Questo post ti porta a Cimnago, frazione di Lentate sul Seveso al confine con Novedrate: leggendolo, potrai sapere tutto del legame tra Cimnago e il Monastero di San Vittore di Meda, della vita del benefattore Luigi Bizzozzero, delle bombe sganciate sul borgo durante la Seconda Guerra Mondiale e delle travagliate vicende della scuola elementare locale.
Tutto quello che ti serve sapere
Cimnago, frazione di Lentate sul Seveso: breve storia dal Medio Evo alla Seconda Guerra Mondiale
La storia di Cimnago, frazione di Lentate sul Seveso, è stata legata per molti secoli al Monastero di San Vittore di Meda.

Era il monastero, infatti, a nominare il podestà di Cimnago e a stabilirne la retribuzione e la durata della carica. Il podestà, dal canto suo, giurava fedeltà alla badessa medese, la sola che potesse acconsentire a qualsivoglia variazione negli statuti comunali.
Cimnago fu alle dipendenze delle monache benedettine di Meda fino al 1798, quando divenne di proprietà di Giovanni Giuseppe Maunier, mercante marsigliese e fornitore dell’esercito napoleonico che aveva acquisito tutti i beni posseduti dal monastero.
In seguito – come riporta il libro Cimnago. Notizie e immagini di Eustorgio Mattavelli – “furono proprietari Felice Besana, gli eredi Nobili Simonetta e Bollini; poi i Prinetti, i Tosetti, i Passerini di Saronno”.
Questi ultimi nel 1916 cedettero la tenuta di Cimnago a Luigi Bizzozzero al prezzo di 230mila lire.
Negli anni successivi, Bizzozzero si rese disponibile a vendere i propri possedimenti ai cimnaghesi concedendo pagamenti dilazionati.
Nel Natale del 1922 nel borgo venne inaugurato il nuovo prestino, appartenente a Marino Cappelletti; tra il 1925 e il 1928 vennero costruite le case di Antonio Marelli (accanto alla chiesa), di Alessandro Ostini e di Paolo Romanò.
Tra il 1930 e il 1932 fu la volta delle abitazioni dei fratelli Vito e Giuseppe Ostini, di Giuseppe Pustè e di Luigi Mazzola.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella notte tra il 19 e il 20 marzo del 1945 Cimnago fu colpita da tre bombe lanciate da un aereo che caddero tra il forno e la corte Rüssi. Diverse abitazioni furono danneggiate, ma non ci furono morti né feriti: solo molto spavento e qualche vetro rotto.
Chi era Luigi Bizzozzero, benefattore e proprietario di Cimnago
A partire dal 1916, Luigi Bizzozzero (nato a Milano nel 1862) fu il più importante proprietario terriero di Cimnago.

Figlio di Giovanni Bizzozzero (nato nel 1828 e morto nel 1894), Luigi era un commerciante nel ramo della carta destinata a negozi di alimentari.
Lavorò indefessamente per tutta la propria vita, accumulando un patrimonio consistente anche grazie alla sua parsimonia quasi patologica.

Nonostante il benessere economico, visse sempre nella casa di ringhiera di Milano (in via Moscova 62) in cui era nato e cresciuto.
Afflitto da una deformazione al volto che condizionò la sua vita sociale e contribuì alla sua riservatezza, Luigi Bizzozzero morì il 5 dicembre del 1937 a Rho a causa di un incidente automobilistico.
Poco dopo, il pittore Vittorio Castagneto lavorò a un ritratto del defunto Luigi che però non fu gradito dai parenti, i quali giudicarono l’opera di valore artistico modesto.
Così, nel 1942 venne realizzato un nuovo ritratto da un artista scelto dai familiari di Bizzozzero, Antonio Piatti, che decise di rappresentare il benefattore milanese nel cortile della sua casa di ringhiera.
Il testamento di Luigi Bizzozzero e l’Ospedale Maggiore di Milano
Nel proprio testamento olografo, redatto il 18 gennaio del 1928, Luigi Bizzozzero aveva nominato proprio erede universale l’Ospedale Maggiore di Milano, con l’obbligo di riservare quattro letti gratuiti a malati poveri provenienti dalla sua parrochia milanese, Santa Maria Incoronata.
Bizzozzero aveva incluso molti altri legati per parenti, amici e varie istituzioni assistenziali, inclusa la Chiesa di Santa Maria Incoronata di Milano.
Per Cimnago, aveva lasciato 20mila lire da destinare alla Chiesa di San Vincenzo Martire e 10mila lire come contributo per la costruzione di un asilo d’infanzia.
Dovettero passare ben due anni dalla morte del benefattore milanese, tuttavia, prima che l’Ospedale Maggiore inviasse a don Guglielmo Zucchelli (all’epoca, parroco di Cimnago) una lettera in cui lo invitava a inoltrare la richiesta di ottenere le 10mila lire.
Il parroco si diresse in Curia per espletare le pratiche necessarie e scoprì che il legato dell’asilo non era stato concesso per la chiesa.
Nel dicembre del 1939 si costituì un comitato per l’erezione dell’asilo dell’infanzia, formato da due cimnaghesi (Antonio Romanò e Paolo Toppi) e dal cavalier Angelo Schiatti, podestà di Lentate, sotto la presidenza di don Zucchelli.
Prima che il nuovo asilo venisse costruito passarono diversi anni, anche per le difficoltà riscontrate nell’ottenere dall’Ospedale Maggiore il terreno richiesto.
Finalmente, nel novembre del 1958 il nuovo asilo poté essere inaugurato.
Poiché Bizzozzero – come detto – aveva nominato suo erede universale l’Ospedale Maggiore di Milano, tale ente continuò per molti anni ad essere proprietario di terreni a Cimnago.
Pertanto, anche all’inizio degli anni Sessanta, quando si decise di costruire l’oratorio della frazione, ci si dovette rivolgere all’ospedale milanese per acquistare il terreno su cui l’edificio avrebbe dovuto essere realizzato.
Il 15 febbraio del 1962 don Zucchelli sottoscrisse il contratto di permuta con l’Ospedale Maggiore che prevedeva uno scambio tra un terreno appartenente alla parrocchia lontano dal centro abitato e un appezzamento di terra vicino all’asilo, su cui sarebbe sorto l’oratorio.
Cimnago, frazione di Lentate sul Seveso: la scuola elementare
La storia della scuola elementare a Cimnago è sempre stata piuttosto travagliata.
Se è vero che il 4 settembre del 1802 le autorità francesi promulgarono in Lombardia una legge che imponeva a ogni Comune di istituire una scuola primaria pubblica, è altrettanto vero che tale legge nelle campagne – e all’epoca Cimnago era a tutti gli effetti un villaggio di campagna – venne praticamente ignorata fino alla fine dell’impero napoleonico.
La situazione iniziò a mutare gradualmente durante la dominazione austriaca.
Nella seconda metà dell’Ottocento, la sede della scuola elementare di Cimnago si trovava nell’abitazione di un privato, Luigi Marelli, o nella casa della famiglia Colico; in seguito venne utilizzato l’edificio situato sopra il forno del paese.
Nel 1891, i Besana fecero erigere una scuola che aprì i battenti l’anno successivo, con le lezioni di Silvia Tavecchia, la prima maestra di Cimnago.
Nel 1895 fu inaugurata una scuola serale dedicata agli adulti che non avevano potuto frequentare la scuola in precedenza.
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Alla fine degli anni Venti, il municipio di Lentate acquistò un terreno destinato alla costruzione di una scuola elementare per Cimnago, dove all’epoca nascevano una quindicina di bambini all’anno.
Alla costruzione della scuola avrebbe contribuito anche il Gruppo d’Azione Nazionale, con un’erogazione di 25mila lire.
Tuttavia, come si legge nel Liber Chronicus della parrocchia, “per cattiva amministrazione, trascuratezza e non si sa per quale altra causa, il Municipio si accontentava di acquistare il terreno, ma poi non fece più nulla”.
Il terreno in questione, situato in una zona periferica, venne rilevato da Luigi Bizzozzero, che lo scambiò con un appezzamento di sua proprietà situato accanto alla chiesa.
Bizzozzero era stato persuaso a effettuare questa permuta da don Giovanni Asnaghi, che paventava la possibilità che proprio accanto alla chiesa potessero sorgere un opificio e un’osteria; evidentemente, la presenza di una scuola sarebbe stata più gradita al sacerdote.
Il contratto di permuta stipulato tra il municipio e Bizzozzero obbligava quest’ultimo a costruire, oltre alla scuola, un salone da adibire ad asilo.
Ma in realtà nulla di tutto ciò si verificò, e Cimnago dovette aspettare l’inizio degli anni Sessanta per poter contare su una scuola elementare.

Nel 2012, però, la scuola elementare di Cimnago ha chiuso a causa del basso numero di iscritti.
Cimnago, frazione di Lentate sul Seveso: l’antico Oratorio di San Vincenzo Martire
L’antico Oratorio di San Vincenzo Martire a Cimnago fu costruito forse già nel XII secolo, all’epoca dei da Bovisio; di sicuro nel XIII secolo era dotato di sacerdote.

In questo periodo, e fino all’epoca di Carlo Borromeo, la chiesetta era soggetta alle monache benedettine del Monastero di San Vittore di Meda, che ne determinavano la nomina del rettore.
Al piccolo oratorio intitolato a San Vincenzo si faceva cenno in una nota della visita pastorale compiuta il 29 luglio del 1568 alla parrocchia di Novedrate e nella relazione della visita pastorale compiuta dall’arcivescovo Federico Borromeo nel 1606, in cui si evidenziava che la chiesetta distava più di 500 passi da Novedrate.
All’epoca, l’oratorio ospitava un affresco della Madonna del Bambino risalente al Cinquecento, che poi con il passare degli anni si rovinò in maniera irreparabile.
Anticamente, annesso all’oratorio “vi era un piccolo cimitero, e qui si raccoglieva tutta la popolazione a far tridui e novene in caso di calamità e di siccità” (Eustorgio Mattavelli, Cimnago. Notizie e immagini).
Nel 1920, si decise di ampliare la chiesetta; tale intervento, tuttavia, non fu mai realizzato (si preferì costruire una nuova chiesa più grande).
Quattro anni più tardi, l’oratorio fu impreziosito con una statua di Maria Bambina, donata dagli abitanti di Cascina Imperatore e di Cascina Fornacette; la Beata Vergine era compatrona della chiesetta con il titolo di Maria Nascente.
Tra il 1981 e il 1982 l’edificio fu sottoposto a un radicale restauro, con la posa di un nuovo altare e di nuove panche. Sulla parete centrale dell’altare venne posizionata una pala, realizzata dal pittore lentatese Giancarlo Fontana, raffigurante Il mistero di Cristo morto e risorto.
Chi era San Vincenzo Martire
San Vincenzo Martire, conosciuto come Vincenzo di Saragozza o Vincenzo di Tarragona, nacque probabilmente a Huesca, località aragonese che aveva già dato i natali a San Lorenzo.

Di famiglia nobile, fu affidato dal padre a Valerio, vescovo di Saragozza, che aveva il compito di garantirne l’educazione spirituale.
Vincenzo fu nominato arcidiacono e negli anni continuò a testimoniare la propria fede nonostante la persecuzione scatenata contro i cristiani dall’imperatore Diocleziano.
Per questo motivo fu arrestato dal prefetto Daciano; condotto a Valencia, fu torturato e ucciso.
Oggi San Vincenzo è considerato il protettore delle vedove, degli orfani e dei poveri; è, inoltre, patrono della città di Lisbona.
Ma per quale motivo un piccolo oratorio della sperduta campagna brianzola fu intitolato a un martire spagnolo? Presto detto: a San Vincenzo era dedicata anche la chiesa matrice della pieve di Galliano, di cui Cimnago faceva parte.
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