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L'aeroporto di Verzago

L’aeroporto di Verzago ad Alzate Brianza

L’aeroporto di Verzago ad Alzate Brianza è un impianto dedicato al volo a vela, che viene effettuato con gli alianti. La struttura, realizzata alla fine degli anni ’60, nel 1992 è stata protagonista di un record incredibile: se vuoi scoprire di che cosa si tratta e conoscere tutta la storia, ti basta proseguire nella lettura.

L’aeroporto di Verzago

Non tutti sanno che in Brianza c’è un aeroporto: si trova ad Alzate Brianza, nella località di Verzago.

Si tratta di una struttura dedicata al volo a vela, con una pista in asfalto lunga 600 metri, di cui 540 utilizzabili.

Situato a un’altitudine di 385 metri nell’anfiteatro morenico prealpino, l’aeroporto di Verzago assicura condizioni ottimali per il veleggiamento termico proprio grazie alla sua posizione geografica: il suolo è riscaldato e l’atmosfera è trasparente perché i due rami del Lario convogliano l’aria pulita e fresca che giunge dalle cime delle Alpi, mentre viene allontanata l’aria inquinata che caratterizza la pianura lombarda.

L'aeroporto di Verzago
Aerei in pista e in volo sull’impianto di Verzago

Dell’aeroporto fanno parte un’officina, un hangar, una club house e un’aula didattica climatizzata, in cui è disponibile un simulatore di volo con un software apposito per gli alianti e specifico per gli scenari alpini e del Nord Italia in generale.

A Verzago si può frequentare anche una scuola di volo, che consente di ottenere la licenza di pilota di aliante con lezioni teoriche (di norma erogate tramite piattaforma web) e pratiche.

L’aeroporto è di proprietà della Cooperativa Volovelistica L’Aviemme ed è gestito dall’Aeroclub Volovelistico Lariano, che gestisce le operazioni di volo. In sostanza, i piloti volovelisti sono anche i proprietari dell’aeroporto da cui decollano.

L’attività è garantita – ovviamente in base alle condizioni meteo – durante tutto l’anno, eccezion fatta per le settimane centrali di agosto e il giorno di Natale. I mesi più favorevoli per i lunghi voli sulle Alpi sono, comunque, quelli di marzo, aprile e maggio.

Il primo volo partito dall’aeroporto di Verzago – come ricordato da Luigi M. Gaffuri nel libro Alzate Brianza. Storia ambiente folclore – fu effettuato nel 1968; due anni più tardi, l’8 luglio del 1970, la struttura ottenne dal Ministero dei Trasporti l’autorizzazione all’istituzione ai sensi dell’articolo 704 del Codice della Navigazione, attraverso la quale si concedeva lo svolgimento di attività sportiva e didattica con alianti, velivoli rimorchiatori e motoalianti.

Nei primi anni di attività la colonia dei volovelisti era formata – ha scritto Gaffuri – “di soli milanesi; rapidamente però, ossia nel volgere di un decennio, i soci di residenza brianzola sono arrivati a costituire una buona metà della compagine sociale. I centri di Como, Cantù, Mariano Comense, Seregno, Meda, Monza, Lissone, Erba e Lecco sono ‘fornitori’ di molti giovani che si sentono attratti dal fascino del volo silenzioso”. Oggi arrivano appassionati perfino dalla Svizzera, dalla Francia e dalla Germania.

Nei primi anni Novanta, la struttura fu frequentata in più occasioni da Bettino Craxi, che possedeva una villa nel vicino paese di Capiago Intimiano.

La pista dell'aeroporto di Verzago
Alcuni dei velivoli dell’impianto di Verzago

L’aeroporto, che in passato era intitolato a Simone da Orsenigo (architetto del XIV secolo che fu il primo progettista del Duomo di Milano), attualmente porta il nome di Giancarlo Maestri, che è stato un istruttore e direttore della scuola di volo di Verzago. Maestri è morto nella primavera del 1997 a causa di un incidente in volo che lo ha fatto precipitare sulla pista dell’aeroporto alzatese mentre si trovava a bordo di un aliante con un giovane copilota.

Che cos’è il volo a vela

Il volo a vela viene effettuato con velivoli che non sono dotati di motore e coniugano notevoli doti di resistenza meccanica e leggerezza.

Si tratta di aerei di piccole dimensioni dotati di diruttori di flusso (o deflettori) indispensabili per garantire una velocità costante in discesa, che fungono da freno durante l’atterraggio.

Gli alianti sono aerei più pesanti dell’aria, che rimangono in volo per effetto della reazione dinamica esercitata dall’aria contro le superfici alari.

La pista dell'aeroporto di Alzate Brianza
La pista dell’aeroporto di Alzate Brianza

In altre parole, per il volo si sfrutta il moto dell’aria circostante: gli alianti possono guadagnare quota unicamente se si trovano all’interno di correnti ascensionali che hanno una forza adeguata.

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Per avere la minore resistenza aerodinamica possibile, gli alianti sono caratterizzati da cabine di pilotaggio carenate e strette e da ali ad alto valore di allungamento. Questi mezzi sono in grado di veleggiare ad alte velocità e per lunghe distanze, potendo eseguire lunghi voli liberi.

Essi vengono portati in quota per alcune centinaia di metri da un aereo trainatore: dopodiché può iniziare il volo veleggiato.

La famiglia Brigliadori e l’aeroporto di Verzago

L’aeroporto di Verzago nacque per volere di Egidio Galli e Riccardo Brigliadori, ritenuti fra i pionieri del volo a vela nel nostro Paese.

Alianti ad Alzate Brianza
In primo piano, un aliante sulla pista di Alzate

Se il cognome Brigliadori ti suggerisce qualcosa, non stai sbagliando: Riccardo era il padre di Eleonora Brigliadori, noto personaggio televisivo.

Nella biografia pubblicata sul sito ufficiale della presentatrice, suo padre Riccardo e suo zio Leonardo vengono ricordati come i “primi due esseri umani ad atterrare, con un ‘fuori campo’, in quello che all’epoca era solo un fazzoletto di terra tra i laghi, tempestato dalle talpe”; Eleonora “aveva allora solo 8 anni, ma già pilotava in doppio comando col padre”.

La famiglia Brigliadori era originaria di Milano.

Riccardo conseguì l’attestato di volo per libratore di alianti sul campo di aviazione di Taliedo, che fino ai primi anni Trenta era l’unico aeroporto di Milano.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, egli coinvolse nella sua passione per il volo il fratello Leonardo, che aveva 14 anni meno di lui.

Riccardo diventò istruttore di volo a vela e assunse la guida dell’Aeroclub Volovelistico Milanese.

Nel 1952 anche Leonardo – appena adolescente – ottenne la licenza di pilota di volo a vela (all’epoca non esisteva ancora un limite minimo di età per il conseguimento di tale licenza).

Proprio nel 1952 Riccardo prese parte al suo primo campionato del mondo, in Spagna; nel 1963 anche Leonardo debuttò in un campionato del mondo.

Negli anni Sessanta, Riccardo fu impegnato a trovare una nuova sede per l’Aeroclub Volovelistico Milanese, costretto dalla crescente attività del volo a motore a lasciare la sede utilizzata fino ad allora, cioè l’aeroporto di Bresso.

I due fratelli Brigliadori si misero, perciò, in cerca di un’area a nord di Milano che si adattasse alle esigenze di un nuovo aeroporto: la individuarono a Verzago.

Una volta acquistati i terreni di proprietà del Pio Istituto Sordomuti Poveri di Milano, nel 1967 cominciarono i lavori di costruzione dell’impianto, che si conclusero due anni dopo: l’aeroporto di Alzate Brianza era pronto.

Nel 1992 i fratelli Brigliadori, insieme con il figlio di Leonardo (Riccardo jr) fondarono l’Aeroclub Volovelistico Lariano.

Leonardo Brigliadori fu ben 17 volte campione d’Italia nelle diverse specialità del volo a vela, e nel 1982 a Rieti conquistò il titolo europeo.

Inoltre, prese parte a tredici edizioni del Mondiale, e nel 1985 (sempre a Rieti) si laureò campione del mondo di volo a vela classe standard: fu il primo titolo vinto dall’aeronautica del nostro Paese.

Insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale della Repubblica, nel corso della sua vita collezionò in tutto più di 6mila ore di volo a vela.

Per più di trent’anni visse a Sirtori, e morì nel 2014: i suoi funerali furono celebrati – ovviamente – nell’aeroporto di Verzago.

Il volo record da Alzate Brianza a Taranto

Il 5 settembre del 1992 – era un sabato – l’aeroporto di Verzago fu il punto di partenza di un volo da record, iniziato ad Alzate Brianza e concluso a Taranto: quasi 900 chilometri in aliante per un viaggio di 9 ore dalle Alpi al mar Ionio!

A bordo c’erano Leonardo Brigliadori, che all’epoca aveva 53 anni, e Davide Casetti, di 21 anni.

L'aeroporto di Verzago ad Alzate
L’aeroporto di Verzago ad Alzate oggi

Fu un volo da record, come ti ho accennato, e non è un modo di dire: quel volo, infatti, fece registrare il primato nazionale di distanza libera biposto, per una distanza complessiva di 888 chilometri.

Fu il figlio di Leonardo Brigliadori, Riccardo jr, a proporre al padre – era la sera di venerdì 4 settembre – di tentare un volo verso sud, viste le condizioni meteo di quel giorno, con il fronte freddo che aveva apportato aria fresca e molto secca in tutta la penisola.

Leonardo accettò, ma impose a Riccardo di rimanere a casa a studiare, organizzando il volo con il giovane Davide Casetti come secondo pilota (mentre il padre di Davide, Lucio, sarebbe andato a recuperare i due piloti all’arrivo).

Ecco il racconto di Brigliadori: “Preparo in fretta e furia le molte cose necessarie per un volo così impegnativo e do un ultimo sguardo al meteo della tv. La previsione per sabato indica sereno su tutta l’Italia. È veramente un raro caso!”.

L’idea era folle e semplice al tempo stesso: tentare un primato di distanza di volo a vela puro, dunque senza l’utilizzo del motore.

Il velivolo che fu utilizzato, in effetti, era dotato di un motore di circa 20 cavalli, che però venne sigillato.

I due piloti partirono dall’aeroporto di Verzago senza attrezzature per l’ossigeno, e ciò fu causa di inconvenienti: durante la salita iniziale Casetti perse conoscenza e si risvegliò due ore dopo. Lo stesso Brigliadori si trovò in uno stato di profonda ipossia, a causa del quale si ritrovò a volare a zig zag.

Come scritto da Jean-Marie Clément in Danza col vento, la coppia raggiunse i 6.000 metri sopra il livello del mare nonostante l’attraversamento della Pianura Padana prevedesse un limite a 600.

Ecco le parole di Brigliadori: “Il prolungato permanere a queste quote ci darà una frustata che pagheremo poi con un terribile mal di testa, finendo per incidere sul nostro rendimento ed aggravando il senso di stanchezza verso sera”.

Leonardo e Davide attraversarono tutta l’Italia, e a sud di Benevento dovettero decidere se prolungare il viaggio fino alla Calabria o “accontentarsi” della più vicina Puglia.

Certo, scegliere la Calabria come destinazione avrebbe voluto dire percorrere ancora più chilometri: ma il viaggio era già stato molto lungo, e la stanchezza si faceva sentire.

Per di più c’era un problema di “atterrabilità”: per arrivare all’aeroporto di Crotone sarebbe stato necessario sorvolare zone montagnose, che Brigliadori non conosceva bene.

Si optò, dunque, per la Puglia.

Quando erano ormai passate più di nove ore dal decollo, i due pensarono di dirigersi verso l’aeroporto di Grottaglie, vicino a Taranto, ma – essendo sprovvisti di navigatore gps – non riuscirono a individuarlo.

Dopo diversi minuti di tentativi di ricerca infruttuosi, scelsero di atterrare nella periferia meridionale di Taranto, in una zona di campi arati: “stanchi ma felici – sono sempre parole di Brigliadori – per aver, per la prima volta, percorso tutta la penisola italiana”.

Sul posto sopraggiunsero i carabinieri, curiosi di sapere come e perché quei due fossero arrivati fin lì.

Brigliadori avrebbe persino voluto trovare un aeroporto per farsi trainare e tentare il ritorno; ma, ovviamente, i due novelli recordmen passarono la notte in Puglia.

I militari li rifocillarono in caserma ed ebbero l’accortezza di piantonare l’aliante per tutta la notte.

Leonardo e Davide ripartirono il giorno dopo, con l’aiuto del padre di Casetti che nel frattempo li aveva raggiunti in auto.

Nel 2002, Casetti ebbe modo di raccontare i suoi ricordi “ancora vividi e presenti” di quell’impresa: “gli svenimenti per mancanza di ossigeno”, lo spazio a bordo occupato da “moon boot, carte di tutta l’Italia (i GPS ancora non c’erano), beauty case, vestiti di ricambio, borracce”, e soprattutto “noi che scendiamo vestiti da sci e i ragazzini ci corrono incontro in costume e ciabatte”.

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