La statua di Sant’Anatalone che svetta nella piazza della chiesa parrocchiale di Carate Brianza ha origini tanto antiche quanto controverse. In questo articolo ti racconto la storia del monumento, spiegandoti quando e perché fu realizzato; e, in più, ti svelo chi era questo Anatalone, di cui probabilmente non hai mai sentito parlare prima. Buona lettura!
Tutto quello che ti serve sapere
La statua di Sant’Anatalone
Passeggiando nella piazza della chiesa di Carate (piazza IV Novembre, su cui si affaccia la Chiesa dei Santi Ambrogio e Simpliciano) non si può non notare la presenza di una statua collocata in cima a una colonna barocca in pietra molare, a sua volta posta su un basamento cinquecentesco in granito.
La statua raffigura un vescovo (lo si intuisce dalla presenza di una mitra ai suoi piedi) che regge una grande croce in ferro.
Il vescovo in questione è Sant’Anatalone: un personaggio certamente sconosciuto alla maggior parte dei brianzoli. Perché, dunque, è finito in piazza a Carate?

Proviamo a risolvere questo enigma e a trovare una risposta anche a un altro mistero che riguarda il monumento: il periodo in cui fu eretto.
La storia del monumento
L’incertezza relativa alla datazione della statua si spiega con la scarsità di documenti che vi fanno riferimento: ad oggi, infatti, non sono state trovate testimonianze in tal senso né negli archivi caratesi né in quelli della Curia milanese.
Grazie alla ricostruzione compiuta da Germano Nobili nel libro Per le antiche contrade, sappiamo che nel 1929 il cappellano delle Suore Canossiane don Rocco Picozzi, in una conferenza rivolta agli iscritti di Azione Cattolica a Carate, affermò che “l’artistico monumento composto dal basamento e dalla colonna di granito e dalla statua di molera” era stato innalzato nel 1602. Tale dichiarazione, tuttavia, non era supportata da citazioni alle fonti da cui l’informazione era stata ricavata.
A rendere la matassa ancora più intricata c’è un altro fatto: nel settembre del 1939 La sesta campana, il periodico della parrocchia caratese, pubblicò un articolo (citato negli anni ‘80 dal mensile parrocchiale Il Volto di Carate) in cui si sosteneva che il monumento fosse stato eretto nel 1739.
In realtà, molto probabilmente entrambe le date citate hanno ragione d’essere.
Per scoprire il perché, compiamo un salto indietro nel tempo fino al 1578, anno in cui – secondo il Dizionario della Chiesa ambrosiana – l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo aveva istituito la Compagnia della Santa Croce, a cui era stato attribuito il compito di erigere, all’ingresso della città e nelle piazze, colonne in pietra con in cima l’insegna della croce collocate su basamenti monumentali.
Da Milano, la compagnia in breve tempo si era diffusa nelle varie pievi che componevano la diocesi, inclusa quella di Agliate.
Tipicamente le colonne venivano innalzate in corrispondenza degli incroci delle strade, per garantire protezione ai viandanti, e nelle campagne, per richiedere la benedizione del raccolto.
Una Compagnia delle Croci ci fu anche a Carate (e fu attiva per parecchi anni, venendo sciolta solo nel 1786, quando si decise di utilizzare il suo patrimonio per finanziare la costruzione della nuova chiesa parrocchiale).
Inoltre, nel 1604 Federico Borromeo (divenuto da qualche anno arcivescovo di Milano) ordinò che le croci stazionali esistenti venissero dedicate a un santo protettore, da scegliere fra i precedenti vescovi di Milano, rappresentato nell’atto di tenere in mano la croce.
È molto probabile, quindi, che la statua di Sant’Anatalone risalga ai primi anni del XVII secolo.
E la data del 1739 da dove è sbucata fuori, allora? Ebbene, in occasione dei lavori di restauro a cui fu sottoposto il monumento nel 1984, sulla colonna in molera si trovò l’incisione A. MDCCXXXIX: 1739, appunto.
Lo storico locale Germano Nobili, pertanto, ha ipotizzato che il monumento sia stato innalzato a inizio Seicento in un luogo diverso rispetto a quello in cui si trova oggi, e che poi nel 1739 sia stato trasferito e rifatto.
D’altro canto, nella mappa del Catasto Teresiano risalente al 1722 la statua non è segnalata né in piazza, né sul sagrato della chiesa, né nel cimitero circostante: ciò sembrerebbe confermare che la colonna sia stata portata qui successivamente.
Invece, il monumento è presente in una mappa della piazza realizzata nel 1826 (in occasione della costruzione del pozzo per l’acqua potabile): non si trova, però, nella posizione attuale, ma un po’ più vicino all’antica via del Forno.
Non tutti sanno, poi, che all’inizio del XX secolo la statua di Sant’Anatalone ha rischiato di scomparire: accadde nel 1902, quando si prese in considerazione l’ipotesi di rimuovere il monumento per far spazio a una torre collocata sopra il vecchio pozzo in cui sarebbero state posizionate la pompa elettrica per sollevare l’acqua (al posto dell’argano a mano installato nell’Ottocento) e la cabina elettrica del nuovo impianto di illuminazione pubblica.
A difendere la statua provvide il sacerdote caratese don Luigi Sala, che scrisse un Discurs de San Natalò ai so de Caraa in cui immaginò che il santo parlasse ai caratesi.
In questo componimento in dialetto, don Sala faceva dire – tra l’altro – a Sant’Anatalone: “E adess che poss vedégh me trarii giò?”. Il riferimento era – appunto – al nuovo impianto di illuminazione elettrica pubblica, da poco inaugurato, che aveva preso il posto dei vecchi lampioni a gas.
Ma il santo ne aveva anche per l’impianto destinato al sollevamento dell’acqua potabile! “Ghè de bev, de lavass senza stufiss! Currii ch’ìntorno tucc, giuvin e vecc, omen e don, portela a cà in di secc; in contenti fina i ost per la cantina […] Corii a bev che a sto pozz se paga no! […] L’ha già pagaa per tucc San Natalò”.
Sant’Anatalone destinato a essere sacrificato ai benefici dell’evoluzione tecnologica, dunque? Così sembrava, ma – alla fine – il monumento rimase al proprio posto.
Cambiò posizione, però, negli anni Venti, quando dopo lo smembramento del parco di Villa Greppi Bassi (tra le odierne via Vittorio Veneto e via Matteotti) si rese necessario il suo spostamento per motivi di viabilità: fu in quell’occasione che la statua di Sant’Anatalone andò a occupare il posto in cui si trova ancora adesso.
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Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, tuttavia, il monumento andò incontro a un periodo di “precario abbandono” (cito le parole di Germano Nobili), fino a che nel 1984 non si provvide al suo restauro conservativo, anche grazie al lavoro di sensibilizzazione compiuto dal Movimento Anziani.
Chi era Sant’Anatalone
Resta da capire, a questo punto, perché la statua della piazza di Carate rappresenti proprio Sant’Anatalone.

Ebbene, Anatalone – a volte indicato anche come Anatolofle, Anatolio o Anatelon – è ritenuto il primo vescovo di Milano: e, se ricordi, Federico Borromeo aveva chiesto di dedicare le croci a santi da scegliere tra i vescovi milanesi.
Le notizie che riguardano Anatalone sono, comunque, poche e incerte, se non addirittura contraddittorie.
Vissuto tra il II e il III secolo, egli avrebbe fatto erigere – narra la leggenda – una chiesa a Milano, sui resti di un tempio che in precedenza era dedicato al dio Apollo o al dio Mercurio, nel punto in cui attualmente sorge la Chiesa di San Giorgio al Palazzo, in una piazza lungo l’asse di via Torino.
Secondo le Gesta episcoporum Mettensium (una storia dei vescovi di Metz) compilate dal monaco Paolo di Varnefrido alla fine dell’VIII secolo, Anatalone sarebbe stato un discepolo di Pietro, che lo avrebbe inviato a Milano affinché ne diventasse il primo vescovo.
Per altre fonti – tra cui il Martyrologium Romanum – il primo vescovo di Milano sarebbe stato, invece, l’apostolo Barnaba, che poi avrebbe indicato come suo successore Anatalone (che quindi sarebbe stato il secondo).
Ancora, la Datiana historia ecclesiae mediolanensis, scritta da un autore a noi sconosciuto nell’XI secolo, segnalava un Anatelon come vescovo di Milano e Brescia fra il 50 e il 63.
Va detto che la cronologia indicata da queste tradizioni venne concepita dopo l’anno Mille dai milanesi che, forse anche in reazione alla riforma gregoriana, volendo attribuire alla propria diocesi la stessa anzianità della Chiesa di Roma ne retrodatarono appositamente la storia.
Secondo un documento milanese del 1263, Anatalone sarebbe stato sepolto nella Chiesa di San Fiorano a Brescia (si riteneva che fosse stato il primo vescovo anche di questa città); alla sua morte, alcune sue reliquie (pezze di lino che erano state in contatto con il suo corpo) sarebbero state portate a Milano.
Quello che è sicuro è che Anatalone è rappresentato nel terzo ordine del coro ligneo del Duomo di Milano. Sempre a Milano, al santo è dedicata una via, nei pressi del quartiere San Cristoforo.
Che sia stato o meno il primo vescovo di Milano, “Sant’Anatalone è parte integrante della storia caratese”, come ha scritto Germano Nobili: “da parecchi secoli dall’alto della sua stele protegge i caratesi, che gli passano accanto indaffarati o indolenti, e tanta è ormai l’assuefazione alla sua presenza che non sempre scambiano con lui uno sguardo”.
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Se vuoi conoscere altre curiosità sulla storia di Carate Brianza, puoi consultare il libro di Germano Nobili Per le antiche contrade.
