Di origini antichissime, la Chiesa di San Giorgio ad Alzate Brianza ospita al proprio interno un ciclo di affreschi che è stato realizzato più di 500 anni fa: ne fa parte anche una rappresentazione dell’Ultima Cena molto simile a quella dipinta da Leonardo da Vinci a Milano. Leggi questo articolo se vuoi saperne di più!
Tutto quello che ti serve sapere
La storia della Chiesa di San Giorgio ad Alzate Brianza
La Chiesa di San Giorgio ad Alzate Brianza sorge nel centro storico del paese, nella parte più alta del borgo.

A questa chiesa non si fa cenno nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, elenco di tutti gli altari e di tutte le chiese della diocesi di Milano compilato alla fine del XIII secolo dal presbitero e storiografo Goffredo da Bussero.
Si tratta, in ogni caso, di una chiesa con più di 500 anni di storia. In origine, essa aveva la particolarità di essere biabsidata, cioè dotata di due absidi, che erano collocate nella parete orientale di fronte all’ingresso e avevano due altari: uno dedicato a San Giorgio, l’altro a Santo Stefano.
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Nella fiancata settentrionale, inoltre, esisteva già la cappella intitolata all’Immacolata Concezione.
All’esterno, come consuetudine a quei tempi, c’era il cimitero.
La chiesa aveva ancora tale configurazione nel 1570, quando giunse in visita pastorale ad Alzate l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo: nell’occasione, egli ordinò la rimozione dell’altare di Santo Stefano.
All’epoca la Chiesa di San Giorgio, pur essendo situata in pieno centro storico, non era – a quanto risulta dagli antichi documenti – la chiesa parrocchiale di Alzate: invece la parrocchiale del paese – l’attuale Chiesa dei Santi Pietro e Paolo – era molto più lontana dal centro abitato (se vuoi sapere il perché, ti basta leggere questo post).
In ogni caso, Carlo Borromeo al tempo della sua visita rilevò che il Sacramento era conservato unicamente in San Giorgio; qui avevano sede anche le Scuole del Corpus Domini e della Dottrina Cristiana, approvate dall’arcivescovo per una maggiore comodità per la popolazione.
Don Costanzo Turba, che fu parroco di Alzate tra il 1731 e il 1751, ebbe modo di compilare una Descrizione della Chiesa di S. Giorgio soggetta alla Parrocchiale de SS. Apostoli Pietro e Paolo di Alzate, Pieve di Cantù. In questo foglio, scriveva che la Chiesa di San Giorgio – formata da “una sola nave con coro quadrato” – distava circa 500 passi dalla parrocchiale; egli segnalava, poi, la presenza di “una Capella con poverissimo Altare dedicato a M. V. Immacolata”.
La conformazione attuale della chiesa è diversa da quella originale: oggi, infatti, non ci sono più due absidi a semicerchio l’una di fronte all’altra, ma ve n’è una sola, di forma quadrata. È rimasta, invece, la cappella dell’Immacolata Concezione.

A proposito di questa cappella, il complesso degli affreschi che la decorano è rimasto parzialmente nascosto per lungo tempo, venendo riscoperto solo negli anni ‘20 del Novecento.
Nel 1926, in particolare, un lascito di 10mila lire delle sorelle Cristina e Stella Gaffuri “a favore della Cappella della Madonna nella Chiesa di S. Giorgio” – come riportato nelle annotazioni parrocchiali – portò “secondo anche il desiderio delle generose elargitrici, alla decorazione della Chiesa stessa di S. Giorgio”.
L’anno successivo, la Regia Soprintendenza di Brera di Milano si occupò della restaurazione della cappella, e durante i lavori “furono scoperte le antiche pitture della volta e dei lati”.

Fino al 1927, in sostanza, un’imbiancatura a calce aveva nascosto tutti i dipinti, eccezion fatta per un grande affresco dell’Ultima Cena (di cui ti parlerò in maniera più approfondita tra poco) e “forse qualche minore vestigio di dipinto che traspariva qua e là sotto le strusciature dell’intonaco” (cito dal libro Alzate Brianza. Storia ambiente folclore di Luigi M. Gaffuri).

Non esistono informazioni certe sul motivo per il quale tali dipinti fossero stati coperti: lo storico Gaffuri ha ipotizzato che ciò sia avvenuto in occasione di qualche epidemia o pestilenza, dal momento che l’imbiancatura a calce era uno dei metodi a cui si ricorreva per disinfettare gli ambienti.
Ma, appunto, è solo un’ipotesi, perché negli archivi parrocchiali non sono state trovate annotazioni in merito.

Quel che è sicuro è che tutti gli affreschi hanno più di 400 anni.
Furono eseguiti, infatti, prima del 1606, anno in cui il cardinale Federico Borromeo ebbe modo di osservarli in occasione della visita pastorale che compì ad Alzate. Lo sappiamo perché i dipinti sono citati negli atti della visita: “Picta est Coenaculo Dni Nri, Nativitate eiusdem, Praesentatione Virginis Mariae in Templo, Mysterium trium magorum et, circa, imaginibus doctorum et evangelistarum aliisque sacris imaginibus” (“È dipinta l’Ultima Cena del Signore Nostro, la sua Natività, la Presentazione della Vergine Maria al Tempio, il Mistero dei tre Magi e, intorno, immagini dei dottori della Chiesa e degli evangelisti, insieme con altre immagini sacre”). In questo resoconto non è citato l’affresco della Fuga in Egitto, ma non si conosce la ragione di tale mancanza.

Gaffuri, per altro, ha supposto che gli affreschi fossero già presenti anche nel 1570, all’epoca della visita pastorale di Carlo Borromeo, ma che essi non fossero stati notati “per il semplice fatto che, in attesa di portare a termine la sistemazione della sacristia, tutti gli arredi della chiesa erano stati collocati nella cappella, occupandone le pareti”.
Nel 1637, nel 1752 e nel 1764 diversi pittori lavorarono alla cappella, ma si può pensare che essi si siano occupati unicamente di ritoccare o restaurare gli affreschi già presenti.

Tra il 1976 e il 1977, il restauratore Giorgio Lietti staccò dalle pareti della cappella gli affreschi che stavano patendo l’azione disgregatrice del tempo e dell’umidità dei vecchi muri. Rimasero in loco solo gli affreschi della volta e dell’arco di accesso.
Rimasti per molti anni nella casa parrocchiale, i dipinti staccati sono stati poi ricollocati nella loro posizione originaria.
L’affresco dell’Ultima Cena
Come ti ho detto, nella Chiesa di San Giorgio di Alzate la cappella dell’Immacolata Concezione custodisce un affresco che raffigura l’Ultima Cena e riproduce in molti aspetti il Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Non si hanno informazioni certe a proposito dell’autore di questo dipinto: nell’Ottocento Carlo Annoni pensò di poterlo attribuire a Marco d’Oggiono, pittore lombardo (nato tra il 1465 e il 1470 a Milano da un orefice di Oggiono) che fu, appunto, allievo di Leonardo.
Annoni, storico e religioso, nel suo saggio Monumenti e storia del borgo di Canturio del 1835 scriveva in riferimento alla Chiesa di San Giorgio: “Nella cappella di questa chiesola havvi un dipinto a fresco rappresentante la cena degli Apostoli, che dicesi di Marco d’Oggiono”.
Ignazio Cantù, saggista e autore di opere destinate alle scuole, nel suo volume Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini del 1836, parlando di Marco d’Oggiono citava la sua copia del Cenacolo per il refettorio della Certosa di Pavia e un’altra sua opera: “Vogliono taluni che un’altra ne ricavasse pel convento di S. Barnaba in Milano”. Ancora, Cantù considerava attribuibile a Marco d’Oggiono “un’altra cena che da pochi anni fu collocata nella pinacoteca di Brera”. “In tutte queste copie – riferiva Cantù – il nostro Marco non era punto fedele al suo originale, poiché appunto l’attitudine che egli aveva all’invenzione lo rendeva incapace di seguire pedestramente le copie de’ grandi lavori che gli venivano commesse”.
Tuttavia, Marco d’Oggiono con tutta probabilità morì prima del 1531, anno in cui l’affresco di Alzate fu realizzato: ecco perché nel tempo è stata accantonata l’ipotesi che lui ne fosse l’autore.
Nel 1982 Marco Rossi, dell’Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda, nel saggio Un’inedita copia del Cenacolo leonardesco e gli affreschi della chiesa di S. Giorgio ad Alzate Brianza ha proposto l’attribuzione del ciclo di affreschi a Sigismondo De Magistris.
Ti parlo di questa ipotesi nel post qui sotto, che ti propone anche un’analisi dettaglia dell’Ultima Cena che puoi osservare nella chiesa alzatese.
La Chiesa di San Giorgio e il lancio dei môlitt
Luigi M. Gaffuri, nel già citato volume Alzate Brianza. Storia ambiente folclore, racconta di un’antica e curiosa tradizione che riguardava, in passato, la Chiesa di San Giorgio.

L’8 dicembre, i ragazzini che uscivano da messa si posizionavano lungo la strada con grandi quantità di tutoli di granoturco (i môlitt, in dialetto) fra le mani, per poi lanciarli contro i passanti. Un’usanza decisamente particolare, di cui – però – non si conoscono le origini.
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Se vuoi conoscere in maniera ancora più approfondita la storia della Chiesa di San Giorgio ad Alzate Brianza puoi consultare il volume Alzate Brianza. Storia ambiente folclore di Luigi M. Gaffuri.
