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Premio Nobel in Brianza

Ernesto Teodoro Moneta, un Nobel in Brianza

Sapevi che l’unico italiano ad aver vinto un Premio Nobel per la Pace viveva in Brianza? Si chiamava Ernesto Teodoro Moneta, e ha trascorso una buona parte della sua vita a Missaglia, ricoprendo anche il ruolo di sindaco. Se sei curioso di conoscere la sua carriera e la sua vita, leggi il resto del post!

Chi era Ernesto Teodoro Moneta

Dal 1895 a oggi, c’è stato solo un italiano ad aver vinto il Premio Nobel per la Pace: si chiamava Ernesto Teodoro Moneta, e per lungo tempo ha vissuto in Brianza. Per la precisione a Missaglia, dove ancora oggi si trova la sua tomba.

Patriota, giornalista e anche sindaco, Moneta ha avuto mille vite racchiuse in una: vale la pena di raccontarle.

Esponente di una famiglia aristocratica milanese benestante, nasce il 20 settembre del 1833. Non con il nome di Ernesto Teodoro: infatti viene battezzato come Gaetano Giovacchino Luigi Teodoro e poi registrato allo stato civile con il nome di Teodoro Gaetano. “Diventa” Ernesto Teodoro solo in seguito, così che possa essere distinto da un familiare.

Ernesto trascorre le estati della giovinezza a Missaglia, nella villa di campagna di famiglia in località Agazzino, a tre ore di calesse da Milano.

Ernesto Teodoro Moneta
La cappella della famiglia Moneta, nel cimitero di Missaglia, in cui è sepolto anche il Premio Nobel Ernesto Teodoro Moneta

Sin da adolescente, è interessato alla lotta per l’indipendenza contro gli austriaci: non ancora 15enne, partecipa con i fratelli alle Cinque Giornate di Milano. Durante la quarta giornata, vede morire accanto a lui tre soldati austriaci: un pensiero che ritornerà spesso nella sua mente, e che gli fa intuire quanto la guerra sia terribile e inutile.

In seguito Moneta si iscrive all’Università di Pavia; la lascia ben presto, però, perché coinvolto nelle lotte risorgimentali. Quindi studia alla Scuola militare di Ivrea, prima di arruolarsi come volontario tra i Cacciatori delle Alpi.

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Nel 1860 è ufficiale di stato maggiore e aiutante di campo del generale Giuseppe Sirtori (nativo di Monticello Brianza) nell’impresa dei Mille di Garibaldi.

In seguito, però, abbandona la vita militare, un po’ per la sconfitta di Custoza, un po’ perché convinto che la guerra non sia la soluzione giusta per nessun conflitto.

Si dedica così al giornalismo: nel 1869 viene nominato direttore de Il Secolo, quotidiano milanese fondato tre anni prima.

Premio Nobel in Brianza
Il busto di Ernesto Teodoro Moneta nella cappella di famiglia

Prendendo spunto dalla stampa francese, Moneta è il primo direttore di un giornale italiano a inviare i propri cronisti in strada, per acquisire le informazioni sul campo; sempre dai periodici transalpini copia l’idea di pubblicare in prima pagina illustrazioni e foto.

Sul Secolo, egli pubblica numerose riflessioni improntate al tema della pace: arriva anche a proporre di abolire la leva obbligatoria.

Nel 1875 Moneta scrive, in qualità di presidente della Società di Mutuo Soccorso di Missaglia, una lettera al suo amico Garibaldi per offrirgli la carica di presidente onorario: l’Eroe dei Due Mondi accetta la proposta con gratitudine, scrivendo a Moneta che “l’Associazione è base di fratellanza umana, e che solo con essa l’operaio può uguagliarsi a tutti gli altri Enti dell’umana famiglia”.

Nello stesso anno Ernesto si sposa con Ersilia Caglio, amica delle sue sorelle ed esponente di una famiglia milanese che vive a breve distanza dalla casa dei Moneta in località Tegnoso, a Contra (che oggi fa parte di Missaglia, ma al tempo era un comune a sé).

Missaglia, Cascina Tegnoso
Cascina Tegnoso: la residenza della famiglia Moneta a Contra

Moneta, dunque, va a vivere a Tegnoso, località a cui rimarrà legato per il resto della propria vita; nel 1880 diventa perfino sindaco di Contra e Maresso.

Ersilia gli dà due figli: Luigi ed Emilio. Costoro decideranno poi di aggiungere il cognome della madre a quello del padre: da allora i discendenti saranno chiamati Moneta Caglio. Luigi sarà anche sindaco di Missaglia per ben 25 anni.

Nel 1887 Ernesto Moneta fonda l’Unione Lombarda per la Pace e l’Arbitrato Internazionale, che poi verrà rinominata Società Internazionale per la Pace: tra gli obiettivi dell’organizzazione ci sono la graduale trasformazione degli eserciti permanenti, la fine delle guerre e la diffusione di sentimenti umanitari.

Due anni dopo egli partecipa, a Roma, al primo Congresso Mondiale della Pace, offrendo il proprio contributo con un discorso intitolato “Del disarmo e dei modi pratici per conseguirlo per opera dei governi e dei parlamenti”.

Nel 1890 lancia L’Amico della Pace, almanacco a contenuto popolare che dedica alle famiglie terrorizzate dall’eventualità di una guerra. In pochi anni, questa pubblicazione – finalizzata a educare ai sentimenti di libertà e giustizia – arriva a una tiratura di 40mila copie.

Nel 1894 Moneta prende parte al Congresso per la pace di Anversa, dove propone la determinazione per un Appello alle Nazioni. Così, la sua fama di pacifista e di progressista si propaga anche all’estero.

Fonda poi la rassegna di arte, scienze e politica La vita internazionale, che diventa l’organo ufficiale dell’Unione Lombarda per la Pace e l’Arbitrato Internazionale.

Negli anni successivi Moneta si impegna per favorire i rapporti – in quel momento molto tesi – tra Italia e Francia: nel 1903 un accordo tra i due Paesi sarà possibile anche grazie al suo lavoro.  

Nello stesso anno, presiede un comitato che promuove una manifestazione, organizzata a Milano, a supporto del popolo macedone e di quello armeno contro l’oppressione ottomana.

Nel 1906 costruisce alla Fiera di Milano un Padiglione per la Pace e presiede il XV° Congresso Internazionale sulla Pace.

L’anno successivo, ecco il Nobel per la Pace, ottenuto – così recita la motivazione ufficiale – per “il suo impegno e la fondazione dell’Unione Lombarda per la pace e l’arbitrato”.

Su La Stampa di mercoledì 11 dicembre si legge: “La notizia della onorevolissima distinzione giunge benchè [sic] in ritardo, inattesa, quanto più gradita e deve tornare di grande soddisfazione al venerando uomo, decano del giornalismo cui appartiene da più di cinquant’anni, ed a tutti gli italiani che ne conoscono e seguono l’opera attiva, intelligente, disinteressata a pro di quel grande ideale della pace internazionale”.

Ernesto Teodoro Moneta trascorre gli ultimi anni della propria vita a Missaglia, dove – accompagnato da uno dei suoi nipoti – è solito passeggiare lungo la strada che porta dalla sua villa di Tegnoso alla dimora dell’Agazzino.

Muore il 10 febbraio del 1918, a 84 anni, di polmonite.

La tomba di Ernesto Teodoro Moneta nel cimitero di Missaglia

Oggi Ernesto Teodoro Moneta riposa nel cimitero di Missaglia, nella tomba di famiglia.

La tomba di Ernesto Teodoro Moneta
La cappella della famiglia Moneta

L’epigrafe sotto il busto all’interno della Cappella Moneta recita: “Ernesto Teodoro Moneta. Pubblicista e primo maestro del giornalismo italiano, direttore del ‘Secolo’ e della ‘Vita Internazionale’. Aiutante di campo del generale Sirtori combatté da giovane per la patria. Tutta la maturità della mente tutto l’ardore della sua grande anima diede poi con incrollabile fede all’apostolato della pace fra le nazioni onde ebbe riconoscimento e gloria nel Premio Nobel. N. 20 settembre 1833 M. 10 febbraio 1918”.

Accanto, c’è anche la tomba con il busto di suo padre, la cui epigrafe riporta: “Carlo Moneta. Primo di dieci fratelli cui fu un secondo padre non ebbe in conforto di veder grandi i suoi tredici figli. Pur seppe infonder loro sensi di giustizia e umanità lasciando un ricordo esemplare delle più nobili virtù domestiche e civili. Lo trasse a morte nel 1849 il dolore di veder ritornato nella sua città lo straniero ch’egli aveva contribuito a scacciare l’anno prima co’ suoi figli maggiori valorosamente. N. 15 dicembre 1788 M. 27 agosto 1849”.

Le altre tombe di personaggi famosi in Brianza

Quella di Ernesto Teodoro Moneta è solo una delle tante tombe di personaggi famosi presenti nei cimiteri della Brianza. Vuoi sapere dove si trovano e di chi sono le altre? Nel post qui sotto trovi tutte le informazioni che desideri. Qualche indizio: si parla di un famoso cantante, di un telecronista sportivo e perfino di un allenatore di calcio campione del mondo.

Che cosa vedere a Missaglia

Il cimitero di Missaglia in cui è presente la tomba di Ernesto Teodoro Moneta si trova in via Giovanni XXIII. Per vedere da vicino Cascina Tegnoso, cioè Villa Moneta Caglio, devi andare – invece – in via Moneta 7. Queste location potrebbero essere due delle tappe di una piacevole passeggiata in paese; se vuoi scoprire altri monumenti e luoghi storici, leggi il post qui sotto, che ti suggerisce che cosa vedere a Missaglia.






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Infine, se vuoi saperne di più su Ernesto Teodoro Moneta puoi leggere il libro Ernesto Teodoro Moneta. Un Milanese per la Pace. Premio Nobel 1907 (Bellavite Editore, Missaglia, 1997), di Silvano Riva e Domenico Flavio Ronzoni.

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