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Meda, la Zoca dei Pirutit

La Zoca dei Pirutit a Meda

La Zoca dei Pirutit a Meda è un piccolo specchio d’acqua che puoi scoprire durante una passeggiata nel Parco delle Groane e della Brughiera Briantea. In questo articolo ti spiego come raggiungere il laghetto; ma, soprattutto, ti racconto la sua storia, profondamente legata a quella delle fornaci che un tempo erano molto diffuse sul territorio.

Zoca dei Pirutit a Meda: perché si chiama così?

La Zoca dei Pirutit a Meda (o Zochê di Pirutìt) è un piccolo laghetto nascosto tra i boschi del Parco della Brughiera Briantea.

La parola zoch (zochê, zoca) in dialetto indica una depressione, una fossa, una buca piuttosto grande.

Nei boschi di Meda, in passato, esistevano numerose buche di questo tipo, necessarie per l’industria dei laterizi che sul territorio era molto diffusa.

Il territorio medese, infatti, era (ed è) argilloso, e quindi perfetto per la costruzione di mattoni: le buche venivano scavate affinché si potesse ricavare la terra che veniva poi trasportata e lavorata nelle fornaci vicine, dove si provvedeva alla cottura di mattoni, statue o altri oggetti.

In queste zone, il substrato del terreno è costituito dal cosiddetto ferretto, un materiale di colore rossastro o giallo che contiene significative quantità di idrossido di ferro e svolge un’azione isolante rendendo il terreno impermeabile.

Quando in passato i zoch si riempivano con l’acqua piovana, essa poteva essere usata per scopi agricoli o direttamente dalle fornaci (le più importanti erano due: la Fusari e la Ceppi) per gli impasti con l’argilla.

Laghetto nel Parco della Brughiera Briantea
La Zoca dei Pirutit nei boschi di Meda

Del significato del termine zoch ti ho detto; ora rimane da capire che cosa vuol dire pirutit.

Le interpretazioni della parola possono essere diverse, ma la spiegazione più comune, come scritto da Felice Asnaghi nel volume Memorie di Meda. Dal paesaggio, al borgo, alla città; un itinerario urbano nel vissuto dei tempi. Le Origini – Il Tarò – Il Reticolo idrico minore – Le Fornaci, è che i pirutit fossero i piccoli oggetti come ocarine, anfore, statuine e zufoli che venivano realizzati facendo girare (piroettare, da cui pirutit) l’argilla sul tornio.

Un’altra spiegazione plausibile del nome pirutit potrebbe derivare dall’abitudine, diffusa in passato, di gettare nel laghetto gli scarti di lavorazione, le statue che erano venute male, i vasetti rovinati o semplicemente i manufatti che i fornaciai avevano usato per saggiare la temperatura.

Zoca dei Pirutit a Meda: come arrivare

La Zoca dei Pirutit è la sola fossa che si è mantenuta fino ai giorni nostri sul territorio medese.

Il laghetto fino agli anni Sessanta era gestito dalla famiglia Fusari (di cui ti parlerò in maniera più approfondita fra poco), che aveva realizzato un percorso su binari che partiva dalla zona di estrazione e arrivava ai forni. I Fusari, per la creazione di piccoli manufatti, dalla Zoca cavavano la terra bianca, che aveva un contenuto di ferretto inferiore.

Negli anni Settanta la Zoca dei Pirutit era in cattive condizioni, piena di immondizia: per questo venne presa in carico dall’associazione sportiva SPS La Medese. Proprio in quel periodo nel laghetto fu trovata una bomba inesplosa, risalente agli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Seguì un lavoro di riqualificazione dell’area, che portò al suo recupero: la Zoca – per citare le parole di Asnaghi – “fu trasformata in un piccolo paradiso meta di scolaresche, gruppi oratoriani e famiglie”.

Oggi la Zoca dei Pirutit a Meda si trova sul tracciato di ben tre percorsi del Parco della Brughiera Briantea: il sentiero 5, il sentiero 6 e il sentiero 7.

Meda, sentiero 7 del Parco della Brughiera Briantea
Le indicazioni per la Zoca dei Pirutit all’imbocco del sentiero 7 del Parco della Brughiera Briantea

Per raggiungerla, puoi partire da Meda in via Santa Maria o in via Asti: in entrambi i casi troverai facilmente parcheggio vicino all’imbocco dei sentieri.

La Zoca dei Pirutit a Meda e gli altri laghetti

Come detto, la Zoca dei Pirutit è il solo tra i laghetti di questa zona del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea a essere sopravvissuto al trascorrere del tempo. E gli altri che fine hanno fatto?

Zoche dei Pirutit a Meda
Lo specchio d’acqua della Zoca dei Pirutit

Il Laghèt del Cunt e il laghetto Fusari

Fino agli anni Settanta, a breve distanza da qui c’era ul laghèt del Cesèr, conosciuto anche come Laghèt del Cunt, che riceveva le acque del torrente Valle delle Brughiere (in dialetto Valetê). Questo piccolo specchio d’acqua, tuttavia, fu coperto negli anni Settanta (mentre l’attività delle fornaci iniziava a ridursi) anche per colpa degli scarichi di un’azienda di marmi di Mariano Comense che lo aveva inquinato contaminando i fontanili e il Valle delle Brughiere.

C’era, poi, il laghetto Fusari, che era stato ricavato proprio accanto alla fornace omonima. 

Il laghetto della Morsetta

Dietro la fornace Fusari è esistito, fino agli anni Sessanta, anche un altro specchio d’acqua: il laghetto della Morsetta, già citato nel Catasto Teresiano del 1721.

A metà del XIX secolo questo bacino era di proprietà della famiglia Brivio, che nelle vicinanze fece costruire proprio in quel periodo la Cascina Francesca (oggi nota come Cascina Fameta) e pochi anni più tardi una fornace.

I Brivio, in questo modo, nel raggio di pochissimo spazio avevano creato tutto ciò che serviva all’attività della fornace: un piazzale ampio in cui far asciugare i laterizi, un laghetto che garantisse un costante rifornimento idrico e una cascina in cui dare alloggio agli operai.

Nel XX secolo, poi, il laghetto della Morsetta è diventato via via sempre più piccolo, probabilmente perché l’attività fornaciaia ne ha prosciugato gradualmente le acque, fino a scomparire del tutto.

Le fornaci

A Meda – complice la natura argillosa del terreno – le fornaci esistevano sin dall’epoca medievale.

Come ti ho detto, però, nel Novecento le fornaci più importanti erano due: la Ceppi e la Fusari.

La fornace Ceppi

Grazie al meticoloso lavoro di ricerca compiuto dallo storico locale Felice Asnaghi sappiamo che i Ceppi arrivavano dalla Svizzera: Lorenzo, il capostipite, era nato nel 1809 nel Canton Ticino, in un villaggio vicino a Mendrisio, ed era poi emigrato in Lombardia per colpa della crisi del settore edilizio che aveva colpito tutti i fornaciai del Mendrisiotto.

Lorenzo lavorò per un periodo nelle cave di Asnago; poi a metà dell’Ottocento si stabilì a Meda, avendo trovato impiego nelle cave di argilla della cascina del Munajê vèc.

Al tempo, sia gli scavi che il trasporto dei materiali venivano effettuati manualmente; una volta preparati, i mattoni crudi venivano accatastati e fatti cuocere con il carbone e la legna dei boschi, a una temperatura di circa 900 gradi.

I figli di Lorenzo proseguirono l’attività paterna, costruendo una fornace con forno Hoffmann all’inizio del Novecento in via Santa Maria, in località Quattro Strade (nei pressi dell’incrocio con le strade che portano a Mariano Comense, a Lentate sul Seveso e a Figino Serenza).

Nel 1908 fu realizzata dai Ceppi un’altra fornace, sempre in via Santa Maria ma più vicina al centro di Meda, nei pressi del vecchio oratorio maschile.

La fornace delle Quattro Strade chiuse nei primi anni Sessanta; l’altra, invece, rimase aperta fino agli anni Ottanta.

Curiosità: furono proprio i Ceppi a creare negli anni Sessanta il Lago Azzurro di Lentate.

La fornace Fusari

Il capostipite dei Fusari, Pietro, era originario di Lodi, e proprio qui aveva appreso – in famiglia – il mestiere del fornaciaio. Nel 1902 Pietro lavorò a Cantù; poi andò a Figino Serenza, e infine si spostò a Meda.

Qui gestiva la fornace della famiglia Brivio (quella a cui ho accennato prima quando ti ho parlato del laghetto della Morsetta), che fino a poco prima era guidata da una famiglia di Briosco.

In questa fornace si producevano statue da giardino, vasi, camini, canne fumarie e – appunto – i pirutit, che venivano realizzati mischiando il ferretto rosso della brughiera con l’argilla bianco-azzurrognola della Zoca.

Meda, la Zoca dei Pirutit
La Zoca dei Pirutit oggi

Il terreno della Zoca, in realtà, apparteneva alla famiglia Carpegna, ma i Fusari ne avevano ottenuto il diritto di scavo tramite una permuta di mattoni.

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Nel 1930 Alfredo Fusari, figlio di Pietro, costruì un’altra fornace a Mariano Comense (che esiste ancora oggi).

Negli anni Quaranta la famiglia Fusari acquistò definitivamente il complesso della fornace medese.

Bassano Sanosi

Nella fornace Fusari lavorava fra l’altro l’artista Bassano Sanosi, autore di diversi manufatti che si possono ammirare ancora oggi a Meda, esposti su abitazioni private: te ne parlo nell’articolo qui sotto, dedicato al centro storico di Meda.

Sempre grazie alla meritoria opera di divulgazione compiuta da Felice Asnaghi si può ricostruire in breve la biografia di Sanosi: nato nel 1906 e rimasto presto orfano di entrambi i genitori, durante la Prima Guerra Mondiale giunse – ancora ragazzino – a Meda, dove fu ospitato dai Fusari.

La Madona del Cantun a Meda
La Madona del Cantun, una delle terrecotte di Sanosi esposte su abitazioni private che si possono osservare passeggiando per Meda

Così il giovane Bassano apprese il mestiere e mise in mostra le proprie abilità artistiche, che migliorò ulteriormente frequentando la scuola di arte e mestieri di Aldo Vicini.

Le fornaci oggi

Le tante aziende di laterizi e le fornaci presenti sul territorio sono state chiuse nella seconda metà del XX secolo, anche a causa del progredire della tecnologia e dell’introduzione dei prefabbricati nel settore edile.

Ma, come scritto da Felice Asnaghi, “il de profundis di questo fiorente mercato fu inferto dalla Regione Lombardia con l’imposizione di nuove leggi restrittive sull’estrazione dell’argilla nei boschi, in concomitanza con la costituzione del Parco della Brughiera Briantea. […] Il consumo del terreno e della vegetazione ha creato un evidente dissesto tamponato dalla ripiantumazione di alberi da parte delle ditte interessate allo scavo sotto l’obbligo e il controllo della Forestale”.

D’altro canto, la creazione di buche e depressioni nel terreno ha agevolato la comparsa, nel tempo, di aree umide importanti per la proliferazione della fauna anfibia. Proprio come è accaduto nella zona della Zoca dei Pirutit.

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Per conoscere meglio la Zoca dei Pirutit, le antiche fornaci di Meda e tutti gli altri argomenti di cui ti ho parlato in questo articolo, puoi consultare il volume Memorie di Meda. Dal paesaggio, al borgo, alla città; un itinerario urbano nel vissuto dei tempi. Le Origini – Il Tarò – Il Reticolo idrico minore – Le Fornaci di Felice Asnaghi.

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