Home » Brianza comasca » Cantù » La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo a Cantù
Vighizzolo, il Lazzaretto: la Cappella

La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo a Cantù

La storia della Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo a Cantù è strettamente legata a quella dell’epidemia di peste che colpì la zona nella prima metà del XVII secolo. In questo post ti racconto le origini di questo edificio religioso, ma anche quelle del villaggio in cui sorge: sei pronto per un viaggio indietro nel tempo?

La storia della Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo

La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo sorge nel punto in cui, durante l’epidemia di peste del 1630 (quella raccontata da Manzoni nei Promessi Sposi), venivano portati e curati i malati; sempre qui veniva sepolto chi non sopravviveva.

La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo
La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo

Tra giugno e dicembre del 1630, furono ben 65 i morti a Vighizzolo, che – contando anche il nucleo di Cascina Amata – all’epoca aveva al massimo un migliaio di abitanti. Tutti i nomi delle vittime sono riportati nei registri parrocchiali di quell’anno, sotto l’intestazione “Morti di peste, 1630”.

Il morbo era scoppiato in primavera, portato dalle orde di lanzichenecchi, i militari alemanni che erano scesi in Italia nel settembre del 1629 passando per la Valtellina, la Valassina, Lecco e la sponda milanese dell’Adda.

Cantù, il Lazzaretto
Vista laterale della cappellina

Già nell’autunno del 1629 i villaggi toccati da quelle decine di migliaia di stranieri avevano dovuto fare i conti con casi di pestilenza, che però si erano ridotti con l’arrivo dell’inverno.

I primi tepori primaverili del 1630, però, avevano favorito una ripresa veloce della diffusione del contagio, complici le carenti condizioni di salute e lo stato di denutrizione della popolazione più povera.

La Cappellina del Lazzaretto a Cantù
Il cartello che ricorda la storia della cappella

A nulla servirono le grida del Magistrato di Sanità, l’organismo istituito da Francesco II Sforza che all’epoca aveva il compito di vigilare sulla salute dei cittadini cercando di prevenire la peste. Il morbo fu violento, cieco e terribile.

Sulla cappella, pochi anni fa, è stato affisso un cartello che ne ricorda la storia: “Piccolo oratorio costruito nel secolo XVII in memoria dei morti per la grave peste del 1630, la quale viene ricordata anche nei ‘Promessi Sposi’. L’affresco nell’interno è di scuola popolare e rappresenta una ‘Pietà’ di gusto semplice ma significativa”.

La Pietà a Vighizzolo di Cantù
La Pietà dipinta all’interno della cappellina

Vighizzolo: le origini del nome

Cantù non è il solo comune italiano ad avere una frazione chiamata Vighizzolo. Esistono, infatti, anche Vighizzolo di Montichiari (in provincia di Brescia) e Vighizzolo di Cappella de’ Picenardi (in provincia di Cremona), oltre al piccolo paese di Vighizzolo d’Este, in provincia di Padova.

Ma da dove arriva il nome del Vighizzolo canturino? La prima parte proviene da vicus, cioè villaggio; la seconda non è che un diminutivo, come –icciolo. Quindi Vighizzolo è sempre stato un centro piccolo.

Certo, sulle origini del nome sono fiorite altre leggende: una, per esempio, considera Vighizzolo derivante da Vitis solum, cioè terra della vite, visto che qui in passato i vigneti venivano coltivati in abbondanza.

Cantù, la storia di Vighizzolo
Un’altra visuale della cappella di Vighizzolo

Secondo un’altra tradizione, Vighizzolo sarebbe Viti solum, cioè la terra di (san) Vito, del quale era diffuso il culto.

Quel che è certo è che la prima testimonianza scritta relativa a Vighizzolo risale al 12 febbraio del 926. Si tratta di un atto di vendita, conservato nell’Archivio di San Fedele a Milano, con il quale due fratelli cedevano un appezzamento di terreno a un certo Pietro, presbitero decumano figlio di Ursone. Di quest’ultimo si dice: “fuit de vico Tzolus”, “un tempo era di Vighizzolo”.

In realtà, esiste anche un documento del marzo dell’863 in cui viene nominato un “vico Zolo” come terra di provenienza di un chierico di nome Pietro: è un contratto di permuta redatto a Cologno Monzese. Si pensa, però, che quel “vico Zolo” non corrisponda a Vighizzolo ma a Vizzolo Predabissi, località del Milanese.

Per diversi secoli, Vighizzolo non fu che un piccolo e indifeso villaggio, senza alcuna protezione militare. Al massimo c’erano alcuni soldati di Cantù in osservazione, pronti ad avvisare il loro borgo dell’arrivo di eventuali nemici: ma, in caso di pericolo, riparavano dentro le mura, e non rimanevano certo a difendere Vighizzolo.

La Cappella del Lazzaretto di Cantù
Il sole splende sulla cappellina

Proprio le mura di Cantù erano, per paradosso, una minaccia per Vighizzolo: perché i nemici, dopo aver scoperto che le mura canturine erano invalicabili, tornavano indietro e razziavano i villaggi circostanti.

Può essere che i pochi abitanti vighizzolesi riuscissero a rifugiarsi a loro volta tra le mura (sempre ammesso che si facesse in tempo ad avvistare i nemici da lontano), ma questo voleva dire lasciare le case alla mercé degli invasori. E, quindi, essere costretti a ricostruirle dopo ogni assedio.

[Hai già iniziato a seguire la pagina Facebook di Viaggiare in Brianza? Ogni giorno puoi trovare storie, curiosità, foto e consigli per le tue gite!]

Nell’estate del 1160, fu proprio a Vighizzolo che Federico Barbarossa si accampò, con un migliaio di cavalieri e con ausiliari di Como, di Novara e di Pavia, prima della battaglia di Carcano contro Milano. La vicenda è raccontata nelle Gesta Federici I imperatoris in Lombardia che ci sono state tramandate del cronista milanese Sire Raul nel XII secolo: Vighizzolo viene chiamato, curiosamente, “Spigizollum”.

C’è un motivo se Barbarossa si fermò proprio qui. La zona di Giovanico, infatti, era ricca di sorgenti, e quindi rappresentava un utile rifornimento di acqua per l’esercito: il posto migliore per piantare le tende.

Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo: come arrivare

La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo si trova all’incrocio tra via dell’Artigianato e via Lazzaretto a Cantù.

Vighizzolo, il Lazzaretto: la Cappella
La Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo

Se decidi di arrivare a Cantù in auto per vedere da vicino la cappella, puoi lasciare la macchina in via dell’Artigianato.

Preferisci arrivare a Cantù in autobus? Allora scegli le linee C45 o C80 e scendi alla fermata Monte Baldo. Da qui, lasciandoti i numeri civici dispari alla tua sinistra, raggiungi il semaforo e poi gira a sinistra in via Lazzaretto: andando sempre dritto, giungerai a destinazione.

Infine, nel caso in cui tu voglia arrivare a Cantù in treno, devi fare riferimento alla stazione di Mariano Comense, che è la più vicina alla cappella e si trova a circa 4 chilometri di distanza. Uscito dalla stazione, vai a sinistra e alla rotonda gira a destra in via XX Settembre; al primo incrocio svolta a destra in via Volta e percorrila fino in fondo. Quindi gira a sinistra in piazza Roma, poi svolta a destra in corso Brianza. Alla rotonda successiva tieni la sinistra, vai sempre dritto e arriverai a Cantù. Giunto alla rotonda del centro commerciale Mirabello, gira a destra in via dell’Artigianato. Al primo incrocio vai a sinistra e poi subito a destra: da qui, andando sempre dritto, raggiungerai la cappella.

Alpini di Vighizzolo
La lapide sulla cappella che ricorda il restauro effettuato dagli Alpini di Vighizzolo

Che cosa vedere a Cantù

Partendo dalla Cappella del Lazzaretto di Vighizzolo, potresti concederti una passeggiata fra i luoghi storici, artistici e naturalistici di Cantù. Se non sai come organizzare il tuo itinerario, non ti preoccupare: nel post qui sotto ti racconto che cosa vedere a Cantù e anche dove puoi fermarti a mangiare.





Se hai letto questo articolo con interesse e ti va di supportare il mio lavoro, puoi cliccare qui sopra e lasciare una piccola donazione: mi aiuterai a pagare le spese di gestione del sito e consentirai al progetto di Viaggiare in Brianza di rimanere ancora in vita!

Hai trovato in questo articolo delle informazioni inesatte o da correggere? Clicca qui sotto per scrivermi: ti risponderò al più presto.

Ma puoi contattarmi anche su Twitter e su Instagram, anche per una richiesta di collaborazione: Viaggiare in Brianza è lo spazio ideale per promuovere la tua attività.

Un’ultima cosa: mi sembra doveroso citare il libro di Giorgio Giorgetti Vighizzolo. Memorie all’ombra della storia (Graffiti Edizioni), da cui ho ricavato molte delle informazioni presenti in questo articolo.

Ti è piaciuto questo post? Fallo conoscere ai tuoi amici!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.