.

Che cosa vedere a Montevecchia
Montevecchia

Vacanze Romane, Ti sento, Per un’ora d’amore, Solo tu, Amore lontanissimo: sono solo alcuni dei grandi successi di Antonella Ruggiero, per anni storica voce dei Matia Bazar e oggi splendida interprete solista. Vincitrice di un Festival di Sanremo nel 1978, Antonella vive da anni a Montevecchia e, come ho scoperto, è letteralmente innamorata della Brianza.

Come nasce il tuo rapporto con la Brianza?

“Mi sono trasferita da Genova a Milano nel 1977. Appena potevo, a bordo della mia 2 Cavalli rossa mi spostavo in Brianza per raggiungere i tanti spazi verdi di cui è ricco questo vasto territorio. In particolare, ero – e sono ancora adesso – affascinata dalle dimore storiche circondate da parchi e alberi secolari. Ma non era solo l’opulenza della Brianza delle famiglie facoltose a colpirmi positivamente: in questo mio girovagare mi imbattevo nelle numerose cascine testimoni di un passato in cui la vita era certamente faticosa, ma anche laboriosa e certamente saggia, con un grande sapere tramandato dalle generazioni precedenti. Tutto ciò era molto interessante per me che venivo da una città di mare con tradizioni molto diverse”.

Una storia che forse si sta perdendo.

“Ricordo che negli anni Ottanta ho avuto modo di conoscere persone che vivevano ancora alla maniera antica, lavorando la loro terra, abitando in case senza riscaldamento (se non quello di una semplice stufa o di un camino) e con l’acqua corrente gelida in inverno: contesti in cui il tempo sembrava essersi fermato. Questo mi trasmetteva un’idea poetica di quel genere di vita e di gente legata profondamento al proprio territorio. Tutto ciò è definitivamente scomparso, ma certamente la cura del territorio è rimasta. Vedo campi arati e coltivati con impegno dalle nuove generazioni e questo è decisamente rincuorante e positivo”.

Ma la Brianza non è solo questo, no?

“Esatto: questa è la Brianza verde, poi c’è anche l’altra Brianza, quella delle case degli operai, dei proprietari delle ditte. Mi piace girovagare nei tanti centri brianzoli dove, specialmente negli anni Venti e Trenta, si costruivano belle case solide e razionali adiacenti a grandi spazi con laboratori dalle grandi vetrate. Un’idea che ho sempre sentito vicino alla mia personale visione del lavoro”.

A te che vivi a Montevecchia chiedo: non hai paura che stia diventando eccessivamente turistica? Io personalmente ho un po’ questa sensazione.

“È chiaro che se un luogo diventa troppo turistico perde la sua essenza e la sua identità rischiando di venire stravolta. È un peccato quando i luoghi diventano ‘prede’. Ovviamente comprendo le persone che vengono qui e cercano quella bellezza che soltanto i grandi spazi verdi riescono a dare, portando poi con sé belle sensazioni e un buon ricordo. Il problema è che il troppo può risultare dannoso per i territori che non possono contenere un gran numero di persone e soprattutto di auto. Quindi, un consiglio: chi vuole andare a Montevecchia nei weekend può utilizzare il bus navetta gratuito che permette di raggiungere l’alta collina, o arrivare dalla vicina stazione (quella di Cernusco-Merate, nda) e da lì addentrarsi nei percorsi che portano all’interno del Parco. Vedo sempre più persone di ogni età, attrezzate di tutto punto, che raggiungono i sentieri e percorrono il territorio a piedi con rispetto e attenzione godendo di ogni passo, osservando e annusando i profumi che la natura offre in tutte le stagioni… magari raccogliendo anche ciò che i “distratti” lasciano lungo la via”.

Qual è il tuo luogo del cuore?

“Nei pressi della mia abitazione c’è un ruscello, un percorso molto bello che porta ad una piccola cascata. Ecco, lì il tempo si è proprio fermato. E poi, come ti dicevo, amo le ville abbandonate, trasformate dal tempo e ormai abitate soltanto dai rampicanti e dai rovi, in cui trovano rifugio gli animali del bosco”.

Dove ti piace andare?

“Mi interessa il racconto umano, perciò vado a cercare le tracce di un lavoro che è stato fiorente e non lo è più da moltissimo tempo. Quei luoghi che raccontano la storia di chi ha vissuto qui lavorando con impegno. La Brianza operaia e imprenditoriale. Penso per esempio ai setifici e agli allevamenti dei bachi da seta, agli artigiani che, con intelligenza e grande manualità, hanno realizzato manufatti di grande pregio esportati in tutto il mondo”.

Antonella Ruggiero
Antonella Ruggiero

“Certo, poi la costruzione di capannoni ha cambiato tutto, deturpato e ostruito la visuale in molti punti. Anche questa è la Brianza, disseminata della prepotenza di chi non bada al senso estetico. I capannoni di cemento mi danno tristezza e se ne avessi il potere farei in modo di renderli più piacevoli alla vista: facendoli dipingere di un bel verde muschio, così che siano mimetizzati, o rivestendoli di tavole di legno naturale come avviene in certe aree del nord Europa. Il lavoro è fondamentale, sia chiaro, ma anche la bellezza estetica dei territori lo è e si riversa sull’animo delle persone, soprattutto le più sensibili. Un brutto panorama può far male a chi lo subisce suo malgrado”.

Tu vivi nel Parco del Curone: che cosa ti attrae di questo ambiente?

“È un territorio ben curato e protetto: ti lasci alle spalle i capannoni brutti e ingombranti e per un po’ fai finta che non esistano. In certi suoi spazi hai la netta sensazione di ritrovarti in epoche lontane: ovviamente sono quelli dove le auto non possono arrivare”.

Purtroppo però non è dappertutto così.

“Ci sono angoli poetici, bellissimi, sottoposti a scempi. In quasi tutti i paesi c’è qualche luogo abbandonato da anni di incuria che si potrebbe salvare. Alcuni riescono nell’impresa, e sono soprattutto gruppi di cittadini che, insieme, fanno fronte comune riuscendo a rendere reale ciò che per altri è solo utopia. Ci sono esempi davvero straordinari in questo senso. Io dico sempre che il bello della natura è lì per tutti noi a portata di mano, ma dobbiamo impegnarci per preservarla. Oramai in molti lo pensano, finalmente, e le nuove generazioni hanno menti, cultura e sensibilità decisamente diverse dalle precedenti, da quelle che hanno distrutto e inquinato senza il minimo rimorso. Confido nel loro prezioso lavoro, presente e futuro”.

Il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone
Il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone

“Vedo anche che tanti giovani molto preparati si dedicano con impegno e soddisfazione all’allevamento oltre che all’agricoltura. È avvenuto un grande salto generazionale: dai molti contadini e allevatori, che negli anni Settanta hanno abbandonato la terra per lavorare nelle fabbriche, alle nuove generazioni che si sono riappropriate di quei luoghi e dei mestieri di un tempo, apportando differenti modalità  ed energie, ma sempre con il dovuto rispetto. È molto bello osservare come contribuiscano a mantenere al meglio il territorio e producano alimenti di varia natura, sempre di alta qualità: quasi un miracolo a due passi da Milano, anche se è una tendenza estesa a tutte le regioni italiane, fortunatamente”.

A proposito di luoghi abbandonati: conosci Consonno?

“Ah, Consonno, una favola! Una suggestione così decadente, un luogo pensato a suo tempo per il divertimento, diventato poi il suo totale contrario. Un luogo che si presterebbe, a mio parere, a diverse idee e progetti legati alle arti”.

Ora ti chiedo di pensare a un artista con cui ti piacerebbe collaborare: dove lo porteresti qui in Brianza?

“Il compositore estone Arvo Pärt: penso che lo porterei in tutti i luoghi che hanno a che fare con l’acqua. Sono nata in un luogo di mare, ma, come ho detto, amo avere a portata di mano le montagne, i laghi e i fiumi, con tutto ciò che i territori umidi offrono appartenenti sia al mondo vegetale che animale. Gli farei conoscere anche le bellissime vecchie centrali idroelettriche presenti nel territorio e le affascinanti ex fabbriche in disuso. Sono attratta da sempre dall’archeologia industriale: sono convinta che sia un grande patrimonio da salvaguardare”.

Il fiume Lambro al Molino Bassi
Il fiume Lambro nella zona del Molino Bassi: uno dei fiumi che attraversano la Brianza

“Un percorso a parte è quello delle chiese, talvolta anche piccolissime o posizionate in luoghi impervi, basiliche e santuari, luoghi pieni di suggestioni e arte, veri capolavori di cui la Brianza è ricca e che indicano una profonda e antica devozione. Luoghi dove nel tempo ho anche avuto modo di realizzare concerti assolutamente memorabili e intensi”.

Come descriveresti la Brianza, in conclusione?

“È un territorio in cui si può sempre scoprire qualcosa di grande impatto, anche emotivo, nonostante la convinzione dei tanti che pensano sia legata esclusivamente alle fabbriche. Sono quelli che non cercano le sue bellezze e non la conoscono”.

E io non posso che concordare. Grazie, Antonella!






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Dopo aver letto questa intervista sei curioso di conoscere meglio Montevecchia? Nel post qui sotto ti racconto che cosa vedere in paese e dove mangiare.

Qui, invece, ti parlo del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, indicandoti dove puoi imboccare tutti i sentieri che lo attraversano.

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